mercoledì 28 ottobre 2026

I Salmi e il Corano

In metro sto pregando il vespro, con la lettura lenta dei salmi… Accanto si siede un giovane in abito da lavoro. Anche lui apre il cellulare e vedo che inizia a leggere il Corano. Anche lui sta pregando, raccolto. Ambedue silenziosi, senza posa alcuna.

Nello stesso momento salgono al cielo due preghiere. Lo stesso Dio le ascolta e ci benedice.

martedì 27 ottobre 2026

I sogni giovanili di p. Marcello Fidelibus

 


Questa mattina, assieme a p. Mauro Concardi, sono stato al funerale di p. Marcello Fidelibus, presieduto dal vescovo del settore.

Non oso entrare nella mole immensa di documenti che p. Marcello ha lasciato e nei suoi numerosi libri. La prima cosa che cerco, quando muore un Oblato, è la lettera che ha scritto al Superiore generale  al termine degli studi per chiedere la destinazione, la “prima obbedienza”. Si scopre sempre l’animo giovanile con le sue idealità e i suoi sogni. Ecco la lettera di p. Marcello:

5 marzo 1959

Rev. mo Padre, (…)

La considero come mio Padre amatissimo, anima e centro vitale dell'istituto, fonte di immensi tesori di vita spirituale, che per mezzo di Lei e delle Santo Regole ci vengono da Gesù Redentore e da Maria Immacolata: questo Le spiega la mia commozione nell'indirizzarle questa lettera.

Le sono grato per la possibilità che mi accorda così benignamente di aprirle filialmente il mio animo, specie in una circostanza che mi permetto di farla partecipe della mia profonda esultanza per l'ordinazione sacerdotale, che da qualche settimana mi ha reso un "altro Gesù". In questi giorni durante la meditazione e la nostra orazione serale medito lungamento sulla predilezione di Maria Immacolata, Madre nostra dolcissima, che mi ha come guidato con mano materna alla meta della vita religiosa, sacerdotale e apostolica tra tanti ostacoli e difficoltà: le ripeto continuamente il mio grazie riconoscente.

Ma dopo la Madonna vorrei dire a Lei e alla Congregazione, di cui è la guida e il pastore, la mia gratitudine per i begli anni passati nelle nostre case di formazione: ho avuto ogni tanto l'occasione di vederla accanto a noi nelle nostre case apostoliche, a Ripa, a S. Giorgio, e conservo un ricordo indimenticabile di Lei, del suo cuore ardente in cui si ripercuotono tutti i problemi, le gioie e le difficoltà della congregazione e della Chiesa (…).

Con tutto ciò devo dirle con sincerità di aver approfittato solo in parte delle loro cure paterne [dei formatori] e di sentirmi tanto povero e piccolo, impari ai compiti sublimi che stanno per essermi affidati nella vigna del Signore; tuttavia Dio mi ha donato (…) con generosità, quindi da parte mia è un dovere rigoroso di giustizia tener fede agl'impegni solenni, totalitari e illimitati da me presi nella mia oblazione religiosa. È dunque appoggiato sulla protezione di Maria, fiducioso nell’aiuto di tanti confratelli che come me si sono donati alla Chiesa e alle anime, vedendo nei Superiori gli immediati rappresentanti di Dio e la via diretta che si apre dinanzi alla mia anima per giungere a Dio, che mi metto totalmente nelle sue mani perché faccia di queste suo umile figlio quello che più le piace per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Lei sa, amatissimo Padre, che ho avuto molto a soffrire a causa dell'opposizione della famiglia alla mia vocazione: anche ora mamma à sola con due fratelli per nulla docili e ha tanto bisogno di aiuto materiale e morale, ma creda che ciò non è minimamente di ostacolo alla disponibilità con cui attendo l'ubbidienza: la famiglia e i suoi problemi li ho rimessi con l'oblazione perpetua e l'ordinazione sacerdotale nel Cuore Sacratissimo di Gesù: Lui mi ha voluto oblato e sacerdote e Lui provvederà per loro.

Ché se desidera saper quali siano le mie preferenze Le dirò che dallo studio e della meditazione di ogni giorno mi è nato nell'anima un profondo desiderio di realizzare in me e intorno a me l'"Ut omnes unum sint" del Vangelo: l'unità delle anime nella carità, caratteristica principale del nostro Istituto. Il Corpo Mistico di Cristo è l'idea spirituale che domina il nostro tempo come contrapposta all'unità organizzata di Satana del comunismo che minaccia il mondo intero. Con viva gioia ho ascoltato il Rev.mo P. Drouart che ha molto insistito allo scolasticato e in provincia nei suoi atti di visita su questa idea che, se attuata alla luce delle S. Regole e del Vangelo, diventa fonte di fervore soprannaturale all'interno della comunità e di irresistibile irradiazione spirituale e apostolico per i fedeli. Spesso vengono allo scolasticato i missionari del Laos, il Rev.mo P. Drouart ce ne ha parlato lungamente: non posso fare a meno di desiderare la missione del Laos dove dilatare il mistico Corpo di Cristo nelle anime di tante povere popolazioni, minacciate dal comunismo e in preda alle superstizioni nefaste del paganesimo. Sono pronto, Rev.mo Padre, a donare tutto me stesso al vicariato del Laos.

Così pure attraverso le riviste e i contatti coi nostri missionari in Italia sento tutta l'angoscia della corruzione materialistica che imperversa sulle nostre popolazioni, ogni italiano su quattro oggi ha rinnegato la Chiesa ed è iscritto a un partito ateo; e quanti gaudenti, indifferenti, tiepidi; tra i buoni, forse anche tra i sacerdoti, quanti pentiti, scoraggiati...

Desidererei darmi a uno di questi due ministeri a cui mi son preparato studiando, pregando, meditando: l'ultima scelta la lascerei a Lei e al Signore.

Il giorno della mia prima Messa mi son detto che all'altare son giunto perché il Signore ha voluto così e anch'io contro tutte le circostanze e difficoltà liberamente lo ho voluto; ora da sacerdote voglio far parte del "battaglione perduto" del buon Dio, che ha dato tutto, anima e corpo per la santità e la Chiesa; questo programma sarà per me un dovere di soldato a cui l'Immacolata mi aiuterà a tener fede.

Ecco, Rev.mo Padre, che interamente e come a un vero Padre Le ho aperto l'anima: attendo ora pregando e studiando la sua volontà su di me e nella mia anima io la comincio a vivere, offrendo fin da ora tutto per le anime che mi verranno affidate.

Ogni giorno La ricordo con tutta l'amministrazione generale con le loro intenzioni, nel Santo sacrificio della Messa. Mi benedica,

in Gesù e Maria Immacolata,
l'ultimo e più umile dei suoi figli,
P. Marcello Fidelibus o.m.i.

lunedì 26 ottobre 2026

Condividere lo studio dei carismi

Anche oggi un bell’incontro… come sempre! Una ventina del “gruppo carismi”, tutti che abbiamo la grazia di studiare i nostri fondatori e fondatrici, le spiritualità: dal postulatore dei Passionisti e quella delle Figlie della Chiesa, dal postulatore degli Scolopi a quella delle Piccole sorelle di Gesù, e avanti… Eccone alcuni sulla terrazza di casa nostra.

Ci raccontiamo quello che facciamo e quello che ci piacerebbe fare per coinvolgere tutti nell’adempiere con pienezza la vocazione che Dio ha dato a ognuno di noi. E intanto conosciamo santi e sante… e ci conosciamo tra di noi! Non siamo anche noi “santi per vocazione”?

Nasce la collaborazione, si accendono idee per come studiare meglio… diventiamo amici! 

domenica 25 ottobre 2026

P. Marcello Fidelibus



«Siamo al Bondone, nel Trentino, a fine Agosto 1967. Un piccolo gruppo di religiosi si ritrovano insieme per un periodo di convivenza, “uniti nel nome di Gesù”, e per approfondire la spiritualità dell’Opera di Maria. Seguendo un impulso interiore, due padri Oblati, presenti a tale incontro, a un certo punto si ritrovano e formulano una preghiera. È l’amore alla Famiglia Religiosa e la sofferenza che li spinge a farlo: “Ti chiediamo, Signore, uniti nel tuo nome, che nasca, se è tua volontà, una comunità in cui Tu sei costantemente presente tra i suoi membri e che realizzi oggi il testamento del Fondatore – “Tra voi la carità, la carità, la carità... e fuori lo zelo per le anime” – per concorrere anche noi, secondo il tuo disegno, a che tutti siano uno”». Avevano davanti agli occhi il dettato della Regola oblata che recita: «Testimonieranno davanti agli uomini che Gesù vive in mezzo a loro e fa la loro unità per inviarli ad annunciare il Regno».

Quante volte abbiamo sentito questo racconto! I “due padri” sono naturalmente p. Santino Bisignano e p. Marcello Fidelibus.

Con la partenza per il Cielo di p. Marcello, oggi mi sembra si chiuda la parabola dell’esperienza di Marino, che tanti frutti ha portato alla Chiesa e agli Oblati.


Tutto era iniziato con l'esperienza avviata da P. Marcello Fidelibus con un gruppo di giovani a Monte Mario, quartiere popolare di Roma. Erano giovani studenti incontrati per strada davanti la loro scuola. Si sentivano soli ed erano privi di una cultura religiosa, lontani dai sacramenti, immersi in un ambiente lontano dalla Chiesa, ma sensibili al richiamo dei grandi valori della vita. "Per quattro mesi – racconta P. Marcello – non ho parlato di Dio, li ho amati. L'amore era ascolto, sorriso, interesse ai loro interessi lasciandoli completamente liberi". I giovani si sentivano amati e incominciarono ad aspettarlo dopo che usciva dal suo ufficio. «Si trattava di essere uno di loro. Quando stavo con loro erano contenti, pur stando così, senza far niente di particolare. Per loro era la pace. Sì, tutto si può contestare, e tutto in effetti veniva contestato. Non si può contestare l’amore. Tutti infatti hanno bisogno di essere amati. Questi ragazzi hanno sentito che in fondo volevo loro bene. Era l’amore ad attirare questi giovani. La carità è tutto». Iniziano a leggere il Vangelo, ne sono affascinati… vorrebbero fare un’esperienza di vita insieme, ma come, dove? Ed ecco il seguito della storia: Marino!

Una suora della S. Famiglia di Bordeaux parlò a P. Marcello di una casa disabitata da quattro anni a Marino. Andò a chiedere la casa ad una anziana signora che abitava a Roma. "La circostanza che decise la benefattrice ad acconsentire alla poche parole di richiesta, fu che andammo da lei il giorno del Corpus Domini, proprio il giorno in cui tanti anni prima era stato ucciso, mentre compiva un atto di carità, un Oblato che l'aveva tanto aiutata spiritualmente: P. Armando Messuri". Fu questa circostanza che spinse la signor Solina a mettere a disposizione la sua casa di Marino. Sarà la sede del Centro giovanile e poi del noviziato…

Poi la storia di p. Marcello è continuata da grande missionario nel mondo intero, dall’America Latina all’India, dando vita a tante iniziative…

L’ultima volta l’ho incontrato una settimana fa. Mi ha accolto col solito sorriso…




sabato 24 ottobre 2026

La santità feriale di Scolastica Rivata

 


Dal libro su Chiara Lubich a quello su Scolastica Rivata. Oggi pomeriggio presentazione, a Roma, delle lettere della cofondatrice delle Pie Discepole. Ho ricordato loro come le ho conosciute la prima volta: era nel 1966, facevo il liceo a Firenze, ci fu l’alluvione… e andai a spalare il fango nel loro negozio accanto al duomo…

Sono stato il quarto a parlare, questa sera, ma i relatori precedenti non mi hanno lasciato molto da dire e ho detto di lei come fondatrice (senza il "co-"; don Alberione non se ne ha a male).

Mi sarebbe piaciuto parlare della sua concretezza, perché spesso si idealizzano i santi e li si proietta in un cielo lontano.

La sua è una storia nella quale entrano le piccole cose di ogni giorno, che la rendono umana, concreta, semplice, vera. Ci sono gli indispensabili strumenti del cucito, della lavanderia, i colori consistenti per dipingere le statue, «due pentole inossidabili della dimensione delle due piccole nostre di rame», le piante da potare, per le quali «al tempo dei meli in fiore bisogna poi che chiami Suor Sebastiana, lei che conosce le piante». Particolari vivaci che dicono tanto della vita quotidiana di madre Scolastica e delle prime sorelle.

Le sue lettere testimoniano quanto sia incarnato l’amore con il quale costruisce la sua comunità. È in apprensione per le sorelle lontane, si interessa della loro salute: «Ho saputo dalla Prima Maestra che non vuoi mangiare e che vieni magra, vero?»; «Mi ha fatto tanto piacere la vostra fotografia, mi pare però che siate un po’ magre». A una superiora suggerisce, riguardo a una suora che sta poco bene: «prova un po’ a farle prendere per un po’ di tempo solo minestrine leggere e sostanziose e latte e pietanza anche leggera e sostanziosa». A un’altra: «farla mangiar bene che si nutra molto, carne tenera, non grassa possibilmente bianca e uova, latte ecc., fatela mangiare, e roba sostanziosa, appetitosa, anche frutta che le fa bene». Soprattutto vuole tutte contente: «Sento che siete allegre e avete ancora il buon tempo. Deo Gratias, così va bene, state sempre contente così farete più presto a farvi sante». «L’avete fatta la polenta?», domanda loro. Fra l’altro si dimostra una buona cuoca e buon gustaia: «Mi dite che gli americani amano tanto il dolce, peccato non esserci io lì a fare la cuoca! Gliela farei sempre dolce, perché anch’io nel gusto sono dolce, andremmo pertanto perfettamente d’accordo»; «mi faresti un vero regalo potessi portarmi una bottiglia del vostro aceto che è tanto forte e buono».

Ma è anche una donna di cielo, naturalmente. «Il desiderio sempre più grande del Paradiso» è una cifra costante dell’epistolario. «La vita è tanto breve che tutte le cose buone e ingrate, passano presto e non ci resta che l’eternità che vale». «Stai allegra. Pensiamo frequentemente al Cielo che ci attende». È «la nostra vera Patria». «Man mano che si va avanti negli anni il pensiero del Cielo si fa sempre più intenso e c’inonda di gioia».

Vuole il Paradiso non soltanto per sé, ma anche per tutte le sorelle, che brama di ritrovare lassù, dove si comporrà in pienezza la comunità. «Solo l’anima conta veramente, tutto il resto passa ma noi che siamo fatti per l’eternità è assai importante che raggiungiamo il nostro fine che è il Cielo! Come sarà bello quel giorno che raggiungendo tutti i nostri cari, che già abitano lassù, potremo riunirci tutti assieme, per godere per sempre della dolce compagnia e delle eterne delizie preparate per noi da nostro buon Dio, per tutti i sacrifici e fatiche sofferte».

Allora, a lassù!

venerdì 23 ottobre 2026

Lacrime e stelle: l’ho letto quattro volte



Presentazione del libro Lacrime e stelle a Somma Vesuviana. 170 presenze. Annuncio venale: vendite 52 copie, tutte quelle disponibili. Alcuni sono rimasti a bocca asciutta…

Un incontro coinvolgente. 

Arrivano i primi commenti:


- Non posso finire la giornata senza dire cosa mi porto io. Ho conosciuto l'ideale a 15 anni nel 1975. In quest'ultimo periodo sento tanto la grazia del dono ricevuto e la responsabilità di farlo fruttare senza guardare al passato ma guardando avanti e soprattutto aiutando, chi mi avvicina, ad essere toccato da questa luce e colore. Soprattutto a sfruttare i momenti comunitari che siano momenti di Paradiso. Ne abbiamo tanto bisogno di respirare l'aria dell'unità.  Tu ce ne hai dato occasione e te ne ringrazio. 


- il tuo “Lacrime e stelle” che mi è piaciuto tantissimo, al punto che l’ho avrò letto perlomeno quattro volte fino ad oggi, sempre con nuova luce e tanta unzione.

Ringrazio di cuore per questa “autobiografia” della fondatrice dei Focolari. Da profondo conoscitore della sua vita e della sua divina avventura, spirituale e umana, – con sapienza ed intelligenza – lasci parlare Chiara in prima persona di eventi che hanno marcato la sua persona nel corrispondere alla chiamata struggente di Dio a fare di ella uno strumento di unità, per portare questo fuoco che consuma nel mondo: «perché tutti siano uno» (Gv 17:21). Dori Zamboni, una delle sue prime compagne, riferì una volta che Chiara aveva definito la sua esistenza come “tra due L : Luce e Lacrime”. E di queste “Lacrime e stelle” narri questa straordinaria storia che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. E continua a farlo.

Carissimo, penso che si tratta di un piccolo (come numero di pagine) capolavoro e mi verrebbe la voglia – dato che ti limiti “agli inizi” – di un completamento di questa “autobiografia”. 

giovedì 22 ottobre 2026

Santi e Madonne tra storia e geografia

“La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”. Lo ha ricordato ieri il Papa. 

È bello conoscere le storie dei santi e andare a trovarli nei luoghi dove hanno vissuto coniugando storia e geografia. 

Oggi con le novizie e i novizi (le novizie perché i novizi hanno fatto forca) siamo stati sui luoghi di San Filippo. Neri, San Giuseppe Calasanzio, Santa Brigida di Svezia. Parlano ancora e hanno tante storie da raccontare, tanto da insegnare.

Poi ci sono i santi che raccontano i santi, come ha fatto sant’Eugenio quando è stato  di luoghi dove siamo stati noi oggi. È un intreccio di santità, un passaggio di generazione in generazione, la vita della Chiesa che continua.

Continuerà. Lo Spirito Santo c’è!

Intanto questa sera volto pagina e mi trovo per la prima volta al santuario di Madonna dell’Arco. Che sorpresa! Storia arte devozione santità… mi si spalanca un mondo inimmaginato e sorprendente…