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Ormai le migrazioni e la mobilità umana hanno portato in casa nostra uomini e donne di tutte le religioni con le quale dobbiamo confrontarci ogni giorno. E non si tratta soltanto di rapporti personali. Il tema delle religioni investe l’intera società, a cominciare dalla pace. Ricordiamo le famose parole di Gandhi: «Non ci sarà pace tra le nazioni senza pace tra le religioni, e non ci sarà pace tra le religioni se non c’è dialogo tra le religioni». Siamo a 60 anni dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate sul dialogo interreligioso e proprio in questo giorni è uscito un documento della Santa Sede che ricorda l’importanza di questo dialogo.
Ecco che per questo nuovo podcast mi si chiede: Perché tante religioni? Tutte portano a Dio? Risponderei con tre punti fermi… e uno mobile!
Il primo
punto fermo è che Dio è Padre, ama la sua creazione, ama ogni persona. Egli
vuole che tutti gli uomini siano salvi, vuole il bene di ogni essere umano. Quando
vedo un musulmano, un buddista, un indù, il primo pensiero deve essere: è un
figlio di Dio come me, è amato da Dio come me e Dio gli è Padre come lo è per
me.
La domanda è:
come fa Dio a raggiungere ogni persona, come fa a salvarla? Tutte le religioni
portano a Dio? La salvezza raggiunge ogni uomo, perché Dio è Amore, ma come lo
raggiunge? Dio solo lo sa. Il Concilio Vaticano II, afferma chiaramente che Dio
dà la salvezza a quanti appartengono alle religioni non cristiane «attraverso
vie a lui note» (Ad gentes, 7). Dio ha le sue strade che noi non
conosciamo. È libero di amare come vuole e di trovare le sue strade per
raggiungere ogni persona. Il Concilio afferma ancora: «Nel cuore di tutti gli
uomini di buona volontà lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è
morto per tutti (…); perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti
la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero
pasquale» (Gaudium et spes, 22). Lo Spirito Santo sparge i semi del
Verbo in maniera misteriosa, e noi crediamo che essi maturano in pienezza in
Gesù.
Ed ecco il
secondo punto fermo. Dio si fa presente in mille modi, attraverso tutte le
religioni, ma a un dato momento della storia viene di persona in mezzo a noi:
«Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, è diventato egli
stesso carne, per operare, lui l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la
ricapitolazione universale» (Gaudium et spes, 45). In lui abita
«corporalmente la pienezza della divinità». Nel cristianesimo Dio si fa
conoscere e si comunica in pienezza. Non ci sono soltanto “semi del Verbo”, ma
il Verbo stesso fatto uomo: c’è la «pienezza della rivelazione tutta intera» (Dei
Verbum, 2).
È in Gesù che
tutti gli uomini sono salvi. Anche se i membri delle varie religioni non lo
sanno, chi dona loro la grazia della salvezza è Gesù. Per questo, afferma
ancora il Concilio, la Chiesa cattolica non rigetta nulla di quanto è vero e
santo nelle religioni, riconoscendo che «non raramente riflettono un raggio di
quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta
ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14,6), in cui gli
uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha
riconciliato con se stesso tutte le cose» (Nostra aetate, 2).
Ed eccoci al
terzo punto fermo: la coscienza di ogni persona. Anche su questo punto il
Concilio ha affermato con convinzione che ogni uomo deve cogliere e riconoscere
la legge divina «attraverso la sua coscienza, che è tenuto a seguire fedelmente
in ogni sua attività per raggiungere il suo fine che è Dio».
Va rispettato
il cammino religioso sul quale ogni persona si è avviata, se essa è sincera e
si pone in ascolto della “voce interiore”. Ogni uomo è un mistero e racchiude
in sé un mistero. Il Card. Ratzinger, alla domanda di un giornalista: «Quante
sono le strade che portano a Dio?», rispose: «Tante, quanti sono gli uomini!». Quando mi trovo davanti una persona
appartenente a una diversa tradizione religiosa, devo avere un grande rispetto:
sta facendo esperienza del mio stesso Dio al quale si rivolge nella preghiera. Quanti
indù, buddisti, musulmani sinceri ho incontrato nella mia vita! Persone con una
profonda esperienza di Dio. Sono nati in una tradizione diversa dalla mia e lì
hanno trovato la loro via per un rapporto vero e profondo con Dio.
Siamo così al quarto punto, che ho chiamato “mobile” perché ci pone in relazione con i seguaci delle diverse religioni, in dialogo. Comunque è un ulteriore importante punto fisso. È importante conoscersi, lavorare insieme per progetti comuni, condividere le nostre esperienza di preghiera, la nostra visione del mondo… È il dialogo «nel quale i cristiani incontrano i seguaci di altre tradizioni religiose per camminare insieme verso la verità e collaborare in opere di interesse comune» (Segretariato per i non cristiani, Dialogo e missione, n.13).
I teologi
sono chiamati a lavorare al dialogo tra le religioni. Io, e tanta gente
semplice come me, preferiamo dialogare tra persone di religiosi diverse:
incontrarci, apprezzare le reciproche ricchezze, stupirci di quei “Semi del
Verbo” che, espressi pienamente nel Vangelo, appaiono comunque nelle varie
tradizioni religiose, nei loro scritti, nelle loro tradizioni.
In questo
dialogo anche noi cristiani possiamo testimoniare Gesù, in parole e opere, con un
annuncio concreto, esperienziale, come fu il primo annuncio del Signore
Risorto, fatto da Maria Maddalena: non disse: “Il Signore è Risorto”, ma “Ho
visto il Risorto”; non diede soltanto un annuncio di fede, ma una testimonianza
di fede.
Così insieme
ci arricchiamo e camminiamo uniti verso Dio e verso gli altri.

















