martedì 3 marzo 2026

Hans Schalk: Come essere fedeli?

Una vita, quella di p. Hans Schalk, redentorista della Baviera, segnata dalla morte della mamma quando aveva quattro anni e alla seconda guerra mondiale. Forse queste prove della vita l'hanno affinato dandogli una profonda sensibilità e comprensione degli altri.

Conobbe presto il Movimento dei Focolari la cui spiritualità lo ha sempre accompagnato. È stato maestro dei novizi, docente di catechesi, direttore spirituale delle Suore Missionarie del Santissimo Redentore, provinciale della provincia dei Redentoristi di Monaco, per poi dedicarsi all'accompagnamento spirituale. Come hanno scritto i suoi confratelli tedeschi, «Con la sua mitezza, la sua riflessività e la sua forza spirituale ha toccato molti cuori. Ciò che lo ha plasmato interiormente e ciò da cui ha tratto la sua forza lo ha comunicato anche in molti articoli di riviste e in alcuni libri che hanno trovato un vasto pubblico di lettori e che ora costituiscono la sua eredità».

Come non ricordati, p. Hans? Eri sempre presente a tutti i nostri incontri di religiosi legati al Movimento. Hai sempre portato un’aria di festa, di gioia. Ora che sei partito per il cielo salutaci tutti i nostri, da Bruder Gabriel a p. Novo… Preparaci un posticino accanto a voi: arriviamo presto.

Intanto leggiamo uno dei tuoi pensieri: sulla fedeltà.

Quando, più di 50 anni fa, conobbi più da vicino la vita religiosa, incontrai anche la preghiera "per la grazia della perseveranza". A chi devo essere fedele? Le difficoltà riguardo alla fedeltà sono connesse al rapporto con la persona o la realtà cui voglio essere fedele. Il problema della fedeltà in ultima analisi è un problema di rapporto.

Se nella scelta della vita religiosa o di qualunque altra vocazione spirituale vediamo una risposta a Dio che chiama, è sempre importante tornare a Dio che chiama. Se il rapporto con Dio che chiama per amore non è più vivo, se davanti agli occhi si hanno ancora solo i doni di Dio, per es. la vita religiosa, il sacerdozio, il matrimonio, e non il Datore dei doni, Dio stesso, si può arrivare alla separazione della fede teorica dal comportamento pratico e quindi all’incoerenza e praticamente all’infedeltà.

Cosa serve e aiuta a mantenere lo sguardo fedelmente rivolto al Datore di ogni dono, a Colui che chiama, a Dio che ci ama infinitamente? Come restare fedele?

Un “esercizio” profondamente ancorato nella tradizione della vita religiosa che si dimostra di grande aiuto, è certamente la meditazione. In essa ricordiamo ciò che del nostro Dio ci viene trasmesso dalle sacre scritture. Ricordiamo che Dio vive in noi e cammina con noi. Ricordiamo tutto ciò che Dio ha fatto nella nostra vita. Ricordiamo che Dio ci ama infinitamente, ciascuno in modo del tutto personale, con la sua origine, la sua storia, i suoi limiti e i suoi peccati.

Ricordando Colui che ha chiamato, si rende sempre più viva la consapevolezza che si sta camminando sotto lo sguardo di Colui che chiama. La preghiera per la grazia della perseveranza acquista quindi il suo significato profondo quando, tenendo conto della mia fragilità, mi affido continuamente a Colui che mi accompagna nel cammino. Nel suo senso più profondo la preghiera è appunto rapporto personale vivo e consapevole con Dio: col Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo.

Le crisi nella vita di fede e di preghiera spesso sono un appello a rivolgersi in modo sempre più profondo e radicale a Colui che chiama.

Un grande aiuto alla fedeltà viene poi dalla comunità. La comunità è il luogo dove la fedeltà si realizza nel concreto! Posso essere cristiano solo in una comunità. Da quando Gesù ha promesso ai suoi discepoli la sua presenza tra loro, Dio lo trovo nella comunità di Gesù Cristo, nella Chiesa.

Essere fedeli non è un valore realizzato e compiuto, bensì un percorso da compiere: un cammino all’interno di un rapporto, una strada da riprendere ogni giorno e da percorrere con Gesù Crocifisso e Risorto, un cammino da percorrere assieme in comunità.

Allora, p. Hans, se capisco bene, per essere fedeli non dobbiamo tanto guardare indietro alla chiamata di una volta. Dobbiamo prendere coscienza che oggi sono chiamato, e dire di sì a questa chiamata nell'attimo presente.

lunedì 2 marzo 2026

All'Assemblea dell'Opera di Maria

Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. E non sono il solo religioso. Ci sono anche sacerdoti, religiose, vescovi, un cardinale. Ci sono anche membri di sette diverse Chiese e di altre religioni. Ritrovo con gioia il giovane buddista che al Genfest rese omaggio a Giovanni Paolo II inginocchiandosi davanti a lui. Ci siamo poi incontrati in Thailandia… ed oggi eccolo qui! Ma c’è anche la professoressa indù incontrata più volte in India… e chi rappresenta i musulmani...

Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. Addirittura ho diritto di voto. Contribuirò dunque all’elezione della presidente, del copresidente, dei membri del consiglio… Tutto il mondo è rappresentato. Mancano solo quanti dovrebbero provenire dal Medio Oriente dove la guerra ha bloccato i voli aerei. Ma come è possibile una rappresentanza così eterogenea e io che ho diritto di voto?

È davvero un segno dell’ecclesialità e della grande apertura del Movimento, che si presenta come un popolo dalle molte vocazioni, poliedrico, ricco di tante espressioni. Specchio e profezia di Chiesa. Tanta diversità e tanta unità.

La sfida è rimanere a quell’altezza anche quando i temi saranno caldi e le opinioni diverse, le procedure pesanti… Ce la faremo? È un’assemblea vera, con persone vere. Ognuno si mette in gioco, con sincerità. È un rischio. Ce la faremo.

domenica 1 marzo 2026

A Signa da Maria Maddalena Frescobaldi Capponi

Maria Maddalena Frescobaldi Capponi ci ha nuovamente riuniti, in tanti, a Castel di Sig.na, sulle nostro belle colline toscane. Frescobaldi Capponi, nomi che richiamano la nobiltà fiorentina. Si è nobile la nostra Maria Maddalena, ma va a lavare i piedi e ad assistere gli incurabili dell’ospedale. È mamma e nonna e il suo profondo senso di maternità fa breccia nelle povere ragazze di strada, e saranno proprio quattro di queste che inizieranno la famiglia religiosa di cui Maria Maddalena sarà fondatrice. È una donna che sa amare col cuore.

Venerdì, nella casa madre di Sieve, abbiamo presentato il libro della sua biografia. Molti i presenti, con in testa sindaco e vice sindaco. Ma non è il numero che colpisce è il clima di grandissima gioia, di festa da cui siamo tutti avvolti e coinvolti. L’accoglienza delle suore, la passione del coro che esegue canti ispirati, le relazioni, l’inaugurazione del dipinto con la fondatrice assieme alle prime quattro, l’ammirazione della statua di marmo, poter pregare sulla sua tomba... e ci mettiamo anche il buffet… Ma che pomeriggio, ma che serata. C’è ancora il bello, c’è ancora il buono.


Non è soltanto il ricordo di un glorioso passato, ma anche la riconoscenza per un presente che continua a fare il bene alle donne più provate, a formare le nuove generazioni, con coraggio, tenacia.

Il bene è sempre silenzioso e opera. C’è speranza.




sabato 28 febbraio 2026

In famiglia con Gesù in mezzo

«Come descriverò la felicità di questo matrimonio che la Chiesa benedice  si domandava Tertulliano, uno scrittore dei primi secoli, in una lettera alla moglie . […] I due sposi sono come fratelli l’uno per l’altro e si servono reciprocamente; nessuna distinzione fra carne e spirito. Anzi sono veramente due in una carne sola e dove la carne è una è uno anche lo spirito. Nessuno ha segreti per l’altro, nessuno evita l’altro, nessuno è per l’altro di peso. […] Contemplando questi focolari, Cristo si rallegra e invia la sua pace; dove sono due, lì c'è anche Lui, e dove c'è Lui non può esserci alcun male».

«Chi sono i due o i tre riuniti in nome di Cristo, in mezzo ai quali sta il Signore? - si chiedeva ancora - Non sono forse l’uomo, la donna e il figlio dal momento che l’uomo e la donna sono uniti da Dio?».

Ho iniziato così oggi le mie conversazioni con le famiglie a via Spinola, ed è sempre bello stare con gli sposati…

Il momento più bello di questa giornata è stato l’incontro con il card. Reina, il vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ci ha raccontato la sua esperienza di vita, da ragazzo fino a oggi, con cuore grande, tanta semplicità e profondità. Che grazia avere un pastore così!

venerdì 27 febbraio 2026

Ricordando Marcello Zago

1 marzo 2001. Sono passati 25 anni dalla morte di p. Marcello Zago. Per ricordarlo ecco alcune brevissime note autobiografiche sull'inizio del suo interesse per il dialogo interreligioso che lo porterà fino a diventare Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e ad organizzare la giornata di preghiera interreligiosa ad Assisi.

Nel dicembre 1959, arrivando a Singapore dopo tre settimane di nave, la mia mente di giovane missionario destinato all’Asia riandò al passato quando, più di quattro secoli prima, sbarcò in queste zone san Francesco Saverio, il patrono delle missioni, che iniziò vie e metodi nuovi nel cuore dell’Asia… Quella sera stessa mi recai al Santuario di Maria posto sulla collina sovrastante la città. E la sorpresa fu enorme quando mi resi conto che tra i numerosi pellegrini c’erano non solo dei cattolici, ma anche i protestanti, degli indù, dei buddhisti e dei musulmani. Tutti andavano da Maria per confidarle una pena, per chiedere una grazia, per dire una preghiera, per trovare un po’ di pace. Questo primo incontro con l’Asia fu per me anche la scoperta che Maria è la Madre dell’umanità intera e non solo la Madre dei cristiani.

Ricordo la mia esperienza di giovane missionario. Si visitavano i villaggi animisti per annunciare la Buona Novella. Arrivando in un villaggio, si incominciava col visitare gli ammalati, dando loro qualche medicina. Solo alla sera, quando tutti erano tornati dai lavori campestri, si parlava loro di religione. Spesso ciò che colpiva non era l’insegnamento, ma l’attenzione e la cura per i sofferenti. La carità semplice e autentica è spesso il segno che rende disponibili alla Parola, anche quando è espressa in forme inadeguate e poco adattate.

Fin dagli inizi, mi ponevo una domanda, che condividevo spesso con i confratelli. Perché la Chiesa è assente dal mondo buddhista? Che cosa si poteva fare per i buddhisti, che costituiscono la maggioranza del paese e che sono portatori della cultura dominante? Come annunciare loro il Vangelo? Ammiravo l’opera dei confratelli tra le minoranze etniche, che rispondevano bene. Ma occorreva fare qualcosa per i lao buddhisti.

Con l’appoggio dei Superiori, cercai di conoscere e accostare il Buddhismo nelle sue varie espressioni. E così fin dal secondo anno dedicai ogni giorno due o tre ore ai contatti con fedeli buddhisti: monaci, devoti regolari e saltuari, gente ordinaria. Prendevo nota di tutto. In cinque anni scrissi circa diecimila schede sul buddhismo vissuto del paese.

Sotto la spinta del Vaticano II, nell’approfondimento della missionologia e, soprattutto, nello studio sistematico del buddhismo in generale e del buddhismo laotiano in particolare, nell’esame della nostra presenza e dei nostri metodi missionari, scoprivo che un altro tipo di missione era necessario in ambiente buddhista. La nostra presenza doveva essere diversa nelle sue modalità e nei suoi obiettivi: bisognava stare con loro per imparare da loro, per incarnarci nella loro cultura e nei loro valori, per essere un lievito nella pasta e far progredire dall’interno. In questa prospettiva, iniziavo il Centro di ricerca e di dialogo con i buddhisti per conto della Conferenza Episcopale di Laos e Cambogia.

giovedì 26 febbraio 2026

Il tempo passa. Ma dove va?


Il tempo passa.

Ma dove va?

Nell’eterno presente.

Tutto resta, ben custodito, 

nel cuore di Dio.

Anch’io che vivo nel tempo

resto con lui.

mercoledì 25 febbraio 2026

Lo Spirito Santo zitto zitto...


 Lezione all’Università Europa di Roma, con davanti un gruppo di Legionari di Cristo e una cinquantina che seguivano on line. Ma la cosa più interessante di questi giorni sono gli esami per il corso dello Studium del dicastero: un’infinità di elaborati da leggere che mi fanno scoprire una moltitudine di piccoli istituti anche locali diffusi capillarmente in tutto il mondo. 

Che bello vedere questo sottobosco che tiene vivo il mondo! Lo Spirito Santo non si fa problemi e zitto zitto lavora...