Casualmente questi giorni ho conosciuto p. Vincenzo
Battaglia, gran professore di cristologia, ora emerito. Mi ha regalato un suo
libro recente: Il Cantico dei Cantico nella interpretazione di Bonaventura
da Bagnoregio.
Bonaventura non ha mai scritto un commento al Cantico, ma il
prof. Battaglia va alla ricerca delle citazioni che il dottore della Chiesa
sparge in tutte le sue opere. Questa profusione di riferimenti dà ad ogni
scritto un timbro di affetto, sapienziale, contemplativo. Gesù appare sempre
come lo Sposo e quindi il rapporto con lui, anche quello dello studio più
speculativo, è sempre un rapporto amoroso, di grande intimità, proprio come
quello che descrive il Cantico dei Cantici tra sposo e sposa: “Il mio diletto è
mio e io sono sua”.
Tra i luoghi nei quali il Cantico appare nei commenti
evangelici mi hanno colpito soprattutto la scena del vecchio Simeone e la
perdita di Gesù nel tempio.
«Ecco, la devozione del vecchio che prende in braccio il
bambino, con essa ha esposto tutto sé stesso a Cristo, per poter dire come la
sposa nel Cantico dei Cantici capitolo primo: “Sacchetto di mirra è il mio
diletto, si riposerà sul mio seno”. Voleva infatti adempiere ciò che si legge
nel Cantico ultimo capitolo: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo
sopra il tuo braccio”; anzi sulle due braccia: due, per mostrare che deve
essere tenuto in braccio fortemente; Cantico dei Cantici capitolo terzo: “Trovai
colui che l'anima mia ama e non lo lascerò” ecc.
Maria e Giuseppe, dopo lo smarrimento di Gesù «Ritornarono,
dice, a cercarlo; secondo il passo del Cantico dei Cantici capitolo terzo: “Mi
alzerò, girerò per la città e cercherò colui che l'anima mia ama”, così diceva
la vergine Maria, e inoltre Cantico dei Cantici capitolo quinto: “Lo cercai, ma
non lo trovai, lo chiamai, ma non mi rispose”. “Io vi scongiuro, figlie di
Gerusalemme, se incontrerete il mio diletto, ditegli ch'io languisco d'amore”».
Vorrei essere come Simeone, come Maria e Giuseppe…









