venerdì 12 giugno 2026

Una pugnalata da Piero Taiti

 

«… ora vediamo chiaramente che quello che ci sta di fronte – soprattutto il povero – non è una persona che chiede alla nostra “sensibilità morale”. Siamo noi piuttosto in debito verso quella persona, proprio in nome di quei valori morali che riteniamo di professare e almeno in parte di possedere».

Parole di Piero Taiti, medico di Prato, specializzato in malattie nervose e mentali, costruttore di servizi sanitari e culturali, lontano dalla pratica religiosa, sempre alla ricerca di giustizia sociale e fratellanza universale…

Che bello il libro a lui dedicato, dove si riportano suoi discorsi di grande spessore morale…

La frase appena citata mi è arrivata come una pugnalata e mi ha costretto a riflettere sul mio modo di incontrare i poveri. Ma tutto il libro è un appello alla conversione che arriva da una persona che una volta veniva chiamata "non credente".

giovedì 11 giugno 2026

Siamo le sue braccia


In una casa, a Vasto, ho visto un crocifisso senza braccia. Mi è subito venuto in mente un film del 1950 che vidi da ragazzo: “Dio ha bisogno degli uomini”.

Sì, ha bisogno delle nostre braccia…

mercoledì 10 giugno 2026

Nel cuore del figlio

Nel cuore del figlio, di Pierluigi Vito.

Surreale. Rocambolesco. Inverosimile. Proprio un romanzo! Cattura. Incalzante (lontano dalla lentezza meditativa del romanzo di Remo Rapino, Di nome faceva Arturo, sempre nella stessa collana “Narrazione” di Città Nuova, che mi ha ugualmente preso). Con finale imprevedibile. Proprio un romanzo! Una scrittura affasciante (ma come fanno gli scrittori bravi a scrivere così bene?). Proprio un romanzo!

Mi ha richiamato La stanza del figlio di Nanni Moretti. Anche se nel romanzo la ricerca del figlio è più drammatica e coinvolgente.

Citazioni? Sarebbero troppe, tra variegati tipi di narrazione: soliloqui, scambio di email, racconto, dialoghi...

Nei dialoghi appaiono pagine particolarmente intense, come il discorso di Mattia rivolto alla (alle) famiglia, o come quello della mamma cieca che parla del vedere e del sentire (discorsi improbabili, che forse potrebbero andare meglio in bocca al narratore).

208 pagine lette in poche ore. Rubando il tempo al lavoro; oppure un assaggio di vacanza di un'estate alle porte, con quel gusto sottile di libertà di quando si fa forca a scuola (l’ho assaporato una sola volta nella mia lunga carriera di studente…). Mi auguro che siano tanti a prendersi questo momento di distacco per una lettura che ritempra e lascia un senso profondo di speranza e di pace.

martedì 9 giugno 2026

Tramonto su Roma

 


Tra gli alberi tramonta

e illumina la città.

Sto in mezzo

folgorato di bellezza.



lunedì 8 giugno 2026

Io non ho che amore

Addirittura 40 pagine di commento alle caratteristiche della carità che Paolo enumera in 1 Corinti 13. Non sono 40 pagine di uno studio qualsiasi, ma della Regola scritta da Madre Maria Oliva Bonaldo per le Figlio della Chiesa. Una donna che poteva affermare: “Io non ho che amore”.

Invitava anche Igino Giordani a essere solo amore. Dopo aver letto i primi capitoli del libro che egli stava scrivendo – Christus Patiens, sulle persecuzioni cristiane – gli confida di essere rimasta un po’ perplessa della sua durezza: “Spero che negli ultimi capitoli il suo libro dipinga i persecutori come le creature più malate e infelici dell’umanità… Se noi non li condanniamo, forse Gesù non li condannerà… Io ti sento mia voce solo quando parli dell’Amore”.

Quindici giorni fa siamo stati sulla sua tomba, nella stanza dove ha vissuto ed è morta, nella casa di fronte ai Musei Vaticani.

Ci ha portato lì il consueto incontro tra gli amici che lavorano sui fondatori, i carismi, accomunati dalla passione per lo studio delle fonti… Questa volta siamo stati accolti proprio dalle Figlie della Chiesa, alla scoperta di nuove espressioni dello Spirito sempre nuovo, sempre creativo.

domenica 7 giugno 2026

Quanti "sì"? Quante sono le chiamate!

Il grande John Henry Newman, ormai dottore della Chiesa, ci ricorda che non possiamo smettere di dire il nostro “sì” a Gesù per il semplice fatto che egli continua a chiamarci:

«Non veniamo chiamati una sola volta, ma tante volte; per tutta la nostra vita, Cristo ci chiama. Ci ha chiamati dapprima nel battesimo, ma anche dopo; sia che ubbidiamo alla sua voce oppure no, ci chiama ancora nella sua misericordia. Se veniamo meno alle promesse battesimali, ci chiama al pentimento. Se ci sforziamo di rispondere alla nostra vocazione, ci chiama ad andare sempre più avanti, di grazia in grazia, di santità in santità finché avremo vita.

Abramo è stato chiamato a lasciare la sua casa e il suo paese (Gen 12,1), Pietro le sue reti (Mt 4,18), Matteo il suo lavoro (Mt 9,9), Eliseo la sua fattoria (1 Re 19,19), Natanaele il suo luogo in disparte (Gv 1,47). Senza sosta tutti siamo chiamati, da una cosa ad un'alta, sempre più avanti, senza avere nessun luogo per riposarci, ma salendo verso il nostro riposo eterno, e ubbidendo ad una chiamata interiore con l'unico scopo di essere pronti a sentirne un'altra

Cristo ci chiama senza sosta… cammina, in certo senso, in mezzo a noi, e con la mano, gli occhi, la voce, ci fa cenno di seguirlo. Non comprendiamo che la sua chiamata accade proprio in questo momento. Pensiamo che è accaduta al tempo degli apostoli; ma non ci crediamo, non l'aspettiamo veramente rivolta a noi».

sabato 6 giugno 2026

In dialogo con i "sì" di padre Armando

A Marino un centinaio di amici per ricordare p. Messuri, morto proprio il giorno del Corpus Domini. Parlo loro dei "sì" di p. Armando e insieme ci confrontiamo sui nostri "sì"...

Il risveglio al mattino segna una cesura netta tra notte e giorno. È come si chiudesse una porta, che lascia dietro di sé un mondo – spesso quello dei sogni – che sparisce irrimediabilmente, e ne apre uno tutto nuovo, ricco di incognite e di promesse.

Da un po’ di tempo mi torna l’immagine di un fiore che al mattino si apre alla luce del giorno e a sera si chiude con il sopraggiungere del buio.

Mi sveglio e mi sento rinascere. La prima parola che mi fiorisce sulle labbra è un “sì” alla vita. Un sì rivolto al Padre, che tutto ha creato e tutto ricrea ogni mattina: anch’io mi sento ricreato. Un sì rivolto al Padre origine della vita, che ogni mattina fa rivivere, e mi fa rivivere. Che dono la vita! Ogni giorno mi è data nuova. La vita è un appello, è Dio che mi chiama e io che gli rispondo: “Sì”.

Fiorisce poi un altro “sì”, rivolto a Gesù che mi chiama a seguirlo. Mi ha chiamato tanti anni fa, ma ogni mattina è una nuova chiamata: “Tu, seguimi!”. “Sì, Maestro, Signore mio, Dio mio. Eccomi!”. Dove, come mi guiderai oggi? Non lo so, ma mi fido di te, ti seguirò ovunque andrai.

Ed ecco un terzo “sì”, allo Spirito Santo che, silenzioso, abita dentro e si risveglia con me e di nuovo fa sentire la sua voce. Cosa mi suggerirà durante il giorno? Non lo so ancora, gli dico comunque il mio “sì” preventivo.

Un unico “sì” ripetuto tre volte, che umanizza la mia vita, che è tale veramente solo se si pone in risposta alla chiamata ed avvia il dialogo. Un “sì” forgiato su quello di Maria: mai da creatura fu pronunciato un “sì” come il suo; un “sì” d’una densità unica, capace di dar vita alla Vita.

Poi uno sguardo all’elenco dei santi del giorno; sono sempre tantissimi, 20, 30… alcuni li conosco, la maggior parte no, ma sono lì, e ognuno pronuncia un “sì” differente e mi trovo circondato da un coro straordinario di assenso che dà coraggio al mio “sì” sempre incerto.

Ed eccomi avvolto dall’Amen di Gesù, che ricapitola, raccoglie in sé, dà consistenza ad ogni “sì”, per offrire tutto al Padre, così che Dio sia tutto in tutti.