venerdì 18 settembre 2026

Quella marcia in più delle donne medico

Nella sala d’aspetto della dottoressa sulla bacheca leggo uno stralcio di giornale:

“Quella marcia in più delle donne medico. Secondo un recente studio pubblicato su Jama le dottoresse riescono a mettere i pazienti a maggiore agio e favoriscono un dialogo più empatico perché hanno una migliore capacità d'ascolto. Le donne medico comunicano di più e meglio dei colleghi uomini. Mettono i pazienti a loro agio e favoriscono un dialogo più aperto ed empatico…

Le donne dimostrano maggior attenzione ai risvolti psicosociali e agli stati d'animo. Informazioni direttive (istruzioni specifiche) sono più frequenti tra gli uomini, mentre le donne sembrano preferire quelle non direttive (tendono cioè a fornire alternative). Lievemente superiore tra le donne la qualità dell'informazione, intendendo con questo parametro una comunicazione chiara e priva di gergo "medichese".

Più impegnate nella costruzione del rapporto, le donne favoriscono attivamente la partecipazione del paziente durante la visita, tentano di mettersi sullo stesso piano, e pongono domande allo scopo di capire meglio il paziente, di chiarire le sue aspettative, di indagare le sue perplessità. Forniscono più volentieri messaggi positivi, ovvero incoraggiamenti e rassicurazioni, che mirano a creare un'atmosfera più serena. Focalizzano l'attenzione sugli aspetti emotivo-emozionali, cioè indagano esplicitamente le sensazioni del paziente e ne esplorano gli stati d'animo allo scopo di migliorare l'empatia. Fanno un uso maggiore di una comunicazione non verbale positiva, vale a dire di atteggiamenti quali sorrisi, cenni di assenso, tono amichevole della voce”.

E se le donne fossero anche preti? Avrebbero una marcia in più? Comunque i preti potrebbero imparare tanto dalle donne…



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