Il Convegno è partito! Una bellissima atmosfera. 700 seguono in YouTube e oltre 6000 su Facebook. Io ho raccontato del rapporto tra Leone XII e sant’Eugenio.
Il primo impatto,
avvenuto durante l’udienza del 20 dicembre, è stato determinante. Tra l’altro
Eugenio si è presentato senza appuntamento perché era stanco di attendere…
Francesco Trusso, nella sua biografia di sant’Eugenio, prova anche a immaginare qualche sia stata l’immagine che papa Leone si faceva del Fondatore durante l’udienza e perché fosse così bene impressionato «da quest’uomo che è straniero e parla l’italiano con garbo e proprietà, che è francese e ha una mentalità che si direbbe italiana, che è aristocratico e ha una predilezione tutta particolare per la povera gente al punto di voler approvata una congregazione religiosa a loro esclusivo servizio e che andrebbe benissimo anche negli Stati Pontifici, che è di alta statura e l’ha visto in ginocchio per tutta l’udienza, è semplice sacerdote ma potrebbe vestire a suo tempo la porpora cardinalizia».
Vi sono alcuni tratti che accomunano le due persone che si trovano l’una davanti all’altra. Ambedue appartengono a famiglie nobili e quindi hanno una particolare capacità di intesa. Eugenio è colpito da “la bontà, la compiacenza, la cortesia del Sommo Pontefice”, dalla “affabilità”, “delicatezza”, “finezza”, “intuizione penetrante”, “saggezza profonda”.
Ambedue, grazie a questo tratto di autentica nobiltà, non
vantano un senso di superiorità, ma appaiono sinceramente umili. Quanto Leone
XII si sentisse piccolo davanti al suo predecessore “Magno”, l’ha affermato con
i fatti, facendosi costruire nella basilica di San Pietro la tomba con un
semplice tondo di marmo sul pavimento, posto davanti alla solenne tomba di san
Leone Magno, di cui si compiaceva di portare il nome. La scritta conferma il suo
senso di umiltà: «A Leone Magno, celeste Patrono, raccomandandomi umilmente, ho
scelto questo luogo per la mia sepoltura, accanto alle sue sacre ceneri. Leone
XII, umile successore degli eredi di un nome così grande, il minore».
Anche Eugenio de Mazenod ci presenta davanti al Papa con
sincera umiltà. Quel suo ostinarsi nel rimanere in ginocchio ne è un segno.
Inoltre è ben consapevole di essere il fondatore di una piccolissima famiglia religiosa.
Dietro di sé ha soltanto un pugno missionari di cui 2 malati di tifo e quindi
alla soglia della morte.
Ambedue si mostrano stanchi della vecchia e complessa
burocrazia pontificia.
Eugenio annota che il Papa «voleva scusarsi per non poter
fare con un colpo di penna quello che sapeva bene sarebbe stato concesso solo
dopo lunghe formalità. “Sa”, mi disse, parlandomi sempre in terza persona,
“queste sono le usanze della Santa Sede. Oggi fanno come cento anni fa”».
Non mancano altri segni di stima e di apprezzamento
personali da parte del Papa verso Eugenio. Avrebbe voluto tenerlo a Roma per
condurlo fino al cardinalato. Il Papa stava infatti pensando di convocare un
concilio romano e, data la mancanza di teologi qualificati nel Sacro Collegio e
nell'organico episcopale degli Stati Pontifici, avrebbe voluto aggiungere
teologi tedeschi, francesi e spagnoli, poi creati cardinali. Sarebbero stati scelti,
come scrive il cardinal Pacca, tra quelli «che, durante le disastrose
rivoluzioni avvenute, si sono più distinti per la costanza, la dottrina, il
sincero attaccamento alla Cattedra di Pietro».
Mostrando l’apprezzamento per sant’Eugenio, il Papa avanza ancora il progetto di un seminario a Roma. A conferma di questa fiducia vi sono poi le confidenze fatte dal Papa a sant’Eugenio su questioni delicate, soprattutto durante una ulteriore udienza. «Mi parlò di cose molto segrete, che mi confermarono l’opinione che aveva di me…”. La fiducia era reciproca: «Mi trovano molto a mio agio, e non avevo paura di parlare apertamente con lui di molte cose».
Contrariamente agli usi e al consiglio dei suoi
collaboratori, Leone XII approvò subito la nuova Famiglia degli Oblati. «No,
non seguo i vostri consigli, questa Società mi piace; so il bene che fa...
Voglio sostenerla. È mia intenzione che queste Regole non solo vengano lodate,
come si usa adesso, ma che siano approvate».
Il Papa si riconosceva in sant’Eugenio, si rivedeva da
giovane, quando aveva ideali grandi… come quelli di sant’Eugenio.

















































