Sull’Avvenire una pagina intera è dedicata al 16 luglio
1949, che oggi si celebra a Fiera di Primiero con il conferimento, da parte del
Comune, del premio internazionale “Tonadico città del Patto”. In tutto il mondo
oggi si celebra questa festa di famiglia e ci si racconta, ancora una volta, di
quel saldo indistruttibile legame con il quale Gesù Eucaristia unì per sempre
Chiara e Foco, e subito dopo le prime focolarine e poi altri e altri ancora, a
cascata, dilatando quel patto sul mondo intero.
La pagina dell’Avvenire, scritta da Carla Cotignoli, riporta
al centro la più bella foto di Chiara, la stessa che ho scelto per la copertina
del libro “Lacrime e stelle”. La ritrae radiosa, a Baita Segantini, con alle
spalle le Pale di San Martino. È una foto luminosa, del 1951, che esprime la
luce di quelle estati di Paradiso che si protrasse da luglio 1949 a ottobre
1951. Ed è una foto “corale”, con Chiara circondata dai primi compagni e
compagne, quasi a confermare che quell’esperienza non era di una mistica
isolata, ma di tutto un gruppo del quale anche noi, se vogliamo, possiamo fare
parte.
Ho celebrato l’anniversario a Loppiano, dove sono stato
invitato a parlare. Bello ricordare la prima Mariapoli nella prima “Mariapoli
permanente”, che mantiene viva l’eredità degli inizi.
Davanti a me un pubblico vario, dai testimoni degli inizi a
giovani che nulla sapevano del 1949, a famiglie provenienti dai quattro angoli
del mondo che hanno richiesto sei traduzioni simultanee.
Perché raccontarsi storie di famiglia? Perché è il modo più
bello per rinsaldare l’unità della famiglia. Come quando la mia mamma ci
raccontava di quando il mio babbo andò dal suo babbo per chiederle la mano.
“Non possiamo darle la dote”, disse il nonno, la cui famiglia era molto
modesta. “Ma io non voglio una dote, io voglio la Rosanna”, gli rispose il mio
babbo. E la mamma ci confidava la gioia silenziosa nel sentire quelle parole!
Perché iniziare proprio con una storia familiare? Per
ricordare il valore dei racconti familiare, ma soprattutto per introdurre il
discorso sulla “dote”, una parola e un tema sconosciuto ai più giovani. Ho
infatti raccontato la storia di un matrimonio, delle “nozze mistiche” con le
quali il Verbo sposò l’Anima (con la maiuscola! perché non era una singola
“anima”, ma un “drappello” di anime!). Non fu il 16 luglio, ma il giorno
seguente… Sì, quel giorno, 17 luglio 1949, Il Verbo sposò l’Anima in mistiche
nozze, proprio come è avvenuto tante volte lungo la storia della Chiesa; solo
che questa volta la sposa è Chiesa, unità di tante anime.

Ed è allora che, come si usava una volta, inizia il viaggio
di nozze. Conosciamo l’espressione “viaggiare il Paradiso” – in proposito ho
scritto un libro! Non si viaggia “nel” Paradiso, ma si viaggia “il” Paradiso,
ossia si penetra e si vive ogni realtà in esso presente, così da esserne
trasformati. Ebbene questo viaggio è un “viaggio di nozze”. Chiara ha
l’impressione di essere condotta nelle realtà del Cielo dallo Sposo, che le
mostra, come a sposa, ciò che ormai le appartiene, facendole vedere il Paradiso
attraverso i suoi stessi occhi. «Sposo mio dolcissimo – la sentiamo esclamare
–, troppo bello è il Cielo e Tu come un divino Amante, dopo le Mistiche
Nozze..., mi mostri i tuoi possessi che sono miei». Per mesi lo Sposo mostrò
alla sposa ciò che ormai le apparteneva, le fece vedere il Paradiso attraverso
i suoi stessi occhi. La sposa, così ella scrive, «ama, vede, desidera ciò che
ama, vede, desidera lo sposo».

Ma c’è, appunto, anche la famosa dote! Cosa porta in dote lo
Sposo alla sposa? Nientemeno che “tutto il Paradiso”. Glielo mostra e glielo
dona.Ma anche la sposa deve portare al suo Sposo una dote. Ed
egli ha le sue pretese! Esige come dote nientemeno che l’intera creazione. È
l’invito a entrare nel mondo del lavoro, della politica, della vita sociale e
familiare per assumerli pienamente nella propria realtà quotidiana.
Una mistica non aleatoria, evanescente, tutto cielo… Una
mistica che entra nelle realtà della terra e le fa assume e le trasforma…
Guardo ancora quella foto radiosa del 1951 e mi sembra di
vedere il cielo trasferito sulla terra.