lunedì 5 ottobre 2026

Questi zoom terribili e meravigliosi

Mi domandavo: ma perché devo sempre parlare, fare conferenze… e poi in zoom, senza contatto diretto con le persone… e poi con gruppi che non conosco… Quanto hanno insistito queste per me sconosciute suore Domenicane dell’Immacolata Concezione. Ma che ho a che fare con loro? Sì, qualcuna di loro ha seguito i miei corsi che do al Dicastero per la vita consacrata, e quindi in teoria mi conoscono, ma io non le ho mai viste…

Ed ecco tornare questa terribile frase di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Sì, ho ricevuto tanto e devo dare tanto. Comunque apro il computer con un po’ di scetticismo. La faccio una ventina di minuti prima dell’appuntamento e già vedo sullo schermi tanti volti che sono già connessi, che si salutano tra di loro: 230 suore in 57 punti di ascolto, che svolgono la loro missione in Italia, Spagna, Francia, Ecuador, Messico, Argentina, Perù e Stati Uniti… Mi trovo subito a mio agio e posso dire le solite cose con convinzione e passione.

Segue un lungo spazio di condivisione. Tante prendono la parola e scoprir che alcune lavorano tra i lebbrosi, altre nell’educazione, altre in zone molto povere… Mi si spalanca davanti un mondo.

Sono 200 anni dalla nascita della fondatrice, Françoise-Geneviève Portalet. Già, è una figlia spirituale di padre Dassy, un Oblato del tempo nel nostro fondatore. Poi incontra un domenicano e fonda le domenicane, ma mette loro il nome di Maria Immacolata, secondo quanto ha imparato da p. Dassy… Ci scopriamo cugini!

domenica 4 ottobre 2026

Frate sole... bellu e radiante cum grande splendore

 

L’aurora dalla mia finestra è sempre un quadro d’autore. La vedo apparire dietro la cupola di san Pietro. Oggi volevo vederla con davanti Castel Sant’Angelo.

Sono partito che era ancora buio. Costeggio le mura Vaticane. Non c’è anima viva. Neppure davanti ai Musei, sempre assediati da folle infinite. In quel silenzio e solitudine le cose parlano, anche solo con un bisbiglio. Così, d’un tratto, m’accorgo che lungo il viale di Porta sant’Anna, proprio sulla fiancata della chiesa, c’è un affresco che mai in tanti anni avevo notato. È ancora buio e lo distinguo appena, ma il cellulare ho occhi più penetranti dei miei e pur nell’oscurità riesce a captare l’immagine e mi fotografa sant’Anna che abbraccia la figlia che a sua volta abbraccia suo figlio: c’è tutta l’umanità.

I senza tetto di stanza lungo il Colonnato e sotto i Propilei iniziano a svegliarsi e lentamente sistemano cartoni, tende, coperte… I primi ambulanti, rigorosamente asiatici e mediorientali, montano i banchi con i souvenir. Gli africani hanno soltanto una borsa sulle spalle, in cerca di uno spazio dove stendere per terra le poche mercanzie. Questa povera ricca umanità comincia a riprendere vita.

Sono finalmente in via della Conciliazione e lontano il cielo già inizia a colorarsi leggermente di rosa. Quando giungo a Castel Sant’Angelo il capolavoro è ormai dipinto. Va colto subito, perché cangiante passa in un soffio.

Scendo lungo il Tevere, ormai una pozzanghera immobile: la luce dell’alba lo mobilita comunque, assieme ai rilessi dei monumenti antichi, al vigore della vegetazione, al silenzio del primo mattino.

Quando sono di nuovo in piazza San Pietro il sole è già spuntato, rosso come il fuoco.

“Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione”.

È festa di san Francesco!

sabato 3 ottobre 2026

La persona al primo posto

 

Suor Maria Atorino: 60 anni di vita religiosa. Oggi meritava proprio una bella festa! Così è toccato a me dire qualcosa sulla sua vocazione.

Di solito si dice che il carisma delle Francescane dei poveri è “sanare le ferite dell’umanità povera e sofferente”. Mi ha colpito ciò che qualche anno fa ha scritto la comunità delle suore Francescane di Pistoia. Forse non è una frase originale, forse è notissima tra le suore, ma mi ha colpito: «Madre Francesca non bada tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito».

Qui l’accento non è tanto sulle ferite da sanare, ma proprio sull’umanità povera e sofferente. L’attenzione, l’amore, la cura, la premura è sulla persona piagata più che sulla piaga. Madre Francesca diceva anche con chiarezza chi sono queste persone, nella loro realtà più profonda: «Nei poveri e nei sofferenti riconosco il mio Divino Salvatore così chiaramente come se lo vedessi con gli occhi del corpo».

Papa Leone XIV nella sua lettera Enciclica Magnifica humanitas, offre tanti spunti per una attualizzazione di questa attenzione alla persona da “risanare interamente, nel corpo e nello spirito”. Alla fine dell’Enciclica suggerisce delle piste per far fiorire in pienezza l’umanità di ciascuno. Scelgo gli atteggiamenti più accessibili, più concreti, tutti espressione dell’amore.

Innanzitutto ricorda che non possiamo «assolutizzare una sola dimensione dell’essere umano», andando oltre l’intelligenza che sempre il massimo della persona umana. «L’intelligenza, se assolutizzata, finisce per oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l’affetto, la volontà, la dedizione e la relazione» (113).

Quindi l’Enciclica passa a valorizzare ciò che davvero conta nel nostro vivere quotidiano: «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani».

Ed ecco degli esempi alla portata di tutti: «Leggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci aiutano ad apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione» (114).

La storia, spiega ancora il Papa, la cambiano non solo i grandi, come «i martiri della fraternità e della giustizia come San Massimiliano Maria Kolbe, Sant’Oscar Romero e il Beato Enrique Angelelli, (…) il venerabile François-Xavier Nguyễn Văn Thuận», ma anche «e, soprattutto, i “martiri del quotidiano” che curano, educano, accompagnano, consolano senza clamore, come i genitori, gli infermieri, i medici, i volontari, le persone che restano accanto a un anziano o a un escluso. La loro testimonianza mostra che il bene non procede in automatico, ma richiede perseveranza, memoria, e una conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte» (125).

È così che «giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero» (128). In effetti «è un amore che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come società, orienta la nostra vita e il nostro agire» (130). Essere umani per essere santi, essere santi per essere pienamente umani.

Però, continua il Papa, «si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. (…) Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura)» (212).

Ogni piccolo gesto ha il suo valore: ognuno nella volontà di Dio lì, nel suo presente. Anche noi, come Madre Francesca, non badiamo tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito.

venerdì 2 ottobre 2026

Paperon de' Paperoni e il mio primo libro

La "moneta numero uno" di Paperon de’ Paperoni aveva per lui un valore affettivo straordinario e ogni volta che la toccava gli trasmetteva le vibrazioni di ogni affare, di ogni decisione, di ogni dollaro della sua vita… Maga Amalia pensava che avesse un potere magico.

Spesso mi chiedono quanti libri ho scritto. Non li ho mai contati, tanto è sempre lo stesso scritto molte volte. Comunque oggi ho trovato, per caso, la mia moneta numero uno, il mio primo libro. Mio… si fa per dire. Giustamente non porta neppure il mio nome. Comunque si vede che è mio dai miei inconfondibili refusi, segno di autenticità... e toccarlo mi ha trasmesso le vibrazione che la moneta dava a Paperon de' Paperoni.

Risale al periodo del noviziato (1969-1970), che per me segnò la scoperta di Eugenio de Mazenod, allora non ancora proclamato beato. Leggere la sua vita e i suoi scritti fu una autentica rivelazione. A mano a mano che leggevo i suoi testi trascrivevo e traducevo i passi che più mi colpivano, fino a comporre una piccola antologia. Un giorno il provinciale, di passaggio, vide il dattiloscritto e pensò di pubblicarlo: E. de Mazenod, Sulle orme degli apostoli, Comunità OMI - Marino - Noviziato, 1970, 94 p.

Nella pagina di apertura si legge:

Fin dall'inizio del noviziato abbiamo sentito il desiderio di penetrare in profondità nel pensiero e nell'anima del nostro Fondatore. Accanto allo studio della sua vita vedevamo necessario un contatto diretto con i suoi scritti: è nata così questa piccola antologia!
Abbiamo poi pensato che potesse essere utile anche a tutti gli oblati aver tra mano una raccolta di scritti del Fondatore che aiuti a tener sempre vivo lo spirito della nostra vocazione, a far capire più a fondo le nuove regole, e ad avere una base sicura per il rinnovamento necessario.
La presentiamo come spunti di meditazione.
Crediamo possa essere utile anche ai nostri amici, a tutti quelli che ci aiutano, perché sempre più ci unisca l'amore alla Chiesa e lo zelo per le anime.
Sarebbe nostra intenzione - qualora la iniziativa risultasse utile - preparare altri fascicoli del genere.
In Gesù e Maria Immacolata
I novizi
Marino, 21 maggio 1970, anniversario della morte del Fondatore.

giovedì 1 ottobre 2026

Appassionati di Cristo, come Sant’Eugenio de Mazenod

Leone XIV, durante la veglia di preghiera a Parigi, ha consigliato, agli oltre 80.000 giovani presenti, di mantenere il cuore aperto alle sofferenze dei propri coetanei, di seguire Gesù e di lasciarsi ispirare dall’esempio dei santi.

«Anche di fronte alla persecuzione, questi nostri fratelli e sorelle hanno aperto vie di pace. Guardate a quei sacerdoti appassionati di Cristo, come Sant’Eugenio de Mazenod e San Giovanni Maria Vianney. Guardate alla bellezza mistica di Santa Teresa di Gesù Bambino; al fervore nella carità e nella missione della Beata Pauline Jaricot; e al coraggio dei 50 martiri dell’apostolato che servirono i propri fratelli e sorelle fino a sacrificare la propria vita durante la Seconda guerra mondiale. Questi santi hanno cambiato il corso della storia conducendo molte persone dalla sofferenza alla speranza, perché anzitutto hanno cambiato il proprio cuore, trasformandolo alla luce della fede». 

mercoledì 30 settembre 2026

Un compagno è per sempre

La nostra Regola ci ricorda che “Gesù ha formato personalmente i discepoli che aveva scelto e li ha iniziati al mistero del Regno di Dio” (C 45). Lo Spirito Santo continua la sua opera “in coloro che si impegnano a camminare sulle orme degli Apostoli”, introducendoli nel mistero del Salvatore e della sua Chiesa (C 45). È un cammino che parte dall’accettazione di quello che ognuno di noi è, per diventare “la persona che è chiamato ad essere” (C 47). È un cammino che non si percorre da soli: “Ognuno, cosciente della propria fragilità, non tralascerà di ricorrere alla direzione spirituale…” (R 18a). Per questo “si raccomanda a ciascuno di ricercare i consigli e l’aiuto di una guida spirituale che l’aiuterà a discernere l’azione di Dio e a crescere attraverso le esperienze e le difficoltà della propria vita e del proprio ministero” (R 33b).

Questa mattina ho parlato ai nostri giovani studenti dell’accompagnamento spirituale, quello personale e quello comunitario ed ecclesiale. Sempre seguendo la lettura della Regola, ho ricordato che “ognuno rimane l’agente principale della propria crescita…” (C 49); che è “nella Preghiera silenziosa e prolungata di ogni giorno, si lasciano plasmare dal Signore” (C 33); che il vero formatore è “Gesù vive in mezzo» a noi (C 37); che il vero accompagnatore è lo Spirito Santo che abita in noi come in un tempio e che ci ispira, facendo ascoltare la sua voce; che gli Oblati “si abituano ad ascoltare il Signore nella Scrittura…” (C 56)...

Infine ho parlato della persona che fa da mediazione in questo lavoro come di un compagno di viaggio: prima precede in modo che l’altro possa avanzare, poi gli sta accanto, infine lo lascia camminare davanti. E qui, data la mia veneranda età, mi sono commosso perché ho pensato a colui che mi ha accompagnato fedelmente da quando avevo 17 anni fino a quando nel 2020 è arrivato il covid. Negli ultimi tempi, come spesso avviene con l’avanzare degli anni, i ruoli si sono quasi invertiti: è come fossi io ad accompagnare lui. Che bella parabola…

martedì 29 settembre 2026

Quel 29 settembre di 56 anni fa

Quel 29 settembre 1970 non c’era il fotografo! Né tanto meno il cellulare… Non ho una foto dei miei primi voti. Eppure sono avvenuti! E la storia continua dopo 56 anni.

Il noviziato aveva segnato la scoperta di Eugenio de Mazenod, allora non ancora proclamato beato. Leggere la sua vita e i suoi scritti fu una autentica rivelazione. Trovavo con lui una particolare consonanza, mi sentivo espresso da lui. A mano a mano che leggevo i suoi testi trascrivevo e traducevo i passi che più mi colpivano, fino a comporre una piccola antologia. Quando questa raccolta cadde sotto gli occhi del provinciale la fece subito pubblicare. Fu così che, ancora novizio, curai il mio primo scritto su Eugenio. Anche la vocazione oblata mi apparse in tutta la sua bellezza: ricordo l’impressione profonda e indelebile che mi fece una conversazione di p. Marcello Zago sulla missione tipica della Congregazione.

E venne quale 29 settembre quando, essendo  numerosi (per allora!) dovemmo celebrare nel salotto della Signora Solina. 

Così ricorda il diario del noviziato:

Alle 16.30 si è svolta la liturgia della nostra professione religiosa. La celebrazione è stata presieduta dal rev.mo Padre Generale. All’omelia, p. Contiguglia ha rievocato le vie della Provvidenza sulla opera di Marino, cominciando dal sacrificio di P. Armando Messuri a cui si è ispirata la generosità della nostra benefattrice [Caterina Solina]. Si è soffermato pure sul significato della consacrazione, dicendo che essa è: “La più perfetta risposta di amore alla più grande esigenza di amore”.

Tra i presenti c’erano il R.P. Provinciale e diversi Padri e Fratelli, la sorella di P. Mario Borzaga: Lucia, i fratelli di P. Messuri e un gran numero di Suore della S. Famiglia con le Superiore, riunite a Marino per il loro C.P.A. e anche Luciano.

Le parole che il Rev.mo P. Generale ha rivolto alla fine della Messa sono state espressione di gioia e di incoraggiamento. Il P. Generale si è pure fermato con noi a cena in un clima di fraterna semplicità. Gli abbiamo presentato alcune sue foto-cartoline da firmare per ognuno di noi e a ciascuno ha trascritto una frase delle vecchie Regole, espressioni molto indovinate per le persone alle quali erano dirette. Ne ha data una anche ai Padri, alle suore, a Caterina e a Luciano il quale si è commosso e come ringraziamento ha cantato due delle sue canzoni.

A me il padre generale, Leo Dechâtelets, diede questa frase: Ut proferetur regnum Christi!