Un nuovo podcast: https://www.cittanuova.it/podcast-la-chiesa-e-i-miei-perche-6-mistica-e-visioni/
Caro padre Fabio, affrontiamo un tema importante e
profondo perché va al cuore del linguaggio di Dio. Quello della mistica, o se
vogliamo tradurlo in termini più popolari, parliamo delle famose “visioni”:
sono una forma di comunicazione tra Dio e l’uomo che esiste da sempre, o
comunque da quando Dio ha scelto di rivelarsi. La Bibbia, l’Antico Testamento è
tutta rivelazione e visione, quelle dei profeti in particolare. Ma poi pensiamo
ai più famosi mistici come san Giovanni della Croce, santa Teresa D’Avila,
Ildegarda di Bingen, o per restare ai nostri giorni le visioni mariane a
Fatima, Lourdes… Due domande ti vorrei fare su questo: cosa hanno in comune
questi mistici, e in base a che cosa la Chiesa ne certifica l’autenticità?
Cioè, come facciamo a capire che non sono “visionari” nel senso dispregiativo
del termine?
Entriamo in un mondo complesso che tocca la profondità
dell’animo umano. Prima o poi si accende in tutti un anelito a qualcosa che
vada al di là dell’effimero nel quale siamo immersi. C’è come una molla che ci
chiama a una interiorità profonda che risveglia come una nostalgia per ciò che
è bello, che non passa e che non troviamo attorno a noi. È la nostalgia per
l’infinito, per quel Dio che ci ha creati e nel quale siamo e ci muoviamo,
anche quando non ce ne rendiamo conto o lo neghiamo.
La mistica è lasciarci avvolgere e penetrare dal Mistero,
ossia da questa reale presenza di Dio. Possiamo chiamarlo anche Assoluto,
Trascendente… ma in realtà è quel Dio Amore che Gesù ci ha fatto conoscere. Tutti siamo chiamati a una vita mistica. Già col battesimo
veniamo immersi in Dio Trinità e l’Eucarestia ci trasforma sempre più in Gesù.
Diversa è l’esperienza mistica. Grazie alla fede il
cristiano sa di essere in Dio. L’esperienza mistica è invece la percezione
sensibile, la visione di quello che siamo. Il mistico, vede, sente, con una
evidenza tutta interiore, oppure grazie ad autentiche visioni. Questo avviene grazie all’azione dello Spirito Santo che
Gesù ha promesso proprio perché ci porti alla piena comprensione delle realtà
del Cielo. Se egli dà a una persona il dono di una comprensione più
profonda della rivelazione lo fa perché tutta la Chiesa possa progredire, i
carismi sono sempre doni datio a qualcuno per il bene di tutti.
Ci sono poi i cosiddetti fenomeni mistici: lievitazioni,
ossia la persona sale in alto; estasi con perdita di coscienza; stimmate;
visioni; locuzioni interiori… Ma questi sono fenomeni secondari, che aggiungono
poco o niente a quella che è la verità della trasformazione di sé in Dio e
della comprensione profonda del mistero di Dio. Possono essere eventualmente
segni esteriori che confermano le realtà interiori. Sono questi segni esteriori che generalmente colpiscono di
più l’immaginazione, che attirano la curiosità. E sono questi fenomeni che
cercano le persone che si ingannano o che vogliono ingannare per i più vari
motivi come la notorietà, la ricerca di guadagno…
Come si riconosce il mistico vero?
Innanzitutto se quanto comprende, vive e insegna è in
continuità con la dottrina della Chiesa. Egli porta ad una comprensione sempre
più profonda della Parola di Dio, perché essa cresce con il crescere della
Chiesa.
Il vero mistico inoltre è tale se si lascia adeguare a
quanto gli è dato di comprendere, ossia se vive il Vangelo.
È inoltre umile, ossia non si esalta per i doni ricevuti,
non si mette in mostra.
Infine è docile a chi ha il dono di discernere i carismi e
si sottomette con obbedienza al giudizio della Chiesa.
Ti faccio solo un’altra domanda perché vorrei che ci
soffermassimo su un’esperienza mistica particolare, quella di Chiara Lubich, la
fondatrice dei Focolari, di cui sono stati pubblicati da poco gli scritti per
Città Nuova. Ne sto sentendo parlare molto anche se non conosco da vicino tutte
le pagine che fanno parte di questa raccolta intitolata Paradiso 49. Purtroppo
il tempo a disposizione è poco, ma tu che conosci bene i dettagli di questa
esperienza avendo lavorato con Chiara Lubich allo studio di questi scritti, ce
ne saprai dare qualche dettaglio più prezioso…
Chiara Lubich? Ha avuto delle visioni? Lei, scherzando,
diceva che nel suo Paradiso non ha visto neppure un angioletto.
Nella sua vita ci sono stati momenti di intensa esperienza
di Dio. Un periodo del tutto particolare, per durata e comprensione, è stato
quello iniziato il 16 luglio 1949, che si è protratto per un paio di anni. È
quello che viene chiamato “Paradiso ’49”, dall’anno in cui è iniziato. Da poco,
nella collana delle sue opere, è stato pubblicato il libro che racconta questa
esperienza che al momento comprende 6 volumi.
Al pari di altre mistiche e mistici la sua è stata una contemplazione
- che l’ha completamente coinvolta - delle realtà del Cielo, dei misteri della
fede cristiana, ma anche della creazione e della storia nel suo disegno divino
e nel suo destino ultimo.
Se c’è qualcosa che la caratterizza in maniera particolare è
la dimensione ecclesiale, nel senso che è stata un’esperienza che ha coinvolto
non soltanto la sua persona, ma tante altre le persone attorno a lei. Era lei
ad avere una comprensione sempre nuova delle realtà del cielo, ma subito le
comunicava a chi aveva accanto e così diventava esperienza di tutti.
L’inizio stesso di questa esperienza mistica è significativo
e unico. Essa inizia grazie a un patto d’unità tra lei e Igino Giordani.
Insieme chiedono a Gesù Eucarestia che scenda sul loro niente, ponendosi
davanti a lui come due calici vuoti. E Gesù Eucarestia fa dei due un’anima sola
che egli apre alla realtà del Cielo. Gesù li porta, insieme, là dove egli è,
nel seno del Padre. Lei ha la visione del Paradiso e si vede in Paradiso
insieme a Giordani. Giordani è in questa realtà divina, ma non lo sa. È lei
che, avendo il dono della visione contemplativa, rende consapevole lui, e poi
gli altri che a loro si uniscono, di vivere le diverse realtà del Cielo, a mano
a mano che le è dato di comprendere.
Una pagina di questo Paradiso’49 sulla quale ti sei
maggiormente soffermato?
Una frase soltanto, del 1950, nella quale Chiara esprime la
sua visione dell’universo, nel quale ogni essere creato interagisce con
l’altro. Ognuno conserva la sua identità e nello stesso si pone a servizio
dell’altro per crescere insieme e trascendersi in una realtà superiore, fino
alla piena divinizzazione. Negli stessi anni anche Teilhard de Chardin aveva un
pensiero simile quando vedeva tutto il creato orientato verso quello che lui
chiamava il Punto Omega.
Ecco le parole di Chiara: «Tutte le cose sono l'una distinta
dall'altra e destinate alla comunione, all'unità… Le creature dell'universo
sono in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarsi…».
Mi sembra una visione di speranza in un momento in cui il
mondo in guerra sembra precipitare nella più totale divisione. Noi continuiamo
a credere che siamo in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarci. Ma
dobbiamo metterci a servizio gli uni degli altri…