lunedì 27 settembre 2021

La formula di oblazione / 6

 


“… prometto a Dio”. Siamo arrivati al dunque! O meglio, non ancora, perché il dunque saranno i voti. Ma prima c’è questa bella promessa. Niente a che fare con le “promesse” che erano state introdotte per alcuni anni quasi un surrogato dei voti. No, qui siamo davanti a una promessa solenne.

L’oblazione è davvero un “mittere-pro”, mettere davanti la propria vita, sotto gli occhi di Dio, dare la parola. È dare la parola, mettersi pienamente in gioco, rischiando il tutto per tutto.

domenica 26 settembre 2021

La formula di oblazione / 5


“Alla presenza… dei fratelli qui riuniti”. Non basta la Santissima Trinità, la Beata Vergine Maria, tutti gli angeli e i santi: l’oblazione si fa anche in presenza dei fratelli. Geniale! Non è un fatto personale tra me e Dio e tutto il cielo, si richiede anche la presenza della terra.

Il 29 settembre 1970 “i fratelli qui radunati” erano veramente in piccolo gruppo, assieme a qualche amico, qualche suora della Santa Famiglia. Ma non conta il numero dei presenti: l’oblazione è un evento ecclesiale, un impegno preso davanti a tutti, pubblico ed è in favore di tutti, una vita data non soltanto a Dio ma anche all’umanità.

La coscienza di questa destinazione sociale a volte può essere determinante nella fedeltà all’impegno preso. Come posso disattenderlo senza creare sconcerto in “tutti i fratelli” presenti a quell’evento? Quelli che lo erano fisicamente, quelli che essi rappresentavano, quelli incontrati successivamente lungo la vita e che ne sono comunque testimoni. Allora lo fai per rispetto umano? No, per amore di “tutti i fratelli” che non posso deludere.

Dalle foto che hanno accompagnato questa prima parte di lieve commento alla “formula di oblazione”, si capisce che questi giorni li abbiamo passati sul lago di Albano, alla casa Divin Maestro ad Ariccia. Fabio Bastoni ha guidato i nostri esercizi spirituali proprio sul tema della fraternità, con un approccio geniale, mettendoci in presenza di … “tutti i fratelli”. 

sabato 25 settembre 2021

Basta un bicchier d'acqua

Questa domenica il Vangelo di Marco ci presenta tre detti diversi di Gesù, legati tra loro da parole simili, per ragioni mnemoniche; sarebbe stato più facile ricordarli, un po’ come facciamo con le filastrocche. Quale scegliamo? (ammesso che si possa scegliere…)

Forse il detto più semplice: “Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa” (9, 41).

Matteo, nel suo Vangelo, ci fa conoscere l’originaria collocazione di questo “detto”. Esso conclude il discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli quando li manda in missione: “E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa" (10, 42).

Gesù vuole rassicurare i discepoli, ai quali affida una missione difficile. Dice loro di andare “leggeri”, portarsi dietro l’essenziale. Si preoccupino solo di incontrare le persone, di annunciare loro il Regno di Dio, al resto ci penserà il Padre e la generosità di quanti li accolgono.

A chi si prende cura dei suoi missionari Gesù promette una ricompensa. Basta dare anche solo un bicchiere d’acqua. Matteo precisa: “acqua fresca”. Non era secondo la buona ospitalità offrire l’acqua fresca. Di solito la si riscaldava. Ma forse non c’è tempo, perché il missionario deve proseguire subito il suo viaggio. Per avere la ricompensa basta un bicchiere d’acqua, pure non scaldata, come vorrebbe la buona educazione.

Anche per un’azione apparentemente così banale Gesù promette una ricompensa. Perché? Perché niente è insignificante se fatto per amore, neppure il più piccolo gesto. E poi quel gesto vale ancora di più perché è fatto proprio a Gesù!

Un bicchiere d’acqua dato a Gesù (sulla croce dirà esplicitamente che ha sete… e non gli verrà dato neppure un bicchiere d’acqua!), perché chi accoglie il missionario riconosce in lui un discepolo di Gesù, come dice Matteo. Marco, in maniere ancora più profonda, afferma che il bicchiere d’acqua è dato al missionario perché egli appartiene a Cristo. Tra l’altro è la più bella definizione del cristiano: “essere di Cristo”, come ripeteva anche Paolo: “Siete di Cristo” (Rm 8, 9; 1 Cor; 3, 23). Appartenere a Cristo è l’identità più profonda del missionario e di ogni cristiano: il nostro vivere è Cristo.

Quale ricompensa riceveremo dunque per un bicchiere d’acqua dato a chi ci ricorda Gesù? Il Vangelo non lo dice, ma ce lo fa capire Matteo quando riporta le parole del Figlio dell’uomo nel momento in cui verrà nella gloria per giudicare tutte le genti. “Ho avuto sete e mi avete dato da bere”, dirà a quelli che sono alla sua destra. Decreterà anche la ricompensa che li attende: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. Addirittura! Il regno dei cieli per un bicchiere d’acqua. Questa sì che è una promessa da Dio.

venerdì 24 settembre 2021

La formula di oblazione / 4


“Alla presenza… di tutti gli angeli e i santi”. Dopo essere compresenti con la Santissima Trinità e la Beata Vergine Maria, ecco adesso anche tutti gli angeli e i santi: non ci facciamo mancare proprio nessuno, Paradiso al completo! Questo almeno fino al 1982. Poi il beato Eugenio de Mazenod – in seguito santo – ha preso da solo il posto di tutti gli angeli e i santi! Ma io sono prima del 1982 e quindi continuo imperterrito “alla presenza di tutti gli angeli e i santi”.

Conviene stare in compagnia di così grande schiera. Mi viene in mente la Lettera agli Ebrei che ci vede «circondati da tale moltitudine di testimoni» che ci incoraggiano ad andare avanti «con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù…» (12, 1-2); oppure l’Apocalisse che ci parla della «moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, diogni nazione e tribù, popolo e lingua» (7, 9). Viene naturale pensare anche a tutti gli Oblati che ci hanno preceduto, agli amici, ai parenti… Tutti là a sostenere la nostra oblazione, che diventa un affare di stato! Li invochiamo perché ci siano vicini, ci aiutino. Tutto il cielo è con noi, alla nostra presenza!

giovedì 23 settembre 2021

La formula di oblazione / 3


“Alla presenza… della beata Vergine Maria”. Non potrebbe essere altrimenti. Siamo o non siamo gli Oblati di Maria? Non c’è oblazione (= Oblati) senza Maria. È nell’oblazione di Maria – “Eccomi, si compia in me la tua parola…” – che si rispecchia la nostra oblazione. È lei il foglio bianco sul quale Dio può scrivere. Si fa l’offerta di sé guardando a lei, attenti a quello che ci suggerisce, per imparare da lei come fare.

Anche qui la presenza, grazie al testamento di Gesù, è speculare: “Donna, ecco tuo figlio… ecco tua madre”. Madre e figlio sono compresenti, una di fronte all’altro. 

Siamo  in buona compagnia…

mercoledì 22 settembre 2021

La formula di oblazione / 2


Dopo aver iniziato nel nome del Signore, la formula prosegue: “Alla presenza della Santissima Trinità”. La cosa si fa seria! Non vuol certo dire che noi siamo di qua e la Trinità è davanti a noi. Non è la Trinità alla presenza nostra, siamo noi alla sua presenza. In Dio «viviamo, ci muoviamo ed esistiamo», come ricordava Paolo ad Atene (cf. Atti 17, 28). La Trinità ci avvolge, ci penetra… La formula dell’oblazione vuole renderci consapevoli di questa realtà per metterci, come invita sant’Eugenio nella Regola, costantemente alla presenza di Dio. Nessun atto – tanto meno quello nel quale ci si dona totalmente a Dio  può essere fatto al di fuori della sua presenza. L’oblazione avviene in Dio!

Essa è un atto che suppone l’azione di ognuno dei Tre. È la risposta alla chiamata di Gesù, Verbo incarnato, a seguirlo. Ma questa non si dà se il Padre non attira verso il Figlio (cf. Gv 6, 44). E niente può avvenire senza che lo Spirito metta sulla bocca la parola Padre (cf. Rm 8, 15) e senza che faccia proclamare che Cristo è Signore (1 Cor 12, 3), versando nel cuore l’amore (cf. Rm 5, 5).

L’oblazione nasce dunque dall’amore della Trinità ed è una risposta d’amore a questo amore.

martedì 21 settembre 2021

La formula di oblazione / 1

 

L’immagine più tenace di fratel Andrea Valiante, che rimane anche dopo tanti anni dalla sua scomparsa, è il suo passo cadenzato, che si sentiva a distanza nei corridoi dello scolasticato di Vermicino, con la corona in mano che sbatteva contro la stampella e quel suo essere assorto in preghiera: un vero fratello oblato che amava passeggiare con Maria, dentro e fuori casa. Anche nella sala da pranzo, con una mano apparecchiava, con l’altra teneva il rosario. «Per me – scrive uno dei giovani di allora – Andrea è stato davvero un esempio di perseveranza nella vocazione Oblata con tutte le sofferenze vissute col sorriso ed un po’ di ironia. Ho imparato anch’io a volte a scherzare su me stesso per andare avanti quando c’è il buio». Tra i suoi piccoli segreti c’era quello di rinnovare ogni giorno la sua consacrazione con la formula usata il giorno dell’oblazione. Vale la pena rivisitarla quella formula un po’ arcaica eppure ispiratrice.

Inizia con: “Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo…”. L’oblazione è l’atto più importante della vita dell’Oblato, quello che gli conferisce l’identità. E in nome di chi potrebbe essere compiuto se non nel nome di Gesù? La Lettera ai Colossesi chieda che «tutto avvenga nel nome del Signore Gesù» (3, 17), quel nome «che è al di sopra di ogni altro nome», davanti al quale ogni ginocchio si piega nei cieli, sulla terra e sotto terra (cf. Fil 2, 9-10): nel suo nome è la salvezza! (cf. Atti 4, 12). Siamo stati segnati sulla fronte con il suo nome (cf. Ap 14, 1), gli apparteniamo. L’oblazione ricalca il segno battesimale e ci fissa nel suo nome, nella sua identità più profonda. Lo conosciamo per nome! e lo condividiamo: ci fa essere cristiani autentici. Tutto è fatto per lui: “Per te, Gesù”… anche l’atto della nostra consacrazione.