Suor Maria Atorino: 60 anni di vita religiosa. Oggi meritava
proprio una bella festa! Così è toccato a me dire qualcosa sulla sua vocazione.
Di solito si dice che il carisma delle Francescane dei
poveri è “sanare le ferite dell’umanità povera e sofferente”. Mi ha colpito ciò
che qualche anno fa ha scritto la comunità delle suore Francescane di Pistoia.
Forse non è una frase originale, forse è notissima tra le suore, ma mi ha
colpito: «Madre Francesca non bada tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla
persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito».
Qui l’accento non è tanto sulle ferite da sanare, ma proprio
sull’umanità povera e sofferente. L’attenzione, l’amore, la cura, la premura è
sulla persona piagata più che sulla piaga. Madre Francesca diceva anche con
chiarezza chi sono queste persone, nella loro realtà più profonda: «Nei poveri
e nei sofferenti riconosco il mio Divino Salvatore così chiaramente come se lo
vedessi con gli occhi del corpo».
Papa Leone XIV nella sua lettera Enciclica Magnifica
humanitas, offre tanti spunti per una attualizzazione di questa attenzione
alla persona da “risanare interamente, nel corpo e nello spirito”. Alla fine
dell’Enciclica suggerisce delle piste per far fiorire in pienezza l’umanità di
ciascuno. Scelgo gli atteggiamenti più accessibili, più concreti, tutti
espressione dell’amore.
Innanzitutto ricorda che non possiamo «assolutizzare una
sola dimensione dell’essere umano», andando oltre l’intelligenza che sempre il
massimo della persona umana. «L’intelligenza, se assolutizzata, finisce per
oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l’affetto, la volontà, la
dedizione e la relazione» (113).
Quindi l’Enciclica passa a valorizzare ciò che davvero conta
nel nostro vivere quotidiano: «La qualità di una civiltà si misura non dalla
potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di
riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci
prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere
umani».
Ed ecco degli esempi alla portata di tutti: «Leggere le
fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno
spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci aiutano ad
apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci
allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione» (114).
La storia, spiega ancora il Papa, la cambiano non solo i
grandi, come «i martiri della fraternità e della giustizia come San
Massimiliano Maria Kolbe, Sant’Oscar Romero e il Beato Enrique Angelelli, (…)
il venerabile François-Xavier Nguyễn Văn Thuận», ma anche «e, soprattutto, i
“martiri del quotidiano” che curano, educano, accompagnano, consolano senza
clamore, come i genitori, gli infermieri, i medici, i volontari, le persone che
restano accanto a un anziano o a un escluso. La loro testimonianza mostra che
il bene non procede in automatico, ma richiede perseveranza, memoria, e una
conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte» (125).
È così che «giungiamo ad essere pienamente umani quando
siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi
perché raggiungiamo il nostro essere più vero» (128). In effetti «è un amore
che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come società,
orienta la nostra vita e il nostro agire» (130). Essere umani per essere santi,
essere santi per essere pienamente umani.
Però, continua il Papa, «si insinua una tentazione sottile:
pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque
le nostre scelte non spostino nulla. (…) Eppure, nessuno è senza responsabilità.
Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato
a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza,
cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità,
sobrietà, prossimità, cura)» (212).
Ogni piccolo gesto ha il suo valore: ognuno nella volontà di
Dio lì, nel suo presente. Anche noi, come Madre Francesca, non badiamo tanto al
tipo di “piaga” da curare, ma alla persona da risanare interamente, nel corpo e
nello spirito.


































