sabato 5 settembre 2026

Natura, arte, storia: un invito alla preghiera



Itala (accento sulla prima a) è un paese sulla nazionale verso Catania. Come per altri paesi c’è poi Itala alta. Salgo verso la montagna e subito a destra vedo un paese incuneato nella roccia, ma è dall’altra parte del torrente e non può essere Itala. Più su eccolo. Anzi, sono tre, ben distinti, tre frazioni, ognuna con la sua chiesa e tutti e tre abbarbicati nelle fenditure della montagna. Una visione da fiaba.



Nella piazza del primo borgo chiedo a uno del posto dove si trova la chiesa di san Pietro e Paolo, sono venuto per quella, dell’anno 1000. Mi indica la chiesa della piazza, del 1700, con un cartello che la dichiara chiesa di santa Maria e qualcosa. Meglio rivolgersi alle donne, più devote e praticanti. Mi dicono che è più avanti sulla montagna, in un’altra frazione che di qui non si vede. Ma io mi fermerei anche tra queste case, tra scale e viuzze, in questi borghi d’incanto…


Riprendo la strada, supero il quarto paesetto e più avanti, ecco finalmente la chiesa di san Pietro e Paolo. Faceva parte del complesso monastico, fondato dal Conte Ruggero nel 1092. Dell’abbazia rimane solo la chiesa, sopravvissuta all’incuria, all’ignoranza, ad un tentativo di insensata demolizione voluto nel 1930, a un maldestro tentativo di restauro. Tanto è andato perduto eppure rimane bella. Mi fermo a lungo in quel luogo silenzioso, pensando alla santità qui vissuta, come in tante case dei sobborghi di Itaca, tra queste montagne con vista sul mare. Natura, arte, storia: un invito alla preghiera.





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