mercoledì 17 giugno 2026

Una mistica comunitaria: Il "Paradiso '49"

“Una mistica comunitaria”. Questo il titolo della trasmissione di questa sera sul canale YouTube di Città Nuova per la presentazione del libro Paradiso’49. Per la verità non si è parlato tanto di mistica comunitaria quando piuttosto, come doveroso, del libro in sé. Alba Sgariglia e io siamo stati intervistati dal direttore dell’editrice, Luca Gentili. Il video potrà essere rivisto sul canale YouTube. Qui, in sintesi, i miei interventi.

https://youtu.be/Rnk3TWjUFkQ

Domanda: A te che sei stato anche responsabile della Scuola Abbà viene naturale chiedere di spiegarci meglio quale rapporto ci sia tra il Paradiso ’49 e appunto la Sapienza declinata secondo le diverse discipline, propria della Scuola Abbà, nonché nel suo più complessivo significato culturale.

Per Chiara il Paradiso ’49 non era soltanto una fonte ispiratrice per la propria vita e per quella di tutta la sua Opera. Era qualcosa di più. Vi vedeva racchiusa, in forma germinale, una dottrina che avrebbe potuto ispirare tante discipline, a cominciare dalla teologia.

Ogni disciplina ha la sua epistemologia, che va rispettata. Nel Paradiso vi è comunque una visione di Dio, dell’uomo, del mondo, della storia che potrebbe gettare luce sul pensiero e aprire la strada a nuovi intuizioni, a ulteriori approfondimenti.

Commentando un testo del 27 luglio 1949, Chiara scriveva in proposito: «Ricordo che fin dall’inizio - eravamo ancora in piazza Cappuccini - sentivo la necessità (…) di una politica nuova, di un'arte nuova. Vedevo, quasi con gli occhi, tutto illuminato».

Questa stessa idea la riprende, in forma poetica, nell’estate del 1950, quando, raccontando la «Favola fiorita lungo il sentiero "Foco"», immagina la visione che le viene dall’Alto come una sorte di luce che si distingue in tanti colori, come se l’umanità fosse «illuminata dal carisma e perciò rinnovata, clarificata». Altre volte ha usato l’immagine dell’acqua che irrora i fiori di un giardino: l’acqua ravviva i fiori che tuttavia non perdono il loro colore, la loro natura. I vari dottorati honoris causa che ha ricevuto negli ultimi anni della sua vita e nei campi più diversi, stanno a indicare come davvero il suo carisma possa dare un contributo nel campo della cultura.

Domanda: Il Paradiso ’49 è un testo che – penso sia corretto dirlo - riporta al senso più profondo dell’esperienza che Chiara fa di Dio. In un tempo tanto lontano dalla scaturigine di quell’esperienza ci puoi dire se il Paradiso ’49 sia ancora in grado di illuminare l’Opera, che Dio ha fatto fondare a Chiara, sulla sua identità storica e attuale?

Sono convinto che se andiamo in profondità nella sua comprensione e nel suo vissuto, questo testo aiuterà l’Opera di Maria a scoprire sempre più la propria natura, la propria identità, il suo perché.

Ogni istituzione, anche la più carismatica, con il passare degli anni corre il pericolo di un annacquamento, di un calo di tensione. Il fuoco dell’intuizione iniziale domanda di essere sempre attizzato, alimentato per non illanguidire o spegnersi. Il testo che abbiamo tra mani penso possa aiutare a tenere viva la fiamma dell’Ideale, a infondere nuova luce, ad accendere la creatività.

Infatti è proprio in questo periodo 1949-1951 – gli anni appunto del “Paradiso” – che il Movimento nato a Trento nel 1943-1944 prende la sua fisionomia e diventa un’Opera nella Chiesa. Qui si trova la risposta alla domanda: chi siamo, perché Dio ha dato vita a quest’Opera nella Chiesa, qual è la sua fisionomia, come si articola, come si vive al suo interno, qual è la sua missione?

Lungo tutta la vita Chiara ha seguito le intuizioni di quelli anni e vi ha trovato l’ispirazione per ogni proposta, per ogni iniziativa. Adesso tutti possono attingere direttamente a quella sorgente.

Domanda: Non possiamo a questo punto non sfruttare le tue competenze. Pertanto ti chiedo di aiutarci a capire la portata spirituale del Paradiso ’49, anche e proprio nel senso della ricerca di un significato più profondo dell'esistenza e della sua connessione con qualcosa che va oltre la dimensione materiale.

Questo testo è frutto di una esperienza di Dio e Chiara lo ha scritto per condividere quell’esperienza e perché quell’esperienza possa essere nuovamente vissuta.

Il 25 luglio 1949, una decina di giorni appena dagli inizi, scriveva: «Tutte queste carte che ho scritto - perché in 10 giorni ne aveva già scritte tante! - valgono nulla se l'anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei». Questo ci aiuta a capire anche la metodologia, come va letto questo testo, se si vuole che produca gli effetti che esso vorrebbe produrre.

Io ho avuto la gioia di sentir leggere integralmente questo testo dalla stessa Chiara, più e più volte, a partire dal 6 febbraio 1995. Il 22 novembre 2003, una delle tante volte che avremmo dovuto rileggere da capo il Paradiso ’49, Chiara si introdusse con quanto aveva appena scritto sulla prima pagina del testo che aveva tra mano: «Questa volta lo leggiamo allo scopo di convertirci, traducendolo in vita. Dobbiamo far in modo che la S[cuola] A[bbà] diventi Paradiso. Fra il resto solo così si capiscono i contenuti di questi volumi…». Nell’intervallo fotografai quella pagina:

Per capire in profondità questo libro occorrerà dunque tradurlo in vita, dobbiamo diventare quel “Paradiso” di cui parla il libro.

Mi piacerebbe concludere con almeno due citazioni. La prima dice il valore di ogni singola persona. Leggo: “Oggi compresi che ognuno di noi è insostituibile nel nostro posto. Fummo chiamati da Dio ad essere Lui (…): ad essere quindi Parole di vita vive. (…) Siamo necessari a Dio di necessità d'amore. Noi crediamo all'amore di Dio a tal punto da credere che Egli ha bisogno di noi per il suo disegno d'amore”. Dal valore della persona nasce poi il valore della relazionalità: “io sono stata creata in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me”.

Infine la visione cosmica: “Le creature dell'universo sono in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarsi”.


martedì 16 giugno 2026

Corro leggera

 

Visto che non ho idee mie, ho chiesto a Teresa di Gesù Bambino di darmene una lei. Meravigliosa!

Al Cuore divino che trabocca di tenerezza
Io ho dato tutto e corro leggera...
Non ho più nulla, la mia sola ricchezza:
Vivere d'amore.
Vivere d'amore è bandire ogni paura,
ogni ricordo dei passati errori.
Nemmeno la traccia vedo dei miei peccati,
in un istante l'amore ha tutto bruciato.
del tuo focolare faccio la mia casa.

lunedì 15 giugno 2026

Il rischio, il coraggio e la fiducia

Certo che ha corso un bel rischio, Maria di Nazaret, nel dire di sì alla proposta dell’angelo di diventare la madre di Gesù. Cosa avrebbero detto gli altri? Come spiegare? Ha preso il coraggio a due mani e ha detto di sì. Aveva certamente una assicurazione di ferro: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Il rischio però rimaneva e ci voleva coraggio. Eppure ha fiducia: c’è lo Spirito con lei, la potenza dell’Altissimo. Lo stesso quando fu spinta ad andare da Elisabetta: Che le avrebbe detto? Eppure accetta il rischio, con coraggio… e con fiducia.

Lo stesso per il sì che ha detto Gesù al Padre che lo mandava sulla terra. Cosa lo avrebbe aspettato? Come sarebbe andata a finire? Rischio, coraggio, fiducia.

Tre parole che posso andare bene anche in certi momenti della nostra vita, quando ci viene richiesto qualcosa di imprevisto, incerto, che sembra andare al di là delle nostre forze e che ci blocca. C'è sempre un rischio, che richiede coraggio, e soprattutto tanta fiducia nello Spirito Santo e nella potenza dell’Altissimo.

domenica 14 giugno 2026

Torniamo in Terra Santa?

Per settembre avevo previsto da tempo un cammino a piedi che mi avrebbe portato da Nazaret a Betlemme… Ma con i tempi che corrono. In compenso mi è capitato tra mano (si fa per dire… più propriamente sullo schermo del computer) una mia pagina di 20 anni fa, esattamente del 29 settembre 2006:

Scorro gli scaffali della biblioteca ad uno ad uno, con calma, alla ricerca di un libro. Non ho preferenze. Cerco soltanto un libro che mi faccia da compagno nel mio giorno di riposo. Un libro a caso. L’occhio cade su “Gesù nella sua terra”, di Vittore Dalla Libera. Mi attirano i libri su Gesù storico, sulla sua terra, sui suoi tempi. Ma sono esigente. Li voglio scritti da specialisti in materia. E Vittore Dalla libera non era né biblista né storico. Era soltanto un giornalista. O meglio, era molto di più, era il direttore di Missioni OMI, dal 1959 al 1992, quando trovò la morte in un incidente stradale.

Deciso! Prendo il libro, più per incontrare padre Vittore e stare un po’ con lui, che non per incontrare Gesù nella sua terra.

Confesso che non avevo letto il libro, pubblicato quindici anni fa, l’ultimo di una lunga serie. Al pregiudizio che l’autore non fosse uno specialista si aggiungeva il fastidio di vedere su ogni numero della rivista – quando egli era direttore – l’immancabile foto che lo ritraeva con uno dei gruppi di pellegrini che regolarmente accompagnava nei viaggi in Terra Santa. Lo scenario della foto era quasi sempre lo stesso: la scalinata fuori della chiesa del Calvario (si presta bene alla foto di gruppo!). Perché mai, in una rivista missionaria come la nostra, sempre la Terra Santa?

Inizio la lettura del libro. Sorpresa! Scrive come scrivo io. Oh!, scusate la presunzione… Forse sono io che scrivo un po’ come lui (magari sapessi scrivere come lui!). Come previsto il libro non è “scientifico”. Su alcune interpretazioni storiche ed esegetiche forse si possono avere opinioni diverse. Eppure rimango affascinato dal genere letterario. Padre Vittore racconta il suo viaggio in Terra Santa, il “suo”, e ci fa vedere con i suoi occhi – occhi di vero bambino evangelico – i luoghi di Gesù, ne racconta la storia come lui la legge nei Vangeli, con l’incanto e la meraviglia di chi si affaccia sul divino. Sa fare rivivere per noi, proprio come rivivono in lui, Maria, Giuseppe, gli Apostoli, Gesù stesso, nella loro semplice e straordinaria quotidianità.

“Un giorno ormai lontano – scrive lui stesso – sono andato a scoprire Gesù nella sua terra; l’ho cercato per monti e per valli, per pianure e deserti, su fiumi e su laghi. Ovunque Egli è passato… L’ho cercato in città e villaggi… E dopo cinque lustri di esperienze ho scoperto una figura di Gesù che ti affascina. È un Gesù semplice, vivo, caloroso, umano, divino, che ti apre le braccia e il cuore e che ti stringe al petto, per lasciarti più. Egli si manifesta veramente l’Alfa e l’Omega della storia umana…”

Era dunque questo il modo con cui accompagnava i pellegrini in Terra Santa! Li introduceva nell’ambiente di Gesù e lì rendeva attuale il Vangelo, le persone, i fatti di allora… Sicuramente i pellegrini, forse senza neppure rendersene conto, si ritrovano dentro il mistero, così come avviene per il lettore del libro.

Riscopro il mio predecessore come un grande missionario. I missionari sono partiti dalla Palestina per portare a tutti la testimonianza di Gesù. Sono giunti perfino a Cuba, come si potrà leggere in questo numero della rivista. Padre Vittore – e oggi altri Oblati che continuano felicemente la sua esperienza – percorreva il cammino inverso e conduceva la gente in Palestina.

Il metodo missionario può essere il più vario. L’importante è che porti all’incontro con Gesù, fosse anche proprio nella sua terra!

Mi piacerebbe continuare il lavoro di p. Vittore…

sabato 13 giugno 2026

I 60 anni del Centro “La Famiglia”

Una grande celebrazione - 250 persone - quella dei 60 anni del Centro “La Famiglia”, nel cuore di Roma, con succursali anche nelle periferie. 

Gli inizi sono dovuti a un gruppo di Oblati "originali" (lo sono un po' tutti gli Oblati!), all’avanguardia, primi in Italia a creare un centro di Preparazione al Matrimonio, a cui si è poi affiancato un Consultorio e una Scuola di Formazione per Consulenti Familiari e Psicoterapeuti Consultoriali. Adesso è sotto la direzione dell’intramontabile p. Alfredo Feretti.

Sono una quarantina gli operatori che attualmente lavorano nel Centro. La scuola di formazione, dal 1976, ha diplomato 2.300 persone che ora operano in una cinquantina di città in Italia.

Tante le testimonianze offerta in questo pomeriggio, che ha visto anche la partecipazione del vicario di Roma, il card. Reina.

E la vita va avanti. E' sorto un centro per le adozioni  internazionali, che accompagna poi le famiglie e i bambini. Sta per iniziare un programma per aiutare bambini e ragazzi con difficoltà di comunicazione e di apprendimento...
Proprio un fiore all’occhiello degli Oblati.



venerdì 12 giugno 2026

Una pugnalata da Piero Taiti

 

«… ora vediamo chiaramente che quello che ci sta di fronte – soprattutto il povero – non è una persona che chiede alla nostra “sensibilità morale”. Siamo noi piuttosto in debito verso quella persona, proprio in nome di quei valori morali che riteniamo di professare e almeno in parte di possedere».

Parole di Piero Taiti, medico di Prato, specializzato in malattie nervose e mentali, costruttore di servizi sanitari e culturali, lontano dalla pratica religiosa, sempre alla ricerca di giustizia sociale e fratellanza universale…

Che bello il libro a lui dedicato, dove si riportano suoi discorsi di grande spessore morale…

La frase appena citata mi è arrivata come una pugnalata e mi ha costretto a riflettere sul mio modo di incontrare i poveri. Ma tutto il libro è un appello alla conversione che arriva da una persona che una volta veniva chiamata "non credente".

giovedì 11 giugno 2026

Siamo le sue braccia


In una casa, a Vasto, ho visto un crocifisso senza braccia. Mi è subito venuto in mente un film del 1950 che vidi da ragazzo: “Dio ha bisogno degli uomini”.

Sì, ha bisogno delle nostre braccia…