mercoledì 9 settembre 2026

Immaginiamo - Contempliamo Maria


Messina mi ha salutato con la festa di Santa Maria (e un magnifico tramonto). Nel santuario di Maria Ausiliatrice ad Alì Terme era esposta l’immagine di lei bambina: l’8 settembre! Lo stesso nella cattedrale di Messina.

Ma che ne sappiamo della nascita di Maria? Ed ecco qui il messaggio di Papa Leone in occasione della sua visita in questi giorni a Genazzano. Citando San Tommaso da Villanova, un frate e Vescovo agostiniano, si domanda come mai i vangeli parlano tanto della nascita di Giovanni il Battista e non una parola su quella di Maria… Tommaso da Villanova conclude: «poteva essere immaginata più che descritta, e che, come sintesi della sua storia, basta ciò che è espresso nel titolo: che da lei nacque Gesù. Cos’altro vuoi sapere? Cos’altro cerchi nella Vergine? Ti basti sapere che è la Madre di Dio… Lascia correre la fantasia, allarga i confini della comprensione e dipingi nel profondo della tua anima una giovane purissima, prudentissima…».

Da parte sua Papa Leone continua: «nasce semplicemente una bambina, come le figlie e le nipoti che teniamo in braccio», e riprende l’invito di Tommaso da Villanova a dare spazio alla fantasia, o meglio alla contemplazione: «nella preghiera contemplativa prende forma ciò che il mondo non ci racconta, ma esiste già»

È quanto hanno fatto i nostri vecchi, come quelli di Messina, che espongono immagini di Maria Bambina, che si inventano (ma per loro è vero!) il racconto di Maria che scrive una lettera ai messinesi… (noi a Prato ci contentiamo di una sua cintura…). Ma creano anche opere d’arte, come quella recente, del secolo scorso, che ho ammirato nella cattedrale: una statua dell’Assunta che mi è sembrata di estrema bellezza. Intanto l’organo mi regalava un concerto in grande stile, quasi l’accompagnasse in cielo. Dalla nascita all’assunzione: il racconto di Maria che non ci stanchiamo mai di raccontare: di Maria “numquam satis”.




martedì 8 settembre 2026

Sulla pietra di san Paolo

A domani un pensiero sulla festa di oggi, la natività di Maria, seguendo il pensiero di papa Leone e la pietà popolare siciliana.

Quest’ultima sembra risalite addirittura all’apostolo Paolo. Gli Atti degli Apostoli narrano che da Malta l’apostolo approdò a Siracusa, dove rimase tre giorni. Salpato da qui raggiunse Reggio Calabria. Senza nessuna sosta intermedia? Oggi sono passato a Biga Marina, il luogo intermedio tra Siracusa e Reggio dove Paolo, una volta sbarcato, predicò ai pescatori. C’è ancora, lungo la strada, la pietra sulla quale si alzo per predicare!

Sembra che abbia parlato di Maria, lui che in tutte le sue lettere di lei dice soltanto che Gesù “è nato da donna”. Comunque i messinesi, dopo la predicazione di Paolo, “risposero subito con sentimenti di filiale devozione alla Vergine Maria Madre del Signore”. Per questo la Madonna inviò loro la famosa lettera…

Quante storie belle. Non importa se vere o non vere: dicono l’amore della gente per le cose vere!

lunedì 7 settembre 2026

Come diventare immortali



 

Questa mattina, stando ancora nella casa della beata Maddalena Morano, ho capito come fare a essere immortali. Quando si consacrò a Dio con i voti perpetui chiese la grazia “di rimanere in vita finché non avesse completato la misura della santità”. Se anch’io faccio questa preghiera… mi assicuro l’immortalità… Che Maddalena Morano mi aiuti a morire presto!

Intanto i paesi della costa, che si susseguono senza soluzione di continuità, disegnano un meraviglioso arco di luce, quasi corona al mare.

Ne visito uno soltanto, ma di quelli su in montagna, appollaiati come nidi d’aquila: Forza d’Agrò. Rimasti intatti nei secoli, con le strade strette, le case di sassi, le chiese ricche di storia di fede e d’opere d’arte, le rocche inespugnabili, gli orizzonti infiniti.

Saluto così lo Jonio…




domenica 6 settembre 2026

Ad Alì Terme con gli Istituti Secolari



 

Come tanti paesi della costa anche Alì Terme ha un Alì superiore. Da lassù la costa, la punta estrema della Calabria, il mare Jonio. Dietro le montagne con le differenti tonalità di che si perdono lontane… Paesaggi d’incanto.

Ma che ci sto a fare ad Alì Terme? Ho seguito per tre giorni il convegno regionale della CIIS (Conferenza Italiana Istituti Secolari). Presente rappresentati di: Apostole del Sacro Cure, COMI, Missionarie del Vangelo, Piccola Famiglia Francescana, Ancelle Riparatrici, Regalità di Cristo, Volontari e di don Bosco, Missionarie p. Kolbe, Volontari con don Bosco. Allo Spirito Santo non manca la fantasia.

Nella formula del "mandato" con il quale ho concluso il convegno appare, in sintesi, la missione degli Istituti secolari: “Padre, benedici questi tuoi figli consacrati nella secolarità. Siano nel mondo come il lievito nella massa, capaci di trasformare le realtà temporali dall'interno. Dona loro occhi attenti per scorgere le ingiustizie, un cuore accogliente per raccogliere il grido dei poveri e la fortezza per seminare ponti di pace e di autentica libertà. La loro vita ordinaria sia liturgia vivente e trasparenza del Tuo Regno che viene”.

Questa mattina mi ero svegliato con le parole di Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio”. Gli Istituti secolari sono i testimoni di questo amore di Dio per il mondo: amano i luoghi di lavoro, le relazioni civili, la politica, le bellezze e le amarezze della società, non come osservatori, ma come persone partecipi, responsabili, che condividono in tutto le sorti dell’umanità… ed essere là dentro Gesù, come lui mandate del Padre…

I religiosi e le religiose lo sono in altro modo, altrettanto efficace. Basta visitare il piccolo ufficio e la stanza da letto della beata Maddalena Morano, attigui alla chiesa dell’istituto da lei fondato qui ad Ali per l’educazione delle ragazze. Un ambiente semplice, sobrio, essenziale che dice come solo Dio vale.




Intanto, da lontano, l’Etna sta a guardare…


sabato 5 settembre 2026

Natura, arte, storia: un invito alla preghiera



Itala (accento sulla prima a) è un paese sulla nazionale verso Catania. Come per altri paesi c’è poi Itala superiore. Salgo verso la montagna e subito a destra vedo un paese incuneato nella roccia, ma è dall’altra parte del torrente e non può essere Itala. Più su eccolo. Anzi, sono tre, ben distinti, tre frazioni, ognuna con la sua chiesa e tutti e tre abbarbicati nelle fenditure della montagna. Una visione da fiaba.



Nella piazza del primo borgo chiedo a uno del posto dove si trova la chiesa di san Pietro e Paolo, sono venuto per quella, dell’anno 1000. Mi indica la chiesa della piazza, del 1700, con un cartello che la dichiara chiesa di santa Maria e qualcosa. Meglio rivolgersi alle donne, più devote e praticanti. Mi dicono che è più avanti sulla montagna, in un’altra frazione che di qui non si vede. Ma io mi fermerei anche tra queste case, tra scale e viuzze, in questi borghi d’incanto…


Riprendo la strada, supero il quarto paesetto e più avanti, ecco finalmente la chiesa di san Pietro e Paolo. Faceva parte del complesso monastico, fondato dal Conte Ruggero nel 1092. Dell’abbazia rimane solo la chiesa, sopravvissuta all’incuria, all’ignoranza, ad un tentativo di insensata demolizione voluto nel 1930, a un maldestro tentativo di restauro. Tanto è andato perduto eppure rimane bella. Mi fermo a lungo in quel luogo silenzioso, pensando alla santità qui vissuta, come in tante case dei sobborghi di Itaca, tra queste montagne con vista sul mare. Natura, arte, storia: un invito alla preghiera.





venerdì 4 settembre 2026

Santità diffusa



Dove meglio che in Sicilia per celebrare la memoria di santa Rosalia? Ma oggi un’altra sorpresa perché, si sa, come ti muovi trovi sempre qualcosa di bello.

Eccomi infatti ad Ali Terme ed ecco la sorpresa: Maddalena Morano (1847-1906). Don Bosco l’aveva mandata in Sicilia per la prima fondazione delle suore salesiana nell’isola, ed è stata una esplosione di vita. In 26 anni fonda 19 case, 12 oratori, 6 scuole, 5 asili, 4 convitti, 3 scuole di religione. Tra l’altro ha costruito anche un tempio a Maria Ausiliatrice, accanto a una grande opera per l’educazione della gioventù. Ed è stata proprio sepolta qui, ad Ali Terme, in questo santuario mariano, rivolta verso il mare, come aveva chiesto.



Troppo anziana per diventare suora in altri Istituti, a 32 anni don Bosco l’aveva presa nella sua famiglia. Adesso è beata, una delle tante della costellazione di santità della Famiglia salesiana.

Forse basta una sua parola: “Pensate come avrebbe pensato Gesù. Pregate come avrebbe pregato Gesù. Agite come avrebbe agito Gesù”.


giovedì 3 settembre 2026

Dinnammare, santuario tra cielo e terra

 

Dal mare salgo fino a 1150 metri, su per una strada dolce tra boschi e pinete, il Parco dei Peloritani. A metà strada nebbia fitta, che si condensa in gocce d’acqua. Sulla cima di Dinnammare fa freddo e non si vede a un palmo di naso. Addio panorama! Il nome Dinnammare deriverebbe dal termine latino “bimaris”, poiché dalla sua vetta si dovrebbe godere della visuale dei due mari, lo Jonio e il Tirreno.



Il santuario mariano è aperto (lo è sempre, giorno e notte) e non c’è anima viva. Entro e nella penombra posso pregare davanti alla bella immagine di Maria, anche se il quadro legato al santuario è giù a Messina; lo portano una volta all’anno con una processione notturna.


Nel tempo che trascorro nel piccolo santuario entra un ciclista, un uomo con un mazzo di fiori per la Madonna, una copia di mezza età…

Quando esco il vento ha spazzato via ogni nebbia e si apre uno spettacolo unico di monti e mare… in lontananza l’Etna.



La storia del santuario ha mille leggende, ma sono appunto leggende. Di reale c’è la pietà popolare che ha scelto il punto più alto e più bello, che domina lo stretto, per esprimere l’amore per la Madonna.



Sulla facciata le parole del canto composto da sant’Antonio Annibale di Francia al tempo della ricostruzione di Messa all’indomani del terremoto. Non è il massimo della poesia, ma è una bella testimonianza di affetto del santo messinese:



Salve del Ciel Regina
Stella che mai tramonti,
Rosa dei nostri morti
sempre fiorita.

Qui solitamente
tra i fiori e tra le nevi
ci accogli, ci ricevi
ci parli al core.

Qui spera ed ama e crede
lo stanco pellegrino.
Da questo picco alpino
A Dio s’innalza.

Da questo monte or mira,
Madre, la tua Messina,
che dalla sua rovina
leva la testa.