Anche un’umile piccola chiesa di una periferia degradata può tener vivo il senso della semplicità e della bellezza e invitare al raccoglimento e alla preghiera.
lunedì 17 agosto 2026
domenica 16 agosto 2026
La Madonna con le gambe divaricate
Chiesa di san Pietro, Verona. Una bella chiesa costruita agli inizi degli anni Sessanta. In una nicchia la statua moderna di una Madonna un po’ particolate.
Sta mettendo in
terra Gesù Bambino, per insegnargli a camminare. Come tutte le mamme anche lei
divarica le gambe per lasciare il posto al bambino che, sorretto dalle sue
mani, imparerà a fare i primi passi. La Madonna sorride contenta…
Come, non è lui la
Via? il Pastore che guida il suo gregge? Ma è ancora un bambino e deve imparare
a camminare. È vero uomo!
Gesù che impara, la
Mamma che insegna…
Che bella statua!
Quante cose può insegnarci…
sabato 15 agosto 2026
L'ultima ascensione è una assunzione
Indimenticabili le
mie ascensioni sulle Dolomiti di tanti anni fa: Civetta, Pelmo, Tofane,
Marmolada, Alta Via numero 2… Quando arrivi sulle cime sei ricompensato da ogni stanchezza. L’orizzonte
non ha confini e provi un’ebbrezza unica.
Ieri al funerale del
generale Romano Bisignano erano presenti tanti alpini. Chissà quante cime!
La cima più alta? È irraggiungibile: il Cielo! Uno solo ha compiuto quell’ascensione, uno che veniva da quelle cime, Gesù. Nessun altro è stato capace di salire così in alto, neppure Maria. Per quanto santo, nessuno può presumere di salire al Cielo. Gesù è “asceso” al Cielo, è salito da solo; Maria è stata “assunta” in Cielo, da sola non poteva giungere tanto in alto, ce l’ha portata Gesù.
E noi? Potremo
salire come Maria, con Maria, per pura grazia, per puro amore di Dio. È lassù che
ci aspetta… Intanto è arrivato Romano.
La testimonianza del figlio:
«Mio padre, Romano, il gen. Bisignano, ha raramente avuto bisogno di
alzare la voce, sia come comandante militare che come padre. Ha comandato con
la coerenza della sua vita: nel modo di lavorare, di tacere, di reagire, di
amare. La sua disciplina non è stata una regola imposta, ma un cammino
mostrato; la sua lealtà non è stata una parola, ma una presenza costante.
Con noi figli e
stato sempre presente, e con i nipoti ha saputo essere nonno con la stessa
fermezza dolce con cui era stato padre. Ci ha insegnato che la vera autorità
non grida, ma cammina davanti, e che la luce più vera non acceca, ma orienta.
Accanto a lui, la mamma ha condiviso ogni passo, sostenendolo con la forza
silenziosa di chi sa cosa significa costruire una famiglia giorno dopo giorno.
E mia sorella, Monica, con me, ha camminato su questa stessa strada, ricevendo
come me l'eredita più preziosa: l'esempio di un uomo che ha vissuto ciò in cui
credeva...».
venerdì 14 agosto 2026
Lascia parlare il cuore
giovedì 13 agosto 2026
Una casa in cielo... accanto all'Assunta
La nostra bella “banda”
di religiosi, qui a Verona, continua imperterrita il suo incontro, e anch’io ripeto con disinvoltura
le solite cose…
C’è comunque sempre
qualcosa di nuovo, ad esempio l’antico affresco di Maria che campeggia nella
cappella dove ogni giorno ci troviamo a pregare. Chissà da quale chiesa o palazzo
è stato staccato. Lo vedo la mattina alle lodi, a mezzogiorno alla messa, a
sera al vespro… ed è sempre nuovo.
È la “Mater
Misericordiae”, nell’atteggiamento classico di raccogliere a protezione sotto
il suo manto uomini e donne. Il volto, dolce, è rassicurante: sotto quel manto
siamo protetti. Va di pari passo con l’altra invocazione: “Refugium peccatorum”;
gli uomini le donne che accoglie sotto il suo manto sono tutti peccatori e
pieni di fiducia.
Ne era convinto anche sant’Eugenio de Mazenod che afferma con sicurezza di avere aperto una sua nuova comunità per gli Oblati in cielo, dicendo di averla collocata proprio vicina alla Madonna. Quando la fondò, nel 1828, era composta da appena quattro Oblati, oggi sono migliaia... Speriamo nel trasferimento!
Comunque come Oblati siamo accoglienti. Ad esempio, è appena partito per il cielo Romano Bisignano, il fratello di P. Santino che tante volte lo accoglieva a Vermicino. Vuoi che adesso non lo accolga con sé il cielo?
La Madre di Misericordia è salita lassù prima
di tutti (siamo ormai alla vigilia dell’Assunta) per farci casa… a tutti!
mercoledì 12 agosto 2026
Kala Acharya ci accompagna
Anche Kala Acharya ci ha lasciato. C’era una profonda stima
reciproca e posso dire che ci volevamo bene. All’università Somaiya di Mumbai aveva
fondato e diretto la facoltà di sanscrito e di cultura indiana. Fedele
all’insegnamento di Krishna diceva che ormai vedeva tutti gli esseri, senza
esclusione, nello spirito, e dunque in Dio.
Ci eravamo conosciuti a Roma durante un colloquio
interreligioso indù-cristiano. Successivamente, nel 2006, in una lettera
inviata a Chiara nel giugno 2006, chiedeva la partecipazione di due membri
della Scuola Abbà al Seminario internazionale che il Somaiya College di Mumbai
organizza annualmente. Ricordando la collaborazione che Chiara aveva iniziato
con questo Istituto, dove, durante le sue storiche visite del gennaio 2001 e
del gennaio 2003, era stata accolta non solo come ospite onorata, ma come
“sorella amatissima”, Kala le scriveva: “Tu sei rimasta fonte di ispirazione
per il nostro Istituto ed è sempre vivo in noi il ricordo della tua persona
così piena di luce e del tuo carisma spirituale.” Da qui il desiderio di
continuare la collaborazione. Così, dal 2 al 12 dicembre, sono stato a Mumbai
assieme ad Anna Pelli per condividere la visione della mistica indù e
cristiana. È in quella circostanza che Kala definì Chiara “una mistica
vivente”.
Un incontro ancora più
profondo avvenne a dicembre 2011, durante un simposio sulle Scritture indù e
cristiane. La dottoressa Kala Acharia mi chiese di parlare della “lectio
divina”. Ricordai i vari momenti, dalla lectio alla meditatio, dalla oratio
alla contemplatio, fino alla traduzione in vita, fino alla condivisione con gli
altri il cammino della lectio. Quest’ultimo punto fu colto come un’autentica
novità, suscitando un grandissimo interesse: comunicare, donare… Kala Acharya,
rispose dicendo che Vangelo l’aiutava a comprendere in maniera più profonda le
proprie Scritture e a farle diventare vita. Tra l’altro “traduceva” per gli
indù la “parola di vita” del mese, scoprendo le analogie delle Scritture indù
con il Vangelo. Poi, in italiano, disse a tutti: “Sono innamorata di Chiara”.
Indimenticabile il simposio del 2016, a cui partecipai con Judith Povilus. Kala ci accolse con l’amabilità di sempre, ci introdusse nel suo ufficio, sfogliammo insieme gli album con le foto dei tanti incontri interreligiosi, quelle in cui era ritratta con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI… Fu in quella occasione che ricevetti il mio nuovo nome hindu: Fabio Tyaga!
Quanta strada abbiamo fatto in questi anni nel dialogo con gli Indù! "All’inizio - dicevano - avevamo un po’ di paura reciproca, ognuno attento a cosa dire e come dire, nel timore di offendere l’altro o di non essere capiti. In questo incontro (Mumbai 2016) c’è stato uno scatto, un rapporto fraterno profondo, un rispetto sincero, che ci ha resi capaci di godere il bello dell’altro e di lasciarci arricchire reciprocamente. “Nessun tentativo di conversione, ma un amore sincero, che ci porterà dove Dio vuole”.
A Mumbai 2016 non eravamo seduti davanti a una cattedra dalla quale si tenevano conferenze su diversi aspetti dell’induismo e del cristianesimo messi a confronto. Neppure si condividevano esperienze di vita. Questa volta eravamo seduti in cerchio. Nessuna conferenza. Leggevamo assieme i testi mistici di Chiara, il Paradiso ’49, e ci lasciavamo ispirare da essi in una comunione profonda tra tutti, a partire dalla propria visione religiosa e culturale. In questo modo quei testi acquistavano una risonanza nuova: letti con differente sensibilità, dicevano cose che altrimenti non avrebbero detto.
Quante volte ci siamo
trovati insieme, in Italia, in India, in Tailandia… L’ultima volta Kala faceva
difficoltà a camminare e si appoggiava al mio braccio. Adesso spero che sia
lei, dal Cielo, ad accompagnarmi e sostenermi nel santo viaggio.
martedì 11 agosto 2026
Soltanto un rapporto d'amore
Festeggiare santa Chiara d’Assisi dalle Clarisse non è di
tutti i giorni, e con il vescovo di Verona! Tra noi abbiamo festeggiato anche
l’altra Chiara, quella di Trento. Il suo onomastico sarebbe stato il 3
novembre, santa Silvia, la madre di san Gregorio Magno, ma ha sempre
festeggiato il suo nome di elezione. Perché Chiara? Perché si racconta che alla
domanda di Francesco che se la vide davanti dopo che era scappata da casa: “Cosa
cerchi?”, lei avrebbe risposto: “Dio”? Anche per Chiara di Trento l’ideale era
Dio. Ma la scelta del nome Chiara è legata soprattutto alla parola evangelica “Claritas”,
la luce che Gesù ha ricevuto dal Padre e che egli dà a noi… Adesso è anche il
nostro nome: “Claritas”, Luce, Chiara…
Così ai religiosi di qui ho cercando di fare da specchio,
per riflettere un po’ di quella luce. Un raggio di quella luce: “Tutta la mia
vita deve essere soltanto un rapporto d’amore con lo Sposo mio… per cui non mi
debbo preoccupare d’altro che di amarlo”.


















