martedì 14 aprile 2026

Bingo, alias: Natalino Belinghieri

“Bingo”. Lo chiamavano così quando studiavamo insieme a San Giorgio Canavese. E “Bingo” prese nome il complessino che suonava nei paesi del Canavese: lui alla chitarra solista, Ettore Andrich alla tastiera…

Così anche Bingo, alias p. Natalino Beringhieri, se n’è andato in cielo, partendo dalla sua terra di missione, in Indonesia.

«Per me – diceva -, la missione si compie stando con la gente, entrando in contatto con i loro costumi, i loro modi di pensare la vita e il mondo. La missione è annuncio della buona notizia a partire dallo sforzo del missionario di inculturarsi, di stimare la storia e i luoghi del popolo che serve, cogliendo i semi del Verbo già presenti e proponendo altri semi di verità per contribuire alla crescita umana, religiosa della gente nella logica evangelica. Questo lo noto proprio stando a contatto con la mia gente: mi piace chiacchierare con gli anziani del villaggio, cogliere la loro sapienza e poi scoprire che questa è premessa per accogliere quella del Vangelo, che nulla toglie alla ricchezza originaria, ma fa crescere le persone nella verità».

Appena ordinato sacerdote, nel 1969, raggiunge la missione del Laos. Dopo l’espulsione riparte, nel 1977, per la nuova avventura indonesiana: sei anni a Mara Satu, nel Nord del Kalimantan, per un di ministero di prima evangelizzazione in diversi villaggi, nel 1984 a Malinau e, nel 1988, a Palau Sapi, viaggiando di villaggio in villaggio, in molti casi con la piroga.

È già stato scritto un libro su di lui. Io spero di raccogliere alcuni suoi scritti in uno dei miei libretti di 4 copie…

Ma quello che sempre mi piace, è andare a leggere la lettera che, come tutti gli Oblati, anche lui scrive al superiore generale, alla fine degli studi, per chiedere la prima destinazione:

Reverendissimo Padre Generale, penso che la prima cosa che farà aprendo questa lettera, sarà di guardare la firma in fondo ad essa e dopo averla decifrata lei cercherà di ricostruire la mia fisionomia, la mia personalità attraverso il ricordo di alcune note che saranno giunte sul suo tavolo, note che dicono tante cose ma pur sempre un po’ anonime e astratte per il suo cuore di Padre che vorrebbe conoscere personalmente i suoi figli.

Confesso che è la prima volta che le scrivo, dopo essere stato già da anni accolto tra i membri della Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata. Spero veramente che in questo primo incontro epistolare lei scopra qualcosa di più vivo della mia persona.

Ho fatto i miei primi voti davanti a lei nel Noviziato di Ripalimosani, i voti perpetui poi nelle Scolasticato di S. Giorgio, poi diacono ed ora sono nella preparazione immediata del mio Sacerdozio.

La rapida descrizione del curriculum della mia vita consacrata al Signore non toglie nulla a ciò che è stato veramente per me tutto questo: è faticosa maturazione della mia interiorità difronte a Dio, difronte al mondo. La presa di coscienza della mia vita di consacrato a Dio e agli uomini da evangelizzare. Dio si rivela a me a poco a poco e mi chiede tutto ciò che Egli mi ha dato: casa, padre, madre, sorelle, fratelli, beni, doti e in cambio mi dà di andare ad evangelizzare i più poveri. Cosa ho che non abbia ricevuto, che cosa sono per ricevere un tale mandato? Mi sento veramente piccolo, ma ho tanto coraggio perché è Lui che mi ha scelto.

La mia vocazione è nata specificamente missionaria e per questo sono entrato e rimasto nella Congregazione che si dichiara esplicitamente missionaria. Se lei mi domandasse che cosa vuol dire per me essere missionario, le risponderei che per me, nello spirito delle Nuove Costituzioni, essere missionario è portare Cristo ai più poveri e ai più bisognosi nella piena disponibilità alle nuove esigenze della Chiesa, specificando però che per me i più poveri e i più bisognosi sono coloro che non hanno mai ricevuto la buona novella.

Lo spirito missionario non si esaurisce certo nel fattore luogo, in patria o in terra straniera, ma son convinto che ne riceva il suo impulso più genuino nel portare Cristo là dove ancora non si conosce.

Rev.mo Padre Generale, io desidero ardentemente essere missionario nel senso più specifico della parola. Con l'ardore dei primi nostri Padri interpellati dal Fondatore se volessero accettare le missioni presso gli Indiani del Canada, rispondo al suo appello: "Ecce ego, mitte me"!

Molteplici sono i bisogni, ma nella linea del lavoro affidato alla Provincia Italiana chiedo di raggiungere i confratelli che lavorano e soffrono nella missione del Laos. Nel Laos vedo concretamente realizzarsi ogni mia aspirazione e il mio ideale missionario concreto concreto. È questa e sarà questa la mia insistente richiesta, illuminata dalla mia coscienza, dal consenso del mio Direttore Spirituale, dai miei Superiori, certo di ricercare la vera volontà di Dio.

Mi perdoni se finora mi sono occupato solo di me stesso, forse stancando la sua persona, rubandole del tempo prezioso per il suo lavoro sempre così incombente. Sono contento della sua ristabilita salute e mi unisco a tutte le preghiere perché il Signore la conservi a noi come Padre che ci dà tante lezioni di generosità, laboriosità e testimonianza missionaria.

Fra un mese circa riceverò il Sacerdozio, spero per le mani di Mons. Staccioli. Sarà mio dovere ricordarla particolarmente nella mia prima celebrazione. Chiedo la sua paterna assistenza e benedizione affinché possa ricevere e conservar degnamente queste grande dono che Dio mi fa per la sua gloria, per la salvezza di molte anime e per la mia santificazione. Sono sicuro che lei ha compreso bene quale sia il mio fermo orientamento come missionario oblato di Maria Immacolata. Tale orientamento lei lo farà divenire presto realtà.

Chiudo questa lunga lettera porgendole rispettosi saluti unitamente al ricordo delle mie preghiere secondo i suoi desideri.

Nell'attesa fiduciosa di una sua risposta, Natalino Belingheri

Più tardi gli scrive di nuovo precisando: «Io non chiedo la missione del Laos per me, ma per quel popolo povero che ha bisogno che qualcuno porti a lui soccorso».

lunedì 13 aprile 2026

Fuoco e sangue

La settimana di Pasqua è terminata ieri, Domenica in Albis, con Gesù che invita Tommaso a mettere la mano nella piaga del suo fianco. Possiamo continuare a guardare a quella piaga gloriosa nella quale anche noi vogliamo entrare, come invita santa Caterina da Siena rivolgendosi al sacerdote Giovanni da Pisa:

«Carissimo Padre in Cristo, il dolce Gesù, io, Caterina, la serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, vi scrivo nel Suo prezioso sangue, con il desiderio di vedervi lavato, immerso nel sangue di Gesù crocifisso e nascosto nella piaga del suo costato.

Nel sangue troverete il fuoco, perché lo ha versato per amore; e nel costato troverete l’amore del cuore, perché tutto ciò che Cristo ha fatto per noi lo ha fatto con l’amore del cuore. Allora la vostra anima si accenderà del fuoco di un santo desiderio e questo desiderio nasce dall’amore, che non invecchia mai, anzi ringiovanisce sempre l’anima che ne è rivestita; la rinnova nella virtù, la fortifica, la illumina e la unisce al suo Creatore; perché in Gesù crocifisso trova il Padre e partecipa alla Sua potenza. Trova la sapienza dell’unigenito Figlio di Dio, che illumina l'intelletto; gusta e vede la bontà dello Spirito Santo, trovando il tenero amore che Cristo ci ha mostrato nella sua benedetta Passione, quando ha fatto del suo sangue un bagno per lavare le nostre iniquità, e del suo costato una dimora, un rifugio dove l’anima riposa e gusta le dolcezze dell’Uomo-Dio.

Voglio che facciamo sempre così, mio carissimo Padre. Che l’occhio del nostro intelletto non si chiuda mai, che veda e contempli sempre quanto Dio ci ama, come ci dimostra per mezzo del suo Figlio; che la nostra volontà ami sempre e non cessi mai; che l’amore verso il Creatore non diminuisca né per piacere, né per pena, né per alcuna cosa detta o fatta; e anche quando tutte le altre opere (...) dovessero cessare, l’amore non dovrebbe mai spegnersi. Non vi dico altro. Rimanete nel santo e dolce diletto di Dio. Dolce Gesù, Gesù amore».

domenica 12 aprile 2026

"Lacrime e stelle": mania o follia?

 

Una tournée per l’Italia a presentare il libro “Lacrime e stelle”: una mania o una follia?

Mi piacerebbe mi si adattassero tutti e due i termini usati in senso arcaico. «I beni più grandi ci vengono dalla mania, appunto in virtù di un dono divino – scriveva Platone. Infatti la profetessa di Delfi e le sacerdotesse di Dodona [nell’Epiro], quando erano prese da mania, procurarono alla Grecia molti e grandi vantaggi pubblici e privati, mentre quando erano assennate giovarono poco o nulla». 

Ugualmente la follia: non era l’opposto della ragione, bensì una forma “altra” di ragione stessa, persino superiore a quello logico-razionale, perché frutto dell’incontro dell’umano col divino.

Lasciamo da parte il pensiero antico e veniamo all’oggi, anzi a ieri, quando sono stato a Siena per l’ennesima presentazione. Sono infatti giunti, alla presentatrice, alcune reazioni (anche queste una follia… frutto del contagio con il “folle”?) che mi ha trasmesso a sua volta (e che io sfoltisco perché un po’ troppo folli):

«Tutti molto felici. - C’è chi ha parlato di Sapienza, chi ha detto che finalmente dopo tanto tempo ha compreso qualcosa di Chiara, chi è rimasto colpito dalla figura di P. Fabio e dal suo calore semplice... - Direi che Gesù è passato nel cuore di molti. - Ringraziamo Dio e forse come comunità dovremmo mettere in programma almeno una volta all'anno una giornata di questo tipo (come si faceva una volta). - Sono stata benissimo e mi sono molto commossa. - È la pace che ti dà pace… bello e grazie. - Grazie per avermi invitato, sarebbe stato un vero peccato perdere un ascolto così bello… e vederlo su YouTube non gli avrebbe reso giustizia. - Mi ha fatto bene davvero…».

Intanto dal Brasile, un ennesimo apprezzamento del libro:

«Volevo dirle che ho ricevuto in dono il suo libro "Lacrime e stelle": lo desideravo proprio... Ne sono stata felice! Ora lo sto "assaporando" nelle mie meditazioni! Grazie per farci conoscere sempre più la "nostra mamma"».

sabato 11 aprile 2026

Lacrime e stelle a Siena

Bellissima la “location”, come si dice adesso.

Molto più belle le persone. Bellissime e contentissime.




venerdì 10 aprile 2026

Lacrime e stelle a Firenze

 


Una giovane signora che passeggiava per Firenze, arrivata per caso attirata dal nome La Pira - il centro dove si teneva la presentazione - e dalla locandina della presentazione del libro di Chiara esposta nell'androne su strada, scrive così:

“ Grazie di cuore, sono tornata a casa con il sorriso sulle labbra”.

giovedì 9 aprile 2026

"Lacrime e stelle" a Firenze e Siena


In attesa di presentare il libro "Lacrime e stelle" a Firenze (10 aprile) e a Siena (11 aprile), ancora un'eco della presentazione a Matera, assieme ad  un articolo del periodico della Chiesa Battista. 

"È stata esperienza di profonda unità tra noi della comunità, con i focolari, con la comunità di Taranto, con il Pastore e la Chiesa Battista e con te. Tutto ha avuto un sapore diverso anche nella preparazione stessa abbiamo avvertito una grazia speciale. Ci hai riportati all'essenziale dell'Ideale di Chiara. Tanti ci hanno fatto arrivare commenti positivi e ringraziamenti per la presentazione".



mercoledì 8 aprile 2026

Fratel Donato: degno di essere stato scelto per la missione

Anche Fratel Donato è partito per il cielo. È forse stato – ed è – il Fratello Oblato più amato tra noi. Ultimamente, ogni volta che ci vedevamo ricordava mia mamma che, come lui, era affetta di maculopatia…

Una vita spesa per la missione, nel Laos, in Senegal, in Italia.

Il 7 ottobre 1953, a 23 anni, fece la sua oblazione perpetua e fu destinato alla comunità di Firenze. Da qui, sei anni più tardi, il 10 aprile 1959, scrisse al superiore generale per fargli gli auguri di buon onomastico, ma soprattutto per chiedergli di essere mandato missionario nel Laos: «Tutti i bambini di questo mondo aspettano la festa del loro papà per chiedergli un buon regalo: così anch’io approfitto della sua festa per chiederLe un regalo che da anni desidero avere. Fin dal mio noviziato ho desiderato di partire per le missioni estere: ultimamente ho parlato anche al M. R. Padre Drouart. Con la bellissime missione del Laos affidata agli Italiani ora più che mai vedo la possibilità di partire. Se Lei crede opportuno farmi questo regalo (pur sapendo che umanamente non è un regalo!) son pronto a partire».

Il 20 aprile p. Drouart, assistente generale che seguiva le missioni in Asia e in Africa, scrisse un appunto per il superiore generale: «Per quanto riguarda la richiesta di fratel Donato nessuno nella Provincia d'Italia sarebbe più adatto ad essere designato per le missioni, sia per quanto riguarda il suo equilibrio, il suo giudizio, il suo spirito religioso che la sua competenza tecnica. Ovviamente temo che si solleverà un gran polverone nella Provincia, dove lo si considera indispensabile, ma in fondo potrebbe certamente rendere molti più servizi in Laos che a Firenze, dove è semplicemente autista della casa. Sarà certamente più facile trovare un altro autista per Firenze che trovare un Fratello del suo valore per il Laos».

Il “foglio di obbedienza” per il Laos si fece tuttavia attendere alcuni mesi. Finalmente arrivò, e in giorno particolare, il 3 ottobre, festa di santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni. Il foglio firmato dal superiore generale era accompagnato da questa lettera di p., Drouart:

3 Ottobre 1959
Festa di Sta Teresa del B.G. Patrona delle MISSIONI
Rev. Fratello Donato CIANCIULLO O.M.I. Via di Barbacane 16 Firenze
Carissimo Fratello
Vi sarete forse un po’ meravigliato che la vostra lettera del 10 Aprile scorso al Rev.no Padre Generale sia rimasta senza risposta! Certo avrete capito che il Rev.mo Padre Generale, tanto preso da tante occupazioni e specialmente la preparazione del Capitolo, non poteva rispondere a tutte le lettere ricevuta por il suo onomastico; però la vostra lettera, cosi filialmente sottomessa e ispirata dall'ideale missionario, non gli è sfuggita, tanto più che dopo la sua visita al Laos, a marzo scorso, ha potuto costatare personalmente quanto bisogno di aiuto avevano i Padri italiani e più particolarmente fr. Pierino tutto solo per far fronte a tutte le necessità materiali del vasto distretto. Però nello stesso tempo capisce i bisogni della Provincia italiana, con pochi Fratelli. Oggi, por la festa di Santa Teresina, patrona delle missioni, ha voluto fare qualche cosa di speciale per le missioni... ed ha firmato il foglio d'obbedienza che vi mando accluso».

Quindi lo invita a recarsi a Roma perché l’11 ottobre il Papa consegna il crocifisso ai nuovi missionari, tra i quali p. Marcello Zago.

Quindi conclude: «Indovino i vostri sentimenti nel ricevere questa obbedienza, Tramite il Rev.mo Padre Generale, è il Signore e la Madonna che vi mandano al Laos. Siete stato giudicato “degno di essere scelto per questa opera eccellente delle missioni”, come dice l’articolo 47 della Santa Regola; articolo che vi consiglio di meditare. Sono certo che saprete mostrarvi degno della confidenza che il Signore e la Madonna vi mostrano con questa obbedienza».

Fratel Donato si è mostrato “degno” di questa fiducia! Nel Laos prima, poi, a partire dal 1976, nel Senegal, e infine a Vermicino, e a Santa Maria a Vico, dove è morto tra le braccia della Madonna Assunta.