Duecento anni fa, qui a Roma, si svolse un momento di
grazia, che avrebbe plasmato la vita e la missione dei Missionari Oblati di
Maria Immacolata per i secoli a venire.
Quando Eugenio de Mazenod partì per Roma, portava con sé la
Regola che aveva scritto lentamente, per 10 anni. Soprattutto portava le
speranze di una giovane famiglia missionaria, fragile ma piena di vita.
Come sempre quando nasce qualcosa di nuovo le incomprensioni
e le opposizioni non mancano. C’era il pericolo che il piccolo gruppo di
missionari venisse cancellato. “Perché continui a vivere e cresce, si disse
Eugenio, occorrerebbe l’approvazione del Papa. Ma come mi presento a Roma?
Posso mai dire: Sono il fondatore di una nuova famiglia religiosa?”. Aveva un
po’ di timore. Fu padre Albini che, prendendolo per le spalle, lo spinse con
forza: “Vai, vai con fiducia!”. Ed egli venne…
Roma lo accolse con i suoi antichi monumenti e la sua Chiesa
viva. Ma l'approvazione non era garantita. Il processo sarebbe stato lungo,
impegnativo e a tratti scoraggiante. Eppure Eugenio camminava su quelle strade
con sicurezza. Credeva che in quel piccolo gruppo di missionari la Chiesa
avrebbe riconosciuto l'opera dello Spirito. Roma, la città dei martiri, dei
santi, lo avrebbe aiutato. Portava con sé la Regola, un tesoro prezioso, che
custodiva il segreto della santità e della missione.
Ogni giorno visitava chiese, pregava... Questi luoghi
divennero testimoni silenziosi della sua perseveranza. Ogni mattina partiva da San
Silvestro al Quirinale dove abitava, per andare a pregare nelle chiese e affidarsi
ai santi che avevano vissuto a Roma: sant’Ignazio, san Filippo Neri, san
Giuseppe Calasanzio…





