Il Mugello ci accoglie con il lago del Bilancino, le verdi colline, la villa medicea, i casali… Una strada tortuosa, sempre più stretta, ci conduce in alto, in un paese sperduto, con poche case nascoste nei boschi. Unico punto di riferimento la chiesa e la canonica. È Barbiana, nota soltanto per la presenza di don Lorenzo Milani e la sua scuola. Anche papa Francesco fu attratto qui solo da lui.
Ad accoglierci
Agostino, un ottantenne pieno di vita, il primo dei ragazzi della scuola di don
Milani, il solo ad accoglierlo la sera che arrivò una fredda e piovosa giornata
di dicembre. Ci introduce in quella che era il salotto della canonica, che don Milani
trasformato subito in scuola. Siamo una trentina di persone, provenienti da
mezza Italia, la maggior parte giovani. Pee due ore, senza interruzione,
Agostino ci racconta le storie di quegli anni, il metodo di insegnamento “globale”,
l’impegno, la serietà e la passione del maestro e degli alunni.
Visitiamo il
laboratorio di musica, di lingue, di meccanica, di disegno… Affascinante la ricca
mostra fotografica. È l’immersione totale in un’esperienza di vita che ha
formato ragazzi e ha creato uno stile di vita e di scuola.
Infine la tomba, nel
piccolo cimitero…
«Don Lorenzo – ha affermato
papa Francesco nel centenario della sua nascita – ha vissuto fino in fondo le
Beatitudini evangeliche della povertà e dell’umiltà, lasciando i suoi privilegi
borghesi, la sua ricchezza, le sue comodità, la sua cultura elitaria per farsi
povero fra i poveri. E da questa scelta non si è mai sentito sminuito, perché
sapeva che quella era la sua missione, Barbiana era il suo posto, tanto che,
appena arrivato, acquistò lì la sua tomba…
La scuola è stato l’ambiente in cui operare per un fine grande, uno scopo che andava oltre: restituire la dignità agli ultimi, il rispetto, la titolarità di diritti e cittadinanza, ma soprattutto il riconoscimento della figliolanza di Dio, che tutti ci comprende. “Noi – dice ai preti in Esperienze Pastorali – abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni anima è un universo di dignità infinita».





















