Con l’agilità tipica
della collana “Passa parola”, ecco lo “schizzo” di un pittore. Il racconto di
una vita immersa nella bellezza, che vuol comunicare bellezza.
Ho letto il libro
d’un soffio. Com’altro definirlo se non “bello”?
Il pittore del
Bel Dio, scritto da Pietro
Acler è la storia di Lois Irsara, nato per l’arte e vissuto per l’arte. Una
vita essenziale, come quella degli uomini di montagna, come lo sono i suoi
quadri.
«Cammino per ore e
ore, d'estate come d'inverno, finché la luce e i colori non mi investono. Cerco
poi di renderne conto sulla carta. Mai soddisfatto del mio lavoro e mai
scoraggiato, tornerò domani con lo zaino nei posti che amo per dipingerli
ancora e ancora. In quella conca solitaria, così lontana, lì dove non c'è
neppure un uccello, fuori dal mondo, sono vicinissimo all'altro mondo, tanto
che basterebbe salire ancora venti metri per entrare in Paradiso.
Ogni giorno vedo in modo più limpido e puro. Contemplo. E dipingere è sempre
più difficile perché quello che vedo in questo mondo è sempre meno di questo
mondo. Come si fa a dipingere il Paradiso? Non mi pongo il problema, dipingo
quello che vedo»
«Cerco la Verità, la
verità nella pittura, cose vere, cose che resistano ai tempi, temi più veri,
una verità che inseguo da tanti anni ma che non riesco a trovare. L'esperienza
umana mostra tutti i limiti, forse invalicabili, in grado di negare l'accesso
alla perfezione».
«Ho trovato la
Verità, la verità nella pittura, cose vere che resistono ai tempi, temi più
veri, una verità che ho inseguito per tanti anni e che finalmente ho incontrato».


























