Sabato prossimo la parrocchia di san Frumentoso di Roma va in pellegrinaggio
ad Assisi. Stasera mi incontro con le persone per preparare il viaggio. Qualcuno
parla di Francesco, naturalmente. Io parlo di Jacopa!
Suo marito è un Frangipane, una delle nobili famiglie romane.
Si aggiunge il nome di Settesoli perché la famiglia abita nel palazzo
Settizonio, al limite del Circo Massimo. Era ciò che restava del palazzo di
sette piani dell’imperatore Settimio Severo, il primo edificio che si vedeva
giungendo a Roma attraverso la via Appia. Al tempo di Jacopa il palazzo era
legato alla Torre della Moletta, con la quale costituiva un solo complesso. La
Torre della Moletta la vediamo ancora sugli antichi spalti del Circo Massimo,
dalla parte della Passeggiata Archeologica. I Frangipane avevano tanti
possedimenti, tra cui le torri di Marino e di Lanuvio.
Jacopa nasce attorno al 1190. Sposa Graziano Frangipane, ha
due figli. Presto vedova, sa gestire con fermezza i possedimenti.
Conosce Francesco quando, nel 1209, viene a Roma con i suoi penitenti
d’Assisi. Jacopa li aiutò a trovare alloggio presso l’ospedale di San Biagio
dei Benedettini a Ripa Grande in Trastevere e ad ottenere udienza dal pontefice
Innocenzo III. Il suo palazzo diventa presto la prima casa dei frati a Roma.
Jacopa guida Francesco per le vie della città come se fosse
un figlio. Potremmo forse immaginare che lo conduce
per mano. È una donna che conosce la vita, gli ambienti civili ed ecclesiastici
della città. È grazie a lei e al cardinale Ugolino che, nel 1223, Papa Onozio
II riceve Francesco assieme ai suoi frati. Per suo interessamento i Benedettini
di S. Cosimato in Trastevere cedono l’ospedale di San Biagio, che divenne il
primo luogo romano dei Minori. Perché non andare in pellegrinaggio a san
Francesco a Ripa, dove è conservata la cella del santo? Jacopa diviene così la
più valida collaboratrice del neonato movimento francescano a Roma.
Affascinata dall’ideale e dall’esempio di Francesco, ne
diventa una fedele seguace. Sarebbe bello seguire lei e i suoi figli nel loro
modo “francescano” di amministrare i beni e di rapportarsi con i contadini dei
suoi possedimenti. Marino, in quegli anni conosce un grande sviluppo: cresce la
popolazione, il benessere… e proprio grazie alla riforma sociale dei Frangipane
che mettono a disposizione della gente i propri beni. Forse è proprio guardando
a lei, che in Francesco nasce l’idea del Terz’Ordine, quello dei laici, accanto
al primo ordine dei frati e al secondo ordine delle clarisse.
Jacopa rimane vicino a Francesco fino alla fine. L’ultimo
scritto del santo è una lettera indirizzata a lei, nella quale le chiede una
stoffa e dei ceri per la sepoltura e quei dolci che lei gli preparava e che tanto
gli erano piaciuti:
A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco,
poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo.
Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la
grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se
vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire
a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi
potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per
avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi
quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma.
Appena i frati hanno finito di scrivere la lettera, bussano
alla porta: è donna Jacopa che giunge da Roma, con tutte le cose da lui
richieste E Francesco esclama: “Benedetto Dio, che ha condotto a noi donna
Giacoma, fratello nostro! Aprite la porte, esclama, e fatela entrare, perché
per frate Giacoma non c’è da seguire il decreto della clausura relativo alle
donne!”.
Frate Jacopa fu l’unica donna ad assistere alla morte di Francesco nella chiesetta della Porziuncola il 3 ottobre 1226. Ne deterge il volto morente mediante un velo di lino, il suo velo nuziale, sul quale erano ricamate con seta e oro le lettere: ”A.M.A.”.
Dopo la morte, mentre Chiara lo saluta da lontano, in lacrime
e con la preghiera, dal coro di San Damiano, Jacopa si occupa di comporne la
salma e poi, insieme ad altre donne, si occupa della sepoltura del santo; lava
il corpo e lo unge con essenze, lo stende sul drappo di bigello che lei stessa
aveva portato assieme ai profumi, posando delicatamente il capo del suo amico
più caro su un cuscino di lana rivestito di seta rossa, su cui sono tutti
ricamati in oro i leoni araldici - stemma della famiglia Frangipane - e le
aquile imperiali.
(Non riesco a trovare la foto di un dipinto che ritrae Jacopa accanto a Francesco che muore. Nell’iconografia classica egli è circondato solo da frati. Per il funerale viene ritratta santa Chiara – Nella copertina del libro di Licia Tancredi, Jacopa dei Settesoli, la ricca amica di Francesco, c’è l'immagine del funerale di Francesco, ma ad abbracciarlo è santa Chiara e non Jacopa! È difficile accettare che una donna è per di più laica fosse lì in quell’ultimo momento?)
Dopo il funerale, le cui spese vengono in gran parte sostenute da lei, torna a Roma, dove vive altri tredici anni, riprendendo le normali attività, gli affari di casa, le opere pie, la cura dei figli, desiderando abbracciare appieno la vita religiosa. Partecipa probabilmente alla canonizzazione dell'amico, celebrata da Gregorio IX il 28 luglio 1228. Negli anni successivi visse ad Assisi, come terziaria francescana. Morì probabilmente nel 1239 e fu sepolta nella Basilica inferiore di San Francesco fino al 1937.
Oggi le sue spoglie riposano, proprio di fronte alla tomba di
Francesco. Una volta che avremo visitato la tomba di Francesco, risalendo le
scale non dimentichiamo di fermarci davanti alla tomba di “frate” Jacopa,
mobile Frangipane de’ Settesoli.
Potremo infine vedere il suo bel ritratto nella basilica
inferiore, nel transetto a destra. Quel bellissimo affresco non ritrae santa
Chiara, come si pensa abitualmente, ma una donna “laica”, una signora, ben
vestita… con attorno al capo sette soli! È proprio lei, frate Jacopa de’
Settesoli.












