Anche p. Giorgio Del Col ci ha lasciato… Non ci lascia
tuttavia il suo ricordo!
Lo incontrai la prima volta a san Giorgio Canavese nel 1968.
Facevamo meditazione insieme nella sua stanza, anche se mi proponeva temi per
me non troppo facili, come il libro di Gioele. Si raccoglieva in maniera così
profonda, che mi dava l’impressione che si addormentasse…
Inutile
ricordare quanto abbiamo vissuto insieme: una vita! Fino a quando, negli ultimi
tempi della sua malattia, mi riconosceva sempre, nonostante il suo stato
confusionale: una presenza reciproca indelebile, che ha forse ha avuto un
culmine nei giorni passati insieme con la sua famiglia nel suo Friuli, quando nel 2010 mi ha portato dei luoghi più belli...
Altri scriveranno di lui, dei mesi passati in Camerun, del
suo servizio nelle varie comunità cominciando da Oné di Fonte, dei dieci anni
come economo provinciale, della sua presidenza al CNEC - Centro Nazionale Economi di Comunità…
Qui trascrivo soltanto alcune righe di una lettera del 29
giugno 1999 al superiore generale che gli aveva chiesto la disponibilità a
diventare economo generale. Giorgio gli invia, come richiesto, il suo curriculum,
ma lo allega a una lettera confidenziale profonda e personalissima, nella quale
si apre interamente, con «tutta la storia della mia vita spirituale segnata da
grandi aspirazioni e da prove e difficoltà profonde».
Un solo passaggio: «Maestri nello spirito, dopo i miei
genitori, mi sono stati S. Teresa di
Lisieux prima e Chiara Lubich poi. Figure significative due sacerdoti del
seminario di Pordenone, p. Angelo Dal Bello nel momento del passaggio dal
seminario agli Oblati, p. Agostino Argentieri, p. Drouart, p. Deschâtelets, soprattutto
la prima comunità di Marino, mia maestra “per eccellenza”. Notevoli apporti hanno
dato a suo tempo Romano Guardini col suo libro “Il Signore”, Jacques Loew, il movimento
del Prado e la comunità di Taizé.
Leitmotiv di tutta la mia vita è stata la ricerca della volontà di Dio su di
me, da uomo libero. Per questo ho lasciato nell’estate 1964 il seminario di
Pordenone senza il permesso del Vescovo (la sua benedizione me l’ha data poco
prima che uscissi della stanza dell’udienza). Per questo ho sempre obbedito ai
miei superiori quando ciò corrispondeva ai miei desideri (obbedienza per
Marino, Passirano), così come quando mi costava il sangue dell’anima (obbedienza
per Oné di Fonte)… Non son capace di comandare o d’impormi, ma cerco più la
collaborazione e il consenso, consenso».