Una vita, quella di p. Hans Schalk, redentorista della Baviera, segnata dalla morte della mamma quando aveva quattro anni e alla seconda guerra mondiale. Forse queste prove della vita l'hanno affinato dandogli una profonda sensibilità e comprensione degli altri.
Conobbe presto il Movimento dei Focolari la cui spiritualità lo ha sempre accompagnato. È stato maestro dei novizi, docente di catechesi, direttore spirituale delle Suore Missionarie del Santissimo Redentore, provinciale della provincia dei Redentoristi di Monaco, per poi dedicarsi all'accompagnamento spirituale. Come hanno scritto i suoi confratelli tedeschi, «Con la sua mitezza, la sua riflessività e la sua forza spirituale ha toccato molti cuori. Ciò che lo ha plasmato interiormente e ciò da cui ha tratto la sua forza lo ha comunicato anche in molti articoli di riviste e in alcuni libri che hanno trovato un vasto pubblico di lettori e che ora costituiscono la sua eredità».
Come non ricordati, p. Hans? Eri sempre presente a tutti i
nostri incontri di religiosi legati al Movimento. Hai sempre portato un’aria di
festa, di gioia. Ora che sei partito per il cielo salutaci tutti i nostri, da
Bruder Gabriel a p. Novo… Preparaci un posticino accanto a voi: arriviamo
presto.
Intanto leggiamo uno dei tuoi pensieri: sulla fedeltà.
Quando, più di 50 anni fa, conobbi più da vicino la vita religiosa, incontrai anche la preghiera "per la grazia della perseveranza". A chi devo essere fedele? Le difficoltà riguardo alla fedeltà sono connesse al rapporto con la persona o la realtà cui voglio essere fedele. Il problema della fedeltà in ultima analisi è un problema di rapporto.
Se nella scelta della vita religiosa o di qualunque altra
vocazione spirituale vediamo una risposta a Dio che chiama, è sempre importante
tornare a Dio che chiama. Se il rapporto con Dio che chiama per amore non è più
vivo, se davanti agli occhi si hanno ancora solo i doni di Dio, per es. la vita
religiosa, il sacerdozio, il matrimonio, e non il Datore dei doni, Dio stesso,
si può arrivare alla separazione della fede teorica dal comportamento pratico e
quindi all’incoerenza e praticamente all’infedeltà.
Cosa serve e aiuta a mantenere lo sguardo fedelmente rivolto
al Datore di ogni dono, a Colui che chiama, a Dio che ci ama infinitamente? Come
restare fedele?
Un “esercizio” profondamente ancorato nella tradizione della
vita religiosa che si dimostra di grande aiuto, è certamente la meditazione. In essa ricordiamo ciò che
del nostro Dio ci viene trasmesso dalle sacre scritture. Ricordiamo che Dio
vive in noi e cammina con noi. Ricordiamo tutto ciò che Dio ha fatto nella
nostra vita. Ricordiamo che Dio ci ama infinitamente, ciascuno in modo del
tutto personale, con la sua origine, la sua storia, i suoi limiti e i suoi
peccati.
Ricordando Colui che ha chiamato, si rende sempre più viva
la consapevolezza che si sta camminando sotto lo sguardo di Colui che chiama. La
preghiera per la grazia della
perseveranza acquista quindi il suo significato profondo quando, tenendo conto
della mia fragilità, mi affido continuamente a Colui che mi accompagna nel
cammino. Nel suo senso più profondo la preghiera è appunto rapporto personale
vivo e consapevole con Dio: col Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo.
Le crisi nella vita di fede e di preghiera spesso sono un
appello a rivolgersi in modo sempre più profondo e radicale a Colui che chiama.
Un grande aiuto alla fedeltà viene poi dalla comunità. La
comunità è il luogo dove la fedeltà si realizza nel concreto! Posso essere cristiano solo in una comunità.
Da quando Gesù ha promesso ai suoi discepoli la sua presenza tra loro, Dio lo
trovo nella comunità di Gesù Cristo, nella Chiesa.
Essere fedeli non è un valore realizzato e compiuto, bensì
un percorso da compiere: un cammino all’interno di un rapporto, una strada da
riprendere ogni giorno e da percorrere con Gesù Crocifisso e Risorto, un
cammino da percorrere assieme in comunità.
Allora, p. Hans, se capisco bene, per essere fedeli non dobbiamo tanto guardare indietro alla chiamata di una volta. Dobbiamo prendere coscienza che oggi sono chiamato, e dire di sì a questa chiamata nell'attimo presente.














