giovedì 13 agosto 2026

Una casa in cielo... accanto all'Assunta

La nostra bella “banda” di religiosi, qui a Verona, continua imperterrita il suo incontro, e anch’io ripeto con disinvoltura le solite cose…

C’è comunque sempre qualcosa di nuovo, ad esempio l’antico affresco di Maria che campeggia nella cappella dove ogni giorno ci troviamo a pregare. Chissà da quale chiesa o palazzo è stato staccato. Lo vedo la mattina alle lodi, a mezzogiorno alla messa, a sera al vespro… ed è sempre nuovo.

È la “Mater Misericordiae”, nell’atteggiamento classico di raccogliere a protezione sotto il suo manto uomini e donne. Il volto, dolce, è rassicurante: sotto quel manto siamo protetti. Va di pari passo con l’altra invocazione: “Refugium peccatorum”; gli uomini le donne che accoglie sotto il suo manto sono tutti peccatori e pieni di fiducia.

Ne era convinto anche sant’Eugenio de Mazenod che afferma con sicurezza di avere aperto una sua nuova comunità per gli Oblati in cielo, dicendo di averla collocata proprio vicina alla Madonna. Quando la fondò, nel 1828, era composta da appena quattro Oblati, oggi sono migliaia... Speriamo nel trasferimento!

Comunque come Oblati siamo accoglienti. Ad esempio, è appena partito per il cielo Romano Bisignano, il fratello di P. Santino che tante volte lo accoglieva a Vermicino. Vuoi che adesso non lo accolga con sé il cielo?

La Madre di Misericordia è salita lassù prima di tutti (siamo ormai alla vigilia dell’Assunta) per farci casa… a tutti!

mercoledì 12 agosto 2026

Kala Acharya ci accompagna

Anche Kala Acharya ci ha lasciato. C’era una profonda stima reciproca e posso dire che ci volevamo bene. All’università Somaiya di Mumbai aveva fondato e diretto la facoltà di sanscrito e di cultura indiana. Fedele all’insegnamento di Krishna diceva che ormai vedeva tutti gli esseri, senza esclusione, nello spirito, e dunque in Dio.

Ci eravamo conosciuti a Roma durante un colloquio interreligioso indù-cristiano. Successivamente, nel 2006, in una lettera inviata a Chiara nel giugno 2006, chiedeva la partecipazione di due membri della Scuola Abbà al Seminario internazionale che il Somaiya College di Mumbai organizza annualmente. Ricordando la collaborazione che Chiara aveva iniziato con questo Istituto, dove, durante le sue storiche visite del gennaio 2001 e del gennaio 2003, era stata accolta non solo come ospite onorata, ma come “sorella amatissima”, Kala le scriveva: “Tu sei rimasta fonte di ispirazione per il nostro Istituto ed è sempre vivo in noi il ricordo della tua persona così piena di luce e del tuo carisma spirituale.” Da qui il desiderio di continuare la collaborazione. Così, dal 2 al 12 dicembre, sono stato a Mumbai assieme ad Anna Pelli per condividere la visione della mistica indù e cristiana. È in quella circostanza che Kala definì Chiara “una mistica vivente”.

Un incontro ancora più profondo avvenne a dicembre 2011, durante un simposio sulle Scritture indù e cristiane. La dottoressa Kala Acharia mi chiese di parlare della “lectio divina”. Ricordai i vari momenti, dalla lectio alla meditatio, dalla oratio alla contemplatio, fino alla traduzione in vita, fino alla condivisione con gli altri il cammino della lectio. Quest’ultimo punto fu colto come un’autentica novità, suscitando un grandissimo interesse: comunicare, donare… Kala Acharya, rispose dicendo che Vangelo l’aiutava a comprendere in maniera più profonda le proprie Scritture e a farle diventare vita. Tra l’altro “traduceva” per gli indù la “parola di vita” del mese, scoprendo le analogie delle Scritture indù con il Vangelo. Poi, in italiano, disse a tutti: “Sono innamorata di Chiara”.

Indimenticabile il simposio del 2016, a cui partecipai con Judith Povilus. Kala ci accolse con l’amabilità di sempre, ci introdusse nel suo ufficio, sfogliammo insieme gli album con le foto dei tanti incontri interreligiosi, quelle in cui era ritratta con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI… Fu in quella occasione che ricevetti il mio nuovo nome hindu: Fabio Tyaga!

Quanta strada abbiamo fatto in questi anni nel dialogo con gli Indù! "All’inizio - dicevano - avevamo un po’ di paura reciproca, ognuno attento a cosa dire e come dire, nel timore di offendere l’altro o di non essere capiti. In questo incontro (Mumbai 2016) c’è stato uno scatto, un rapporto fraterno profondo, un rispetto sincero, che ci ha resi capaci di godere il bello dell’altro e di lasciarci arricchire reciprocamente. “Nessun tentativo di conversione, ma un amore sincero, che ci porterà dove Dio vuole”. 

A Mumbai 2016 non eravamo seduti davanti a una cattedra dalla quale si tenevano conferenze su diversi aspetti dell’induismo e del cristianesimo messi a confronto. Neppure si condividevano esperienze di vita. Questa volta eravamo seduti in cerchio. Nessuna conferenza. Leggevamo assieme i testi mistici di Chiara, il Paradiso ’49, e ci lasciavamo ispirare da essi in una comunione profonda tra tutti, a partire dalla propria visione religiosa e culturale. In questo modo quei testi acquistavano una risonanza nuova: letti con differente sensibilità, dicevano cose che altrimenti non avrebbero detto.

Quante volte ci siamo trovati insieme, in Italia, in India, in Tailandia… L’ultima volta Kala faceva difficoltà a camminare e si appoggiava al mio braccio. Adesso spero che sia lei, dal Cielo, ad accompagnarmi e sostenermi nel santo viaggio.

martedì 11 agosto 2026

Soltanto un rapporto d'amore

Festeggiare santa Chiara d’Assisi dalle Clarisse non è di tutti i giorni, e con il vescovo di Verona! Tra noi abbiamo festeggiato anche l’altra Chiara, quella di Trento. Il suo onomastico sarebbe stato il 3 novembre, santa Silvia, la madre di san Gregorio Magno, ma ha sempre festeggiato il suo nome di elezione. Perché Chiara? Perché si racconta che alla domanda di Francesco che se la vide davanti dopo che era scappata da casa: “Cosa cerchi?”, lei avrebbe risposto: “Dio”? Anche per Chiara di Trento l’ideale era Dio. Ma la scelta del nome Chiara è legata soprattutto alla parola evangelica “Claritas”, la luce che Gesù ha ricevuto dal Padre e che egli dà a noi… Adesso è anche il nostro nome: “Claritas”, Luce, Chiara…

Così ai religiosi di qui ho cercando di fare da specchio, per riflettere un po’ di quella luce. Un raggio di quella luce: “Tutta la mia vita deve essere soltanto un rapporto d’amore con lo Sposo mio… per cui non mi debbo preoccupare d’altro che di amarlo”.

lunedì 10 agosto 2026

Ripartiamo da Cristo

 

Tutto è iniziato dall’incontro personale con Cristo. Da lì dobbiamo sempre ripartire. «Sì, bisogna ripartire da Cristo, perché da Lui sono partiti i primi discepoli in Galilea; da Lui, lungo la storia della Chiesa, sono partiti uomini e donne di ogni condizione e cultura che, consacrati dallo Spirito in forza della chiamata, per Lui hanno lasciato famiglia e patria e Lo hanno seguito incondizionatamente, rendendosi disponibili per l’annuncio del Regno e per fare del bene a tutti (cfr. At 10, 38)» Così l’Istruzione Ripartire da Cristo.

Siamo qui a San Fidenzio, appena sopra Verona, per ripartire. Siamo una quarantina, con un’età media molto elevata, segno che la nostra Galilea è lontana: siamo stati chiamati tanti anni fa. Ci ritroviamo, amici di vecchia data, fedeli nel cammino dietro a Gesù.

Gli inizi sono stati luminosi, generosi, radicali. Ci siamo incontrati agli inizi degli anni Settanta nel Trentino a Susà di Pergine, a Enego, poi in Svizzera a St-Maurice… Quanti momenti di gioia da allora, in intimità con Gesù, di unità tra di noi, di donazione generosa, di edificazione della Chiesa in Italia, in Germania, in Angola, in Camerun, in Paraguay… C’è stata forse tanta ingenuità all’inizio, ma anche tanta sincerità… Lungo il cammino forse sono subentrati i distinguo, gli adattamenti, i compromessi, assieme alle delusioni. Non saranno mancate le difficoltà, le prove, la presa di coscienza della propria debolezza e fragilità, i fallimenti… e siamo ancora insieme!

«Tornare in Galilea – spiega papa Francesco nell’omelia della Veglia pasquale del 2014 – significa custodire nel cuore la memoria viva di questa chiamata, quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo; tornare in Galilea significa recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei, il momento in cui mi ha fatto sentire che mi amava. (…) Si tratta di fare memoria, andare indietro col ricordo. Dov’è la mia Galilea? La ricordo? L’ho dimenticata? Cercala e la troverai! Lì ti aspetta il Signore. Sono andato per strade e sentieri che me l’hanno fatta dimenticare. Signore, aiutami: dimmi qual è la mia Galilea; sai, io voglio ritornare là per incontrarti e lasciarmi abbracciare dalla tua misericordia. Non abbiate paura, non temete, tornate in Galilea! (…). Non è un ritorno indietro, non è una nostalgia. È ritornare al primo amore, per ricevere il fuoco che Gesù ha acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra. Tornare in Galilea senza paura».

domenica 9 agosto 2026

Sulle colline veronesi

Cambio di scena. Eccomi nella casa diocesana degli esercizi spirituali sul colle di “San Fidenzio” a Verona. La casa è stata voluta e inaugurata nel 1962 dal vescovo Giuseppe Carraro per rilanciare l’opera diocesana di esercizi spirituali. Da allora ha mantenuto le finalità precisate dal Vescovo il giorno dell’inaugurazione: «La casa “San Fidenzio” è dono del Signore offerto a tutte le anime assetate di luce e di pace, bramose di riordino o di orientamento alla propria vita. Aperta ai richiami più generosi di Dio e alle vette della cristiana perfezione… È cenacolo santo per sacerdoti e laici, dove lo spirito del Signore effonderà con larghezza i doni più preziosi…».

Accanto alla casa, il monastero delle Clarisse Sacramentine, un altro luogo di preghiera, meditazione, silenzio...

sabato 8 agosto 2026

Armonia per un concerto di mezz’estate

 

Flauto e chitarra, impegnati in pezzi classici e contemporanei, nella cornice di Villa Doria Pamphili, a due passi da casa.

Mentre ascolto la musica ammiro il geco che si muove rapido, a scatti, in caccia perpetua sul muro rustico alle spalle dei due musicisti. Non una distrazione, un accompagnamento. Così come è piacevole la compagnia degli amici…

Per comporre un’armonia occorrono tanti elementi: le note degli strumenti musicali, la natura, l’amicizia…

venerdì 7 agosto 2026

Un nuovo emeritato

Ieri il Santo Padre ha provveduto alla nomina di nuovi Consultori del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. La nomina principale è naturalmente quella di p. Maurizio Bevilacqua, il nostro Preside del Claretianum. Auguri p. Maurizio, ti meritavi questo compito (e altro... ma c'è tempo)!

Ci sono altre persone che conosco, come il Rettore dell’Università del Laterano e il Vice Rettore dell’Università Salesiana.

Personalmente, con data 18 giugno, mi era giunta dal Vaticano la lettera del Segretario di Stato che, a nome del Santo Padre, mi ha comunicato il termine del mio mandato come Consultore presso questo Dicastero: un altro emeritato! L’età avanza...

Ero stato nominato Consultore più di 30 anni fa! Forse sono il più vecchio per nomina e per età (dopo Ghirlanda, naturalmente! Ma lui adesso è cardinale…)

Nella lettera il Cardinal Parolin mi trasmette la benedizione apostolica del Papa, “a lei e ai suoi cari”. Siccome di “cari” ne ho tanti e non posso raggiungerli ognuno personalmente, lo dico a tutti qui sul blog. Ed ecco la lettera:

Reverendo Padre,

in conformità alle norme stabilite dalla Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium (cfr. n. 17 § 1), il mandato a lei affidato presso la Curia Romana, in qualità di Consultore per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, sta giungendo al termine. Il Beatissimo Padre non può che rivolgere il Suo animo affettuoso e riconoscente a lei, che ha condiviso la Sua sollecitudine per la Chiesa universale.

Mosso quindi da un grato ricordo nei suoi confronti, il Romano Pontefice, per mio tramite, le porge sinceramente i Suoi più sentiti ringraziamenti per il ministero da lei svolto, e le impartisce volentieri la Sua Benedizione Apostolica, a lei e ai suoi cari.

Nel comunicarLe queste cose, è con il dovuto rispetto che mi compiaccio di dichiararmi suo devotissimo servitore.

Pietro Card. Parolini, Segretario di Stato