Il tempo passa.
Ma dove va?
Nell’eterno presente.
Tutto resta, ben custodito,
nel cuore di Dio.
Anch’io che vivo nel tempo
resto con lui.
Il tempo passa.
Ma dove va?
Nell’eterno presente.
Tutto resta, ben custodito,
nel cuore di Dio.
Anch’io che vivo nel tempo
resto con lui.
Che bello vedere questo sottobosco che tiene vivo il mondo! Lo Spirito Santo non si fa problemi e zitto zitto lavora...
Riunione dei professori dello Studium del Dicastero per la
vita consacrata. Prima del Covid le lezioni si tenevano nell’auditorium
Giovanni Paolo II dell’Università Urbaniana. Grazie al Covid le lezioni si
tengono on line e gli studenti seguono da tutto il mondo. Sono circa 400, con
traduzioni simultanee in inglese e spagnola. Che grande servizio alla vita
consacrata. Ogni tanto, in giro per il mondo, trovo studenti che hanno seguito
il mio corso…
Sì, continuo a parlare dei carismi, della presenza dello
Spirito Santo nella Chiesa di ieri, di oggi e di domani. Dello Spirito che
continua a soffiare e a portare avanti la sua Chiesa nonostante le nostre
debolezze e incorrispondenze, nonostante le nostre pretese di far nuove tutte
le cose: è un Altro che fa nuove tutte le cose, per fortuna.
In questi giorni, anche sul blog, ho ricordato le parole che
sant’Eugenio scrisse al termine della prima udienza avuta con il Papa: «O Leone
XII! (…) sarete considerato sempre da noi un benefattore e il padre della
nostra Società». Ma ogni volta che l'ho citato, con (…) ho sempre messo parole importanti: “anche se la mia
Regola non venisse approvata”! Per sant'Eugenio il papa è padre a prescindere…
Nella sua vita ha avuto sei papi. Con ognuno c’era qualcosa su cui non era d’accordo: sulla politica, la liturgia, gli studi… Ogni volta che veniva
a sapere che il Papa era di un’altra idea, abbandonava subito il suo punto di
vista, a volte anche in maniera eroica, perché obbedire al papa a volte gli è
costato lacrime… Eppure si è sempre allineato con il suo pensiero.
Ne spiega il perché: «La mia obbedienza a tutto ciò che la
Santa Sede prescrive è sempre scaturita da un sincero attaccamento, non meno
che da un principio di fede». Ci credeva!
Una volta sul blog avevo scritto: «Oggi si scagliano contro
Papa Francesco, inneggiando a Benedetto XVI, ma a suo tempo denigravano
Benedetto XVI a favore di Giovanni Paolo II, che hanno denigrato rimpiangendo
Pio XII, ma era meglio Pio X, anzi Pio IX, anzi Innocenzo III, o forse Gregorio
Magno, anzi Leone Magno, ma alla fine neanche Pietro si salva, anzi,
figuriamoci, Pietro, che ha tradito Gesù...».
Sì, il papa è sempre il Papa.
La Quaresima si apre con le tentazioni di Gesù nel deserto. Egli prende su di sé tutte le nostre tentazioni, riassunte in tre parole:
Piacere: ci sono piacere leciti, come mangiare un
frutto, ma non quello dell’albero proibito. È la ricerca di una vita facile e
comoda, del tornaconto personale, della ricerca di sé, del proprio compiacimento.
Plauso: l’attrazione per la notorietà, la brama di
tanti like sui social, di followers, di sentirsi importanti… vorremmo salite sempre più in alto, fin sulla cima del pinnacolo del tempio, per farci vedere da tutti.
Potere: l’ebbrezza del successo, l’arrivismo,
schiacciando gli altri…
Il diavolo pensa di trascinare giù Gesù, come fece all’inizio
dei tempi. Ma egli è il Verbo del Padre. Si nutre costantemente della sua
parola e la vive al punto da essere soltanto Parola di Dio. Colpito, da lui
sprizza la Parola di Verità che annienta la Menzogna.
E quando sopraggiunge anche per noi la tentazione e la
prova? C’è un modo solo per superarla e vincere: fare come Gesù, vivere il
Vangelo al punto da essere come lui soltanto Parola di Dio. Nutrirci anche noi “di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, di ogni parola detta da Gesù. La Parola (Gesù) vincerà in noi.
La settimana di celebrazione dei 200 anni dell’approvazione pontificia si è conclusa questa mattina con l’incontro di Leone XIV con gli Oblati.
Tutto era iniziato con l’incontro con Leone XII, quando
affermò solennemente: «Erigiamo questa famiglia nella speranza che i suoi figli…
cerchino con tutte le forze e con l’esempio di portare nel seno della Madre di
misericordia gli uomini che Gesù Cristo sospeso sulla croce volle affidare a
lei come figli». Che missione solenne ci veniva offerta dalla Chiesa!
Oggi il suo successore, che porta lo stesso nome, ci
conferma quella missione, ricordando le parole evangeliche che hanno ispirato sant’Eugenio:
«“Mi ha
mandato ad evangelizzare i poveri” (cfr Is 61,1; Lc 4,18)
è il motto che Sant’Eugenio de Mazenod ha scelto per gli Oblati, da
lui fondati con grande coraggio in un momento in cui l’Europa era scossa da
vicende complesse e drammatiche, che acuivano l’impellenza dell’annuncio del
Vangelo agli ultimi. Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese
in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse
produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è
forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia,
a rispondere alla richiesta di aiuto del Confratello nell’Episcopato Monsignor
Bourget, Arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in
altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia. Generosità che fu premiata, di
fatto, da un’impressionante fioritura missionaria e vocazionale; il che
testimonia come la docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo e l’attenzione
alle urgenze della carità sono, per ogni fondazione, fonte di fecondità e
fermento di crescita».
Il Papa, dal passato, ha rivolto lo sguardo sul presente
della nostra Famiglia:
«Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini».
Ci ha poi rilanciato, facendole proprie, le forti parole che
Francesco rivolse ai partecipanti al Capitolo Generale, il 3 ottobre 2022: «A
questa Chiesa, che il Fondatore vi ha insegnato ad amare come una madre,
offrite il vostro slancio missionario e la vostra vita, partecipando al suo
esodo verso le periferie del mondo amato da Dio, e vivendo un carisma che vi
porta verso i più lontani, i più poveri, coloro che nessuno raggiunge».
Ha infine richiamato il senso della famiglia voluto
fortemente da sant’Eugenio, indicandoci le fonti che possono alimentarlo: «Per
dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente
impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia,
dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla
celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei
cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e
di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono
specchio dell’amore di Dio nel mondo».
Si conclude qui questo grande incontro fraterno, che ha visto arrivare a Roma Oblati dal Camerun, Polonia, Italia, Uruguay, Basile, Congo, Stati Uniti, Australia, Paraguay, Ciad. Spagna, Francia, Danimarca, Bangladesh, Sud Africa, Pakistan, Messico, Namibia, Giappone, Perù, Cile.
Con noi questa mattina all’udienza con Papa c’erano anche le
altre persone della Famiglia carismatica che ci hanno accompagnato in questi
giorni: i nostri laici, le COMI, le OMMI…
Pronti a ricominciare… per altri 200 anni!
Parlare a 2.000 donne, volontarie; 500 in presenza, le altre in collegamento da altre sale in varie parti d'Italia: una belle responsabilità.
Per questo ho cercato di parlare in maniera semplice, il modo più efficace per
comunicare.
Ho parlato, tra l’altro, di Maria a Cana, dove mostra la sua
vicinanza alla gente, la partecipazione attiva agli eventi. Si accorge che
manca il vino perché è attenta. Non soltanto se ne accorge, ma si preoccupa,
perché si immedesima nell’angoscia degli sposi che vedono andare in fumo la
festa. Non soltanto è attenta e si accorge, ma prende anche l’iniziativa per
risolvere l’inconveniente. Non si arrende neppure davanti al quello che sembra
un rifiuto da parte di Gesù e va avanti imperterrita e si dà da fare, dà ordini
come una autentica “madre di casa”. La sua contemplazione non si perde tra le
nuvole, si fa solidarietà, vicinanza, intraprendenza…
Come lei: accanto a tutti, entrare nel mondo dell’altro, cogliere le esigenze, mettersi a servizio di tutti, essendo l’amore, con Gesù dentro. Immersi nella società, conoscere le situazioni, i bisogni della gente, dentro fino al collo. La donna che sa i problemi dei figli, del mariti, dei genitori, dei suoceri, dei vicini di casa… Il lavoro, i bambini a scuola, poi in piscina, a danza, affidarli ai nonni, stirare, programmare le vacanze, una pizza con le amiche…
“Donna di casa” come Maria, e come lei “Sede della
Sapienza”, capace di cogliere “i disegni di Dio sull’umanità” e offrire il proprio contributo per orientare la famiglia, la società, il mondo della scuola, del
lavoro, infondere in tutti e ovunque pace, sicurezza…