Nel discorso ai membri dell’Assemblea del Movimento dei Focolari, Papa Leone ha invitato a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».
Niente di
nuovo sotto il sole. Lo aveva già chiesto 60 anni fa il Concilio Vaticano II
agli Istituti religiosi: «si osservino fedelmente lo spirito e le finalità
proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò
costituisce il patrimonio di ciascun istituto» (Perfectae caritatis, 2); nello stesso tempo «le costituzioni, i “direttori”,
i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili
raccolte siano convenientemente riesaminati e soppresse le prescrizioni che non
sono più attuali» (Perfectae caritatis, 3).
La richiesta del Papa è di
«discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne
indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure
come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto.
Un esempio concreto, a
cui forse allude il Papa, è “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della
vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi
è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica”
“ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non
tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato.
Nel 1970, riflettendo sul
tema della “carità” alla luce della Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa,
scriveva in proposito: «Un modo di esercitare l’amore vicendevole, molto
presente fra i primi cristiani, era l’ammonimento reciproco. Dice Paolo:
“Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza”. “Per il resto, fratelli, state
lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”. Sta pure scritto: “Cerchiamo
anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone... esortandoci a
vicenda”. Qui vorrei sottolineare come la correzione fraterna e la mutua
edificazione siano sempre state essenziali, sin dall’inizio, per noi. Era la
prima cosa che si faceva quando ci si incontrava: esse mantenevano l’unità viva
fra di noi».
È dunque evidente il “perché”
dell’ora della verità: una pratica ispirata alla Scrittura per l'esercizio dell’amore
vicendevole attraverso ammonizione e incoraggiamento. Una pratica presente anche fin
dall’inizio del monachesimo e codificata nelle Regole, pur in forme molto
diverse.
Il “come” può
certamente cambiare. Ne era pienamente cosciente la fondatrice stessa quando scriveva: «È necessario rimettere in rilievo e in pratica, dove già non si
facesse, questo aspetto dell’amore reciproco [ammonizione e incoraggiamento].
Bisognerà vedere come questo modo di ammonirsi reciprocamente, che è un
servire il fratello, possa essere applicato fra tutti i membri dell’Opera. Il
Signore ci illuminerà».
Due annotazione
fondamentali su quest’ultimo testo: 1. “Bisognerà vedere come questo
modo… possa essere applicato” (per la fondatrice il come può quindi cambiare);
2. “Il Signore ci illuminerà” (il come lo si capirà di volta in volta insieme –
come chiede il Papa – è frutto di discernimento comunitario sotto la guida
dello Spirito). Il perché di questo strumento rimane chiaro e, a giudizio della fondatrice, fondamentale.
A me sembra si dovrebbe mantenere Per il come converrà seguire l’invito del Papa a «discernere insieme».









