Sono stati appena pubblicati due volumi con le lettere di Maria
Scolastica Rivata, scelta da don Giacomo Alberione per fondare le Pie
Discepole.
Il primo volume si apre con una decina di pagine di “Introduzione
alla lettura”, che ho scritto per presentare l’opera. Ecco una pagina:
Vorremmo ascoltare la narrazione della sua storia, così come ha fatto,
ad esempio, don Giacomo Alberione in Abundantes divitiæ gratiæ suæ, e
come hanno fatto tanti altri fondatori e fondatrici di istituti religiosi. Ma
madre Scolastica non ci ha lasciato una autobiografia, in compenso ci ha
lasciato molto di più, un ricco epistolario.
L’autobiografia
sceglie, elimina, rilegge la trama della vita, la rielabora in maniera
creativa, ne coglie il senso. Non è cronaca, è una rilettura – a distanza di
tempo – del proprio percorso, della propria esperienza. La lettera invece dice
l’evento in presa diretta, senza filtri, mentre accade. Oggi non si scrivono
più lettere, c’è il telefono, ci sono i social e i messaggi si bruciano in un
istante. Rimane forse un’istantanea, un breve video, solo la superficie della
notizia, del fatto. Le lettere di una volta spesso trasmettevano l’anima, le
passioni, e rimanevano fisse per sempre. Madre Scolastica ne ha lasciate 791, o
almeno tante sono quelle recuperate e qui pubblicate. Non sapeva che stava
consegnando in eredità un patrimonio di storia e di vita. Racconta i fatti come
li vive, comunica quello in cui crede e si rende prossima, condivide le attese,
coinvolge, crea rapporti, li approfondisce, plasma le anime con discrezione…
Dove ha appreso quest’arte della scrittura? Gliel’ha insegnata certamente
l’attenzione, la vicinanza, l’amore verso quelle a cui si rivolge.
Attraverso le lettere madre Scolastica racconta giorno per
giorno, senza esserselo proposta e forse senza rendersene pienamente conto, la
storia delle Pie Discepole e la sua storia personale, apre la sua anima facendo
conoscere il suo più profondo rapporto con Dio, traccia il profilo della
vocazione dell’Istituto e guida con sapienza ognuno dei membri alla sua
realizzazione.
Appare una donna semplice, dal cuore puro, se poteva
scrivere:
«Signore, mi hai procurato tutto,
le tante bellezza della natura e di tutto il creato
per allietare il mio sguardo:
i fiori coi loro profumi,
i frutti squisiti, l’aria, l’acqua, il pane,
e tutto ciò che mi dà refrigerio,
conforto, sollievo,
tutto è opera della tua divina provvidenza…».
Don Alberione non poteva scegliere una persona più adatta per
dar vita a una famiglia che fa del bello l’oggetto del suo apostolato. L’idea è
di lui, ma come poteva attuarla senza una donna che la facesse propria e le
desse quell’imprescindibile tocco femminile?






















