5 novembre. È ormai buio quando sorvoliamo l’Egitto, dopo che il tramonto ha disegnato una lunga sottilissima linea di fuoco su un mare di nubi sempre più nere. Al nuovo e modesto aeroporto di Giza al Cairo ci attende l’autista del monastero di san Macario al quale siamo diretti. Saliti in macchina le cortesie egiziane continuano con ripetuti saluti di benvenuto, di pace...
Lasciamo alle spalle la città, che abbiamo appena sorvolato, e ci lanciamo sull’autostrada che porta ad Alessandria, la “desert road”. Sei corsie di marcia hanno domato il deserto. Ma il deserto ogni tanto si vendica e fa sorgere un nebbione dale che l’autostrada è costretta a chiudere. Inoltre il deserto sa bene che è impossibile domarlo: occupa l’80% dell’Egitto…
Dopo 100 chilometri l’uscita per il
monastero. Quando Matta el Mechin nel 1969 venne mandato dal patriarca di
Alessandra a rinnovare il monastero, lo raggiunge attraverso piste di sabbia,
come si era sempre fatto per 1700 anni… Ora si arriva comodamente in auto.
Nella moderna foresteria per gli europei (per gli egiziani ce n’è n’altra più spartana), ci attende abuna Wadid. Barba bianca foltissima, sorriso sincero, abbraccio largo
, lingua francese perfetta, accoglienza calorosa. Ti fa sentire a casa, anche se in un ambiente tanto diverso dal nostro. Ci invita subito a cena, anche se l’ora è un po’ tarda e si siede con noi. Una conoscenza rapida e la conversazione va subito sulla vita del monastero. Racconta aneddoti e detti dei Padri del deserto come stesse parlando di persone che vivono lì con lui e li cita per commentare e interpretare fatti e situazioni di oggi; è più di una attualizzazione, è una presenza. Ti vedi comparire accanto Ilarione, Poemen, Macario... Non più personaggi per eruditi, ma persone di famiglia e i loro detti sono di adesso.Tra l’altro domani sarà la festa di uno dei tre Macari cui è
dedicato il monastero, Macario vescovo, martire a causa delle controversie tra
cristiani subito dopo il concilio di Calcedonia. “Gesù – commenta abuna Wadid –
ci ha chiesto di amarci a vicenda, pronti a dare la vita gli uni per gli altri,
e noi invece abbiamo capito che dobbiamo ammazzarci a vicenda gli uni gli
altri…”. Ci ricorda che la preghiera liturgica inizierà tra poche ore, nel
mezzo della notte, ma il primo giorno, così ci consiglia, è meglio riposare.
6 novembre. La mattina celebro da solo in una bella cappella
messa a disposizione per gli ospiti, anche di altre Chiese: la Chiesa copto
ortodossa è molto aperta.
Intanto sono arrivati pullman con centinaia di pellegrini. I
cristiani in Egitto sono una minoranza, il 10%, in mezzo a un mondo musulmano opprimente.
In un grande monastero come questo si sentono a casa. Nella grande chiesa e
nelle molte cappelle che conservano le reliquie dei santi e dei martiri non si
fa silenzio, si fa come quando si è casa: i bambini giocano, si siedono a
gruppetti sui pavimenti rivestiti di moquette; i grandi vanno in giro a baciare
icone e reliquiari, nelle cui fessure infilano bigliettini con preghiere,
oppure conversano con calma, o sonnecchiano in qualche angolo… Eppure non c’è
confusione, si avverte una devozione sincera, uno stare a proprio agio, a casa,
appunto: la chiesa casa del popolo di Dio!
Anch’io venero le reliquie di Giovanni Battista ed Eliseo,
dei tre Macario, dei 49 monaci martiri, cui si aggiunse il funzionario
dell’imperatore con il figlio… E mi rendo parte di questo popolo.
Mi raccontano intanto la storia di Macario e del monastero che da lui prende nome. Siamo nella regione di Wadi'n Natrun, nel deserto di Scete, uno dei più antichi insediamenti monastici insieme a Nitria e a Celle. L'origine dell'anacoretismo a Scete è legata alla figura di san Macario l'Egiziano, detto il Grande, il quale qui si ritirò in solitudine intorno all'anno 330. La sua vita e la sua saggezza attrassero presto schiere di discepoli. La Historia monachorum così descriveva il deserto di Scete: «Il posto è solitario e dista dalla Nitria la distanza di un giorno e di una notte di cammino in direzione del deserto. Chi vi si dirige affronta un grosso rischio: basta sbagliarsi di poco e si va girando per il deserto con grave pericolo. Là ci sono tutti uomini perfetti: in quel luogo, selvaggio e privo di ogni cosa necessaria com'è, non può resistere nessuno che non sia perfetto» (XXII - 1). La vita di san Macario l'Egiziano o il Grande ci è stata tramandata da Serapione, discepolo di Antonio ed amico di Macario.
Dopo aver esercitato l'attività di cammelliere, che lo postava nella regione per raccogliere natron e sale, attratto dalla vita ascetica, a trent'anni decise di ritirarsi in solitudine. La località di tale primo insediamento monastico è quella dove oggi sorge il monastero Baramus. In questo periodo due volte, nel 343 e nel 352, Macario si recò a far visita ad Antonio il Grande nel suo eremitaggio sulla montagna vicino al mar Rosso. Poi si sposta fino a giungere nella zona dell’attuale monastero.Famoso questo monastero, soprattutto a partire dal sanguinoso saccheggio dei predoni del deserto, i saraceni, che nel 444 uccisero quarantanove monaci. Poi divenne residenza ufficiale del patriarcato copto di Alessandria e avanti avanti... Con la conquista araba attorno al monastero nacquero numerosi piccoli centri monastici minori, dove i monaci potevano vivere individualmente o in piccole comunità, pur continuando a dipendere dal monastero principale. Anche adesso si vedono montagnole che nascondo i resti di questi antichi piccoli monasteri.
Nuovi attacchi dei predoni berberi – siamo nel 817 – costringono a creare alte mura perimetrali di difesa e fortificazioni, un po’ come vediamo anche oggi… Si moltiplicano anche le celle disperse nei dintorni, da dove la domenica tutti si ritrovano insieme per la celebrazione eucaristica e il pasto comunitario, l’agape.
La storia è lunga e appassionante, e il monastero sopravvive in mezzo a povertà, ignoranza, carenza vocazioni, saccheggi dei beduini del deserto, fino a giungere, nel 1969, a sei monaci anziani… E come si arriva ad avere oggi un centinaio di monaci? a domani la continuazione della storia.
































