mercoledì 2 settembre 2026

Il respiro di Dio


Chi colora di verdi così intensi e vivi il bosco nel quale la casa di Gesso vive? Quante luce! Sarà il sole che si specchia nel mare? Cipressi e pini e palme e olivi e gelsi... Il noce ha malli ancora teneri avvolti di peluria. Limoni e aranci faticano per la penuria d’acqua, eppure non rinunciano al loro tenue verde.



Non sono da meno rovi e rosacee e arbusti sempreverdi più umili, dai nomi esotici, con foglie lucide e coriacee verde scuro, con fiori bianchi a forma di stella, con foglie carnose a forma di cuore, con piccoli fiori rossi e magenta…


Quanto spreco di bellezza, donata a profusione! Con la cornice dei monti Iblei a occidente e il Mediterraneo a oriente. 

Il respiro di Dio.



martedì 1 settembre 2026

La misericordia di Dio

Oggi festa della Madonna delle lacrime a Siracusa. Sono vicino, ma andrò a trovarla fra qualche giorno, a festeggiamenti conclusi.

Oggi è anche la festa della Madonna di Montevergine. Sono andato una sola volta nel suo santuario in provincia di Avellino. Ho il ricordo di una delle mie più belle confessioni. Il monaco ascoltava con calma l’accusa dei miei peccati e mi diceva “Ma lei è buono”. Io rincaravo la dose e lui continuava: “Ma lei è buono”. Ero in un momento difficile, di sconforto, e lui continuava a ripetere: “Ma lei è buono”. Perché mi diceva così? Mai come allora ho avvertito la misericordia di Dio.

lunedì 31 agosto 2026

Gesù nella sua terra

«Un giorno ormai lontano sono andato a scoprire Gesù nella sua terra: l'ho cercato per monti e per valli, per pianure e deserti, su fiumi e su laghi. Ovunque Egli è passato, in Palestina, Egitto, Siria e Giordania.

L'ho cercato in città e villaggi, in santuari e tuguri, tra scavi antichi e musei, in tutti i luoghi ov'Egli è nato, vissuto, morto e risuscitato.
Ho percorso a ripetizione strade e sentieri, in gruppo e da solo, con mezzi di trasporto o a piedi. Ho conosciuto archeologi e biblisti, dotti e semplici, cristiani e non cristiani. Ho incontrato capi religiosi e politici, esponenti della cultura e dell'arte, membri di comunità eterogenee tuttora ancorate a millenarie tradizioni.
E dopo cinque lustri di esperienze ho scoperto una figura di Gesù che ti affascina. È un Gesù semplice, vivo, caloroso, umano, divino, che ti apre le braccia e il cuore e che ti stringe al petto, per non lasciarti più».

Così p. Vittore Dalla Libera inizia il suo libro Gesù nella sua terra. Un libro che vedo da 35 anni vedo nelle biblioteche delle case oblate e che non avevo mai letto. L’ho trovato anche qui a Messina… e finalmente ho cominciato a leggerlo. È una biografia di Gesù molto semplice, davanti alla quale i biblisti arriccerebbero il naso, ma è bella, lineare, si fa leggere perché scritta con passione, da un grande giornalista e da un grande Oblato.

P. Vittore ha guidato centinaia di volte i pellegrini in Terra Santa e la conosceva come le sue tasche. La biografia che ha scritto su Gesù è indirizzata particolarmente a chi ha visitato la Terra Santa, per fargliela rivedere, per continuare il pellegrinaggio. Così anch’io rivedo quei luoghi e vi scopro un Gesù vivo.

domenica 30 agosto 2026

Testimonianze su p. Giorgio

Così mi scrivono:

«Padre Giorgio!!! Pure lui è partito!!! L'ho conosciuto quando lui era giovane, anche se alcuni anni più grande di noi. A quel tempo, in una comunità di persone importanti, lui era il meno importante umanamente. Ma questa realtà la viveva con una grande normalità. Io, che andavo a Marino da fuori, lo vedevo sempre disposto a servire, ad ascoltare, a dire una parola che potesse illuminare. Anche a lui devo cose importanti nella mia vita. L’ultima volta che ci siamo visti è stato nel gennaio del 2015, ad Albano. Era il p. Giorgio di sempre, ma con un’altra maturità. Penso che il Signore gli abbia detto: “Vieni, servo buono e fedele, entra al banchetto del tuo Signore”» (Josè Damián).

«Ha sempre riconosciuto anche me, in questi ultimi giorni. Si lasciava toccare la mano e la fronte quando gli facevo il segno di Croce e dicevo “La Madonna t’accompagni”… Questi giorni sono stati una Provvidenza e un privilegio poterlo accompagnare nella sua ultima tappa del cammino» (Paola).

Pasquale mi comunica la “parola di vita” di Giorgio: “Bisogna che Egli cresca ed io diminuisca” (Gv 3,30), è il “nome nuovo” che richiama l’Immacolata. Elody, il 30 settembre 1997, gli aveva scritto: «Carissimo padre Giorgio, Chiara mi incarica di ringraziarla tanto della sua lettera, in cui le comunica la sua profonda gratitudine a Dio per le grazie ricevute attraverso l'Ideale. È contenta di sapere che ora vive in una comunità che cerca di meritare la presenza di Gesù in mezzo ad essa. Così il carisma del suo Fondatore potrà risplendere ancor più nella Chiesa, a gloria di Dio e per il bene di molti. Chiara le è particolarmente unita in questa nuova tappa del suo Santo Viaggio ed è certa che "l'arte di amare" di cui Madre Teresa ci è stata maestra, l'aiuterà a tendere sempre più alla santità. Con i saluti più cordiali di Chiara a lei e alla comunità. In Maria. Elody».

sabato 29 agosto 2026

Giorgio Del Col, uomo libero

Anche p. Giorgio Del Col ci ha lasciato… Non ci lascia tuttavia il suo ricordo!

Lo incontrai la prima volta a san Giorgio Canavese nel 1968. Facevamo meditazione insieme nella sua stanza, anche se mi proponeva temi per me non troppo facili, come il libro di Gioele. Si raccoglieva in maniera così profonda, che mi dava l’impressione che si addormentasse…

Inutile ricordare quanto abbiamo vissuto insieme: una vita! Fino a quando, negli ultimi tempi della sua malattia, mi riconosceva sempre, nonostante il suo stato confusionale: una presenza reciproca indelebile, che ha forse ha avuto un culmine nei giorni passati insieme con la sua famiglia nel suo Friuli, quando nel 2010 mi ha portato dei luoghi più belli...

Altri scriveranno di lui, dei mesi passati in Camerun, del suo servizio nelle varie comunità cominciando da Oné di Fonte, dei dieci anni come economo provinciale, della sua presidenza al CNEC - Centro Nazionale Economi di Comunità

Qui trascrivo soltanto alcune righe di una lettera del 29 giugno 1999 al superiore generale che gli aveva chiesto la disponibilità a diventare economo generale. Giorgio gli invia, come richiesto, il suo curriculum, ma lo allega a una lettera confidenziale profonda e personalissima, nella quale si apre interamente, con «tutta la storia della mia vita spirituale segnata da grandi aspirazioni e da prove e difficoltà profonde».

Un solo passaggio: «Maestri nello spirito, dopo i miei genitori, mi sono stati S.  Teresa di Lisieux prima e Chiara Lubich poi. Figure significative due sacerdoti del seminario di Pordenone, p. Angelo Dal Bello nel momento del passaggio dal seminario agli Oblati, p. Agostino Argentieri, p. Drouart, p. Deschâtelets, soprattutto la prima comunità di Marino, mia maestra “per eccellenza”. Notevoli apporti hanno dato a suo tempo Romano Guardini col suo libro “Il Signore”, Jacques Loew, il movimento del Prado e la comunità di Taizé.
Leitmotiv di tutta la mia vita è stata la ricerca della volontà di Dio su di me, da uomo libero. Per questo ho lasciato nell’estate 1964 il seminario di Pordenone senza il permesso del Vescovo (la sua benedizione me l’ha data poco prima che uscissi della stanza dell’udienza). Per questo ho sempre obbedito ai miei superiori quando ciò corrispondeva ai miei desideri (obbedienza per Marino, Passirano), così come quando mi costava il sangue dell’anima (obbedienza per Oné di Fonte)… Non son capace di comandare o d’impormi, ma cerco più la collaborazione e il consenso, consenso».

giovedì 27 agosto 2026

Sul silenzio


 

“Vorrei soffermarmi a riflettere su quella realtà che è al fondo, al cuore, all’inizio di ogni avventura cristiana. Sto parlando del silenzio”.

È il proposito che si propone il vescovo di Verona, Domenico Pompili, nella lettera pastorale del 2023. Mi è capitata tra mano casualmente. Attira già la copertina, oltre al titolo essenziale Sul silenzio. Si legge in un soffio perché breve e intensa.

Il silenzio, più che un valore in sé, viene presentato come la premessa indispensabile per l’ascolto e per dare possibilità di voce al silenzio dei vecchi, degli adolescenti, dei migranti, delle donne, dei carcerati, dell’ecumenismo.

Fino alla conclusione: “Il silenzio, dunque, è il primo impegno da mettere in campo, ben sapendo che il silenzio è creativo e farà scaturire molteplici attività che rinnoveranno il nostro modo di vivere e di crescere insieme. Respiro profondo che placa la nostra inquietudine, il silenzio ci fa incontrare Dio e gli altri, in una società e in una chiesa che sembrano boccheggiare”.

mercoledì 26 agosto 2026

Chi fa da sé fa per tre?

In uno dei salotti  dei Contucci a Montepulciano fotografo una poesia:

Dice un proverbio dei tempi andati:
“Meglio soli che male accompagnati”.
Io ne so uno più bello assai:
“In compagnia lontano vai”.

Dice un proverbio, chissà perché:
“Chi fa da solo fa per tre”.
Da questo orecchio io non ci sento:
“Chi ha cento amici fa per cento!”
.

Dice un proverbio ormai da cambiare:
“Chi sta solo non può sbagliare!”.
Questo, io dico, è una bugia:
“Se siamo tanti si fa allegria!”.



martedì 25 agosto 2026

Arte vino e poesia





Le verdi dolci colline toscane e i vigneti disegnati col righello ci conducono a Montepulciano. 

Porta d’ingresso il tempio di san Biagio fuori città. San Gallo il Vecchio ha creato un capolavoro del Rinascimento. All’interno, sull’altare della Madonna, mi colpisce la scritta: Hinc Deus homo, homo Deus. È il “mirabile scambio” di cui parlano i Padri della Chiesa, specificando il luogo dove questo avviene: Da qui Dio si fa uomo e l’uomo si fa Dio. Ma quale sarà questo “hinc”, l’altare eucaristico o Maria?

Una volta in città Elena Contucci ci introduce nel suo palazzo cinquecentesco, dove sono passati Medici, Papi, re…



Il salone è affrescato da Andrea Pozzo. Come mai proprio qui? Nella sua città natale il cardinale Bellarmino aveva il suo bel palazzo e Pozzo, gesuita, qui era di casa.


Infine scendiamo nella antiche cantine, che risalgono al 1000! Qui è nato il Montepulciano Nobile. Un labirinto di grotte e di volte che nascondono botti e bottiglie, il tesoro di Montepulciano.



Ma forse la ricchezza più bella rimane la famiglia Contucci, con i numerosi giovani, sempre unita dopo tanti secoli.

La poesia? domani!

lunedì 24 agosto 2026

L'abbraccio del Crocifisso

Era la mattina del 24 agosto 1542 quando, dopo la comunione, Caterina de Ricci se ne stava in preghiera nella sua stanza, davanti al crocifisso che aveva portato in convento da casa e che teneva appeso alla parete, sopra l’inginocchiatoio. Ad un tratto il crocifisso si staccò dalla croce. Gesù, animandosi, stacca le mani dai chiodi allunga le braccia e si protende verso di lei. Ella subito gli si fa incontro e lo sostiene con le sue mani, in un abbraccio reciproco. La scena è veduta da alcune suore, in particolare dalla sottopriora, Maria Maddalena Strozzi, che riferirà tutto minutamente nella sua “Cronaca”. La santa aveva allora 20 anni. Il Crocifisso è oggi custodito in una cappella al piano superiore del monastero accanto alla cella in cui mori la santa il 2 febbraio 1590.

In quella circostanza Caterina ricevette anche una richiesta: che le suore ricordassero quell’abbraccio portando il Crocifisso in processione per tre volte lungo il monastero, pregando per la conversione dei peccatori.

Anche oggi, a 484 anni da quell’evento, partendo dal coro delle monache, il vescovo con tutti noi, ha portato il Crocifisso del miracolo in processione e in preghiera lungo i corridoi dell’antico monastero. Una tradizione che si rinnova di anno in anno e ci fa desiderare l’abbraccio di Gesù: «La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia» (Cantico 2, 6).



domenica 23 agosto 2026

Come si fa a dipingere il Paradiso?

Con l’agilità tipica della collana “Passa parola”, ecco lo “schizzo” di un pittore. Il racconto di una vita immersa nella bellezza, che vuol comunicare bellezza.

Ho letto il libro d’un soffio. Com’altro definirlo se non “bello”?

Il pittore del Bel Dio, scritto da Pietro Acler è la storia di Lois Irsara, nato per l’arte e vissuto per l’arte. Una vita essenziale, come quella degli uomini di montagna, come lo sono i suoi quadri.

«Cammino per ore e ore, d'estate come d'inverno, finché la luce e i colori non mi investono. Cerco poi di renderne conto sulla carta. Mai soddisfatto del mio lavoro e mai scoraggiato, tornerò domani con lo zaino nei posti che amo per dipingerli ancora e ancora. In quella conca solitaria, così lontana, lì dove non c'è neppure un uccello, fuori dal mondo, sono vicinissimo all'altro mondo, tanto che basterebbe salire ancora venti metri per entrare in Paradiso.
Ogni giorno vedo in modo più limpido e puro. Contemplo. E dipingere è sempre più difficile perché quello che vedo in questo mondo è sempre meno di questo mondo. Come si fa a dipingere il Paradiso? Non mi pongo il problema, dipingo quello che vedo»

«Cerco la Verità, la verità nella pittura, cose vere, cose che resistano ai tempi, temi più veri, una verità che inseguo da tanti anni ma che non riesco a trovare. L'esperienza umana mostra tutti i limiti, forse invalicabili, in grado di negare l'accesso alla perfezione».

«Ho trovato la Verità, la verità nella pittura, cose vere che resistono ai tempi, temi più veri, una verità che ho inseguito per tanti anni e che finalmente ho incontrato».

sabato 22 agosto 2026

La Legge Nuova

Visitando il museo del Bargello resto catturato dalla Legge Nuova, una statua scolpita da Domenico Poggini nella seconda parte del 1500. Avrebbe dovuto fare da pendant a un’altra statua, la Legge Vecchia, con in mano la tavola dei comandamenti, conservata a Palazzo Medici Riccardi. La Nuova Legge ha invece in mano un libro, il Vangelo.

È una donna giovane, bella, con una acconciatura elegante, una veste finissima… Vorrebbe rispecchiare la bellezza della Legge Nuova, espressa in una parola: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. 

venerdì 21 agosto 2026

Maria Regina dei popoli

22 agosto: Maria Regina. Pieno compimento del progetto di Dio su di lei. Anche lei, come Gesù, oggi può dire: Tutto è compiuto. È la Virgo fidelis. Ha seguito Gesù in tutto, momento per momento, nella concezione immacolata, nella nascita, nella fuga in Egitto, nella vita nascosta di Nazaret, fin sulle strade di Galilea, fin sulla croce, fino in cielo, fino ad essere come lui e con lui Regina.




Le monache e i monaci di Betlemme la celebrano come “solennità”. Essi sono nati con la proclamazione del dogma dell’Assunta, in piazza san Pietro, nel 1950. Oggi sono stato a trovarli nei loro rispettivi monasteri in Umbria, dove vivono in una clausura accogliente. Facciamo festa con loro.


Il 22 agosto è festa anche dei Focolari. Il 22 agosto 1959 si concludeva a Fiera di Primiero l’ultima Mariapoli, prima che si moltiplicasse nel mondo intero. Durante quell’estate aveva visto passare tra 10 e 12.000 persone: un vero popolo, di 27 nazioni. I rappresentanti delle 9 lingue allora presenti consacrarono i loro popoli a Maria, con un patto non più fra due persone, come tutto era iniziato nel 1949, ma tra popoli tra di loro e tutti insieme con Maria, spiritualmente presente in mezzo a loro.

Due giorni prima Chiara aveva scritto un autentico proclama per l’unità tra i popoli, che iniziava con queste parole: «Se un giorno gli uomini, ma non come singoli bensì come popoli, se un giorno i popoli sapranno posporre loro stessi, l’idea che essi hanno della loro patria, i loro regni, e offrirli come incenso al Signore, re di un regno che non è di questo mondo, guida della storia, e questo lo faranno per quell’amore reciproco fra gli Stati, che Dio domanda, come domanda l’amore reciproco fra i fratelli, quel giorno sarà l’inizio di una nuova èra, perché quel giorno, così come è viva la presenza di Gesù fra due che si amano in Cristo, sarà vivo e presente Gesù fra i popoli, messo finalmente al suo vero posto di un unico re,  non solo dei cuori ma delle nazioni. Sarà il Cristo re».

Gli Oblati la chiamano semplicemente: Madre e Regina della nostra Congregazione.

giovedì 20 agosto 2026

Affamati di bellezza


 



Mi dispiace, ragazzi, ma Firenze è sempre Firenze. Bella nelle sue strade e nei suoi palazzi, bella dentro, come al Bargello. Incredibile, ma è la prima volta che visito il Bargello. Magnifico il palazzo, magnifico il museo che contiene.

Costruito nel 1200 ne ha viste di tutti i colori, addirittura 300 anni di carceri, fino a quando il Granduca non ha abolito la pena di morte e bruciato gli strumenti di tortura nel cortile.

La bellezza è bellezza! E quanta bellezza in quel 1400-1500: Donatello, Della Robbia, Michelangelo, Giambologna… Resto impressionato dal fatto che il numero più alto di opere d’arte sono Madonne! Incredibile: c’era tanta fede. Un invito alla preghiera.

Nella cappella del palazzo gli affreschi di Giotto, con il primo famoso ritratto di Dante ritratto nel Paradiso da lui cantato pochi anni prima.





mercoledì 19 agosto 2026

La testimonianza di don Milani




Il Mugello ci accoglie con il lago del Bilancino, le verdi colline, la villa medicea, i casali… Una strada tortuosa, sempre più stretta, ci conduce in alto, in un paese sperduto, con poche case nascoste nei boschi. Unico punto di riferimento la chiesa e la canonica. È Barbiana, nota soltanto per la presenza di don Lorenzo Milani e la sua scuola. Anche papa Francesco fu attratto qui solo da lui.

Ad accoglierci Agostino, un ottantenne pieno di vita, il primo dei ragazzi della scuola di don Milani, il solo ad accoglierlo la sera che arrivò una fredda e piovosa giornata di dicembre. Ci introduce in quella che era il salotto della canonica, che don Milani trasformato subito in scuola. Siamo una trentina di persone, provenienti da mezza Italia, la maggior parte giovani. Pee due ore, senza interruzione, Agostino ci racconta le storie di quegli anni, il metodo di insegnamento “globale”, l’impegno, la serietà e la passione del maestro e degli alunni.

Visitiamo il laboratorio di musica, di lingue, di meccanica, di disegno… Affascinante la ricca mostra fotografica. È l’immersione totale in un’esperienza di vita che ha formato ragazzi e ha creato uno stile di vita e di scuola.

Infine la tomba, nel piccolo cimitero…

«Don Lorenzo – ha affermato papa Francesco nel centenario della sua nascita – ha vissuto fino in fondo le Beatitudini evangeliche della povertà e dell’umiltà, lasciando i suoi privilegi borghesi, la sua ricchezza, le sue comodità, la sua cultura elitaria per farsi povero fra i poveri. E da questa scelta non si è mai sentito sminuito, perché sapeva che quella era la sua missione, Barbiana era il suo posto, tanto che, appena arrivato, acquistò lì la sua tomba…

La scuola è stato l’ambiente in cui operare per un fine grande, uno scopo che andava oltre: restituire la dignità agli ultimi, il rispetto, la titolarità di diritti e cittadinanza, ma soprattutto il riconoscimento della figliolanza di Dio, che tutti ci comprende. “Noi – dice ai preti in Esperienze Pastorali – abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni anima è un universo di dignità infinita».