domenica 29 marzo 2026

A spasso per Taranto

26 marzo: Frecciargento Roma Bari. Da Caserta a Foggia camminiamo a passo d’uomo, siamo fuori dal mondo. La natura è bella, tra vigneti, colline a distese di grano d’un verde tenue… A Foggia la Freccia torna a sfrecciare, con nuovi paesaggi. A Bari Mimmo e Rosa mi aspettano per accompagnarmi in macchina a Taranto, onde evitare un altro viaggio in treno da Far West. Eccomi finalmente, dopo 50 anni, di nuovo nel Quartiere Paolo VI. C’è ancora Marta ad attendermi! Venerdì mattina arriva anche Isa, così le figlie di Beppino ricostituiscono per me la famiglia tarantina, ma oggi ci sono anche i mariti, i figli, i nipoti… Sì il tempo passa e si cresce!

Sul blog ho già scritto del mio arrivo nel quartiere nel luglio 1975 e gli incontri con gli uomini della “comunità parrocchiale”.

https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/a-taranto-50-anni-dopo.html

Ricordo che la prima sera un operaio, capelli grigi e volto sorridente, intervenne spontaneo: «I nostri giovani vivono ogni giorno un passo del Vangelo, la "Parola di Vita". Perché‚ non proviamo anche noi? Io proporrei di ritrovarci domani sera, dopo la Messa, perché qualcuno ci spieghi cos’è questa Parola di Vita e come i giovani la vivono».

Nel mio diario di allora scrivevo: «Il giorno seguente uomini e donne sono alla scoperta della “Parola di Vita”. Quello che li affascina è la possibilità di vivere assieme lo stesso passo del Vangelo. “Pensa che bello, dice una mamma, se a casa mia, mio marito, i miei figli, viviamo assieme il Vangelo! Poi possiamo confrontarci, vedere come va”.

Un altro gruppo di operai li incontro il giorno seguente, sul sagrato della chiesa. Gli uomini infatti si dividono in turni. Tutto il quartiere è ritmato dal primo, dal secondo, dal terzo turno di lavoro alle acciaierie dell’Italsider. Un operaio mi spiega che è comunista e cristiano. “Sono entrato in questa comunità tre anni fa. Non è facile camminare dietro a Cristo, ma io non mi vergogno di nessuno. Giorni fa un ingegnere mi ha detto: Ma tu credi ancora a queste cose? Sì, gli ho risposto, anche se non ho tutta la sua cultura, io credo!”.

Antonio mi spiega che nel suo ambiente di lavoro regna una “alta cultura pornografica”. Lui, in mezzo a tutto un genere di riviste specializzate in materia, ha cominciato a portare nientemeno che Famiglia Cristiana. All’inizio i compagni di lavoro ci ridevano sopra. Non l’ha portata per qualche settimana e subito qualcuno si è lamentato: “Perché‚ non porti più Famiglia Cristiana?”. “In fondo, mi spiega, sono stufi di pornografia, e anche se mi deridono, quando nessuno li vede, sfogliano la rivista che porto io”. “Dopo un po’ di tempo - aggiunge - mi sono messo a studiare con impegno il Vangelo e perfino le vite dei santi... quelli sì che sono delle personalità!”.

Anche un altro operaio, che asserisce di essere sempre stato additato come la pecora nera della famiglia, mi confida che sta leggendo la Bibbia: “Ci vuole tempo, ma io leggo una pagina al giorno. Ho comprato la migliore edizione, in tre volumi”.

A causa dei turni di lavoro la comunità dei credenti non può mai trovarsi al completo. Tuttavia i vari nuclei camminano decisi e uniti. Anche i ragazzi si incontrano tra di loro, e così le ragazze e le mamme. Noto una gara tra i vari gruppi, un’emulazione vicendevole nella scoperta del cristianesimo e nell’impegno a viverlo.

Adesso, quando cammino per il quartiere mi sento salutare, mi vedo sorridere: è un tacito accordo tra noi cristiani. Quell’"ac-cordo" - un cuor solo - che rende salda e unita la comunità, pronta ad affrontare con coraggio il mondo che la circonda; quell’accordo che fa sì che i giovani si incontrino per pregare, che dà agli uomini il coraggio di andare a testa alta in fabbrica, dove tutti li sanno cristiani, che spinge le donne a trovare gli ammalati nelle loro case, per ridare speranza...

È una comunità giovane, che si irrobustisce nella difficile e gioiosa testimonianza della verità».

27 marzo: Messa nella chiesa degli Oblati… dal 1968 sono stati qui, per 50 anni. Adesso non ci sono più, ma la loro presenza è sempre viva. Sulla facciata della chiesa la grande statua di sant’Eugenio, presente anche all’interno, perfino sul fonte battesimale! Sono presenti soprattutto nell’AMMI, l’associazione di laici che si ispira al carisma di sant’Eugenio.

Celebro sull’altare sul quale celebrò Paolo VI la notte di Natale, quando venne nelle acciaierie.

E ora un tuffo nella Taranto vecchia, un mondo intatto, sempre lo stesso da secoli. Gaetano è nato e cresciuto in un vicolo accanto al duomo. Si rivedere a correre su e giù per queste stradette, con i ginocchi sbucciati, con bande di ragazzini.

Nel duomo si compendia e si spalanca la storia della città, non quella della Magna Grecia, ma quella cristiana, con la prima evangelizzazione di san Pietro e san Marco che passano per andare a Roma e la seconda evangelizzazione di san Cataldo che, di ritorno dalla Terra Santa verso l’Irlanda, si ferma in città, primo vescovo. La cappella – il “cappellone” – a lui dedicato è un’esplosione di marmi, statue, colori. Sobria e misteriosa la vasta cripta.

Tra tanti capolavori d’arte, le case e i palazzi minori della vita ordinaria, con le scritte sui muri, gli odori dei fritti, le scolaresche in gita…

Sorpresa! La casa del mio amico, il commissario Ricciardi, così come la casa dell’amata Enrica, il mercato nel quale Nelide fa la sua spesa quotidiana, la casa della “amica” del brigadiere Maione… non sono a Napoli, dove è ambientato lo sceneggiato, ma proprio qui nella Taranto vecchia, e vedo case e luoghi, ricostruendo le scene…

Ormai si è fatto ora di pranzo: nuova famiglia, nuovi amici, nuove specialità pugliesi…



Finalmente il perché sono qui: la presentazione del libro “Lacrime e stelle”, come da blog...

https://fabiociardi.blogspot.com/2026/03/presentazione-taranto.html

A sera nuova famiglia, dove si riunisce la “comunità” del Movimento per la cena in piedi: nuove amicizie, nuove specialità pugliesi…

Ma cos’ho fatto per meritarmi tutto questo?



sabato 28 marzo 2026

Presentazione a Matera

Questa volta la presentazione di Lacrime e stelle si è tenuta nella Chiesa battista con più di 80 persone. 

“Non sapevo se chiamarlo professore o don Fabio o padre Ciardi… ma adesso dopo averlo sentito parlare so come chiamarlo: Pastore Fabio”. Così alla fine il Pastore Nunzio entusiasta mi ha ingaggiato come suo collega aprendomi le porte della sua Chiesa. 

Un momento bello e partecipato, molto diverso da quello di ieri a Taranto. Le 30 copie del libro erano vendute prima di iniziare. Gli altri hanno dovuto contentarsi di ordinare. 

Ma ciò che mi convince in questa tournée è vedere ricomporsi le comunità e riprendere coraggio e fiducia. 

venerdì 27 marzo 2026

Presentazione a Taranto

Circa centoventi le persone alla presentazione del libro “Lacrime e stelle”. 

Tra esse il Vescovo, venuto solo per un saluto, poi doveva subito andare per impegni: è rimasto un’ora e mezza. Pastore e fedeli valdesi, membri della chiesa di Gesù e dei santi degli ultimi giorni, azione cattolica, responsabile della pastorale familiare, responsabile delle aggregazioni laicali, amici… 


Contenti

giovedì 26 marzo 2026

A Taranto, 50 anni dopo...

Arrivo al quartiere in una mattina afosa. Pensavo si trovasse a ridosso della città, invece occorre inoltrarsi alquanto nella periferia. Il bus mi scarica al centro dell’abitato, dopo averlo penetrato per una strada che mi è parsa un labirinto.

Quando Paolo VI, nel Natale del 1968, venne qui per incontrarsi con gli operai dell’Italsider, il quartiere, che avrebbe preso il suo nome, era composto da un primo lotto di casette bianche bifamiliari rigorosamente allineate, e da un secondo lotto, quattro grandi palazzi che guardano la piazza quadrata. Da allora si è rapidamente ingrandito: le persone sono salite a 7.000. Adesso sono appena spuntate le nuove case popolari, da una parte e dall’altra del quartiere: due enormi mani che sembra vogliano strangolarlo. Non sono ancora terminate e già vi abitano 4.000 persone.

Gli ulivi e i giovani alberi che circondano i palazzi nuovi e puliti dei primi due lotti danno un tono di signorilità al quartiere. Avrebbero dovuto essere molti di più. Nell’ultima “Giornata del verde”, organizzata con impegno, erano stati piantati 2.000 abeti e pini. A Natale hanno lasciato le aiuole per salire negli appartamenti e addobbarsi da albero di natale.

È in questo “quinto mondo” che scopro una Chiesa fragile e forte come nei primi tempi del cristianesimo. Ogni sera, dopo cena, nell’ampio cortile accanto alla chiesa, vedo arrivare alla spicciolata ragazzi e ragazze, papà e mamme, qualche nonna. Ognuno porta la sua sedia. Lentamente il cerchio si allarga: sono in venti, poi in trenta, quaranta, sessanta.

Beppino, un operaio sulla quarantina, mi presenta la comunità. È un uomo semplice. Mi racconta della lotta che deve ingaggiare ogni giorno per difendere la fede in un ambiente ostile, del coraggio di professarsi cristiano in fabbrica, dove lo deridono perché è onesto e crede nel Vangelo.

Era il luglio 1975, quando scrisse queste righe... Era la prima e unica volta che andavo a Taranto. Vi torno dopo più di 50 anni. Non c’è più Beppino ad attendermi, mi aspetta in Paradiso, ma ci sono le sue due figlie carissime…

mercoledì 25 marzo 2026

Evviva la missione di Marino!

Sindaco, vicesindaco, assessori, carabinieri, vigili urbani, vigili del fuoco, tutti insieme nella sala consiliare… Che bell’incontro per parlare della realtà della missione cittadina a Marino. E che sorpresa per tutti vedere che la cittadina si sta mobilitando.

La vicesindaco è meravigliata del cambiamento di paradigma: "Appena un mese fa con i carabinieri ci si era dati da fare per consigliare, soprattutto gli anziani, a non aprire la porta a sconosciuti… Ora invece tutte le porte aperte: visite alle famiglie, ai malati, agli anziani…".

Ciò che più sorprende sono i “centri di ascolto”, più di venti famiglie che aprono la loro casa per incontri con tante persone del vicinato, credenti e non credenti (per semplificare il linguaggio) per parlare insieme delle cose che interessano tutti.

E poi questa bella schiera di “missionari”, Oblati, religiose, laici, provenienti da varie parti d’Italia, ospiti nelle famiglie, che entrano nei vari ambienti. Alcuni hanno preso una settimana di ferie dal lavoro. 


La mamma di un nostro giovane Oblato adesso missionario in Uruguay, è venuta apposta dalla Calabria e oggi in comune ha dato la sua testimonianza di consigliera comunale nella sua città.

Dopo cena, in vari luoghi pubblici, adorazione all’aperto, con tanta partecipazione.

Un consigliere comunale ha detto. Mi sembra di vedere Gesù: non stava nel tempio, ma andava per le strade. Poi la Chiesa si è ritirata nelle chiese. Ora tornate nelle strade. E la vicesindaco: fin dall’inizio ho tenuto la porta aperta per ricevere la gente … ora ho capito che deve andare io dalla gente. Poi, riferendosi a quanto avevo detto sull’arte di amare: Bello, ma per niente facile…

Evviva la missione!



martedì 24 marzo 2026

Rilassati! Dio non sei tu

“Bisogna passarle tutte”, diceva padre Novo. Anche TV 2000! (benché non sia la prima) Io mi vergogno da matti ogni volta che devo andare in tv. Imbranatissimo.

Comunque sono stato contento di presentare “Lacrime e stelle”.

Quando poi arrivano messaggi benevoli, come questo ho sospiro di sollievo:

- È stata veramente coinvolgente la tua testimonianza in "Chiesa viva" con Chiara... "Lacrime e stelle" e altro. Complimenti Fabio!.

- È andata benissimo: hai comunicato gioia ed entusiasmo!

- Grazie per quanto hai testimoniato questa sera su tv2000. È stato un incontro ricco di sapienza da parte tua, grazie anche per la bella presentazione del tuo libro “lacrime e stelle”.

- Bellissima l’intervista di oggi! Grazie!!

https://www.play2000.it/detail/547








lunedì 23 marzo 2026

Fratelli

Mercoledì pomeriggio, nell’ambito della “missione di Marino”, incontrerò il consiglio comunale nella sala di palazzo Colonna. Mi sono annotato l’inizio della conversazione, il resto verrà da sé. Vediamo se funziona…

Oggi, 25 marzo, è il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita dal Consiglio dei Ministri nel 2020. Perché proprio oggi la giornata dedicata a Dante? Perché il 25 marzo è la data di inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. E perché Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita”, inizia il suo viaggio proprio il 25 marzo 1300?

Perché il 25 marzo è considerata la data dell’incarnazione: l’angelo annuncia a Maria che diverrà madre di Dio, Maria dona il suo assenso e il Figlio di Dio si fa uomo nel suo grembo. Nove mesi più tardi, il 25 dicembre, nasce Gesù, è Natale. In Toscana, come in altre regioni, dal 1200 fino all’unità d’Italia, l’inizio d’anno non si celebrava il 1° gennaio, ma il 25 marzo. Così, da buon toscano, inizio con augurarvi a tutti buon anno! Qual è il mio augurio. Semplice: che ci riscopriamo tutti fratelli e sorelle.

A volte è un po’ ridicolo sentire il prete che dice: “Fratelli!”. Eppure questa parola: fratello, è scritta nel primo articolo della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”: «Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi (…) devono agire gli uni gli altri in spirito di fratellanza». Non importa essere cristiani o religiosi per riconoscerci fratelli e sorelle, basta essere umani. Siamo la “famiglia umana”.

Eppure penso che ognuno di noi, una volta o l’altra ha detto o dice il “Padre nostro”. In questo caso la fraternità ha tutto un altro spessore. Il Padre nostro è la preghiera che ci ha insegnato Gesù. Ci autorizza a chiamare Dio come lo chiama lui: Padre. Così facendo si dichiara fratello nostro, accanto a noi, e ci aiuta a voltarci insieme verso il padre comune.

Dio è Padre, Dio è Madre e quand’è che i genitori sono più contenti? Quando vedono i figli che si vogliono bene, si aiutano, sono uniti. Quando litigano e non si parlano più è invece una tragedia. E noi siamo in guerre continue, divisi in fazioni opposte, litigiosi, arrabbiati… Per questo il Padre del cielo ma mandato in terra suo Figlio, per riaffratellarci. Per questo la preghiera che Gesù ci ha insegnato comincia con la parola Padre “nostro”.

Quando dico “Padre” prendo coscienza di quello che sono veramente, proprio figlio suo! Quando dico “nostro” prendo coscienza che ho il Padre in comune con gli uomini e le donne attorno a me, e quindi ho dei fratelli e delle sorelle. Siamo tutti figli di un unico Padre, tutti figli di Dio nel suo unico Figlio. «Non c’è più né giudeo né greco; non c’è più né schiavo né libero; non c’è più né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 28). Si instaura un rapporto nuovo nell’appartenenza reciproca e si riaccende il desiderio e la volontà di lavorare con tutte le nostre forze alla fratellanza universale.

Prima di essere di un partito o di un altro, siete fratelli e sorelle. La fraternità non è tra partiti e istituzioni, ma fra persone. Siete prima di tutto persone, umani, affratellati dal nostro essere umani, e per chi ci crede, dall’essere figli dello stesso Padre. Quando entriamo nel salone comunale prima di tutto ci riconosciamo persone, fratelli e sorelle. E come Gesù anche noi vogliamo affratellare i cittadini. Poi discutiamo su come fare. Le idee possono scontrarsi, noi come persone mai.

Come persone, fratelli e sorelle, abbiamo imparato a stimarci, a rispettarci, ad ascoltarci, a cercare di capire le ragioni gli uni degli altri. Non conosciamo gli insulti, le invettive, le calunnie, le bugie. Anche se abbiamo idee, programmi, strategie diversi, siamo umani, fratelli e sorelle.

Possiamo anche ricordarci alcune leggi elementari per vivere con sincerità questi rapporti. È l’arte di amare…