giovedì 20 agosto 2026

Affamati di bellezza


 



Mi dispiace, ragazzi, ma Firenze è sempre Firenze. Bella nelle sue strade e nei suoi palazzi, bella dentro, come al Bargello. Incredibile, ma è la prima volta che visito il Bargello. Magnifico il palazzo, magnifico il museo che contiene.

Costruito nel 1200 ne ha viste di tutti i colori, addirittura 300 anni di carceri, fino a quando il Granduca non ha abolito la pena di morte e bruciato gli strumenti di tortura nel cortile.

La bellezza è bellezza! E quanta bellezza in quel 1400-1500: Donatello, Della Robbia, Michelangelo, Giambologna… Resto impressionato dal fatto che il numero più alto di opere d’arte sono Madonne! Incredibile: c’era tanta fede. Un invito alla preghiera.

Nella cappella del palazzo gli affreschi di Giotto, con il primo famoso ritratto di Dante ritratto nel Paradiso da lui cantato pochi anni prima.





mercoledì 19 agosto 2026

La testimonianza di don Milani




Il Mugello ci accoglie con il lago del Bilancino, le verdi colline, la villa medicea, i casali… Una strada tortuosa, sempre più stretta, ci conduce in alto, in un paese sperduto, con poche case nascoste nei boschi. Unico punto di riferimento la chiesa e la canonica. È Barbiana, nota soltanto per la presenza di don Lorenzo Milani e la sua scuola. Anche papa Francesco fu attratto qui solo da lui.

Ad accoglierci Agostino, un ottantenne pieno di vita, il primo dei ragazzi della scuola di don Milani, il solo ad accoglierlo la sera che arrivò una fredda e piovosa giornata di dicembre. Ci introduce in quella che era il salotto della canonica, che don Milani trasformato subito in scuola. Siamo una trentina di persone, provenienti da mezza Italia, la maggior parte giovani. Pee due ore, senza interruzione, Agostino ci racconta le storie di quegli anni, il metodo di insegnamento “globale”, l’impegno, la serietà e la passione del maestro e degli alunni.

Visitiamo il laboratorio di musica, di lingue, di meccanica, di disegno… Affascinante la ricca mostra fotografica. È l’immersione totale in un’esperienza di vita che ha formato ragazzi e ha creato uno stile di vita e di scuola.

Infine la tomba, nel piccolo cimitero…

«Don Lorenzo – ha affermato papa Francesco nel centenario della sua nascita – ha vissuto fino in fondo le Beatitudini evangeliche della povertà e dell’umiltà, lasciando i suoi privilegi borghesi, la sua ricchezza, le sue comodità, la sua cultura elitaria per farsi povero fra i poveri. E da questa scelta non si è mai sentito sminuito, perché sapeva che quella era la sua missione, Barbiana era il suo posto, tanto che, appena arrivato, acquistò lì la sua tomba…

La scuola è stato l’ambiente in cui operare per un fine grande, uno scopo che andava oltre: restituire la dignità agli ultimi, il rispetto, la titolarità di diritti e cittadinanza, ma soprattutto il riconoscimento della figliolanza di Dio, che tutti ci comprende. “Noi – dice ai preti in Esperienze Pastorali – abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni anima è un universo di dignità infinita».




martedì 18 agosto 2026

A Barbiana da don Milani



Il 20 giugno 2017 Papa Francesco andò a Barbiana, un luogo sperduto nel Mugello, a pregare sulla tomba di don Lorenzo Milani e a riconoscere la sua fedeltà al Vangelo, la rettitudine della sua azione pastorale, la sua fedeltà alla Chiesa che durate la sua vita non lo aveva compreso come è capitato a tanti altri profeti. 

Nel gennaio 2024 tornò a parlare di don Milani: «Il motto I Care non è un generico “mi importa”, ma un accorato “m’importa di voi”, una dichiarazione esplicita d’amore per la sua piccola comunità; e nello stesso tempo è il messaggio che ha consegnato ai suoi scolari, e che diventa un insegnamento universale. Ci invita a non rimanere indifferenti, a interpretare la realtà, a identificare i nuovi poveri e le nuove povertà, ad avvicinarci a tutti gli esclusi e prenderli a cuore. Ogni cristiano dovrebbe fare in questo la sua parte».

Oggi anch’io sono andato a trovarlo nella sua Barbiana: un respiro di donazione sincera e di fiducia nell’umanità.

lunedì 17 agosto 2026

Invito alla preghiera

Anche un’umile piccola chiesa di una periferia degradata può tener vivo il senso della semplicità e della bellezza e invitare al raccoglimento e alla preghiera. 

domenica 16 agosto 2026

La Madonna con le gambe divaricate

Chiesa di san Pietro, Verona. Una bella chiesa costruita agli inizi degli anni Sessanta. In una nicchia la statua moderna di una Madonna un po’ particolate.

Sta mettendo in terra Gesù Bambino, per insegnargli a camminare. Come tutte le mamme anche lei divarica le gambe per lasciare il posto al bambino che, sorretto dalle sue mani, imparerà a fare i primi passi. La Madonna sorride contenta…

Come, non è lui la Via? il Pastore che guida il suo gregge? Ma è ancora un bambino e deve imparare a camminare. È vero uomo!

Gesù che impara, la Mamma che insegna…

Che bella statua! Quante cose può insegnarci…

sabato 15 agosto 2026

L'ultima ascensione è una assunzione

Indimenticabili le mie ascensioni sulle Dolomiti di tanti anni fa: Civetta, Pelmo, Tofane, Marmolada, Alta Via numero 2… Quando arrivi sulle cime sei ricompensato da ogni stanchezza. L’orizzonte non ha confini e provi un’ebbrezza unica.


Ieri al funerale del generale Romano Bisignano erano presenti tanti alpini. Chissà quante cime!


La cima più alta? È irraggiungibile: il Cielo! Uno solo ha compiuto quell’ascensione, uno che veniva da quelle cime, Gesù. Nessun altro è stato capace di salire così in alto, neppure Maria. Per quanto santo, nessuno può presumere di salire al Cielo. Gesù è “asceso” al Cielo, è salito da solo; Maria è stata “assunta” in Cielo, da sola non poteva giungere tanto in alto, ce l’ha portata Gesù.

E noi? Potremo salire come Maria, con Maria, per pura grazia, per puro amore di Dio. È lassù che ci aspetta… Intanto è arrivato Romano.

La testimonianza del figlio: 

«Mio padre, Romano, il gen. Bisignano, ha raramente avuto bisogno di alzare la voce, sia come comandante militare che come padre. Ha comandato con la coerenza della sua vita: nel modo di lavorare, di tacere, di reagire, di amare. La sua disciplina non è stata una regola imposta, ma un cammino mostrato; la sua lealtà non è stata una parola, ma una presenza costante.

Con noi figli e stato sempre presente, e con i nipoti ha saputo essere nonno con la stessa fermezza dolce con cui era stato padre. Ci ha insegnato che la vera autorità non grida, ma cammina davanti, e che la luce più vera non acceca, ma orienta. Accanto a lui, la mamma ha condiviso ogni passo, sostenendolo con la forza silenziosa di chi sa cosa significa costruire una famiglia giorno dopo giorno. E mia sorella, Monica, con me, ha camminato su questa stessa strada, ricevendo come me l'eredita più preziosa: l'esempio di un uomo che ha vissuto ciò in cui credeva...».

venerdì 14 agosto 2026

Lascia parlare il cuore


Intercity Verona Bologna. Le fermate delle city sono numerose, anche in city piccole piccole. La carrozza è piena di giovani che stanno andando a Bologna per una camminata in centro e un aperitivo. Giovani belli, che dialogano fitto fitto tra loro. Mi fa una certa impressione, provenendo da un bellissimo incontro con giovani dall'età media di 70 anni.

A metà carrozza, sulla fila opposta a quella dove sono seduto, vedo una ragazza che legge e parla con l'amica vicina, che però non vedo. Quando arriviamo vicino a Bologna mi viene incontro con un grosso quaderno a fogli bianchi. Vedendomi con le cuffiette, mi chiede se ascolto musica. Le rispondo che le uso solo per attutire i rumori, ma non ascolto musica. In effetti sto pregando il rosario, come ben si vede dalla corona a grani grossi di legno che ho tra le mani. "Mi sarebbe piaciuto se avesse potuto scrivesse qualcosa, un pensiero che le suscita l'ascolto della canzone". "Posso scriverti ugualmente qualcosa". "Perché, lei scrive?”. “Sì, le dico, scrivo", e le mostro il mio grande quaderno a fogli bianchi con i miei pensieri e i miei semplicissimi schizzi. Mi chiede di leggerle qualcosa. Quello che ho scritto è solo un commento al Cantico dei Cantici, ma suona bene. Le mostro poi il libro "Il cielo dentro di me. Parole dal silenzio del deserto". Le piace la copertina, che mi ritrae nel deserto del Sahara e prende nota del titolo per acquistalo via internet.

Allora le scrivo due righe, con la mia penna rossa, sul quaderno, che poi darà all'amica: "È affascinante il deserto. È il luogo del silenzio. Puoi ascoltare te stessa, come sei veramente, senza essere condizionata da come ti vedono gli altri. Sei libera. E lascia parlare il cuore: ascoltalo, ha tanto da dirti!".

Intanto sulla collina si vede il santuario di San Luca: siamo già a Bologna. Le mostro allora una foto di 74 anni fa, proprio davanti al santuario. "È sua moglie?" mi chiede indicando mia mamma. "No, io sono il bambino..."

Ma perché è venuta proprio da me, unico vecchio in tutto il treno?