lunedì 3 agosto 2026

Piccola famiglia

 

È terminata l’Assemblea delle COMI che ha eletto la nuova presidente e il nuovo consiglio. È una famiglia piccola, ma sprizza gioia. Una famiglia piccola, ma unita, bella. E cosa vogliamo di più?

Un degno virgulto dell’albero piantato da sant’Eugenio.



domenica 2 agosto 2026

Perdon di Assisi



2 agosto, il perdono di Assisi. Dove andare per l’indulgenza? Casualmente mi trovo nel luogo adatto, Santa Maria in Navicella. Una chiesa dedicata alla Madonna, che campeggia nel bellissimo mosaico della prima metà del IX secolo, il primo ad essere dedicato alla Madonna. Anche il perdono di Assisi è legato a una chiesa dedicata alla Madonna, la Porziuncola.

La chiesa è attigua all’ospizio nel quale san Giovanni di Matha accoglieva ammalati e pellegrini. Sembra che qui sia stato ospitato anche san Francesco, pellegrino giunto da Assisi… Poteva non essere stato, san Francesco, a far visita alla Madonna della chiesa accanto? Chissà che non si possa ritenere luogo francescano anche Santa Maria in Navicella.

Sì, il luogo più adatto (anche perché oggi per me non ce n’erano altri!) per il perdon di Assisi, un dono dal cielo, a prescindere dal luogo.

sabato 1 agosto 2026

Alla sua presenza



Venne a trovarlo, anziano e ammalato. Era stanco di vivere, ma aveva paura di morire. “Padre, dimmi una parola”, lo implorò.

Apa Pafnunzio avrebbe voluto stare in silenzio, ad ascoltare l’anziano ammalato, perché se avesse saputo ascoltarlo e accoglierlo in sé, l’altro avrebbe trovato da solo quello che cercava. Restò a lungo in silenzio, ma l’altro era ancora nel buio. Apa Pafnunzio avrebbe voluto…, ma era incapace di quel vuoto profondo che fa rinascere l’altro. Non sapeva accompagnare le persone. Allora si affidò alla sua povera parola, nella speranza che fosse quella che l’altro attendeva:

“Forse basta stare alla presenza di Dio. Stare alla presenza di Dio vuol dire essere consapevoli che noi siamo presenti a lui. Si pensa a lui perché lui pensa a noi. Sono pensato da Dio, da lui amato. E lui mi pensa anche quando io non penso a lui. Lui c’è, è lì, con me, in me, attorno a me, e io sono in lui.

Stare alla sua presenza è saperlo riconoscere nelle persone, nelle cose, negli avvenimenti attorno a noi.

Stare alla sua presenza è parlare con lui, confidarsi, ascoltarlo, stare con lui in silenzio, senza parlare, stare soltanto.

Quando sparisce, non lo sentiamo, ci sentiamo soli, allora possiamo lamentarci, arrabbiarci con lui, gridare… è sempre un modo per essere in rapporto con lui.

Forse basta questo per continuare a sperare”.

Non era quello che l’altro attendeva. Ripartì senza risposta. 

Ne fu triste apa Pafnunzio. Scoprì che erano le parole che il Signore aveva detto a lui. Riprese a parlare con lui. 

venerdì 31 luglio 2026

Perseveranza

 

Alla perseveranza è legata una promessa: “Chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvo”.

Ma c’è modo e modo di perseverare. C’è chi va avanti a densi stretti perché bisogna andare avanti e magari non è contento, ma va avanti comunque, per la forza dell’impegno preso. Tante volte è così. Avanti anche quando non si sente niente… L’importante è rimanere fedele, costi quello che costi… e saremo salvi!

La perseveranza mi ha comunque fatto venire in mente un’altra parola evangelica: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. Perseveranti per amore, perseveranti nell’amore, come Gesù… fino all’ultimo! Non si va mai in pensione nell’amore.

giovedì 30 luglio 2026

Misticismo. Perché le visioni?

Un nuovo podcast: https://www.cittanuova.it/podcast-la-chiesa-e-i-miei-perche-6-mistica-e-visioni/

Caro padre Fabio, affrontiamo un tema importante e profondo perché va al cuore del linguaggio di Dio. Quello della mistica, o se vogliamo tradurlo in termini più popolari, parliamo delle famose “visioni”: sono una forma di comunicazione tra Dio e l’uomo che esiste da sempre, o comunque da quando Dio ha scelto di rivelarsi. La Bibbia, l’Antico Testamento è tutta rivelazione e visione, quelle dei profeti in particolare. Ma poi pensiamo ai più famosi mistici come san Giovanni della Croce, santa Teresa D’Avila, Ildegarda di Bingen, o per restare ai nostri giorni le visioni mariane a Fatima, Lourdes… Due domande ti vorrei fare su questo: cosa hanno in comune questi mistici, e in base a che cosa la Chiesa ne certifica l’autenticità? Cioè, come facciamo a capire che non sono “visionari” nel senso dispregiativo del termine?

Entriamo in un mondo complesso che tocca la profondità dell’animo umano. Prima o poi si accende in tutti un anelito a qualcosa che vada al di là dell’effimero nel quale siamo immersi. C’è come una molla che ci chiama a una interiorità profonda che risveglia come una nostalgia per ciò che è bello, che non passa e che non troviamo attorno a noi. È la nostalgia per l’infinito, per quel Dio che ci ha creati e nel quale siamo e ci muoviamo, anche quando non ce ne rendiamo conto o lo neghiamo.

La mistica è lasciarci avvolgere e penetrare dal Mistero, ossia da questa reale presenza di Dio. Possiamo chiamarlo anche Assoluto, Trascendente… ma in realtà è quel Dio Amore che Gesù ci ha fatto conoscere. Tutti siamo chiamati a una vita mistica. Già col battesimo veniamo immersi in Dio Trinità e l’Eucarestia ci trasforma sempre più in Gesù.

Diversa è l’esperienza mistica. Grazie alla fede il cristiano sa di essere in Dio. L’esperienza mistica è invece la percezione sensibile, la visione di quello che siamo. Il mistico, vede, sente, con una evidenza tutta interiore, oppure grazie ad autentiche visioni. Questo avviene grazie all’azione dello Spirito Santo che Gesù ha promesso proprio perché ci porti alla piena comprensione delle realtà del Cielo. Se egli dà a una persona il dono di una comprensione più profonda della rivelazione lo fa perché tutta la Chiesa possa progredire, i carismi sono sempre doni datio a qualcuno per il bene di tutti.

Ci sono poi i cosiddetti fenomeni mistici: lievitazioni, ossia la persona sale in alto; estasi con perdita di coscienza; stimmate; visioni; locuzioni interiori… Ma questi sono fenomeni secondari, che aggiungono poco o niente a quella che è la verità della trasformazione di sé in Dio e della comprensione profonda del mistero di Dio. Possono essere eventualmente segni esteriori che confermano le realtà interiori. Sono questi segni esteriori che generalmente colpiscono di più l’immaginazione, che attirano la curiosità. E sono questi fenomeni che cercano le persone che si ingannano o che vogliono ingannare per i più vari motivi come la notorietà, la ricerca di guadagno…

Come si riconosce il mistico vero?

Innanzitutto se quanto comprende, vive e insegna è in continuità con la dottrina della Chiesa. Egli porta ad una comprensione sempre più profonda della Parola di Dio, perché essa cresce con il crescere della Chiesa.

Il vero mistico inoltre è tale se si lascia adeguare a quanto gli è dato di comprendere, ossia se vive il Vangelo.

È inoltre umile, ossia non si esalta per i doni ricevuti, non si mette in mostra.

Infine è docile a chi ha il dono di discernere i carismi e si sottomette con obbedienza al giudizio della Chiesa.

Ti faccio solo un’altra domanda perché vorrei che ci soffermassimo su un’esperienza mistica particolare, quella di Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari, di cui sono stati pubblicati da poco gli scritti per Città Nuova. Ne sto sentendo parlare molto anche se non conosco da vicino tutte le pagine che fanno parte di questa raccolta intitolata Paradiso 49. Purtroppo il tempo a disposizione è poco, ma tu che conosci bene i dettagli di questa esperienza avendo lavorato con Chiara Lubich allo studio di questi scritti, ce ne saprai dare qualche dettaglio più prezioso…

Chiara Lubich? Ha avuto delle visioni? Lei, scherzando, diceva che nel suo Paradiso non ha visto neppure un angioletto.

Nella sua vita ci sono stati momenti di intensa esperienza di Dio. Un periodo del tutto particolare, per durata e comprensione, è stato quello iniziato il 16 luglio 1949, che si è protratto per un paio di anni. È quello che viene chiamato “Paradiso ’49”, dall’anno in cui è iniziato. Da poco, nella collana delle sue opere, è stato pubblicato il libro che racconta questa esperienza che al momento comprende 6 volumi.

Al pari di altre mistiche e mistici la sua è stata una contemplazione - che l’ha completamente coinvolta - delle realtà del Cielo, dei misteri della fede cristiana, ma anche della creazione e della storia nel suo disegno divino e nel suo destino ultimo.

Se c’è qualcosa che la caratterizza in maniera particolare è la dimensione ecclesiale, nel senso che è stata un’esperienza che ha coinvolto non soltanto la sua persona, ma tante altre le persone attorno a lei. Era lei ad avere una comprensione sempre nuova delle realtà del cielo, ma subito le comunicava a chi aveva accanto e così diventava esperienza di tutti.

L’inizio stesso di questa esperienza mistica è significativo e unico. Essa inizia grazie a un patto d’unità tra lei e Igino Giordani. Insieme chiedono a Gesù Eucarestia che scenda sul loro niente, ponendosi davanti a lui come due calici vuoti. E Gesù Eucarestia fa dei due un’anima sola che egli apre alla realtà del Cielo. Gesù li porta, insieme, là dove egli è, nel seno del Padre. Lei ha la visione del Paradiso e si vede in Paradiso insieme a Giordani. Giordani è in questa realtà divina, ma non lo sa. È lei che, avendo il dono della visione contemplativa, rende consapevole lui, e poi gli altri che a loro si uniscono, di vivere le diverse realtà del Cielo, a mano a mano che le è dato di comprendere.

Una pagina di questo Paradiso’49 sulla quale ti sei maggiormente soffermato?

Una frase soltanto, del 1950, nella quale Chiara esprime la sua visione dell’universo, nel quale ogni essere creato interagisce con l’altro. Ognuno conserva la sua identità e nello stesso si pone a servizio dell’altro per crescere insieme e trascendersi in una realtà superiore, fino alla piena divinizzazione. Negli stessi anni anche Teilhard de Chardin aveva un pensiero simile quando vedeva tutto il creato orientato verso quello che lui chiamava il Punto Omega.

Ecco le parole di Chiara: «Tutte le cose sono l'una distinta dall'altra e destinate alla comunione, all'unità… Le creature dell'universo sono in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarsi…».

Mi sembra una visione di speranza in un momento in cui il mondo in guerra sembra precipitare nella più totale divisione. Noi continuiamo a credere che siamo in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarci. Ma dobbiamo metterci a servizio gli uni degli altri…

mercoledì 29 luglio 2026

Vi ho generati in Cristo

All’inizio di ogni Istituto religioso c’è una persona che Dio sceglie e che lo Spirito Santo forma ad essere strumento idoneo dell’opera di salvezza che, Cristo realizza nel mondo mediante la Chiesa…

Il Fondatore diventa così «padre» della nuova famiglia nata nella Universale Famiglia, la Chiesa...  La famiglia religiosa è veramente frutto della sua vita di santità. «Padre» per grazia, in quanto mediatore dell’unico Padre, Dio, «dal quale ogni paternità prende nome» (Ef 3, 15).

Il Fondatore diventa quindi «forma vitae» dei suoi discepoli, maestro di dottrina e di santità. Per questo ogni Istituto ricorre in maniera particolare all’intercessione del proprio Fondatore, «perché egli che ne è il padre ne abbia sempre cura e continui in altra forma quella generazione della quale ha sofferto in terra le doglie del parto».

La nostra modesta ricerca vorrebbe mettere in risalto la co-scienza che Eugenio de Mazenod ha avuto di essere Fondatore e Padre degli Oblati di Maria Immacolata…

Inizia così lo studio di Giovanni Soddu e Tonino Camelo. Risale a 46 anni fa ed è sempre fresco. A chi lo desidera posso mandare il pdf.