“Se sei unito a Dio, gli parli, gli racconti tutte le tue faccende, gli spieghi tutti i tuoi problemi. Quando soffri, gemi con lui; quando godi, godi con lui e gli dai tutto. Gli raccomandi le persone care, i progetti, ti assicuri. Tutto questo è spontaneo in un cuore che sente l'unione con Dio, perché si sente vicino ad un amico, vicino allo sposo dell'anima, vicino a un fratello, e parla”.
Così si prega all’Assemblea dell’Opera.giovedì 5 marzo 2026
mercoledì 4 marzo 2026
La guerra vera
I bambini in casa piangono sentendo i missili passare sopra
la testa. Il più piccolo, di 4 anni, dice agli altri, “Non abbiate paura, c’è
Dio con noi”. Ce lo raccontano quanto tra noi all’Assemblea dell’Opera vengono
da quelle regioni, assieme alle notizie che arrivano da casa di giorno in
giorno… Anche noi, qui all’Assemblea, viviamo col fiato sospeso per questa
guerra folle, per le troppe guerre. Ogni giorno preghiamo nominando i
principali Paesi in guerra: Medio Oriente, Ucraina, Russia, Sudan, Repubblica
Democratica del Congo, Etiopia, Myanmar e tutti i posti dove ancora si
combatte.
Non ci fanno vedere i morti, i mutilati, i bambini e i
vecchi soli… Vediamo solo missili, aerei, navi, fumo… Senza che ci sia
differenza tra la realtà e i video giochi. Tutto sembra così lontano, virtuale…
Quanti sono qui, proveniente dai Paesi in guerra, ci ricordano quanto sia reale
e tragica questa guerra. La nostra impotenza si fa preghiera…
martedì 3 marzo 2026
Hans Schalk: Come essere fedeli?
Una vita, quella di p. Hans Schalk, redentorista della Baviera, segnata dalla morte della mamma quando aveva quattro anni e alla seconda guerra mondiale. Forse queste prove della vita l'hanno affinato dandogli una profonda sensibilità e comprensione degli altri.
Conobbe presto il Movimento dei Focolari la cui spiritualità lo ha sempre accompagnato. È stato maestro dei novizi, docente di catechesi, direttore spirituale delle Suore Missionarie del Santissimo Redentore, provinciale della provincia dei Redentoristi di Monaco, per poi dedicarsi all'accompagnamento spirituale. Come hanno scritto i suoi confratelli tedeschi, «Con la sua mitezza, la sua riflessività e la sua forza spirituale ha toccato molti cuori. Ciò che lo ha plasmato interiormente e ciò da cui ha tratto la sua forza lo ha comunicato anche in molti articoli di riviste e in alcuni libri che hanno trovato un vasto pubblico di lettori e che ora costituiscono la sua eredità».
Come non ricordati, p. Hans? Eri sempre presente a tutti i
nostri incontri di religiosi legati al Movimento. Hai sempre portato un’aria di
festa, di gioia. Ora che sei partito per il cielo salutaci tutti i nostri, da
Bruder Gabriel a p. Novo… Preparaci un posticino accanto a voi: arriviamo
presto.
Intanto leggiamo uno dei tuoi pensieri: sulla fedeltà.
Quando, più di 50 anni fa, conobbi più da vicino la vita religiosa, incontrai anche la preghiera "per la grazia della perseveranza". A chi devo essere fedele? Le difficoltà riguardo alla fedeltà sono connesse al rapporto con la persona o la realtà cui voglio essere fedele. Il problema della fedeltà in ultima analisi è un problema di rapporto.
Se nella scelta della vita religiosa o di qualunque altra
vocazione spirituale vediamo una risposta a Dio che chiama, è sempre importante
tornare a Dio che chiama. Se il rapporto con Dio che chiama per amore non è più
vivo, se davanti agli occhi si hanno ancora solo i doni di Dio, per es. la vita
religiosa, il sacerdozio, il matrimonio, e non il Datore dei doni, Dio stesso,
si può arrivare alla separazione della fede teorica dal comportamento pratico e
quindi all’incoerenza e praticamente all’infedeltà.
Cosa serve e aiuta a mantenere lo sguardo fedelmente rivolto
al Datore di ogni dono, a Colui che chiama, a Dio che ci ama infinitamente? Come
restare fedele?
Un “esercizio” profondamente ancorato nella tradizione della
vita religiosa che si dimostra di grande aiuto, è certamente la meditazione. In essa ricordiamo ciò che
del nostro Dio ci viene trasmesso dalle sacre scritture. Ricordiamo che Dio
vive in noi e cammina con noi. Ricordiamo tutto ciò che Dio ha fatto nella
nostra vita. Ricordiamo che Dio ci ama infinitamente, ciascuno in modo del
tutto personale, con la sua origine, la sua storia, i suoi limiti e i suoi
peccati.
Ricordando Colui che ha chiamato, si rende sempre più viva
la consapevolezza che si sta camminando sotto lo sguardo di Colui che chiama. La
preghiera per la grazia della
perseveranza acquista quindi il suo significato profondo quando, tenendo conto
della mia fragilità, mi affido continuamente a Colui che mi accompagna nel
cammino. Nel suo senso più profondo la preghiera è appunto rapporto personale
vivo e consapevole con Dio: col Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo.
Le crisi nella vita di fede e di preghiera spesso sono un
appello a rivolgersi in modo sempre più profondo e radicale a Colui che chiama.
Un grande aiuto alla fedeltà viene poi dalla comunità. La
comunità è il luogo dove la fedeltà si realizza nel concreto! Posso essere cristiano solo in una comunità.
Da quando Gesù ha promesso ai suoi discepoli la sua presenza tra loro, Dio lo
trovo nella comunità di Gesù Cristo, nella Chiesa.
Essere fedeli non è un valore realizzato e compiuto, bensì
un percorso da compiere: un cammino all’interno di un rapporto, una strada da
riprendere ogni giorno e da percorrere con Gesù Crocifisso e Risorto, un
cammino da percorrere assieme in comunità.
Allora, p. Hans, se capisco bene, per essere fedeli non dobbiamo tanto guardare indietro alla chiamata di una volta. Dobbiamo prendere coscienza che oggi sono chiamato, e dire di sì a questa chiamata nell'attimo presente.
lunedì 2 marzo 2026
All'Assemblea dell'Opera di Maria
Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. E non sono
il solo religioso. Ci sono anche sacerdoti, religiose, vescovi, un cardinale. Ci
sono anche membri di sette diverse Chiese e di altre religioni. Ritrovo con
gioia il giovane buddista che al Genfest rese omaggio a Giovanni Paolo II
inginocchiandosi davanti a lui. Ci siamo poi incontrati in Thailandia… ed oggi
eccolo qui! Ma c’è anche la professoressa indù incontrata più volte in India… e chi rappresenta i musulmani...
Sono all’Assemblea generale dell’Opera di Maria. Addirittura
ho diritto di voto. Contribuirò dunque all’elezione della presidente, del
copresidente, dei membri del consiglio… Tutto il mondo è rappresentato. Mancano
solo quanti dovrebbero provenire dal Medio Oriente dove la guerra ha bloccato i
voli aerei. Ma come è possibile una rappresentanza così eterogenea e io che ho
diritto di voto?
È davvero un segno dell’ecclesialità e della grande apertura
del Movimento, che si presenta come un popolo dalle molte vocazioni,
poliedrico, ricco di tante espressioni. Specchio e profezia di Chiesa. Tanta
diversità e tanta unità.
La sfida è rimanere a quell’altezza anche quando i temi
saranno caldi e le opinioni diverse, le procedure pesanti… Ce la faremo? È
un’assemblea vera, con persone vere. Ognuno si mette in gioco, con sincerità. È
un rischio. Ce la faremo.
domenica 1 marzo 2026
A Signa da Maria Maddalena Frescobaldi Capponi
Maria Maddalena Frescobaldi Capponi ci ha nuovamente
riuniti, in tanti, a Castel di Sig.na, sulle nostro belle colline toscane.
Frescobaldi Capponi, nomi che richiamano la nobiltà fiorentina. Si è nobile la
nostra Maria Maddalena, ma va a lavare i piedi e ad assistere gli incurabili
dell’ospedale. È mamma e nonna e il suo profondo senso di maternità fa breccia
nelle povere ragazze di strada, e saranno proprio quattro di queste che
inizieranno la famiglia religiosa di cui Maria Maddalena sarà fondatrice. È una
donna che sa amare col cuore.
Venerdì, nella casa madre di Sieve, abbiamo presentato il libro della sua biografia. Molti i presenti, con in testa sindaco e vice sindaco. Ma non è il numero che colpisce è il clima di grandissima gioia, di festa da cui siamo tutti avvolti e coinvolti. L’accoglienza delle suore, la passione del coro che esegue canti ispirati, le relazioni, l’inaugurazione del dipinto con la fondatrice assieme alle prime quattro, l’ammirazione della statua di marmo, poter pregare sulla sua tomba... e ci mettiamo anche il buffet… Ma che pomeriggio, ma che serata. C’è ancora il bello, c’è ancora il buono.
Non è soltanto il ricordo di un glorioso passato, ma anche
la riconoscenza per un presente che continua a fare il bene alle donne più
provate, a formare le nuove generazioni, con coraggio, tenacia.
Il bene è sempre silenzioso e opera. C’è speranza.
sabato 28 febbraio 2026
In famiglia con Gesù in mezzo
«Come descriverò la felicità di questo matrimonio che
la Chiesa benedice —
si domandava Tertulliano, uno scrittore dei primi secoli, in una lettera alla
moglie —.
[…] I due sposi sono come fratelli l’uno per l’altro e si servono
reciprocamente; nessuna distinzione fra carne e spirito. Anzi sono veramente
due in una carne sola e dove la carne è una è uno anche lo spirito. Nessuno ha
segreti per l’altro, nessuno evita l’altro, nessuno è per l’altro di peso. […]
Contemplando questi focolari, Cristo si rallegra e invia la sua pace; dove sono
due, lì c'è anche Lui, e dove c'è Lui non può esserci alcun male».
«Chi sono i due o i tre riuniti in nome di Cristo, in mezzo
ai quali sta il Signore? - si chiedeva ancora - Non sono forse l’uomo, la donna
e il figlio dal momento che l’uomo e la donna sono uniti da Dio?».
Ho iniziato così oggi le mie conversazioni con le famiglie a
via Spinola, ed è sempre bello stare con gli sposati…
Il momento più bello di questa giornata è stato l’incontro
con il card. Reina, il vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ci ha
raccontato la sua esperienza di vita, da ragazzo fino a oggi, con cuore
grande, tanta semplicità e profondità. Che grazia avere un pastore così!
venerdì 27 febbraio 2026
Ricordando Marcello Zago
1 marzo 2001. Sono passati 25
anni dalla morte di p. Marcello Zago. Per ricordarlo ecco alcune brevissime
note autobiografiche sull'inizio del suo interesse per il dialogo interreligioso
che lo porterà fino a diventare Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione
dei popoli e ad organizzare la giornata di preghiera interreligiosa ad Assisi.
Nel dicembre 1959, arrivando a
Singapore dopo tre settimane di nave, la mia mente di giovane missionario
destinato all’Asia riandò al passato quando, più di quattro secoli prima,
sbarcò in queste zone san Francesco Saverio, il patrono delle missioni, che
iniziò vie e metodi nuovi nel cuore dell’Asia… Quella sera stessa mi recai al
Santuario di Maria posto sulla collina sovrastante la città. E la sorpresa fu enorme
quando mi resi conto che tra i numerosi pellegrini c’erano non solo dei
cattolici, ma anche i protestanti, degli indù, dei buddhisti e dei musulmani.
Tutti andavano da Maria per confidarle una pena, per chiedere una grazia, per
dire una preghiera, per trovare un po’ di pace. Questo primo incontro con l’Asia
fu per me anche la scoperta che Maria è
Ricordo la mia esperienza di
giovane missionario. Si visitavano i villaggi animisti per annunciare
Fin dagli inizi, mi ponevo una
domanda, che condividevo spesso con i confratelli. Perché
Con l’appoggio dei Superiori,
cercai di conoscere e accostare il Buddhismo nelle sue varie espressioni. E
così fin dal secondo anno dedicai ogni giorno due o tre ore ai contatti con fedeli
buddhisti: monaci, devoti regolari e saltuari, gente ordinaria. Prendevo nota
di tutto. In cinque anni scrissi circa diecimila schede sul buddhismo vissuto
del paese.
Sotto la spinta del Vaticano II,
nell’approfondimento della missionologia e, soprattutto, nello studio
sistematico del buddhismo in generale e del buddhismo laotiano in particolare,
nell’esame della nostra presenza e dei nostri metodi missionari, scoprivo che un altro tipo di
missione era necessario in ambiente buddhista. La nostra presenza doveva essere
diversa nelle sue modalità e nei suoi obiettivi: bisognava stare con loro per
imparare da loro, per incarnarci nella loro cultura e nei loro valori, per
essere un lievito nella pasta e far progredire dall’interno. In questa
prospettiva, iniziavo il Centro di ricerca e di dialogo con i buddhisti per
conto della Conferenza Episcopale di Laos e Cambogia.














