lunedì 26 ottobre 2026

Condividere lo studio dei carismi

Anche oggi un bell’incontro… come sempre! Una ventina del “gruppo carismi”, tutti che abbiamo la grazia di studiare i nostri fondatori e fondatrici, le spiritualità: dal postulatore dei Passionisti e quella delle Figlie della Chiesa, dal postulatore degli Scolopi a quella delle Piccole sorelle di Gesù, e avanti… Eccone alcuni sulla terrazza di casa nostra.

Ci raccontiamo quello che facciamo e quello che ci piacerebbe fare per coinvolgere tutti nell’adempiere con pienezza la vocazione che Dio ha dato a ognuno di noi. E intanto conosciamo santi e sante… e ci conosciamo tra di noi! Non siamo anche noi “santi per vocazione”?

Nasce la collaborazione, si accendono idee per come studiare meglio… diventiamo amici! 

domenica 25 ottobre 2026

P. Marcello Fidelibus



«Siamo al Bondone, nel Trentino, a fine Agosto 1967. Un piccolo gruppo di religiosi si ritrovano insieme per un periodo di convivenza, “uniti nel nome di Gesù”, e per approfondire la spiritualità dell’Opera di Maria. Seguendo un impulso interiore, due padri Oblati, presenti a tale incontro, a un certo punto si ritrovano e formulano una preghiera. È l’amore alla Famiglia Religiosa e la sofferenza che li spinge a farlo: “Ti chiediamo, Signore, uniti nel tuo nome, che nasca, se è tua volontà, una comunità in cui Tu sei costantemente presente tra i suoi membri e che realizzi oggi il testamento del Fondatore – “Tra voi la carità, la carità, la carità... e fuori lo zelo per le anime” – per concorrere anche noi, secondo il tuo disegno, a che tutti siano uno”». Avevano davanti agli occhi il dettato della Regola oblata che recita: «Testimonieranno davanti agli uomini che Gesù vive in mezzo a loro e fa la loro unità per inviarli ad annunciare il Regno».

Quante volte abbiamo sentito questo racconto! I “due padri” sono naturalmente p. Santino Bisignano e p. Marcello Fidelibus.

Con la partenza per il Cielo di p. Marcello, oggi mi sembra si chiuda la parabola dell’esperienza di Marino, che tanti frutti ha portato alla Chiesa e agli Oblati.


Tutto era iniziato con l'esperienza avviata da P. Marcello Fidelibus con un gruppo di giovani a Monte Mario, quartiere popolare di Roma. Erano giovani studenti incontrati per strada davanti la loro scuola. Si sentivano soli ed erano privi di una cultura religiosa, lontani dai sacramenti, immersi in un ambiente lontano dalla Chiesa, ma sensibili al richiamo dei grandi valori della vita. "Per quattro mesi – racconta P. Marcello – non ho parlato di Dio, li ho amati. L'amore era ascolto, sorriso, interesse ai loro interessi lasciandoli completamente liberi". I giovani si sentivano amati e incominciarono ad aspettarlo dopo che usciva dal suo ufficio. «Si trattava di essere uno di loro. Quando stavo con loro erano contenti, pur stando così, senza far niente di particolare. Per loro era la pace. Sì, tutto si può contestare, e tutto in effetti veniva contestato. Non si può contestare l’amore. Tutti infatti hanno bisogno di essere amati. Questi ragazzi hanno sentito che in fondo volevo loro bene. Era l’amore ad attirare questi giovani. La carità è tutto». Iniziano a leggere il Vangelo, ne sono affascinati… vorrebbero fare un’esperienza di vita insieme, ma come, dove? Ed ecco il seguito della storia: Marino!

Una suora della S. Famiglia di Bordeaux parlò a P. Marcello di una casa disabitata da quattro anni a Marino. Andò a chiedere la casa ad una anziana signora che abitava a Roma. "La circostanza che decise la benefattrice ad acconsentire alla poche parole di richiesta, fu che andammo da lei il giorno del Corpus Domini, proprio il giorno in cui tanti anni prima era stato ucciso, mentre compiva un atto di carità, un Oblato che l'aveva tanto aiutata spiritualmente: P. Armando Messuri". Fu questa circostanza che spinse la signor Solina a mettere a disposizione la sua casa di Marino. Sarà la sede del Centro giovanile e poi del noviziato…

Poi la storia di p. Marcello è continuata da grande missionario nel mondo intero, dall’America Latina all’India, dando vita a tante iniziative…

L’ultima volta l’ho incontrato una settimana fa. Mi ha accolto col solito sorriso…




sabato 24 ottobre 2026

La santità feriale di Scolastica Rivata

 


Dal libro su Chiara Lubich a quello su Scolastica Rivata. Oggi pomeriggio presentazione, a Roma, delle lettere della cofondatrice delle Pie Discepole. Ho ricordato loro come le ho conosciute la prima volta: era nel 1966, facevo il liceo a Firenze, ci fu l’alluvione… e andai a spalare il fango nel loro negozio accanto al duomo…

Sono stato il quarto a parlare, questa sera, ma i relatori precedenti non mi hanno lasciato molto da dire e ho detto di lei come fondatrice (senza il "co-"; don Alberione non se ne ha a male).

Mi sarebbe piaciuto parlare della sua concretezza, perché spesso si idealizzano i santi e li si proietta in un cielo lontano.

La sua è una storia nella quale entrano le piccole cose di ogni giorno, che la rendono umana, concreta, semplice, vera. Ci sono gli indispensabili strumenti del cucito, della lavanderia, i colori consistenti per dipingere le statue, «due pentole inossidabili della dimensione delle due piccole nostre di rame», le piante da potare, per le quali «al tempo dei meli in fiore bisogna poi che chiami Suor Sebastiana, lei che conosce le piante». Particolari vivaci che dicono tanto della vita quotidiana di madre Scolastica e delle prime sorelle.

Le sue lettere testimoniano quanto sia incarnato l’amore con il quale costruisce la sua comunità. È in apprensione per le sorelle lontane, si interessa della loro salute: «Ho saputo dalla Prima Maestra che non vuoi mangiare e che vieni magra, vero?»; «Mi ha fatto tanto piacere la vostra fotografia, mi pare però che siate un po’ magre». A una superiora suggerisce, riguardo a una suora che sta poco bene: «prova un po’ a farle prendere per un po’ di tempo solo minestrine leggere e sostanziose e latte e pietanza anche leggera e sostanziosa». A un’altra: «farla mangiar bene che si nutra molto, carne tenera, non grassa possibilmente bianca e uova, latte ecc., fatela mangiare, e roba sostanziosa, appetitosa, anche frutta che le fa bene». Soprattutto vuole tutte contente: «Sento che siete allegre e avete ancora il buon tempo. Deo Gratias, così va bene, state sempre contente così farete più presto a farvi sante». «L’avete fatta la polenta?», domanda loro. Fra l’altro si dimostra una buona cuoca e buon gustaia: «Mi dite che gli americani amano tanto il dolce, peccato non esserci io lì a fare la cuoca! Gliela farei sempre dolce, perché anch’io nel gusto sono dolce, andremmo pertanto perfettamente d’accordo»; «mi faresti un vero regalo potessi portarmi una bottiglia del vostro aceto che è tanto forte e buono».

Ma è anche una donna di cielo, naturalmente. «Il desiderio sempre più grande del Paradiso» è una cifra costante dell’epistolario. «La vita è tanto breve che tutte le cose buone e ingrate, passano presto e non ci resta che l’eternità che vale». «Stai allegra. Pensiamo frequentemente al Cielo che ci attende». È «la nostra vera Patria». «Man mano che si va avanti negli anni il pensiero del Cielo si fa sempre più intenso e c’inonda di gioia».

Vuole il Paradiso non soltanto per sé, ma anche per tutte le sorelle, che brama di ritrovare lassù, dove si comporrà in pienezza la comunità. «Solo l’anima conta veramente, tutto il resto passa ma noi che siamo fatti per l’eternità è assai importante che raggiungiamo il nostro fine che è il Cielo! Come sarà bello quel giorno che raggiungendo tutti i nostri cari, che già abitano lassù, potremo riunirci tutti assieme, per godere per sempre della dolce compagnia e delle eterne delizie preparate per noi da nostro buon Dio, per tutti i sacrifici e fatiche sofferte».

Allora, a lassù!

venerdì 23 ottobre 2026

Lacrime e stelle: l’ho letto quattro volte



Presentazione del libro Lacrime e stelle a Somma Vesuviana. 170 presenze. Annuncio venale: vendite 52 copie, tutte quelle disponibili. Alcuni sono rimasti a bocca asciutta…

Un incontro coinvolgente. 

Arrivano i primi commenti:


- Non posso finire la giornata senza dire cosa mi porto io. Ho conosciuto l'ideale a 15 anni nel 1975. In quest'ultimo periodo sento tanto la grazia del dono ricevuto e la responsabilità di farlo fruttare senza guardare al passato ma guardando avanti e soprattutto aiutando, chi mi avvicina, ad essere toccato da questa luce e colore. Soprattutto a sfruttare i momenti comunitari che siano momenti di Paradiso. Ne abbiamo tanto bisogno di respirare l'aria dell'unità.  Tu ce ne hai dato occasione e te ne ringrazio. 


- il tuo “Lacrime e stelle” che mi è piaciuto tantissimo, al punto che l’ho avrò letto perlomeno quattro volte fino ad oggi, sempre con nuova luce e tanta unzione.

Ringrazio di cuore per questa “autobiografia” della fondatrice dei Focolari. Da profondo conoscitore della sua vita e della sua divina avventura, spirituale e umana, – con sapienza ed intelligenza – lasci parlare Chiara in prima persona di eventi che hanno marcato la sua persona nel corrispondere alla chiamata struggente di Dio a fare di ella uno strumento di unità, per portare questo fuoco che consuma nel mondo: «perché tutti siano uno» (Gv 17:21). Dori Zamboni, una delle sue prime compagne, riferì una volta che Chiara aveva definito la sua esistenza come “tra due L : Luce e Lacrime”. E di queste “Lacrime e stelle” narri questa straordinaria storia che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. E continua a farlo.

Carissimo, penso che si tratta di un piccolo (come numero di pagine) capolavoro e mi verrebbe la voglia – dato che ti limiti “agli inizi” – di un completamento di questa “autobiografia”. 

giovedì 22 ottobre 2026

Santi e Madonne tra storia e geografia

“La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”. Lo ha ricordato ieri il Papa. 

È bello conoscere le storie dei santi e andare a trovarli nei luoghi dove hanno vissuto coniugando storia e geografia. 

Oggi con le novizie e i novizi (le novizie perché i novizi hanno fatto forca) siamo stati sui luoghi di San Filippo. Neri, San Giuseppe Calasanzio, Santa Brigida di Svezia. Parlano ancora e hanno tante storie da raccontare, tanto da insegnare.

Poi ci sono i santi che raccontano i santi, come ha fatto sant’Eugenio quando è stato  di luoghi dove siamo stati noi oggi. È un intreccio di santità, un passaggio di generazione in generazione, la vita della Chiesa che continua.

Continuerà. Lo Spirito Santo c’è!

Intanto questa sera volto pagina e mi trovo per la prima volta al santuario di Madonna dell’Arco. Che sorpresa! Storia arte devozione santità… mi si spalanca un mondo inimmaginato e sorprendente…



mercoledì 21 ottobre 2026

Lacrime e stelle alla Madonna dell'Arco

 

Il libro Lacrime e stelle arriva anche a Napoli, più esattamente a Sant'Anastasia, nell’auditorium del santuario della Madonna dell’Arco. Termina così il tour di presentazioni che mi ha portato in mezza Italia. Chissà se ripartirò con il prossimo libro Come su una navicella...


martedì 20 ottobre 2026

Monos = tutto intero

Tre ore di lezione a questo bellissimo popolo! E tutto per dire una sola parola: “Monos”, monaco. È la persona intera, unitaria, ove tutte le facoltà sono raccolte, senza dispersione. Il cuore non è diviso, non c’è doppiezza di vita. Totalmente orientati verso un’unica direzione: Dio.

Agostino (ma lo spiegherò nelle prossime lezioni) lo intende in maniera diversa. Vede la sua numerosa comunità talmente unita che tutti sono una cosa sola, tutti “mons”.

E guardo Maria: hortus conclusus, fonte sigillata, torre d’avorio, domus aurea, arca dell’alleanza. Tutta raccolta il sé, unitaria. Ma non sola: custodisce in sé Dio. Il modello.