Anche il nostro p. Alessandro Staccioli (Sandrino per gli amici) è partito per il Cielo.
«Ormai – scriveva il 28 settembre 2002 al superiore generale
– anch'io cammino verso quel tramonto che porta alla fine del
"quaggiù" ed apre però all'inizio della "nuova vita"... Gli
acciacchi della salute si fanno sentire e considero questi miei ultimi anni
come partecipazione (oh quanto limitata!) a quella passione che anche il
Signore dopo la "Missione dell'Annuncio" compì alla fine della sua
vita terrena. Celebro e vivo così ogni giorno la SUA e la mia Messa unito a
LUI, il Signore, ed ai nostri confratelli in ogni parte del mondo».
Leggendo la sua storia mi rendo conto che davvero merita la
scrittura di una biografia. Voglio solo rileggere – come faccio ogni volta che
muore uno dei nostri Oblati – le prime due sue lettere al superiore generale
riguardanti la richiesta della prima destinazione al termine degli studi. La
prima è appunto la domanda di obbedienza, la seconda il ringraziamento. A differenza
di altri, sono brevi, essenziali.
San Giorgio Canavese, 10 febbraio 1956
“Al nome di Gesù crocifisso e di Maria Dolce”
Reverendissimo e Carissimi Padre
Fra un mese per la prima volta salirò all’altare del Signore
e sarò così consacrato al ministero delle anime. In attesa di ricevere la prima
obbedienza vorrei esprimerLe al riguardo il desiderio di poter essere
missionario tra gli indigeni dell’Africa Centrale, essendo disadatto per il
clima rigido del nord, e avendo sempre avuto questo desiderio per la
realizzazione del quale ho lasciato il seminario e sono venuto nella nostra
amata Congregazione.
Lei Padre se vuole può cambiare il mio desiderio, tuttavia
più che di questo La prego di usare di me come è meglio per l’utilità della
Congregazione e della Chiesa. Qualsiasi obbedienza sarà accolta con l’amore con
cui accoglierei le parole del mio Signore Gesù che veneto nella Persona del “dolce
Cristo in terra”: il Papa, e nella Sua.
Gradisca il ricordo che ho di Lei nelle mie povere preghiere
e i miei saluto
Le chiedo la S. Benedizione
Suo devmo figlio fr. Staccioli Alessandro omi
Ed ecco la risposta alla destinazione per il Laos:
Oné di Fonte, 24 luglio 1957
“Al nome di Gesù crocifisso e di Maria dolce” (S. Caterina
da Siena)
Reverendissimo Padre, sapendola assente non ho scritto
prima, per ringraziarla della benne obbedienza che ha voluto darmi. Spero con l’aiuto
del Signore e della S. Vergine di compiere in tutto il mio dovere e di non
deludere le speranze che la S. Chiesa e la Congregazione, ripone nel nostro
lavoro.
Dicendolo sinceramente sento di non meritare tanta fiducia,
perché sono un pretino da nulla, la mia fiducia nella buona riuscita l’ho
riposta tutta in Gesù e nella Madonna. Le confido ciò che ho detto a Gesù il
giorno della mia prima messa: preferisco morire, o soffrire tanto, anziché
essere un cattivo sacerdote, spero che Gesù mi esaudisca.
I miei genitori hanno appreso la notizia da me personalmente
e l’hanno ricevuta con vero spirito cristiano; Gesù è stato così buono da darmi
anche questa gioia.
Reverendissimo Padre mi raccomando anche alle sue preghiere,
pronto sempre al contraccambio da parte mia.
Ancora una volta grazie. Mi benedica
Suo devmo figlio P. Alessandro Staccioli omi
Di tutt’altro tenore la lettera che segna un’ulteriore fondamentale
tappa nella sua vita.
Nel 1975, dopo il suo rientro in Italia dal Laos, a
seguito dell’espulsione di tutti i missionari, viene nominato Ausiliare
dell'Arcivescovo di Siena, con l'incarico del governo della Diocesi di
Montalcino. Il suo impegno nella piccola Diocesi è stato senza riserve e senza
limiti. Ma Mons. Staccioli si sente sempre vescovo dei laotiani, e si considera
a Montalcino come un "Vescovo in prestito". Così nel 1986 riparte per
le missioni: riceve l'incarico da parte della S. Sede dell'assistenza ai
profughi del Laos, oltre 400.000 disseminati in campi profughi in Thailandia,
Filippine, Australia, America, e anche in Europa, specialmente in Francia.
Ecco come confida la decisione di tale scelta, scrivendo a
p. Drouart, che era stato assistente del superiore generale e aveva seguito la
missione del Laos:
Dublin 29-6-1986
Carissimo P. Drouart,
come vede le scrivo da Dublino, dove sto studiando l'inglese
per prepararmi al mio futuro lavora con i profughi laotiani di Thailandia,
Filippine, Australia, ecc… (…) Come le accennai brevemente quella mattina nel
refettorio della casa generalizia, ho ufficialmente chiesto di tornare a
lavorare direttamente nel campo missionario ad gentes possibilmente can i Lao.
La ragione principale è che i Lao si trovano sparsi ormai in tutto il mondo, ma
si sentono dispersi, isolati e più che di aiuti materiali hanno bisogno forse
di un aiuto morale per conservare la loro identità. Io sono uno dei pochi preti
nel mando che parla laotiano.
Ho saputo che nelle filippine ci sono 2.000 laotiani senza
un sacerdote che s'interessi alla loro formazione religiosa perché la lingua è
di ostacolo. Allora ho pensato che il lavoro che svolgevo in Italia poteva
benissimo essere svolto da qualsiasi altro vescovo italiano ed io potevo
tornare a dedicarmi a quella che non ho mai smesso di considerare la mia gente.
Quelli per cui nella mia vita ho sacrificato tutto per amore del Vangelo. Come
dimenticare ad esempio che nel 1964 lasciai mia madre moribonda per tomare da
loro perché Mons. Berti mi aveva scritto che c'era urgente bisogno di me? Mia
madre morì 24 giorni dopo la mia partenza e prima di lasciarla sapevo che non
l'avrei rivista eppure trovai il coraggio di fargli il solletico perché volevo
che non piangesse alla mia partenza. Ci lasciammo sorridenti scherzando.... me
in treno piansi silenziosamente per buona parte del viaggio, prima di arrivare
a Roma.
Ma come dimenticare poi i 18 anni vissuti in costante
pericolo, come dimenticare P. Wauthier che in fu portato alla missione in un
sacco di plastica con 3 buchi nel petto... P. Boissel sul cui corpo si dovette
prima gettare la terra per spengerlo e poterlo raccogliere... P. Borzaga… P.
I'Henoret e gli altri, i tanti altri. M.lle Charrette che impazzì e prima di
diventare completamente pazza ebbe il coraggio di dire: "Lo so che sto
diventando pazza, se mi metteranno in un manicomio ci andrò per amore di
Gesù!" E come dimenticare Don Bountha, P. Tito... In questi 10 anni mi
sono sentito come un imboscato! Ma tuttavia ho lavorato e ho cercato di dare
coraggio ed entusiasmo al clero, alla gente, ai seminaristi del Seminario
regionale con i quali sono stato 2 anni… e sono contento di aver lavorato in
questi anni nella mia terra di origine.
Ci sono però delle perplessità che mi spingono a lasciare
questa terra. Infatti con tutta probabilità sarei tra un paio di anni diventato
Arcivescovo di Siena o Vescovo in qualche altra città italiana, dato che
l'attuale Arcivescovo di Siena andrà in pensione. In questi anni di permanenza
qui in Italia mi sono accorto quanta differenza c'è tra il mio modo di vedere e
concepire la vita sacerdotale e l'apostolato e quello dei sacerdote e Vescovi
qui in Italia e particolarmente in Toscana. (…)
Per aver luce in questa situazione, ho chiesto consiglio e soprattutto
ho pregato. Sapevo che è difficile sistemare un Vescovo in missione. Oggi in
missione la gerarchia a qualsiasi livello deve essere locale, non straniera. Ho
proposto allora di tornare in missione come semplice sacerdote missionario, ma
anche questo so che è difficile, così mi sono rivolto alla Madonna,
all'Immacolata che avevo scelto fin da quando avevo 4 anni, e l' 8 Dicembre
scorso nel santuario della Madonna a Montalcino ho deposto sull'altare come
offerta a Maria la mia croce episcopale (dono del babbo) e l'anello (erano gli
anelli di matrimonio dei miei genitori e le catenina d'oro delle mia povera
sorella fusi insieme, con i quali avevo fatto il mio anello episcopale) tutto è
stato messo da me in un quadretto ex voto con un biglietto con queste parole:
"A te che mi hai accolto fin dalla mia infanzia con cuore di Madre, con
cuore di figlio offro nel 17º anniversario della mia ordinazione episcopale”.
Ho dato alla Madonna le cose più care che mi erano rimaste. La Madama mi
aiuterà a tornare in missione se questa è la volontà del Signore. (…)
Ancora non so dove effettivamente andrò anche se pare quasi
certo in Thailandia. Forse dovrò girare per il mondo in aiuto dei Laotiani, se così
sarà spero d’incontrarla almeno una volta. La Madonna che tutti e due amiamo ci
farà questo regalo. Per ora un carissimo e paterno abbraccio in G. Ch. e M.I.
Suo + A. Staccioli omi





















