mercoledì 27 maggio 2026

Paradiso ’49, la dimensione mistica di Chiara Lubich

E' stato da poco pubblicato il tanto atteso Paradiso'49. Ecco una mia breve presentazione.

«Ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che è nata dal carisma di Chiara Lubich». Così il Santo Padre Leone XIV ai partecipanti all'assemblea generale dell'Opera di Maria – Movimento dei Focolari, il 21 marzo 2026. Di Chiara Lubich è nota, come ricorda il Papa, l’attività di fondatrice, così come la sua “spiritualità di comunione”, grazie anche alle numerose pubblicazioni. Meno nota l’esperienza mistica che sta all’origine della sua Opera e da cui questa ha tratto costantemente ispirazione. La pubblicazione del Paradiso ’49, all’interno dell’ampio progetto editoriale delle sue “Opere” intrapreso dal Centro Chiara Lubich con l’editrice Città Nuova, di cui il presente costituisce il sesto volume, scopre ora un velo che teneva riservato, per comprensibile volontà della stessa Autrice, quell’intenso periodo contemplativo che va dal 16 luglio 1949 alla fine del 1951, noto appunto come “Paradiso ’49”.

Prima di soffermarci sul libro, uno sguardo all’evento in sé, di cui il libro è narrazione. Il 16 luglio 1949, dopo aver partecipato alla messa, Chiara vuole rivolgersi a Gesù e chiamarlo per nome, ma non può. Ciò che ha appena vissuto l’ha trasformata in Gesù; non può quindi chiamare sé stessa, e dalla bocca le esce la parola che Gesù pronunciava nella sua preghiera: “Abbà, Padre”. «Mi è parso di capire – scrive più tardi – che chi m'aveva messo sulla bocca la parola: "Padre" era stato lo Spirito Santo». Non è soltanto una parola, è realtà: «in quel momento mi sono trovata in seno al Padre. […] Ero, dunque, entrata nel Seno del Padre, che appariva agli occhi dell'anima (ma è come l'avessi vista con gli occhi fisici) come una voragine immensa, cosmica. Ed era tutto oro e fiamme sopra, sotto, a destra e a sinistra». Dal primo momento l’evento acquista connotazioni di carattere mistico, riscontrabili in analoghi fenomeni vissuti da altri mistici. Eppure manifesta anche una sua tipica peculiarità data soprattutto dalla dimensione unitiva, “collettiva”, ecclesiale.

Prima di partecipare alla messa Chiara aveva stipulato un “patto d’unità” con Igino Giordani, noto scrittore, parlamentare, padre di famiglia. Assieme avevano chiesto che fosse Gesù, che veniva con l’Eucaristia nell’una, a “patteggiare” unità con Gesù nell’altro, ambedue in totale apertura e disponibilità alla sua azione, “come in un calice vuoto”. Così era avvenuto: su lei e su lui, fattasi “vuoto d’amore”, era sceso e rimasto soltanto Gesù. I due erano diventati un unico Cristo. Si ripeteva l’esperienza dell’apostolo Paolo: «Non vivo più io, vive in me Cristo» (Galati 2, 20): le due anime erano diventate un’anima sola, quella di Cristo. È quest’unica anima a entrare nel seno del Padre. L’esperienza mistica che sta accadendo non riguarda soltanto una persona ma, prima due, poi un intero gruppo a cui Chiara comunica quanto sta vivendo, coinvolgendo sempre nuove persone nella medesima esperienza: «Ho avuto l’impressione di vedere nel Seno del Padre un piccolo drappello: eravamo noi». Nel seno del Padre si vive come un’Anima sola (la maiuscola è una costante della narrazione di Chiara).

Quando poco dopo avviene il fenomeno, comune a molti mistici, delle “mistiche nozze”, ad essere “sposata” non è più la singola persona, ma l’intero gruppo fatto un’Anima sola. Da quel momento inizia quello che Chiara chiama “viaggiare il Paradiso”, una sorta di viaggio di nozze nel quale lo Sposo le mostra le realtà del Cielo che ormai appartengono anche a lei. E qui ci inoltriamo nei contenuti di quelle che ella chiama “luci”, “rivelazioni”, “comprensioni”, esperienza e intelligenza della Rivelazione, di una intensità tali da immedesimarsi in ciò che “vede”, quasi conoscendo i misteri della fede dal di dentro. Sono intuizioni sull’Opera che sta nascendo, linee guide per una pedagogia della spiritualità di comunione, indicazioni che si traducono in preghiera e nella vita quotidiana: “come in Cielo, così in terra”.

Il testo non è di facile lettura, sia per il linguaggio mistico, con paradossi, metafore, ossimori, sia soprattutto per la densità dei contenuti. L’Autrice ha composto questa sua opera in un lungo arco di anni, praticamente fino alla fine della vita, scegliendo e ordinando le carte di quel periodo di illuminazione. Siamo davanti a una molteplicità di generi letterari: lettere, pagine intime sullo stile del diario spirituale, annotazioni in vista di conversazioni, articoli di giornale e commenti alla “Parola di vita”, momenti autobiografici e speculativi, addirittura una favola. L’esperienza comunque, pur varia, procede come su un filo d’oro che segue una pedagogia divina, «uno svelarsi di misteri lievi e soavi come il Paradiso, logici e progressivi come la vita». La pubblicazione riproduce lo scritto completo, come lei ha voluto donarlo, con le sue annotazioni elaborate nella lenta rilettura.

Ad introdurlo due saggi, uno di ordine storico, di Alba Sgariglia, che ripercorre la storia e la laboriosa composizione del testo, l’altro di ordine teologico, di Piero Coda, che mostra la natura dell’esperienza e come essa si colloca nel cammino storico della Chiesa e insieme ne fa vedere la novità. Il libro è arricchito da glossario, bibliografia, indici scritturistici e tematici.

Un testo fondamentale per la comprensione del carisma di Chiara Lubich, che va al di là del suo Movimento. È un’opera destinata a far parte del patrimonio mistico-dottrinale della Chiesa, capace di parlare ad ogni uomo, «un lascito da condividere e far fruttare», come scrive Coda.

Come leggere quest’opera? «Tutte queste carte che ho scritto – annotava già l’Autrice il 25 luglio 1949 - valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei». È una legge elementare per la comprensione d’ogni opera: portarsi al suo stesso livello. Per capire il Paradiso ’49 in maniera adeguata è indispensabile porsi con sincerità in ascolto dell’esperienza della sua Autrice e quasi entrare con lei in quel “Paradiso” di cui il libro dà testimonianza. Lubich ne era convinta. Quando il 22 novembre 2003 iniziò di nuovo la lettura del suo scritto, assieme a un piccolo cenacolo di professori che aveva riunito attorno a sé, chiamato “Scuola Abbà”, annotò sul suo testo: «Questa volta lo leggiamo allo scopo di convertirci, traducendolo in vita. Dobbiamo far in modo che la Scuola Abbà, diventi Paradiso. Fra il resto solo così si capiscono i contenuti di questi volumi…».

martedì 26 maggio 2026

Le lettere di Maria Scolastica Rivata

Sono stati appena pubblicati due volumi con le lettere di Maria Scolastica Rivata, scelta da don Giacomo Alberione per fondare le Pie Discepole.

Il primo volume si apre con una decina di pagine di “Introduzione alla lettura”, che ho scritto per presentare l’opera. Ecco una pagina:

Vorremmo ascoltare la narrazione della sua storia, così come ha fatto, ad esempio, don Giacomo Alberione in Abundantes divitiæ gratiæ suæ, e come hanno fatto tanti altri fondatori e fondatrici di istituti religiosi. Ma madre Scolastica non ci ha lasciato una autobiografia, in compenso ci ha lasciato molto di più, un ricco epistolario.

L’autobiografia sceglie, elimina, rilegge la trama della vita, la rielabora in maniera creativa, ne coglie il senso. Non è cronaca, è una rilettura – a distanza di tempo – del proprio percorso, della propria esperienza. La lettera invece dice l’evento in presa diretta, senza filtri, mentre accade. Oggi non si scrivono più lettere, c’è il telefono, ci sono i social e i messaggi si bruciano in un istante. Rimane forse un’istantanea, un breve video, solo la superficie della notizia, del fatto. Le lettere di una volta spesso trasmettevano l’anima, le passioni, e rimanevano fisse per sempre. Madre Scolastica ne ha lasciate 791, o almeno tante sono quelle recuperate e qui pubblicate. Non sapeva che stava consegnando in eredità un patrimonio di storia e di vita. Racconta i fatti come li vive, comunica quello in cui crede e si rende prossima, condivide le attese, coinvolge, crea rapporti, li approfondisce, plasma le anime con discrezione… Dove ha appreso quest’arte della scrittura? Gliel’ha insegnata certamente l’attenzione, la vicinanza, l’amore verso quelle a cui si rivolge.

Attraverso le lettere madre Scolastica racconta giorno per giorno, senza esserselo proposta e forse senza rendersene pienamente conto, la storia delle Pie Discepole e la sua storia personale, apre la sua anima facendo conoscere il suo più profondo rapporto con Dio, traccia il profilo della vocazione dell’Istituto e guida con sapienza ognuno dei membri alla sua realizzazione.

Appare una donna semplice, dal cuore puro, se poteva scrivere:

«Signore, mi hai procurato tutto,
le tante bellezza della natura e di tutto il creato
per allietare il mio sguardo:
i fiori coi loro profumi,
i frutti squisiti, l’aria, l’acqua, il pane,
e tutto ciò che mi dà refrigerio,
conforto, sollievo,
tutto è opera della tua divina provvidenza…».

Don Alberione non poteva scegliere una persona più adatta per dar vita a una famiglia che fa del bello l’oggetto del suo apostolato. L’idea è di lui, ma come poteva attuarla senza una donna che la facesse propria e le desse quell’imprescindibile tocco femminile?

lunedì 25 maggio 2026

I nostri vescovi oblati

La sera che sono tornato dalla Cina, ho trovato la sala da pranzo imbandita e pienissima. Non occorreva, ho detto… Naturalmente non era in mio onore, ma per la conclusione dell’incontro con i vescovi oblati, venuti da tutto il mondo alla casa generalizia per celebrare insieme i 200 anni dall’approvazione della Regola. Sono potuti venire il 20, con il cardinale di Cotabato, in rappresentanza degli attuali 48 vescovi oblati.

Lungo la storia sono stati circa 160, di cui 6 cardinali. Due di loro è stati assassinati, versando il loro sangue in martirio.

Per quattro giorni i vescovi hanno riflettuto su diversi aspetti del loro ministero e sul modo in cui la loro identità di Missionari Oblati continua a plasmare il loro servizio alla Chiesa. Continuano a ispirarsi a Sant’Eugenio de Mazenod, anche lui divenuto vescovo. L'incontro ha così offerto l'opportunità di riflettere sulla rilevanza del carisma oblato e sul modo in cui oggi sostiene il ministero episcopale.  Il superiore generale ha sottolineato l’importanza di comprendere più a fondo l'identità del "vescovo religioso" e il rapporto tra i vescovi e il carisma oblato, così come la collaborazione reciproca tra tutti i membri della famiglia oblata.



domenica 24 maggio 2026

Preghiera per il popolo di Dio in Cina

24 maggio, festa della Madonna aiuto dei cristiani, patrona della Cina. Benedetto XVI ha legato a questa data la preghiera per la Chiesa in Cina.

Alcuni dei professori incontrati a Xi’an hanno contestato questa giornata di preghiera: “Perché pregate per noi? Perché siamo cattivi e perseguitiamo i cristiani? E perché non una giornata di preghiera per il Vietnam?”.

Rileggo la preghiera: non è per la Cina, ma per i cristiani in Cina:

«Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,
venerata col titolo di “Aiuto dei cristiani” nel Santuario di Sheshan,
verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini…».

Preghiamo per il popolo di Dio in Cina… ma quello che mi ha colpito è vedere il popolo di Dio in Cina che prega.

sabato 23 maggio 2026

Pentecoste: Big Bang della Chiesa

Quanto immagino il cammino della Chiesa nella storia, mi viene sempre alla mente la nota teoria del Big Bang: alle origini dell’universo tutta l’energia sarebbe stata concentrata in una piccola densissima massa che, sprigionandosi, avrebbe dato vita alle galassie, alle stelle, ai pianeti...

La Pentecoste me la immagino come il Big Bang della Chiesa. Lo Spirito Santo scende come un fuoco incandescente, fontale, di una densità inimmaginabile. Vi è raccolta l’intera vita della Chiesa, in tutta la sua pienezza. Vi sono contenute tutte le parole del Vangelo, in un’unità densissima, come la massa che diede origine all’universo.

La pienezza di vita della Pentecoste si espande poi lungo il corso dei secoli. Lo Spirito “apre”, per così dire, l’unità iniziale e via via ne fa sprigionare tutta la ricchezza in essa contenuta. In una crescita graduale, conduce la Chiesa a vivere una dopo l’altra ogni parola del Vangelo, così che a contatto con la storia, prendono origine, come costellazioni, le molteplici spiritualità… Fino a quando raggiungeremo la pienezza di vita e la densità carismatica iniziale. Dio sarà tutto in tutti.

venerdì 22 maggio 2026

Paradiso '49: il linguaggio dei mistici

Oggi pomeriggio all’Università del Laterano presentazione del libro “Paradiso ’49”. Un evento di grande portata, con relazioni di contenuto profondo. Non mancheranno gli aggiornamenti…

La presentazione è avvenuta nell’aula Paolo VI. Tra i tanti presenti anche Judy. Abbiamo ricordato quando in quella stessa aula (allora non si chiamava Paolo VI), nel 1974-1975, frequentavamo insieme i corsi sulla Gaudium et spes di Bonifacio Honings, carmelitano olandese…

Allora non avremmo immaginato che 50 anni più tardi ci saremmo ritrovarci qui, uniti nientemeno che attorno al Paradiso ’49!

Il 18 agosto 1998, a St-Maurice in Svizzera, raccontai la mia esperienza nella Scuola Abbà, alla quale avevo iniziato a partecipare ormai da più di tre anni, il 6 febbraio 1995. Tra l’altro in quell’occasione dissi, riferendomi alla modalità di scrittura del Paradiso:

«La prima cosa che mi colpì appena arrivato nella Scuola Abbà, fu la dimensione estetica degli scritti di Chiara. Il Paradiso è scritto con un linguaggio moderno. È bello. Non c’è niente di superfluo. È altissima poesia. Risponde all’aspettativa di Garrigou-Lagrange: “I grandi mistici, per farci conoscere la loro esperienza, è opportuno che siano dei grandi poeti”. Anche dalla forma del suo scritto si comprende immediatamente che Dio è Bellezza, che il Paradiso è Bellezza.

Il linguaggio riveste una importanza particolare negli scritti mistici. È stato detto che il teologo scrive sempre in prosa, mentre il mistico scrive in poesia anche quando scrive in prosa. Chiara afferma e nega nello stesso tempo perché si muove tra l’apofatico e il catafatico; fa uso del paradosso perché la sua esperienza è paradossale; dell’ossimoro perché è un’esperienza umano-divina; crea parole nuove e piega parole antiche a significati nuovi, perché nuova è la sua esperienza. Il suo linguaggio, per usare ancora parole di Garrigou-Lagrange, si avvicina “al modo di parlare del Signore nella Scrittura”.

Uno studio comparato tra “il linguaggio dei mistici” e quello di Chiara sarebbe molto interessante e ci rivelerebbe delle sorprese. La dimensione comunitaria della sua esperienza – l’Anima – si rivela nel linguaggio stesso, e non solo per l’impiego dei plurali, fatto nuovo nella mistica, ma anche per la mancanza della reticenza, così frequente nei mistici, per la mancanza di oscurità, per la semplicità dell’espressione».

giovedì 21 maggio 2026

Un augurio con le quattro nobili piante cinesi

Ho chiesto a  Yu Chemgbin Thomas, calligrafo, di scrivermi una frase di Confucio come augurio per il mio viaggio. Me ne ha scritte quattro, sul quaderno dei timbri confuciani che mi è stato regalato. Me ne ha scritte quattro associate alle “quattro  piante nobili”.

I fiori di pruno associati a temi di perseveranza e bellezza, con la frase della regola d’oro: “Non fare all’altro ciò che non vorresti fosse fatto a te”.
L'orchidea selvatica, simboleggiante raffinatezza, rara bellezza, virtù e integrità morale.

Il bambù, associato all'estate e simbolo di semplicità e spirito umile.
I crisantemi gialli, ultimo a fiorire, in autunno, simbolo di nobiltà e resistenza.
Quattro piante, quattro parole chiave della cultura cinese
Sigillate dal timbro rosso dell’artista.