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Una volta si cantava: “Il Vaticano brucerà…”. Speriamo di no: il Vaticano è uno scrigno di arte,
custodisce il più grande patrimonio culturale dell’umanità. Una volta si leggeva sui muri: “Cloro al clero”: vi prego di
risparmiare almeno me!
Da ragazzo, negli anni Cinquanta, vidi un film: “Dio ha
bisogno degli uomini”. Non ricordo bene il film, ma il titolo mi è rimasto
sempre in cuore. Pensare a questo Dio così grande, onnipotente, che ha fatto
il cielo e la terra… e che ha bisogno degli uomini. Affida a Mosè il compito di salvare il suo popolo. Non
poteva intervenire direttamente? E per trattare con il faraone sceglie proprio uno
che ha difficoltà a parlare…
Anche Gesù affida a poveri uomini il compito di annunciare
il Vangelo, di fare l’Eucaristia, di perdonare i peccati… Mette tutto nelle
mani dei dodici apostoli, si mette nelle loro mani! Lo sapeva che non tutti
erano all’altezza, uno l’ha addirittura tradito e si è impiccato. Eppure Dio si
fida degli uomini, a suo rischio. È straordinario sapere che Dio non impone, anzi ci
coinvolge, lasciandoci liberi. Ci chiama a collaborare con lui, come suoi
partner.
Certo, questa parola, “gerarchia”, è un po’ odiosa perché fa
pensare a una organizzazione dove c’è chi comanda e chi obbedisce, chi sta
sopra e che sta sotto. Ciò che è odioso è il clericalismo, che purtroppo non è
monopolio dei preti, ossia un atteggiamento elitario, di superiorità… Tutto il contrario di quello che aveva chiesto Gesù: Nella
società i capi comandano, tra voi però non è così; ma chi vuole diventare
grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà
schiavo di tutti. Lui stesso dà l’esempio mettendosi a lavare i piedi ai suoi
discepoli. E poi fa molto di più: dà la vita e muore per la sua gente. La
gerarchia cattolica è dunque evangelica. Non si tratta di potere ma di
servizio. Alla fine il papa, che sta avanti a tutti, è colui che forse porta il
peso più grande. È significativo che prima di affidare il suo popolo a
Pietro, Gesù lo sottopone a un interrogatorio esigente: “Simone, figlio di
Giovanni, mi ami tu?”. Gliel’ha chiesto tre volte. Soltanto dopo essersi assicurato
che in Pietro c’è solo amore, allora gli affida la sua gente.
Così dev’essere il clero, a cominciare dai vescovi: uomini a
servizio di tutti, che stanno accanto a tutti, fratelli tra fratelli, per
accogliere e ascoltare, per ripetere le parole di Gesù che danno vita, per
perdonare a nome di Dio, per spezzare il pane della vita… È bello avere accanto a noi qualcuno che non ci giudica,
come Gesù non giudicò Zaccheo o la donna samaritana o la donna colta in
adulterio. È bello avere qualcuno che cammina accanto a noi, si
interessa di noi, ci riscalda il cuore, come Gesù quando accompagnò i due
discepoli a Emmaus.
Ma anche noi dobbiamo accompagnare i nostri vescovi e i
nostri preti, anche e soprattutto quando li vediamo deboli e soli. Siamo tutti
fratelli. Insieme ci rivolgiamo all’unico Padre e insieme lo chiamiamo “Padre
nostro”. Camminiamo insieme, in un cammino sinodale, come si dice adesso, nella
comunione e del rispetto per la diversità dei ruoli, facendo il tifo per la
riuscita dell'altro.
Le donne prete?
Le Chiese delle origini, quelle d’Oriente e quelle
d’Occidente, hanno affidato il ministero sacerdotale a uomini, fino ad oggi. Le
Chiese della Riforma invece, in tempi recenti, hanno affidato questo ministero
anche alle donne.
Giovanni Paolo II, dopo aver fatto studiare e pregare, ha
confermato la tradizione: il sacerdozio ministeriale, quello che è proprio del
prete, è affidato agli uomini. La motivazione è semplice: così ha fatto Gesù. Gesù è andato contro la cultura del suo tempo e ha ammesso
le donne tra i suoi discepoli: lo seguivano e lo ascoltavano, cosa che allora
non era consentita a un maestro della legge. Ha sempre trattato con loro con
apertura, sincerità, rispetto e amore, come appare dai Vangeli. Avrebbe potuto
dunque dire anche loro: “Fate questo in memoria di me” e affidare i compiti che
ha affidati agli apostoli nel cenacolo. Ha voluto che a continuare questo
servizio fossero uomini come lui.
E le donne? Nella Chiesa ci sono tante vocazioni, tanti
ministeri, tanti carismi, tante possibilità di servizi… Lascio che siano le
donne a dirci come possono vivere il loro servizio alla Chiesa e l’amore che
Gesù ci ha lasciato come missione suprema.
Il futuro? Intanto viviamo con gioia il presente.