sabato 24 ottobre 2026

La santità feriale di Scolastica Rivalta

 


Dal libro su Chiara Lubich a quello su Scolastica Rivalta. Oggi pomeriggio presentazione, a Roma, delle lettere della cofondatrice delle Pie Discepole. Ho ricordato loro come le ho conosciute la prima volta: era nel 1966, facevo il liceo a Firenze, ci fu l’alluvione… e andai a spalare il fango nel loro negozio accanto al duomo…

Sono stato il quarto a parlare, questa sera, ma i relatori precedenti mi hanno lasciato molto da dire e ho detto di lei come fondatrice (senza il "co-"; don Alberione non se ne ha a male).

Mi sarebbe piaciuto parlare della sua concretezza, perché spesso si idealizzano i santi e li si proietta in un cielo lontano.

La sua è una storia nella quale entrano le piccole cose di ogni giorno, che la rendono umana, concreta, semplice, vera. Ci sono gli indispensabili strumenti del cucito, della lavanderia, i colori consistenti per dipingere le statue, «due pentole inossidabili della dimensione delle due piccole nostre di rame», le piante da potare, per le quali «al tempo dei meli in fiore bisogna poi che chiami Suor Sebastiana, lei che conosce le piante». Particolari vivaci che dicono tanto della vita quotidiana di madre Scolastica e delle prime sorelle.

Le sue lettere testimoniano quanto sia incarnato l’amore con il quale costruisce la sua comunità. È in apprensione per le sorelle lontane, si interessa della loro salute: «Ho saputo dalla Prima Maestra che non vuoi mangiare e che vieni magra, vero?»; «Mi ha fatto tanto piacere la vostra fotografia, mi pare però che siate un po’ magre». A una superiora suggerisce, riguardo a una suora che sta poco bene: «prova un po’ a farle prendere per un po’ di tempo solo minestrine leggere e sostanziose e latte e pietanza anche leggera e sostanziosa». A un’altra: «farla mangiar bene che si nutra molto, carne tenera, non grassa possibilmente bianca e uova, latte ecc., fatela mangiare, e roba sostanziosa, appetitosa, anche frutta che le fa bene». Soprattutto vuole tutte contente: «Sento che siete allegre e avete ancora il buon tempo. Deo Gratias, così va bene, state sempre contente così farete più presto a farvi sante». «L’avete fatta la polenta?», domanda loro. Fra l’altro si dimostra una buona cuoca e buon gustaia: «Mi dite che gli americani amano tanto il dolce, peccato non esserci io lì a fare la cuoca! Gliela farei sempre dolce, perché anch’io nel gusto sono dolce, andremmo pertanto perfettamente d’accordo»; «mi faresti un vero regalo potessi portarmi una bottiglia del vostro aceto che è tanto forte e buono».

Ma è anche una donna di cielo, naturalmente. «Il desiderio sempre più grande del Paradiso» è una cifra costante dell’epistolario. «La vita è tanto breve che tutte le cose buone e ingrate, passano presto e non ci resta che l’eternità che vale». «Stai allegra. Pensiamo frequentemente al Cielo che ci attende». È «la nostra vera Patria». «Man mano che si va avanti negli anni il pensiero del Cielo si fa sempre più intenso e c’inonda di gioia».

Vuole il Paradiso non soltanto per sé, ma anche per tutte le sorelle, che brama di ritrovare lassù, dove si comporrà in pienezza la comunità. «Solo l’anima conta veramente, tutto il resto passa ma noi che siamo fatti per l’eternità è assai importante che raggiungiamo il nostro fine che è il Cielo! Come sarà bello quel giorno che raggiungendo tutti i nostri cari, che già abitano lassù, potremo riunirci tutti assieme, per godere per sempre della dolce compagnia e delle eterne delizie preparate per noi da nostro buon Dio, per tutti i sacrifici e fatiche sofferte».

Allora, a lassù!

venerdì 23 ottobre 2026

Lacrime e stelle: l’ho letto quattro volte



Presentazione del libro Lacrime e stelle a Somma Vesuviana. 170 presenze. Annuncio venale: vendite 52 copie, tutte quelle disponibili. Alcuni sono rimasti a bocca asciutta…

Un incontro coinvolgente. 

Arrivano i primi commenti:


- Non posso finire la giornata senza dire cosa mi porto io. Ho conosciuto l'ideale a 15 anni nel 1975. In quest'ultimo periodo sento tanto la grazia del dono ricevuto e la responsabilità di farlo fruttare senza guardare al passato ma guardando avanti e soprattutto aiutando, chi mi avvicina, ad essere toccato da questa luce e colore. Soprattutto a sfruttare i momenti comunitari che siano momenti di Paradiso. Ne abbiamo tanto bisogno di respirare l'aria dell'unità.  Tu ce ne hai dato occasione e te ne ringrazio. 


- il tuo “Lacrime e stelle” che mi è piaciuto tantissimo, al punto che l’ho avrò letto perlomeno quattro volte fino ad oggi, sempre con nuova luce e tanta unzione.

Ringrazio di cuore per questa “autobiografia” della fondatrice dei Focolari. Da profondo conoscitore della sua vita e della sua divina avventura, spirituale e umana, – con sapienza ed intelligenza – lasci parlare Chiara in prima persona di eventi che hanno marcato la sua persona nel corrispondere alla chiamata struggente di Dio a fare di ella uno strumento di unità, per portare questo fuoco che consuma nel mondo: «perché tutti siano uno» (Gv 17:21). Dori Zamboni, una delle sue prime compagne, riferì una volta che Chiara aveva definito la sua esistenza come “tra due L : Luce e Lacrime”. E di queste “Lacrime e stelle” narri questa straordinaria storia che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. E continua a farlo.

Carissimo, penso che si tratta di un piccolo (come numero di pagine) capolavoro e mi verrebbe la voglia – dato che ti limiti “agli inizi” – di un completamento di questa “autobiografia”. 

giovedì 22 ottobre 2026

Santi e Madonne tra storia e geografia

“La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”. Lo ha ricordato ieri il Papa. 

È bello conoscere le storie dei santi e andare a trovarli nei luoghi dove hanno vissuto coniugando storia e geografia. 

Oggi con le novizie e i novizi (le novizie perché i novizi hanno fatto forca) siamo stati sui luoghi di San Filippo. Neri, San Giuseppe Calasanzio, Santa Brigida di Svezia. Parlano ancora e hanno tante storie da raccontare, tanto da insegnare.

Poi ci sono i santi che raccontano i santi, come ha fatto sant’Eugenio quando è stato  di luoghi dove siamo stati noi oggi. È un intreccio di santità, un passaggio di generazione in generazione, la vita della Chiesa che continua.

Continuerà. Lo Spirito Santo c’è!

Intanto questa sera volto pagina e mi trovo per la prima volta al santuario di Madonna dell’Arco. Che sorpresa! Storia arte devozione santità… mi si spalanca un mondo inimmaginato e sorprendente…



mercoledì 21 ottobre 2026

Lacrime e stelle alla Madonna dell'Arco

 

Il libro Lacrime e stelle arriva anche a Napoli, più esattamente a Sant'Anastasia, nell’auditorium del santuario della Madonna dell’Arco. Termina così il tour di presentazioni che mi ha portato in mezza Italia. Chissà se ripartirò con il prossimo libro Come su una navicella...


martedì 20 ottobre 2026

Monos = tutto intero

Tre ore di lezione a questo bellissimo popolo! E tutto per dire una sola parola: “Monos”, monaco. È la persona intera, unitaria, ove tutte le facoltà sono raccolte, senza dispersione. Il cuore non è diviso, non c’è doppiezza di vita. Totalmente orientati verso un’unica direzione: Dio.

Agostino (ma lo spiegherò nelle prossime lezioni) lo intende in maniera diversa. Vede la sua numerosa comunità talmente unita che tutti sono una cosa sola, tutti “mons”.

E guardo Maria: hortus conclusus, fonte sigillata, torre d’avorio, domus aurea, arca dell’alleanza. Tutta raccolta il sé, unitaria. Ma non sola: custodisce in sé Dio. Il modello. 

lunedì 19 ottobre 2026

L'esperienza del Paradiso '49

Se voglio sapere veramente cos’è l’acqua, cos’è il mare, mi devo tuffare e restarvi immerso, nuotando in esso... Esperienza letteralmente significa passare attraverso, penetrare. Bisogna entrare dentro le cose per capirle. L’aveva ben compreso Dante Alighieri: per capire l’Aldilà avrebbe dovuto andarci di persona, penetravi dentro, attraversarlo, per questo si inventa l’espediente letterario di un viaggio che passando per l’inferno e il purgatorio lo porta in paradiso.

L’esperienza del Paradiso ’49? È entrare in Paradiso e attraversarlo. A differenza di Dante, il racconto di Chiara non è una finzione letteraria. Ella è davvero entrata in Paradiso e ha percorso un viaggio al suo interno, così da conoscere davvero le realtà del Cielo dal di dentro. Essendo immersa in esso può narrare anche a noi quelle realtà del Cielo e lo fa narrando la sua esperienza. Le pagine del Paradiso ’49 sono la narrazione di questa esperienza avvenuta in Paradiso.

Di quale tipo di esperienza si tratta?

Così inizio la mia esposizione su “L’esperienza del’49” al Corso di formazione agile Paradiso ’49. Spiego diversi aspetti dell’esperienza tra cui il vissuto nell’ordinarietà:

Un’esperienza straordinaria, quella del Paradiso ’49, eppure vissuta nell’ordinario. Il libro è distinto in due parti: la prima narra il periodo trascorso in montagna sulle Dolomiti, la seconda il periodo trascorso in città, a Roma, e nel litorale romano.

A Tonadico, pur nella contemplazione, con i grembiuli da lavoro, lei e le compagne facevano il bucato alla fontana pubblica nella piazza del paese, sbrigavano le faccende di casa, e poi via per boschi e prati, in lunghe gite in montagna. Troviamo piccoli aneddoti di ogni giorno, come Angelella che dona un fiore a Chiara, la vista di un verme sul prato dove sono sedute, di una chioccia con i pulcini lungo la via, ma anche la contemplazione dei tramonti, della bellezza della natura che le circonda…

A Roma la vita è invece vorticosa: «Noi andiamo all'Avventura! Accettiamo ogni invito di portare il Fuoco dovunque. Non fissiamo regole né orari» (cpv 883): «ambulanti per il mondo» (cpv 888).

Non è bella questa mistica montana e urbana, vissuta nella normalità della vita, al punto che gli altri neppure se ne accorgono? Mi sembra moderna, laica, fatta per tutti: «Ecco la mistica nostra. Mistica che è equilibrio, luce e chiarezza, normalità, l'uomo alla perfezione, Dio umanato, senza quei languori e straordinari fenomeni pur divini che contrassegnano i santi mistici» (cpv 1532).

domenica 18 ottobre 2026

Nel deserto per trovare la propria anima


“Dio ha creato paesi ricchi d’acqua perché gli uomini vi vivano,
i deserti perché vi ritrovino la propria anima”. (Proverbio dei Tuareg)

Si vede che mi sto preparando al mio viaggio nel deserto.

“Qui – continuo a leggere riguardo al deserto – anche la memoria scompare, non resta altro che lo stesso tuo respiro e il suono del tuo cuore che batte”.

E pensare che il “deserto” può essere anche qui…