venerdì 3 luglio 2026

Madonna della luce

Madonna della luce perché l’edicola, sulla roccia, è stata costruita accanto a una delle prime centrali idroelettriche d’Italia. A noi ricorda momenti di luce vissuti su questi prati da Chiara e le sue prime compagne.

Qui, in una natura d’incanto, tutto parla di Cielo e si fa metafora del divino, ed ella scrisse: “tutta l'umanità fiorisce in Maria. Maria è il Fiore dell'umanità. Ella, l'Immacolata, è il Fiore della Maculata.

L'umanità peccatrice non poteva che fiorire in Maria, la tutta bella! Noi dobbiamo a lei la salute, Ella la vita sua a noi. Che bella Maria: è la creazione che va in fiore, la creazione che va in bellezza. Vedo tutta la creazione fiorita come la chioma d'un albero... È Maria. Dal Cielo Dio S'innamora di questo Fiore dei fiori, l'impollina di Spirito Santo e Maria dà al Cielo ed alla terra il Frutto dei frutti: Gesù. Per scendere Iddio dal Cielo doveva trovar Maria. Egli non poteva scendere nel peccato ed allora inventa Maria, che, riassumendo in Sé la bellezza tutta del creato, "inganna" Dio e lo attira sulla terra. Ma Ella è Fiore dell'umanità e chiamato Dio a Sé lo chiama per l'umanità, perché Ella è grata all'umanità d'averle dato la vita”.

Maria nostra figlia! La cosa più bella a cui come umanità abbiamo dato vita, ed è grazie a lei che abbiamo la Vita.



giovedì 2 luglio 2026

Sui "luoghi carismatici"

 

Siamo sui luoghi dell’esperienza mistica di Chiara.

Ripercorrere i luoghi delle origini, quelli che chiamo “luoghi carismatici”, è sempre sorprendente. Sì, ci sono luoghi dove è rimasto un’orma della presenza dello Spirito e delle persone che egli ha scelto per essere suoi strumenti: Subiaco, La Verna, la casa della missione a Aix, qui a Tonadico…

Scritti e fatti tornano ad essere vivi e parlano ancora.

Questi sono giorni di contemplazione.



mercoledì 1 luglio 2026

Quanto è bello che i fratelli stiano insieme


Dolomiti. Circondati dalle montagne. Siamo in gita? Finora siamo sempre a parlare tra di noi, nella gioia di trovarci insieme… 

Insomma cosa facciamo in 80 in





sieme in questa settimana?

Sperimentiamo “quanto è bello e piacevole che i fratelli stiano insieme”.


martedì 30 giugno 2026

Sant'Antonio col Bambino

 

Sant’Antonio con Bambino in braccio. Un classico. Naturalmente non manca neppure nella chiesa di Fiera di Primiero a lui dedicata: la sua statua è ben collocata sull’altar maggiore.

Ma a fianco vi è un quadro che ritrae una scena insolita. Questa volta a dare il Bambino in braccio ad Antonio è la Madonna stessa. La scena è in quadrata in uno scenario storico (i frati che ammirano estasiati il fatto – e non è storico) e uno metastorico (angeli e santi che seguono l’atto della consegna).

Quello che mi ha colpito, e che ho fatto notare alla mia assemblea, è l’atteggiamento di Maria e di Gesù. Forse è frutto di un’arte pittorica un po’ scarsa… oppure è voluto. Sta di fatto che Gesù Bambino mostra un po’ di ritrosia a lasciarsi affidare nelle braccia di Antonio, mentre la Mamma quasi ve lo spinge e lo lancia verso di lui.

Figuriamoci se Gesù viene volentieri tra le mie braccia. Speriamo che la Madonna ve lo costringa…



lunedì 29 giugno 2026

E tu, chi dici che io sia?

 

Nella badia di Fiera di Primiero ho celebrato la festa dei santi Pietro e Paolo, ricordando quanto diversi fossero e come fossero uniti nell’amore Gesù. Anche se ognuno, coerente con la propria personalità, lo ha amato a modo suo.

Hanno risposto all’interrogativo: “E tu, chi dici che io sia?”. Non si può rispondere con imparaticci. La risposta è sempre personale, e se sincera unica, irrepetibile. Soprattutto è una risposta che lentamente si dà con la vita, più che con le labbra.

Perché non narriamo ancora una volta la nostra storia degli inizi, da quando l’abbiamo riconosciuto e abbiamo risposto alla sua chiamata? Quanti anni sono passati da quegli inizi? Quella luce brilla ancora nei nostri cuori? Sono giunte certamente tante prove, di tutti i tipi. A volte ci è sembrato che tutto fosse un’illusione, fino a farci pensare che ci eravamo ingannati. L’amore di Dio sembra contraddetto da tanti eventi in noi e attorno a noi. Incidono i nostri peccati, le debolezze, gli sbagli, i fallimenti. Abbiamo dato e sembra non esserci alcun ritorno.

Sarebbe bello dedicare tempo alla lettura della propria vita e vedere tutto, slanci e depressioni, successi e fallimenti, gioie e dolori, come componenti di un unico percorso. Forse non abbiano più l’entusiasmo degli inizi. Potrebbe essere un bene, potrebbe voler dire che l’amore è maturato, si è approfondito, ha conquistato in concretezza… Sarebbe bello conoscere le tappe del nostro santo viaggio…

Mi sembra bello l’ammonimento della Lettera agli Ebrei quando l’autore si rende conto che nella comunità comincia a venire meno lo slancio degli inizi e ci sono le prime defezioni. Il primo consiglio è quello di prendersi cura gli uni degli altri, condividendo anche le prove: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore» (10, 24-25).

L’invito è poi a tornare agli inizi: «Richiamate alla memoria quei primi giorni», quando avete ricevuto «la luce di Cristo» (10, 32).

domenica 28 giugno 2026

Un Dio geloso

«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10, 37).

Perché Gesù ci rivolge parole così dure? Semplicemente perché è geloso. Ci vuole tutti per sé.

Il Salmo 45, 11-12 aveva già enunciato questa gelosia di Dio. Rivolgendosi al popolo chiamato a sposare Dio, l’amico dello Sposo dice: «Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, il re è invaghito della tua bellezza». Dio ci vuole tutti per sé. Nel libro di Isaia 43, 1.4, Dio afferma: «Tu mi appartieni… tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo». Dio ci vuole tutti per sé.

Cosa troverà di tanto prezioso, di tanto bello in noi? Davvero l’amore è cieco, almeno quello di Dio! Sta di fatto che ci vuole tutti per sé.

Scrutiamo ancora un po’ la Bibbia per prendere coscienza di questa pazzia di Dio, che si è messo in testa di rapire proprio persona da nulla come noi, così come erano persone da nulla i poveri ebrei di allora.

Il Salmo 39, 8-10 racconta di uno di noi che vuol scappare dalle mani di Dio: Impossibile!  «Se salgo in cielo, là tu sei; / se scendo negli inferi, eccoti. / Se prendo le ali dell’aurora / per abitare all’estremità del mare, / anche là mi guida la tua mano / e mi afferra la tua destra».

Il Cantico dei Cantici 1, 4. Qui è la sposa che chiede allo sposo di rapirla: «Trascinami con te, corriamo! / M’introduca il re nelle sue stanze». Al capitolo 2, 13, sempre del Cantico, è di nuovo in azione lo sposo, impaziente: «Àlzati, amica mia, / mia bella, e vieni, presto!». Al Capitolo 8, 3 la sposa è ormai conquistata: «La sua sinistra è sotto il mio capo / e la sua destra mi abbraccia». Nel Salmo 63, 9 l’abbraccio è reciproco: «A te si stringe l’anima mia: / la tua destra mi sostiene».

Ma anche Gesù si mostra geloso dei suoi, come un pastore delle sue pecore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre» (Giovanni 10, 27-29).

Come Sposo ci vuole con sé “nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia”...

sabato 27 giugno 2026

Tutto passa

Con una gioia indicibile, nel giugno 1973, alla guida del pulmino russo, ap­prodai con i miei compagni alla nuova casa di Vermicino. A me sembrava un sogno poter ormai vivere, anche in maniera aperta ed esplicita, la vita d’unità che avevamo imparato a Marino. Arrivammo che sembravamo di ritorno da una guerra, con ferite e lace­razioni nell’anima, ma con il desiderio grande di ricominciare. Ci accoglievano p. Santino e p. Angelo, e soprattutto il Cuore Immaco­lato di Maria, a cui la casa era dedicata. Quella scritta che campeg­gia sulla porta d’ingresso, “Al Cuore Immacolato di Maria”, è sempre stata per me la dedicazione vera della casa e di ognuno di noi che in questa casa abbiamo abitato. Ci accoglievano, in maniera silenziosa e mariana, anche le Suore Francescane dei poveri, che da allora mi hanno sempre seguito e sostenuto con un amore di sorelle vere. Iniziava la storia gloriosa dello scolasticato a Vermicino.



Oggi chiusura dello scolasticato. La parabola, iniziata nel 1973, nel 2026 si conclude. Tutto passa, anche le cose più belle. Con Giobbe anche noi ripetiamo: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore”. Lo ringraziamo per questi 53 anni, ci affidiamo alla sua Provvidenza per il futuro.