martedì 28 febbraio 2023

Eugenio de Mazenod e Giuseppe Calasanzio


 

Nel 1597 san Giuseppe Calasanzio aprì la prima scuola popolare gratuita in Europa, che prese sede nel palazzo della famiglia Torres, a due passi da Piazza Navona. Il palazzo ospita la stanza dove visse e morì il santo. Ancora intatta, contiene oggetti e suppellettili a lui appartenuti: il letto, la poltrona, il tavolino, l’inginocchiatoio, la sedia, i sandali... Nella sala detta “delle reliquie” grandi armadi settecenteschi custodiscono altri oggetti. Persino il pavimento di mattoni è quello originale, così le pareti, le porte, le finestre…

Nel suo soggiorno romano del 1825-1826 sant’Eugenio de Mazenod venne in questa casa, a pregare sulla tomba del santo. In quei giorni lesse “d’un fiato” la sua vita: «C’è di che confortarsi – scriveva in una lettera a Tempier, il 3 dicembre 1825 – quando incontriamo sofferenze simili a quelle cui siamo troppo spesso esposti. Molte volte s'è visto abbandonato dai suoi; una volta gliene rimase uno soltanto, e per continuare le scuole fu obbligato a prendere insegnanti a pagamento; un'altra volta gli stessi stipendiati, dopo aver bene imparato il suo metodo educativo, gli voltaron le spalle portandosi dietro un gran numero degli associati che formavano l'Ordine. Ancora una volta quattordici dei più capaci si licenziarono. (…) Alla fine vide con angoscia un membro scellerato del suo Ordine ordirgli contro una trama così ben congegnata da estrometterlo per insediarsi al suo posto e, in combutta con un personaggio illustre, mettersi all'opera sotto i suoi occhi per distruggere l'Ordine, riuscendoci in parte. Il santo morì prima che le cose si mettessero meglio. Se i santi sono stati trattati in tal modo, c'è da meravigliarsi che noi siamo provati a nostra volta?». Sant’Eugenio andò a celebrare una messa di ringraziamento sulla tomba del santo il giorno in cui capì che ormai le cose per l’approvazione della sua regola si stavano mettendo bene…

Sono stato in quelle stanze e su quella tomba assieme a una quarantina dei nostri giovani Oblati, per continuare a “seguire i passi” del nostro Fondatore. Gli Scolopi ci hanno accolto con molta attenzione… e alla conclusione mi hanno invitato a guidare il loro ritiro. Cosa che ho fatto sabato scorso per tutto il Consilio generale. Così i figli dei santi continuano il rapporto che c’era tra i loro Padri…

Comunque ne riparliamo domani...


 

lunedì 27 febbraio 2023

Carisma: studiamolo insieme

Vari Istituti e singole persone mi chiedono un accompagnamento nello studio del carisma, delle origini… Perché non farli incontrare tra di loro? mi sono detto. Potremmo parlarne insieme, condividere le esperienze, le domande, le ricerche…

Così ho cominciato. Questa volta l’abbiamo svolto dai Passionisti per vedere un’esperienza in loco. Fra l'altro abbiamo visitato la stanza dove ha vissuto san Paolo della Croce e dove è stato più volte in visita sant'Eugenio. 

Questa volta abbiamo parlato insieme del gruppo fondante, dei primi compagni, della seconda generazione. Perché se è vero che l’ispirazione è data a una persona, la sua attualizzazione e gli sviluppi sono frutto dell’apporto di tanti.

Ho iniziato parlando dell’importanza per noi Oblati di un padre Tempier accanto a sant’Eugenio. Della traduzione della regola in latino fatta da padre Albini, che si è rivelata una prima interpretazione del carisma. Del perché sant’Eugenio indicava in padre Albini un modello di vita oblata. Dell’apporto di padre Guibert…

È nato un profondo dialogo con la condivisione di esperienze le più diverse, piste di lavoro… La comunione si fa concreta e operativa. Alla prossima!

 

domenica 26 febbraio 2023

Le domande di sempre

 

In un vecchio taccuino (oggetto obsoleto nell’era dell’informatica) ho trovato delle frasi che avevo copiato chissà quando chissà da dove chissà perché. Eccone alcune:

Che cosa è l’Amore se non potere di sentire la vita altrui (Giuseppe Mazzini)

La scienza è una delle forme di conoscenza umana: non l’unica. Non c’è ricetta scientifica per stabilire cosa è male e cosa è bene, o se ci si attenda qualcosa dopo la morte… Molte domande sulla condizione umana restano aperto, e su questo terreno le risposte che si danno gli scienziati non hanno maggior valore di quelle che si dà chi scienziato non è (Guido Barbujani)

Anche quando la Scienza avesse dato risposta a tutte le sue domande, non avrebbe ancora riposto alla domanda esistenziale dell’uomo (Wittgenstein)

sabato 25 febbraio 2023

La Parola che tutto vince

 

Che la vita di Gesù fosse costantemente sotto la guida dello Spirito lo sapevamo. Ma che Lo Spirito Santo abbia condotto Gesù nel luogo della tentazione sembra incomprensibile. Pensiamo che lo Spirito guidi sempre verso la luce, la libertà, la vita. Com’è che ora sospinge nel deserto per essere tentato? Egli è lo Spirito di santità, non ha niente a che fare con il peccato. Eppure mette Gesù in mano di satana il tentatore e lo lascia solo, in balia delle sue suggestioni. Solo come lo furono Eva e Adamo. Come loro Gesù si fa debole, come noi, e sente il fascino per una vita facile e comoda, l’attrazione della notorietà, l’ebbrezza del successo e del potere. Ha provato le nostre stesse tentazioni. Perché?

Gesù ha provato le nostre stesse tentazioni per uscirne vincitore! Lo Spirito lo mette nell’occasione di scavare dentro di sé e di far emergere la sua vera identità: Figlio di Dio. Il diavolo non sa chi egli è veramente (“se tu sei Figlio di Dio…”). Pensa di trascinarlo giù con lui, come fece fin dall’inizio dei tempi. Ma Gesù è la Parola del Padre. Si nutre costantemente della sua parola e la vive al punto da essere soltanto Parola di Dio. Colpito, da lui sprizza la Parola di Verità che annienta la Menzogna e la Vanità. Senza la provocazione della tentazione la Parola non si sarebbe rivelata in pienezza, in tutta la sua potenza.

E quando sopraggiunge anche per noi la tentazione e la prova? Dietro non potremmo scorgervi la presenza del tuo Spirito? Non sarà anche questo un dono del suo amore per obbligarci a dichiararci per lui, ad operare una nuova scelta di Dio, a scavare dentro di noi e far fiorire le Parole di vita che Gesù ha seminato nel nostro cuore?

Gesù, condotto in battaglia, si è lasciato guidare dalle parole di Dio e ha vinto il male. Anche noi vogliamo nutrirci “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” e che Gesù ci ha fatto ascoltare. Vogliamo viverle al punto da poter essere come lui soltanto Parola di Dio. Allora potremo vincere il male.

venerdì 24 febbraio 2023

Quaresima: un cammino insieme

La Quaresima è per definizione un cammino, un cammino verso la Pasqua, verso il compimento della vita di Gesù, a significare il cammino della nostra vita.

Ce lo ricorda Papa Francesco nel messaggio che ha mandato a tutti noi per questa Quaresima, partendo dal racconto della Trasfigurazione di Gesù, che viene proclamato ogni anno nella seconda Domenica di Quaresima. «In effetti, in questo tempo liturgico – scrive il Papa – il Signore ci prende con sé e ci conduce in disparte. Anche se i nostri impegni ordinari ci chiedono di rimanere nei luoghi di sempre, vivendo un quotidiano spesso ripetitivo e a volte noioso, in Quaresima siamo invitati a “salire su un alto monte” insieme a Gesù (…). Per approfondire la nostra conoscenza del Maestro, per comprendere e accogliere fino in fondo il mistero della salvezza divina, realizzata nel dono totale di sé per amore, bisogna lasciarsi condurre da Lui in disparte e in alto, distaccandosi dalle mediocrità e dalle vanità. Bisogna mettersi in cammino, un cammino in salita, che richiede sforzo, sacrificio e concentrazione, come una escursione in montagna».

E qui il Papa ricorda che tutta la Chiesa sta già compiendo questo cammino, il cammino sinodale. Poi spiega: «Nel “ritiro” sul monte Tabor, Gesù porta con sé tre discepoli, scelti per essere testimoni di un avvenimento unico. Vuole che quella esperienza di grazia non sia solitaria, ma condivisa, come lo è, del resto, tutta la nostra vita di fede. Gesù lo si segue insieme. (…). Analogamente all’ascesa di Gesù e dei discepoli al Monte Tabor, possiamo dire che il nostro cammino quaresimale è “sinodale”, perché lo compiamo insieme sulla stessa via, discepoli dell’unico Maestro».

Il Papa infine ricorda che l’esperienza di luce del Tabor non si ferma lì: «il “ritiro” non è fine a sé stesso, ma ci prepara a vivere con fede, speranza e amore la passione e la croce, per giungere alla risurrezione». Come i tre apostoli anche noi siamo invitati a scendere nella pianura, «e la grazia sperimentata ci sostenga nell’essere artigiani di sinodalità nella vita ordinaria delle nostre comunità».

giovedì 23 febbraio 2023

Amore e carbonara


 

In piazza di Spagna, ai piedi del Campidoglio, una trattoria ha esposto il suo menù, in romanesco: «Nun se vive de solo amore ce vole anche ‘na “Carbonara”».

Che tradotto in italiano suona così: «L’amore se vuole essere vero deve essere concreto».

mercoledì 22 febbraio 2023

Come si sta nelle mani di Dio

Giorni fa ho postato una mia foto, scattata questa estate in Francia, senza commento, col solo titolo "Nelle mani di Dio". Oggi è arriva questo bel commento. Grazie!

Ogni tanto mi permetto di condividere con Lei qualche piccola riflessione che viene stimolata in me dal Suo blog. Questa volta si tratta del blog intitolato "Nelle mani di Dio": nessun commento da parte Sua ma solo una foto; eppure questa semplice foto è così potente e ci dice così tante cose che, forse, ci si potrebbe scrivere un piccolo, prezioso libro... Ma, forse, questa foto è già un libro che si legge lasciandosi interrogare dall'immagine e ascoltando la risposta che nasce nel proprio cuore. Dio che cammina con noi; Dio che non ci risparmia la salita e il terreno accidentato ma ci tiene per mano e ci custodisce lungo il cammino; Dio che ci incoraggia ma non si sostituisce alle nostre gambe; Dio che ci indica la via; Dio che non ci farà cadere nei dirupi se tenderemo a Lui la mano; Dio che ci parla durante il cammino; Dio che porta sulle sue spalle i fratelli più piccoli e fragili; Dio che ci mette a fianco altri fratelli per condividere con loro il cammino. Ma perché tutto questo possa accadere, Gesù ce lo ha detto chiaramente, dobbiamo ''diventare come bambini'': umili e pieni di amore e di fiducia nei confronti del Padre.  

martedì 21 febbraio 2023

Quaresima

Inizia il tempo liturgico della Quaresima. Una meditazione di sant’Eugenio offerta alla chiesa di Marsiglia.

Scopo [della Quaresima] è soprattutto disporre le anime a partecipare al grande mistero della risurrezione dell’Uomo-Dio, conducendole sulla via penitente e dolorosa da lui stesso tracciata, facendole salire con lui sul Calvario e scendere spiritualmente con lui nel sepolcro, per rinascere con lui alla vita nuova che ci ha acquisito con la vittoria sull’inferno, sul peccato e sulla morte (…).

Saremo così altri lui, vivendo, soffrendo e morendo con lui nel giorno passeggero delle sofferenze e degli scandali, risorgendo, trionfando e regnando con lui nel giorno eterno della gloria (…).

Per farci mettere in pratica questa unione di spirito e di cuore con Gesù Cristo, la Chiesa ci chiama a percorrere i santi quaranta giorni, prima di arrivare a Pasqua. Allora, ci ritiriamo con lui nel deserto, preghiamo, digiuniamo, resistiamo alle tentazioni con lui, ci mettiamo alla sua sequela per sopportare nello spirito i difficoltà, le fatiche e le contraddizioni della sua vita pubblica. Di notte ci troveremo insieme sulla montagna per raccogliere il frutto delle sue preghiere, mentre di giorno saremo testimoni dei suoi miracoli, segni che manifestano, con un legame d’amore, sia la sua misericordia che la sua venerabile persona; toccati dalla sua inesauribile carità e dalla sua tenerezza infinita per gli uomini, ascolteremo con raccoglimento la sua divina parola e, come Maria, sua santa madre, la mediteremo nel nostro cuore (Lc 2,19); ci impregniamo dei sentimenti del nostro Redentore, ci abbandoniamo alle ispirazioni del suo amore, conformiamo la nostra anima alla sua e, vivendo lui stesso in noi (Gal 4,19), condividiamo la sua vita umiliata, laboriosa e penitente, per essere così simili alla sua immagine, sempre a noi presente, perché sia al nostro sguardo il primogenito di una moltitudine di fratelli e perché, dopo essere stati chiamati e giustificati, siamo glorificati (Rm 13, 29-30). (Lettera pastorale, Quaresima 1846)

lunedì 20 febbraio 2023

Sul libro di Simonetta Magari

Mi stanno giungendo tantissimi messaggi sul libro di Simonetta: persone che hanno ascoltato la mia lettura del primo capitolo e mi dicono la loro sorpresa, la gioia, la commozione, il desiderio di leggere il libro, la proposta che io lo legga tutto e faccia un podcast... Tutte donne quelle che mi scrivono, si vede che Simonetta parla particolarmente alle donne.

Riporto soltanto tre brevi commenti di… donne che hanno già letto il libro per intero.

Una collega di Simonetta: Un libro che sembra la sabbia bollente di una spiaggia di ferragosto… non si può sostare… perché quello che racconti… brucia in un modo o in un altro. Mentre leggi pur se vorresti fermarti a pensare hai bisogno di correre a ripararti all’ombra di uno Scoglio… e tenere i piedi nell’acqua fresca del mare… è una storia troppo vera. A mio parere è un dovere per te portarlo al don Guanella, che è presente in modo abbastanza forte e reale in questo racconto di vita. Hai detto bene quanto dovevi.

Una amica di Simonetta: Buona Domenica Padre Fabio! Ho letto tutto d'un fiato il libro di Simonetta. Molto forte, meraviglioso! Mi auguro che molti nell'Opera lo leggano. Grazie per la bellezza di come lo hai scritto. Credo che ci siano i motivi per poter iniziare, quando sarà opportuno, la causa di beatificazione.

Una che non ha mai conosciuto Simonetta: Grazie per avermi permesso di contemplare le meraviglie del suo Amore e per avermi fatto conoscere Simonetta. Sei un poeta.

sabato 18 febbraio 2023

Perfetti e misericordiosi come il Padre

 

Gesù invita ad essere perfetti come il Padre. Com’è possibile a degli uomini, fragili, piccoli, finiti, essere come Dio infinito? “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”, aveva già chiesto il libro del Levìtico.

Non ci chiede di essere creatori come lo è il Padre, non onnipotenti come lui. Ci chiede, e forse è molto di più, di essere amore come lui è Amore. Questa la perfezione di Dio, la sua santità: Dio è Amore. Questa la nostra perfezione, la nostra santità. Il Vangelo di Luca infatti, a differenza di quello di Matteo, non chiede di essere “perfetti” come il Padre, ma “misericordiosi” come il Padre. La perfezione sembra coincidere con la misericordia. In definitiva con l’amore.

Tanto è onnicomprensiva questa parola, amore, altrettanto può essere svuotata di senso e banalizzata. Cosa vuol dire amare?

L’amore presuppone la giustizia, ma anche la supera infinitamente. Quando, nei tempi antichi, la Scrittura insegnava che il risarcimento doveva essere proporzionato all’offesa – “occhio per occhio, dente per dente” –, poneva un freno alla vendetta. Quella lezione non è stata ancora capita e si continuano le rappresaglie, uccidendo dieci per vendicare la morte di uno. Eppure l’amore va al di là della giusta e adeguata riparazione. Se il Padre ci ripagasse con giustizia per i nostri sbagli, chi ci sottrarrebbe al castigo eterno?

Il padre misericordioso, nella parabola dei due figli, non ha ripagato con giusta misura il figlio minore, ha sovrabbondato nel perdono e nel dono: la veste nuova, l’anello, i calzari, il banchetto, la festa… Si meritava tutto questo? Si meritava una giusta punizione, e invece…

Sulla croce Gesù avrebbe potuto benissimo chiamare dodici legioni di angeli per annientare i quattro soldati romani e i suoi persecutori. Invece, icona dell’amore del Padre, ha saputo dire soltanto: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Prima ancora di perdonarli li ha scusati, ha fatto finta che non sapessero: l’amore tutto copre.

L’amore è cieco. Sì, perché il Padre non guarda in faccia nessuno quando fa splendere il sole o quando fa piovere. Non elargisce i doni in considerazione della bontà o meno di quelli a cui sono destinati. L’amore è gratuito, ama perché è dell’amore amare, non perché l’oggetti dell’amore è amabile.

Per decidere se amare o meno, non dovremo guardare l’altro, se è buono o cattivo. Dovremo guardare il Padre, Gesù, e imparare come amare. La nostra “perfezione” sta nell’amore gratuito, disinteressato e universale, come quello di Gesù, che ha dato la vita senza distinzione di persone.


Padre,
ricco di misericordia e grande nell’amore,
che non serbi rancore per le nostre colpe
e perdoni i nostri peccati,
che accogli nel tuo abbraccio giusti e peccatori,
che elargisci i tuoi doni a buoni e cattivi,
rendici perfetti nell’amore,
come tu lo sei.
Colmi di gratitudine
volgiamo lo sguardo a te
per imparare da te
ad essere condiscendenti con tutti,
ad amare i nemici,
ad essere in dono verso tutti.

venerdì 17 febbraio 2023

Che artista il mio Artista


Grazie Simonetta per avermi raccontato e reso partecipe della tua storia. A brevi linee, a partire degli ultimi intensissimi momenti, anche se è molto più ricca. Me l’hai raccontata con poche parole, soprattutto senza parole, perché non potevi più parlare. È passato tutto da cuore a cuore. Mi hai coinvolto, anche emotivamente. Ho scritto con un genere che fa pensare a un romanzo, un romanzo breve. O più semplicemente una meditazione. Ma la tua esperienza è vera. Ho cambiato soltanto alcuni nomi.

Ti sei raccontata sempre insieme ad altri, gli amici, i colleghi, i pazienti, le focolarine: una storia condivisa.

Assieme a te la tua storia me l’hanno raccontata in tanti, a cominciare da tua sorella, i sacerdoti della tua parrocchia di Lavinio, le tue amiche, le tue compagne di viaggio sui Castelli Romani, Ancona, Roma, il personale dell’Istituto don Guanella… Soprattutto i membri del focolare dove si è compiuta l’ultima tappa del tuo viaggio e quanti in quel periodo si sono presi cura di te. Li ringrazio, ognuno personalmente, anche se per vari motivi non sempre riporto i loro nomi. Mi scuseranno se ha conservato soltanto poche cose delle tante che mi hanno narrato.

Hai appena iniziato a raccontare la tua storia, Simonetta. Continuerai a raccontarla ancora, ad altri, e altri ancora la raccoglieranno e continueranno a raccontarla, perché è troppo bella, è troppo vera.

 

Sarà possibile acquistare il libro nei prossimi giorni su www.cittanuova.it/libro, oppure contattare abbonamenti@cittanuova.it; 06.96522201; 3476400459

Sul sito di Città Nuova leggo il primo capitolo: https://www.cittanuova.it/simonetta-magari-grande-donna-dio-la-sla/?ms=001&se=026


giovedì 16 febbraio 2023

17 febbraio 1826: In nome di Dio siamo santi!

 

Il 17 febbraio 1826 papa Leone XII approvava la Congregazione insieme alle sue Costituzioni e Regole. Ecco come il 18 febbraio 1826 sant’Eugenio lo annunciò al suo primo compagno, p. Tempier:

Te Deum laudamus… Amico carissimo, cari fratelli, ieri sera, 17 febbraio 1826, il Sommo Pontefice Leone XII ha confermato la decisione della congregazione cardinalizia ed ha approvato in forma specifica l’Istituto, le Regole e le Costituzioni dei Missionari Oblati della Santissima e Immacolata Vergine Maria… opera che ora possiamo chiamare divina.

La conclusione da trarre, miei cari amici e buonissimi fratelli, è che dobbiamo lavorare con rinnovato ardore e abnegazione totale per procurare a Dio la gloria che possiamo dargli e la salvezza delle povere anime del nostro prossimo con tutti i mezzi possibili: dobbiamo abbracciare con il cuore e con l’anima le nostre Regole e praticare con fedeltà maggiore quanto ci prescrivono… Sono Regole approvate dalla Chiesa dopo un esame accuratissimo. Sono state giudicate sante e oltremodo adatte a guidare chi le ha accolte a raggiungere il fine: son diventate patrimonio della Chiesa che le ha accettate; il Papa, approvandole, ne è divenuto il garante…

E fin d’ora posso dirvi bisbigliando quanto vi proclamerò ad alta voce dopo la pubblicazione del breve: riconoscete la vostra dignità e fate attenzione a non disonorare una Madre che è stata posta in trono e riconosciuta Regina in casa dello Sposo, che la renderà feconda per farle generare numerosi figli, se saremo fedeli e non faremo cadere su di lei con le nostre trasgressioni l’onta della sterilità. In nome di Dio, siamo santi. (“Écrits oblats”, 7, 40-42)

 

mercoledì 15 febbraio 2023

Simonetta Magari: a tu per tu con la SLA

Esce in questi giorni “Che artista il mio Artista”, il primo volume 2023 della collana Passaparola di Città Nuova, distribuita in abbonamento e non solo. Un testo intenso e coinvolgente, che interroga nel profondo. In audio il primo capitolo letto dall’autore stesso.

«Perché non scrivi un romanzo su Simonetta Magari? Mi occorrerebbe una bella “penna”, in grado di scrivere rapidamente». Così la direttrice di Città Nuova. Ma Simonetta è una grande donna: psichiatra, psicoterapeuta, docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità all’Università Cattolica di Roma, direttore sanitario del centro di riabilitazione don Guanella, membro della Consulta femminile del Pontificio Consiglio per la Cultura… Come scrivere di lei? Per fortuna non mi chiedono una biografia, per la quale occorrerebbe ricerca, indagine storica… La collana che ospiterà il libro - “Passaparola” - raccoglie storie vere, narrate come fossero romanzi d’invenzione. Allora basta che scriva un tratto della vita di Simonetta, che colga un’angolatura di lettura. Posso iniziare e so dove attingere.

Ho tanti ricordi di Simonetta e altri me li faccio raccontare da chi ha vissuto con lei. Trovo anche una manciata di sue pagine intime. Nella prima una frase mi colpisce: «Mi sento un pezzo di marmo che lo scultore sta lavorando per farlo diventare una statua, una bella statua, e proprio i colpi che fanno più male sono quelli che danno forma al marmo». Ho trovato la chiave per leggere e scrivere il racconto di Simonetta! È una donna determinata, forte, sicura di sé, ma presto capisce che dovrà lasciarsi plasmare da un grande artista, se vuol diventare un’autentica opera d’arte, e a lui si affida. Dio – l’Artista – la prende in parola.

Come raccontare? Devo trovare un “genere” letterario. Lascio allora che sia lei a raccontarmi la sua storia, ma dalla fine, quando ormai sta per morire, perché solo alla fine, nel compimento, tutto acquista il senso vero. Ormai non parlava più, ma gli occhi parlavano ancora e io l’ascolto, e scrivo. Non riesco a rimanere distaccato, oggettivo, vengo coinvolto, anche emotivamente, perché questa è una storia vera, vissuta con una intensità estrema.

Inizio il libro con l’andatura di una commedia brillante, anche il titolo sembra più adatto a un musical che a un libro: “Che artista il mio Artista”. Ma a mano a mano che la storia e le pagine scorrono la commedia si trasforma in dramma. La SLA arriva improvvisa, tremenda, e non perdona. La dottoressa dei disabili diventa disabile. Non si immaginava che l’Artista lavorasse così a fondo, crudelmente, la sua opera. Adesso non c’è più poesia in questa storia, si leva piuttosto un grande straziante grido di dolore e scende il buio. Avrei voluto intitolare il libro “Il grido di Simonetta”, perché quello mi è sembrato il momento più alto della sua vita, quando il dono di sé raggiunge lo zenit.

Non è un ritratto edulcorato, edificante, pio o pietoso quello che ho dipinto, ma una pennellata essenziale, di grande realismo, che ritrae una donna che attraversa la tragedia della malattia, che si ritrova immobile, bisognosa di tutto, dipendente dagli altri. E che sente i colpi pesanti dell’artista che sembra demolirla, distruggerla. Ne nasce quel capolavoro che aveva sognato. La lettera scritta al papa il 10 marzo 2021 è rivelatrice: «Mi sento come una banca da cui tutti possono attingere perché il rapporto con Dio è sempre più profondo. La malattia è un Suo cesellamento, con cui Egli fa del suo lavoro un capolavoro. Sono proprio i colpi che fanno più male a dare la forma».

Hai appena iniziato a raccontare la tua storia, Simonetta. Continuerai a raccontarla ancora, ad altri, e altri ancora la raccoglieranno e continueranno a raccontarla, perché è troppo bella, è troppo vera.

Sarà possibile acquistare il libro nei prossimi giorni su www.cittanuova.it/libro, oppure contattare abbonamenti@cittanuova.it; 06.96522201; 3476400459

Sul sito di Città Nuova leggo il primo capitolo: https://www.cittanuova.it/simonetta-magari-grande-donna-dio-la-sla/?ms=001&se=026



 

martedì 14 febbraio 2023

15 febbraio 1826

Come ogni anno fa Famiglia oblata si reca nella chiesa di Santa Maria in Campitelli per celebrare l’Eucaristia in ricordo del 15 febbraio 1826 quando, nel palazzo di fronte, casa del cardinale Pacca, la commissione cardinalizia si era riunita per dare il proprio parere sulle Costituzioni e Regole degli Oblati, in vista dell’approvazione pontificia. Sant’Eugenio trascorse la mattinata in chiesa, in preghiera, per il buon esito della commissione, composta, oltre che dal Cardinal Pacca, dai cardinali Pedicini e Pallotta. Ecco cosa racconta nel suo diario:

Mi sono recato in fretta dal signor cardinal Pacca per potergli dire ancora una parola prima che gli altri cardinali si riunissero a casa sua. Ho detto a sua eminenza che durante il loro incontro sarei rimasto nella chiesa di Campitelli. Così, in caso di necessità, avrebbero potuto trovarmi sul posto, visto che questa chiesa si trova di fronte al palazzo del cardinale. Uscendo, ho raccomandato di avvertirmi non appena la riunione fosse terminata. Proprio questo hanno dimenticato, al punto che ho potuto ascoltare a mio agio, e senza agitazione, nove messe, una dopo l’altra. Ebbene, devo dire che non sono mai stato così bene in una chiesa. Quand’ero entrato, avevo preso la mia decisione, determinato a pregare con tutto il mio cuore, mentre i cardinali trattavano delle nostre questioni. Il tempo mi è sembrato breve. All’una sono uscito dalla chiesa perché avevo capito di esser stato dimenticato, non potendo presumere che in un giorno di digiuno i signori cardinali volessero differire così a lungo il loro pranzo. (15 febbraio 1826, “Écrits oblats”, 17, 108-109)



lunedì 13 febbraio 2023

La donna di Naim

Quante persone si incontrano leggendo i Vangeli. Certamente il protagonista è Gesù, ma attorno a lui… Oggi ho incontrato la vedova di Naim. Non sono mai entrato nel villaggio di Naim. Ci sono sempre passato accanto, lungo la strada che da Nazaret – dista una decina di chilometri – porta al vicino Monte Tabor.

Gesù si avvicinò alle porte della città che era sera, l’ora dei funerali. I protagonisti della scena sono numerosi: i discepoli che accompagnano Gesù, la molta gente della città che seguiva il funerale, il ragazzo morto, la mamma vedova.

Nel racconto evangelico tutti parlano. Gesù parla per primo. Il giovanetto “si alzò e cominciò a parlare”. Tutti glorificano Dio e dicono... L’unica che non parla è la donna.

Gesù è e rimane al centro della scena: 1) si avvicina alla città, quasi andando di proposito incontro alla tragedia; 2) vede la donna, perché Gesù “vede”, si rende coso delle situazioni; 3) prova compassione (lo stesso verbo che Luca usa per il buon samaritano e per il padre che vede tornare il figlio perduto); 4) tocca la bara, anche se non poteva, perché facendo così contraeva l’impurità rituale; ma a Gesù di queste cose non gliene importa niente; 5) parla al giovanetto; 6) lo dà alla madre.

E la donna? Non dice nulla, non fa nulla. È il suo dolore che parla, è quella la sua preghiera. E Gesù sente il grido di quella preghiera silenziosa, la guarda, si lascia commuovere da lei, le dice di non piangere, le rende il figlio vivo.

L’interpretazione di quanto è avvenuto è messa sulla bocca di tutti: “Dio è venuto a visitare il suo popolo”. L’amore misericordioso di Dio si manifesta in Gesù.

Cosa avrà raccontato la donna per il resto della sua vita? “Dio è venuto a visitarmi: mi ha guardata, mi ha capita, si è commosso per me, mi ha detto di non piangere, mi ha ridato mio figlio. Un grande profeta è sorto per noi”.

Me la prendo accanto a me nella mia lettura del Vangelo, perché me lo spieghi e mi renda partecipe del suo amore riconoscente verso Gesù.

domenica 12 febbraio 2023

Il tempio di Fratel Nicola

L’11 febbraio ricorrevano tanti anniversari. Ce n’era anche uno umile e nascosto: la morte di fratel Nicola Petrocelli. Chi si ricorda ancora di lui? È morto 37 anni fa. Di ogni Oblato italiano esiste una bella scheda biografica in cui si narra dove è nato, dove e quando ha fatto i voti, dove ha vissuto… Nella scheda di fratel Nicola nulla di tutto questo. Eppure è un piccolo capolavoro, un ritratto che colpisce. Lo riporto tale e quale:

 L’Evangelista Luca riassume con due battute la vita della profetessa Anna: “Non abbandonava mai il Tempio e serviva il Signore. Questa è stata la vita di Fratello Nicola.

Il tempio di Fratel Nicola Petrocelli, il “suo” tempio che “non abbandonava mai”, era la Chiesa di San Nicola ai Prefetti di Roma. Vi è stato sacrestano quasi ininterrottamente per circa trenta anni.

Il tempio di Fratel Nicola era anche la Comunità dei Confratelli Oblati dove ogni giorno, viveva la sua consacrazione religiosa in semplicità. Egli aveva scelto di fare le cose nel segreto e tutti i poveri che andavano in Chiesa non uscivano mai a mani vuote.

Fratel Nicola pregava anche in segreto nella sua stanza. Nel segreto compiva i suoi doveri di Comunità: apparecchiare la tavola, far da mangiare, preparare i letti per gli ospiti ed i missionari di passaggio per Roma... E sorella morte, quando è venuta, l’ha trovato mentre scendeva le scale, come ogni sera, per portare nel piccolo cortile di casa il sacchetto di rifiuti della cucina. Era la sera dell’11 Febbraio, festa dell’apparizione della Madonna di Lourdes.

 

sabato 11 febbraio 2023

Tutto nasce dal cuore

Quanta gente viene uccisa ogni giorno dalle guerre, dagli attentati terroristici, dalla domestica follia omicida. Quanta ne viene uccisa dalla cupidigia che affama i popoli, dalla repressione scatenata dall’orgia del potere. Basterebbe rispettare il comando “Non ucciderai”, per avviare l’umanità sulla via di una convivenza di pace.

Quante famigli distrutte dall’adulterio. I coniugi, diventati una sola carne, sono lacerati dalla disunità e si ritrovano soli, in cerca di altre unioni che moltiplicano l’infedeltà e la disunione. I figli si sentono smarriti, sballottati qua e là, accumulando traumi dalle conseguenze imprevedibili. Il nucleo fondante la società si sfalda. Non basterebbe il comando “Non commettere adulterio” per mantenere unite le famiglie?

Quante ingiustizie si perpetrano per la falsità dei processi. Innocenti dichiarati colpevoli, delinquenti dichiarati innocenti. Quanti poveri per poco pagano molto e quanti ricchi e potenti per molto pagano niente. Basterebbe adempiere il comando di non giurare il falso e la verità farebbe giustizia.

Gesù avrebbe potuto limitarsi a ribadire le “Dieci parole” date al Sinai, a chiederne l’attuazione. Non sarebbero sufficienti per vivere rettamente e per costruire una società giusta e fraterna?

Invece no. Gesù sa che se si uccide un uomo c’è sempre un mandante: l’odio coltivato in cuore. Sai che prima di tradire il coniuge si è già commesso adulterio col desiderio. Sai che la falsità nel giuramento è conseguenza di una vita bugiarda. Sa che è inutile condannare le azioni sbagliate se non si giunge a sanare la radice da cui esse nascono.

Le sue parole ci portano dentro, a scrutare il cuore. Se coltiviamo un atteggiamento d’amore verso l’altro, non soltanto non arriveremo mai a ucciderlo, ma saremo buoni con lui, avremo cura di lui, fino a che la sua vita sbocci in pienezza. Se nel cuore c’è l’amore, non guarderemo all’altro per impadronirci di lui, ma lo renderemo libero e noi stessi troveremo la vera libertà nella fedeltà. Se nel cuore c’è l’amore vorremo che trionfasse sempre la verità, anche a costo di rimetterci di persona.

Tutto nasce dal cuore, odio e amore, possesso e libertà, menzogna e verità.

venerdì 10 febbraio 2023

Van Gogh, innamorato del bello

“Van Gogh è un vagabondo dell’Assoluto, un ricercatore terribilmente inquieto della verità, un eterno insoddisfatto”. Così Mario Dal Bello presentando la mostra a Roma in occasione dei 170 anni dalla nascita dell’artista.

Sono andato anch’io a vedere la mostra. Ogni giorno una fila infinita. Sono abbastanza fortunato, soltanto un’ora e un quarto di attesa. Ancora più fortunato: quando giungo ormai davanti alla biglietteria mi si accosta un signore: “Sono con un gruppo, ma mi ritrovo con un biglietto in più, posso darglielo?”. 18 euro risparmiati! Sarebbero comunque stati spesi bene.

Non sono molte le opere in esposizione, una cinquantina. Non ci sono opere celebri come “I girasoli” o i “Cieli notturni”. Si inizia con i disegni, quelli che conosco di meno, che mi introducono nel mondo dei poveri, dei lavoratori, dei semplici: quando amore per questa gente! Poi avanti con il colore, sempre più vivo, che avvampa i campi, il cielo. Rimango incantato davanti a dei pini d’inverno, ai fili d’erba di un prato che riempiono un quadro intero. È come se la vita si diffondesse ovunque e tutto rendesse vivo.

Leggo nei suoi scritti: “Più divento brutto, vecchio, cattivo, malato e povero, più desidero riscattarmi facendo colori brillanti, ben accostati e splendenti”. Che bello innamorarsi del bello!






giovedì 9 febbraio 2023

Conoscere e essere conosciuti

Nella piccola rubrica che tengo su Città Nuova – “In poche parole” – questo mese ho scritto “Conoscere”. Giorni fa l’ho ripresa anche sul blog. “Conoscere”, il primo motivo per cui siamo creati, secondo il Catechismo di Pio X. Ma oggi, leggendo la Lettera di Paolo ai Galati, mi sento dire: “ora avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti”.

Meraviglioso! Potremo completare il Catechismo e scrivere: “Perché Dio ci ha creati?” – “Per essere da lui conosciuti!”. Pensa se dall’Ariston di san Remo questa sera Amadeus mi salutasse in diretta chiamandomi per nome! (per la verità non ci tengo, ma così, per fare un esempio…). O se dalla finestra del Vaticano domenica mattina mi saltasse il Papa perché mi conosce…

Molto di più, molto di più! È Dio stesso che mi conosce, mi conosce per nome! Mi ha creato perché voleva conoscermi…

mercoledì 8 febbraio 2023

Oblate Missionarie di Maria Immacolata

 

Terzo libretto con documenti sulla storia delle COMI, questa volta dal 1955 al 1960. È il periodo dell’unificazione di due gruppi, quello delle Missionari del Cuore Immacolato di Pescara e quello delle Sorelle Oblate, che dà vita alle Oblate Missionarie Oblate di Maria Immacolata (OMMI). Un’unificazione difficile e sofferta, che si sbriciola in poco più di un anno.

Al momento della dimissione di tutto il Consiglio delle OMMI il provinciale degli Oblati, da cui dipendeva la nuova istituzione, era assente, in visita ai missionari nel Laos. Il compito di prendere in mano le cose passa dunque al vice provinciale, p. Francesco Milardo, un uomo buono come il pane, che scrive a tutte una bella lettera che termina con queste parole che danno il senso dell’intera vicenda: “Tutte le opere di Dio nascono e crescono in mezzo alle difficoltà che devono servire, nel piano di Dio, a temprare le anime e le opere stesse, e dimostrare la serietà spirituale e l’attaccamento alla vocazione dei singoli membri. Restate perciò salde alla vostra vocazione malgrado la delicatezza del momento presente, che servirà, ne ho piena fiducia, ad attirare le più ampie benedizioni celesti su voi e sull’istituto”.

Il gruppo delle Sorelle Oblate si distingue nuovamente dal gruppo di Pescara, conservando solo il nuovo nome di OMMI. Passano pochi mese e il 30 agosto 1960 tutto ricomincia: quarantasette giovani emettono i voti nelle mani di P. Liuzzo. Una delle presenti ricorda quel giorno: «Al Vangelo il Padre dà le ultime esortazioni. La frase che rimarrà più impressa nella nostra mente sarà l’esortazione di Gesù a S. Teresa: “Da vera sposa zela il mio amore”... Poi viene la benedizione degli anelli. Ad uno ad uno il Padre li infila al dito... Sono di oro incorruttibile come dovrebbero essere i nostri voti. Ci ricorderanno ad ogni istante che Qualcuno ci ha amate di un amore infinito ed eterno».

Nell’aprile 1961, le Oblate canadesi, un Istituto secolare fondato da p. Louis Parent OMI, chiesero l’approvazione della Santa Sede. Poiché si presentavano con la stessa sigla della Congregazione degli Oblati, furono invitate ad eliminare l’omonimia con essi. Aggiunsero una “M” (OMMI) e chiesero e ottennero dalle OMMI italiane di cedere loro questa sigla. Fu così che il 19 marzo 1962 le Oblate italiane, attraverso un referendum, assunsero il “nome nuovo” di Cooperatrici Oblate Missionarie dell’Immacolata - COMI. Fu scelto questo nuovo nome – sarà quello definitivo – perché, come osservava P. Liuzzo, «conserva i tre elementi essenziali, ossia Oblate di Maria Immacolata; specifica meglio l’ideale di collaborazione con gli Oblati, ed anche la Cooperazione con Cristo Salvatore nella Chiesa; evidenzia la nostra Donazione a Gesù per mezzo di Maria».

martedì 7 febbraio 2023

Attorno al focolare



Ritiro alla comunità di Marino, in un antico convento francescano del XVI secolo. Ho detto le solite cose, ma non è importante cosa si dice, ma quello che “ci” si dice. E un camino acceso fa focolare, fa famiglia.





lunedì 6 febbraio 2023

Sulla soglia del paradiso

Strette tra le immani tragedie delle guerre e del terremoto in Turchia, si muovono le mie timide esperienze quotidiane. Come la visita e i colloqui con donne anziane e ammalate che vivono in una casa qua vicino.

La prima che viene a parlarmi... il mio sguardo è attratto dai pesanti calzini neri e dai sandali bianchi: che finezza! le danno un tocco di eleganza. La seconda: le mani sono particolarmente curate, bellissime. La terza: spicca la sciarpa di ciniglia blu marino che si intona e dà colore a un volto pallido. La quarta stringe in mano un piccolo astuccio celeste, una ricercatezza! Ma l’infermiera che la accompagna conducendo la carrozzina, mi dice che è semplicemente uno strumento che le impedisce di farsi male quando stringe con forza la mano… eppure denota stile, anche se la persona sembra assente e non parla. Poi un’altra, e un’altra ancora… Mi piace costatare che vecchiaia e debilitazione non avviliscono la persona: ognuna ha un suo contengo, con grande dignità, tutte regine!

Quello che mi tocca è quanto mi dicono: ho lavorato tanto, adesso posso pregare con calma e a lungo; ho servito tante persone, ora sono a servizio del mondo intero; attendo con gioia l’incontro con il Signore; ho trovato un rapporto nuovo con il Padre, mi si è stampato dentro; quanta gratitudine per quanti si prendono cura di me; che grazia poter vivere insieme, con Gesù tra noi…

Una piccola sorvolata sulla soglia del paradiso…

domenica 5 febbraio 2023

L'angelo di apa Pafnunzio

 

Quando apa Pafnunzio ascoltava o leggeva la Passione del Signore accoglieva in cuore ogni parola, ogni gesto di quel racconto, compreso di quel che accadeva a Gesù e attorno a Gesù. Tutto era prezioso, tutto aveva valore. 

Spesso lo colpiva la solitudine di Gesù. Nell’orto degli ulivi aveva supplicato i tre apostoli più amati e più fidati di non lasciarlo solo, di stargli vicino, di pregare con lui. Presto tutti lo abbandonano. Affronta un processo crudele e ingiusto da solo, senza nessuno accanto. Anche Paolo si lamenta di essere stato lasciato solo durante il processo, gli era rimasto però almeno Luca. Con Gesù nessuno. Nessuno quando è abbandonato alle angherie dei soldati. La flagellazione, la coronazione di spine, la crocifissione… torture crudeli, disumane, dolorosissime. Ma forse il dolore più grande dovette essere quello di sentirsi abbandonato da tutti e dover affrontare la passione da solo.

L’agonia era così terribile che Gesù non ce l’avrebbe fatta da solo. Visto che tutti i discepoli disertavano, il Padre pensò bene di mandargli un angelo a consolarlo. Apa Pafnunzio restava meravigliato ogni volta che ci pensava: un angelo a consolare il Figlio di Dio? A questo si era ridotto Gesù per amore nostro? Aveva bisogno di qualcuno che lo consolasse? Non aveva già un angelo custode, come uomo avrebbe dovuto averlo. Non gli bastava? Ci voleva un altro angelo di riserva? Chi era, come si chiamava?

Apa Pafnunzio cercava di immaginarsi la reazione di quell’angelo quando Dio lo chiamò e gli disse che doveva scendere nell'orto degli ulivi a consolare suo Figlio. “Io a consolare tuo Figlio?”. Fu preso da sgomento. “Come posso io consolare tuo Figlio?”. Che missione grande, impossibile, gli era sta affidata. E come dovette compierla bene se il risultato fu che Gesù si disse finalmente pronto a fare non la sua volontà ma la volontà del Padre.

“Quando arrivo in Paradiso, si diceva apa Pafnunzio, chiederò di farmi conoscere quell'angelo…”. E intanto cercava già di farselo amico... non si sa mai...