Se voglio sapere veramente cos’è l’acqua, cos’è il mare, mi
devo tuffare e restarvi immerso, nuotando in esso... Esperienza letteralmente
significa passare attraverso, penetrare. Bisogna entrare dentro le cose per
capirle. L’aveva ben compreso Dante Alighieri: per capire l’Aldilà avrebbe
dovuto andarci di persona, penetravi dentro, attraversarlo, per questo si
inventa l’espediente letterario di un viaggio che passando per l’inferno e il
purgatorio lo porta in paradiso.
L’esperienza del Paradiso ’49? È entrare in Paradiso e
attraversarlo. A differenza di Dante, il racconto di Chiara non è una finzione
letteraria. Ella è davvero entrata in Paradiso e ha percorso un viaggio al suo
interno, così da conoscere davvero le realtà del Cielo dal di dentro. Essendo
immersa in esso può narrare anche a noi quelle realtà del Cielo e lo fa
narrando la sua esperienza. Le pagine del Paradiso ’49 sono la narrazione di
questa esperienza avvenuta in Paradiso.
Di quale tipo di esperienza si tratta?
Così inizio la mia esposizione su “L’esperienza del’49”
al Corso di formazione agile Paradiso ’49. Spiego diversi aspetti dell’esperienza
tra cui il vissuto nell’ordinarietà:
Un’esperienza straordinaria, quella del Paradiso ’49, eppure
vissuta nell’ordinario. Il libro è distinto in due parti: la prima narra il
periodo trascorso in montagna sulle Dolomiti, la seconda il periodo trascorso
in città, a Roma, e nel litorale romano.
A Tonadico, pur nella contemplazione, con i grembiuli da
lavoro, lei e le compagne facevano il bucato alla fontana pubblica nella piazza
del paese, sbrigavano le faccende di casa, e poi via per boschi e prati, in
lunghe gite in montagna. Troviamo piccoli aneddoti di ogni giorno, come
Angelella che dona un fiore a Chiara, la vista di un verme sul prato dove sono
sedute, di una chioccia con i pulcini lungo la via, ma anche la contemplazione
dei tramonti, della bellezza della natura che le circonda…
A Roma la vita è invece vorticosa: «Noi andiamo all'Avventura!
Accettiamo ogni invito di portare il Fuoco dovunque. Non fissiamo regole né
orari» (cpv 883): «ambulanti per il mondo» (cpv 888).
Non è bella questa mistica montana e urbana, vissuta nella
normalità della vita, al punto che gli altri neppure se ne accorgono? Mi sembra
moderna, laica, fatta per tutti: «Ecco la mistica nostra. Mistica che è
equilibrio, luce e chiarezza, normalità, l'uomo alla perfezione, Dio umanato,
senza quei languori e straordinari fenomeni pur divini che contrassegnano i
santi mistici» (cpv 1532).














