domenica 22 febbraio 2026

Come vincere le tre P


La Quaresima si apre con le tentazioni di Gesù nel deserto. Egli prende su di sé tutte le nostre tentazioni, riassunte in tre parole:

Piacere: ci sono piacere leciti, come mangiare un frutto, ma non quello dell’albero proibito. È la ricerca di una vita facile e comoda, del tornaconto personale, della ricerca di sé, del proprio compiacimento.

Plauso: l’attrazione per la notorietà, la brama di tanti like sui social, di followers, di sentirsi importanti… vorremmo salite sempre più in alto, fin sulla cima del pinnacolo del tempio, per farci vedere da tutti.

Potere: l’ebbrezza del successo, l’arrivismo, schiacciando gli altri…

Il diavolo pensa di trascinare giù Gesù, come fece all’inizio dei tempi. Ma egli è il Verbo del Padre. Si nutre costantemente della sua parola e la vive al punto da essere soltanto Parola di Dio. Colpito, da lui sprizza la Parola di Verità che annienta la Menzogna.

E quando sopraggiunge anche per noi la tentazione e la prova? C’è un modo solo per superarla e vincere: fare come Gesù, vivere il Vangelo al punto da essere come lui soltanto Parola di Dio. Nutrirci anche noi “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, di ogni parola detta da Gesù. La Parola (Gesù) vincerà in noi.

sabato 21 febbraio 2026

Da Leone XII a Leone XIV

La settimana di celebrazione dei 200 anni dell’approvazione pontificia si è conclusa questa mattina con l’incontro di Leone XIV con gli Oblati.

Tutto era iniziato con l’incontro con Leone XII, quando affermò solennemente: «Erigiamo questa famiglia nella speranza che i suoi figli… cerchino con tutte le forze e con l’esempio di portare nel seno della Madre di misericordia gli uomini che Gesù Cristo sospeso sulla croce volle affidare a lei come figli». Che missione solenne ci veniva offerta dalla Chiesa!

Oggi il suo successore, che porta lo stesso nome, ci conferma quella missione, ricordando le parole evangeliche che hanno ispirato sant’Eugenio:

«“Mi ha mandato ad evangelizzare i poveri” (cfr Is 61,1; Lc 4,18) è il motto che Sant’Eugenio de Mazenod ha scelto per gli Oblati, da lui fondati con grande coraggio in un momento in cui l’Europa era scossa da vicende complesse e drammatiche, che acuivano l’impellenza dell’annuncio del Vangelo agli ultimi. Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia, a rispondere alla richiesta di aiuto del Confratello nell’Episcopato Monsignor Bourget, Arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia. Generosità che fu premiata, di fatto, da un’impressionante fioritura missionaria e vocazionale; il che testimonia come la docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo e l’attenzione alle urgenze della carità sono, per ogni fondazione, fonte di fecondità e fermento di crescita».

Il Papa, dal passato, ha rivolto lo sguardo sul presente della nostra Famiglia:

«Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini».



Ci ha poi rilanciato, facendole proprie, le forti parole che Francesco rivolse ai partecipanti al Capitolo Generale, il 3 ottobre 2022: «A questa Chiesa, che il Fondatore vi ha insegnato ad amare come una madre, offrite il vostro slancio missionario e la vostra vita, partecipando al suo esodo verso le periferie del mondo amato da Dio, e vivendo un carisma che vi porta verso i più lontani, i più poveri, coloro che nessuno raggiunge».

Ha infine richiamato il senso della famiglia voluto fortemente da sant’Eugenio, indicandoci le fonti che possono alimentarlo: «Per dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono specchio dell’amore di Dio nel mondo».

Si conclude qui questo grande incontro fraterno, che ha visto arrivare a Roma Oblati dal Camerun, Polonia, Italia, Uruguay, Basile, Congo, Stati Uniti, Australia, Paraguay, Ciad. Spagna, Francia, Danimarca, Bangladesh, Sud Africa, Pakistan, Messico, Namibia, Giappone, Perù, Cile.

Con noi questa mattina all’udienza con Papa c’erano anche le altre persone della Famiglia carismatica che ci hanno accompagnato in questi giorni: i nostri laici, le COMI, le OMMI…

Pronti a ricominciare… per altri 200 anni!



venerdì 20 febbraio 2026

Come Maria a Cana

Parlare a 2.000 donne, volontarie; 500 in presenza, le altre in collegamento da altre sale in varie parti d'Italia: una belle responsabilità. Per questo ho cercato di parlare in maniera semplice, il modo più efficace per comunicare.

Ho parlato, tra l’altro, di Maria a Cana, dove mostra la sua vicinanza alla gente, la partecipazione attiva agli eventi. Si accorge che manca il vino perché è attenta. Non soltanto se ne accorge, ma si preoccupa, perché si immedesima nell’angoscia degli sposi che vedono andare in fumo la festa. Non soltanto è attenta e si accorge, ma prende anche l’iniziativa per risolvere l’inconveniente. Non si arrende neppure davanti al quello che sembra un rifiuto da parte di Gesù e va avanti imperterrita e si dà da fare, dà ordini come una autentica “madre di casa”. La sua contemplazione non si perde tra le nuvole, si fa solidarietà, vicinanza, intraprendenza…

Come lei: accanto a tutti, entrare nel mondo dell’altro, cogliere le esigenze, mettersi a servizio di tutti, essendo l’amore, con Gesù dentro. Immersi nella società, conoscere le situazioni, i bisogni della gente, dentro fino al collo. La donna che sa i problemi dei figli, del mariti, dei genitori, dei suoceri, dei vicini di casa… Il lavoro, i bambini a scuola, poi in piscina, a danza, affidarli ai nonni, stirare, programmare le vacanze, una pizza con le amiche…

“Donna di casa” come Maria, e come lei “Sede della Sapienza”, capace di cogliere “i disegni di Dio sull’umanità” e offrire il proprio contributo per orientare la famiglia, la società, il mondo della scuola, del lavoro, infondere in tutti e ovunque pace, sicurezza…

giovedì 19 febbraio 2026

Omaggio a Leone XII

 

Le celebrazioni dei 200 anni continuano. Questa mattina messa sulla tomba di san Pietro per rinnovare la nostra fedeltà alla Chiesa. A seguito, in basilica, abbiamo reso omaggio a Papa Leone XII che ci ha approvati, pregando sulla sua tomba.

Papa Leone, in segno di umiltà, ha voluto farse seppellire in terra, ai piedi di Leone Magno, con accanto l’altare della Madonna dedicato ai papi Leone II, III e IV. Sulla lapide della tomba leggiamo: «A Leone Magno, celeste Patrono, raccomandandomi umilmente, ho scelto questo luogo per la mia sepoltura, accanto alle sue sacre ceneri. Leone XII, umile successore degli eredi di un nome così grande, il minimo».

Ci siamo disposti a cerchio attorno alla sua tomba per ringraziarlo di avere approvato, 200 anni fa, le Costituzioni e Regole che hanno dato vita alla nostra Congregazione; per ravvivare la sua memoria; per deporre nuovamente, ai suoi piedi, la Famiglia oblata, con quell’atteggiamento filiale di fiducia e d’amore che sant’Eugenio mostrò fin da suoi primo incontro con lui, il 20 dicembre 1825.

«O Leone XII! - scrisse al termine della prima udienza avuta con il Papa - (…) sarete considerato sempre da noi un benefattore e il padre della nostra Società». Egli lo chiamava: «protettore immortale» (30 luglio 1847); «il grande Papa Leone XII» (28 novembre 1854); «Il Nostro Santo Padre Papa Leone XII, nostro insigne benefattore» (15 agosto 1859). Fino a dire che la Congregazione «è stata fondata da Papa Leone XII» (14 settembre 1833).

Ed ecco la preghiera che abbiamo formulato:

Signore Gesù, tu hai ispirato sant’Eugenio de Mazenod di fondare una comunità di missionari per continuare l’annuncio della buona novella ai poveri.

Erano 22 i primi missionari quando egli venne qui a Roma perché la Chiesa ne riconosce la vocazione. Adesso siamo oltre 3.300 e con noi ci sono membri di tanti istituti e tanti laici che si ispirano al medesimo carisma.

Tu sei il nostro vero Fondatore e gli apostoli i nostri primi padri. Ma per chiamarci alla tua sequela e a condividere la tua missione ti sei servito di sant’Eugenio. Poi ti sei servito di Papa Leone XII per innestarci sull’albero della Chiesa e anche lui sant’Eugenio considerava nostro Fondatore.

Siamo qui per ringraziarti della nostra chiamata e ringraziare Papa Leone XII che ci accolse nella tua Chiesa in nome tuo.

«O Leone XII! (…) sarete considerato sempre da noi un benefattore e il padre della nostra Società».

Accogli la nostra gratitudine per la tua visione profetica sulla nostra Congregazione, la nostra riconoscenza per quanto hai fatto per la sua pronta approvazione.

Continua, insieme a sant’Eugenio, a intercedere per noi presso il Padre, per la nostra fedeltà, per la nostra pronta corrispondenza ai bisogni della Chiesa e dell’intera umanità di oggi.

Vogliamo da qui riprendere il nostro cammino, in comunione con il tuo successore, Leone XIV e con tutta la Chiesa, «splendida eredità del Salvatore», che continua a chiamarci «a gran voce».

Maria Immacolata, il cui nome portiamo con gioia anche grazie al tuo intervento, e che tu xi hai invitato a contemplare come “Madre di Misericordia”, ci protegga sempre e ci accompagni nella nostra missione.






mercoledì 18 febbraio 2026

Le solite cose, ma sempre belle

Breve corso a un gruppetto di suore della Famiglia Paolina. Come "manuale" il mio libro Ci aspetta in Galilea. Ho iniziato le lezioni così:

«Circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento». La Lettera agli Ebrei ci ricorda che nella nostra corsa, come in quella nello stadio, tre cose sono indispensabili se vogliamo raggiungere la meta.

Anzitutto liberarsi da ogni bagaglio inutile, non soltanto dai legami del peccato, ma anche da tanta zavorra, che ingombra e ingolfa il cuore, così da correre spediti.

In secondo luogo occorre la perseveranza, la resistenza, la capacita di tenuta, che nasce dalla convinzione che Dio e con noi con la sua grazia, e dalla decisione di voler giungere alla meta ad ogni costo.

Ma la cosa più importante e aver ben chiaro il punto di arrivo! L’atleta, prima ancora di spiccare la corsa, fissa bene la meta e unicamente ad essa mira quando e in pista. Anche noi siamo invitati a tenere lo sguardo ben fisso su Gesù che ci ha preceduti. Siamo protesi verso rincontro con lui, per conquistarlo, noi che siamo già stati conquistati da lui. Così ci guida verso la meta ultima, il Paradiso, il Padre.

 Spesso ci si chiede come sarà la vita consacrata in questo nuovo millennio appena iniziato. Se avessero rivolto una domanda analoga ai monaci dell’anno Mille, non avrebbero certo previsto la novità epocale che di lì a poco avrebbero operato gli ordini mendicanti lasciando i luoghi solitari, deserti e montagne, per andare a vivere in citta, rinunciando alla stabilita per l’itineranza, alle grandi strutture per delle agili fraternita... I monaci che venivano dal primo millennio non potevano prevedere le nuove forme di vita religiosa che sarebbero sorte nel secondo millennio, ma lo Spirito Santo sì!

Chissà che anche per il terzo millennio lo Spirito Santo non stia disegnando qualcosa di nuovo per la vita consacrata. Lungo la storia della Chiesa ha mostrato di saperlo fare con molta creatività. E in gioco uno dei più grandi doni che egli ha comunicato alla Chiesa. Se è stato lui a suscitare la vita consacrata quale vita carismatica per eccellenza, chi altri se non lui potrà vivificarla e spalancarle nuovi orizzonti? Più che i nostri progetti e i nostri sforzi occorrerà la piena disponibilità e docilità alla sua azione. Non è certo un invito alla passività e alla rassegnazione. È piuttosto la richiesta di una vigile attenzione alle indicazioni che rivolge oggi alla sua Chiesa. Parlare di futuro della vita consacrata è un azzardo: chi se non lo Spirito Santo ha in mano il futuro della Chiesa e in essa quello della vita consacrata? Forse, più semplicemente, possiamo interrogarci su come oggi siamo chiamati a vivere i valori fondamentali che sono all’origine della nostra vita, in modo da affrontare le sfide del presente e del futuro, e cercare di cogliere alcuni indizi che ci lasciano intravedere le piste che potremo percorrere

Ed è quello che ho cercato di fare mostrando le grandi componenti della vita consacrata: cristologica ed evangelica, teologale, apostolica, pneumatica... Mi trovo a parlare sempre delle solite cose, ma sono sempre belle! 

Ed è 

martedì 17 febbraio 2026

Festa per i 200 anni

Di festa in festa. Questi giorni di celebrazioni sono beli e profondi. Oggi ritiro con uno dei primi compagni di sant’Eugenio, il venerabile Domenico Albini: come viveva la regola? Poi messa solenne con il cardinale Tagle…

Bello anche il pomeriggio di ieri con una diretta seguita in tutto il mondo. Eccone un momento:

https://youtu.be/cTuw-CXE910?si=6DAtf3iTvyfdsKYl



lunedì 16 febbraio 2026

In nome di Dio, siamo santi

Secondo giorno di celebrazioni dei 200 anni. Oggi tappa a san Silvestro al Quirinale, dimora romana di sant’Eugenio. Messa solenne presieduta da mons. Steckling, vescovo in Uruguay, già nostro superiore generale…

Qui sant’Eugenio pregò, attese, sperò, si mosse per incontrare continuamente persone che potessero favorire l’approvazione della sua Regola…

Finalmente, a febbraio, in un freddo giorno d’inverno, la notizia tanto attesa: Papa Leone XII aveva approvato le Costituzioni e le Regole degli Oblati Missionari di Maria Immacolata. Era il 17 febbraio 1826.

Due giorni prima – ci siamo stati ieri –, nella chiesa di Santa Maria Campitelli, aveva atteso tutta la mattina che i cardinali, riuniti nell'edificio di fronte a dove risiedeva il cardinale Pacca, prendessero la decisione che avrebbe determinato il futuro della sua Congregazione. Partecipò a nove Messe consecutive, in preghiera continua. Quando se ne andò, i cardinali avevano già detto al papa che erano favorevoli all'approvazione. Il giorno dopo scrisse: "Zitto! caro Tempier, te lo dico a bassa voce, ma abbastanza forte da farti sentire. Ieri, la Congregazione dei Cardinali ha approvato all'unanimità le Regole di Eccellenza... la condotta della Divina Provvidenza in questa questione è stata ammirevole." "Possiamo capire cosa siamo! (…) Non vi sembra forse che sia segno di predestinazione portare il nome degli Oblati di Maria, cioè consacrati a Dio sotto l'egida di Maria, il cui nome porta la Congregazione, come cognome a lei comune con la Santissima e Immacolata Madre di Dio?"

Fu un momento di profonda gioia, non solo per Eugenio, ma per ogni missionario che un giorno avrebbe camminato sulle sue orme. La Chiesa aveva abbracciato la loro missione. Il loro carisma era ora sigillato, riconosciuto e affidato al mondo.

Due secoli dopo, questa approvazione continua a dare frutti in ogni angolo del mondo.

Il 18 febbraio 1826, Eugenio scriveva a p. Tempier e a tutti gli Oblati: «Mio caro amico, miei cari fratelli, il 17 febbraio 1826, ieri sera, il Sovrano Pontefice Leone XII ... ha approto l'Istituto, le Regole e le Costituzioni degli Oblati Missionari della Santissima e Immacolata Vergine Maria (...). Le regole sono state approvate dalla Chiesa, dopo il più attento esame. Sono state giudicate sante e perfettamente adatte a guidare coloro che le hanno accolti verso la loro fine... Nel nome di Dio, siamo santi».

L’approvazione ci ricorda che la nostra missione non è nostra. È la missione affidataci dalla Chiesa, plasmata dal Vangelo, guidata dallo Spirito.

Questo anniversario ci invita alla gratitudine... ma anche al rinnovamento, a riscoprire il fuoco che ardeva nel cuore del nostro Fondatore.

Ciò che Eugenio ricevette a Roma non fu una ricompensa, ma una responsabilità, una missione verso i poveri, gli abbandonati, i dimenticati. Oggi ereditiamo la stessa responsabilità. Vivere le Costituzioni e le Regole non come un libro, ma come uno stile di vita, nella fiducia che Dio continui a guidare la nostra Congregazione.

San Eugenio diceva: sono "il mio vade mecum, il mio tesoro", mostrano "il prototipo del vero Oblato di Maria". Sono lo strumento con cui il Fondatore trasmette il carisma. Ancora oggi, come molti anni fa, ci ripete: "Leggete, meditate e osservate le vostre Regole e diventerete veri santi, edificherete la Chiesa".

Duecento anni fa, una firma a Roma cambiò il corso della nostra storia. Oggi celebriamo non solo un evento... ma una grazia. Che questo anniversario rinnovi i nostri cuori, rafforzi la nostra missione e ci ispiri a camminare con coraggio nel prossimo secolo di vita oblata.