Mercoledì
pomeriggio, nell’ambito della “missione di Marino”, incontrerò il consiglio
comunale nella sala di palazzo Colonna. Mi sono annotato l’inizio della conversazione, il resto verrà da sé.
Vediamo se funziona…
Oggi, 25
marzo, è il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri,
istituita dal Consiglio dei Ministri nel 2020. Perché proprio oggi la giornata
dedicata a Dante? Perché il 25 marzo è la data di inizio del viaggio
nell’aldilà della Divina Commedia. E perché Dante “nel mezzo del cammin di
nostra vita”, inizia il suo viaggio proprio il 25 marzo 1300?
Perché il 25
marzo è considerata la data dell’incarnazione: l’angelo annuncia a Maria che
diverrà madre di Dio, Maria dona il suo assenso e il Figlio di Dio si fa uomo
nel suo grembo. Nove mesi più tardi, il 25 dicembre, nasce Gesù, è Natale. In
Toscana, come in altre regioni, dal 1200 fino all’unità d’Italia, l’inizio
d’anno non si celebrava il 1° gennaio, ma il 25 marzo. Così, da buon toscano,
inizio con augurarvi a tutti buon anno! Qual è il mio augurio. Semplice: che ci
riscopriamo tutti fratelli e sorelle.
A volte è un
po’ ridicolo sentire il prete che dice: “Fratelli!”. Eppure questa parola:
fratello, è scritta nel primo articolo della “Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo”: «Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità
e diritti. Essi (…) devono agire gli uni gli altri in spirito di fratellanza». Non
importa essere cristiani o religiosi per riconoscerci fratelli e sorelle, basta
essere umani. Siamo la “famiglia umana”.
Eppure penso
che ognuno di noi, una volta o l’altra ha detto o dice il “Padre nostro”. In
questo caso la fraternità ha tutto un altro spessore. Il Padre nostro è la
preghiera che ci ha insegnato Gesù. Ci autorizza a chiamare Dio come lo chiama
lui: Padre. Così facendo si dichiara fratello nostro, accanto a noi, e ci aiuta
a voltarci insieme verso il padre comune.
Dio è Padre,
Dio è Madre e quand’è che i genitori sono più contenti? Quando vedono i figli
che si vogliono bene, si aiutano, sono uniti. Quando litigano e non si parlano
più è invece una tragedia. E noi siamo in guerre continue, divisi in fazioni
opposte, litigiosi, arrabbiati… Per questo il Padre del cielo ma mandato in
terra suo Figlio, per riaffratellarci. Per questo la preghiera che Gesù ci ha
insegnato comincia con la parola Padre “nostro”.
Quando dico
“Padre” prendo coscienza di quello che sono veramente, proprio figlio suo!
Quando dico “nostro” prendo coscienza che ho il Padre in comune con gli uomini
e le donne attorno a me, e quindi ho dei fratelli e delle sorelle. Siamo tutti
figli di un unico Padre, tutti figli di Dio nel suo unico Figlio. «Non c’è più
né giudeo né greco; non c’è più né schiavo né libero; non c’è più né uomo né
donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 28). Si instaura un
rapporto nuovo nell’appartenenza reciproca e si riaccende il desiderio e la
volontà di lavorare con tutte le nostre forze alla fratellanza universale.
Prima di
essere di un partito o di un altro, siete fratelli e sorelle. La fraternità non
è tra partiti e istituzioni, ma fra persone. Siete prima di tutto persone,
umani, affratellati dal nostro essere umani, e per chi ci crede, dall’essere
figli dello stesso Padre. Quando entriamo nel salone comunale prima di tutto ci
riconosciamo persone, fratelli e sorelle. E come Gesù anche noi vogliamo
affratellare i cittadini. Poi discutiamo su come fare. Le idee possono
scontrarsi, noi come persone mai.
Come
persone, fratelli e sorelle, abbiamo imparato a stimarci, a rispettarci, ad
ascoltarci, a cercare di capire le ragioni gli uni degli altri. Non conosciamo
gli insulti, le invettive, le calunnie, le bugie. Anche se abbiamo idee,
programmi, strategie diversi, siamo umani, fratelli e sorelle.
Possiamo
anche ricordarci alcune leggi elementari per vivere con sincerità questi
rapporti. È l’arte di amare…









