Santa Maria Capua Vetere, Parrocchia di Maria Immacolata,
via Chiara Lubich. Eccomi di nuovo con gli Oblati. Il motivo? P. Jacopo viene
trasferito in Spagna! Ma come, faceva tanto bene? Per questo! Si va sempre
avanti.
18.30. Entro in chiesa. Un gruppetto di donne sta pregando il rosario. Devo parlare fra mezz’ora, pensavo ci fosse più gente. 19.00 in punto improvvisamente la chiesa si riempie saranno più di 200 persone. Tanti mi conoscono, mi salutano…
Sono venuto per raccontare alla gente della nostra vocazione
missionaria che ci porta di qua e di là, come Gesù che andava di villaggi in
città (me invece mi lasciano sempre a Roma… ma questa è un’altra storia). Sì,
ho parlato della vocazione missionaria, e di Maria Maddalena la prima missionaria, ma soprattutto l’ho esemplificata
raccontando di due missionari diversissimi tra di loro: p. Giuseppe Gérard che
va in capo al mondo, in Sud Africa e Lesotho; p. Armando Messuri che rimane in
Italia.
P. Gérard aveva un segreto: pregare e amare. Scriveva: «La
preghiera è intimità con Cristo. “La condurrò nella solitudine e parlerò al suo
cuore” (Os 2,14). È il Signore che parla così alle nostre anime. Che grazia
grande. Sì, nel ritiro il Signore parla a cuore a cuore con ognuno di noi. Che
intimità! Quante cose ha da dirci il Bene delle nostre anime, il vero Amico
delle nostre anime… È importante restare in ascolto della sua voce. Ci parlerà
della nostra salvezza e della salvezza delle anime che Lui ci ha affidato.
Vorrà che ciascuna di esse ci passi sotto gli occhi, ragazzi, adulti, anziani,
vecchi. Mi domanderà quanta cura ho per loro, se nella catechesi le nutro con
il latte della dottrina, se le incoraggio, se mi sono sforzato di renderle pure
e sante, se le ho guarite con il sacramento della penitenza, se le ho nutrite
dell’Eucaristia, se la mia sollecitudine si estende a tutti: ai deboli, ai
forti, ai vicini, ai lontani».
E ancora: «Si catturano più mosche con una goccia di miele
che non con un barile di aceto. Per convertire qualcuno bisogna anzitutto
conquistarsi il suo cuore. Presso gli indigeni non si può ottenere nulla se non
si conquista il loro cuore. Se riuscirete a farvi amare, avrete conquistato la
persona che avvicinate...».
Di p. Armando testimoniano: «Stava
notti intere al capezzale degli infermi. Non li abbandonava finché non avessero
esalato l’ultimo respiro. E spesso, dopo una tal notte, anziché tornare in
paese per celebrare, celebrava la messa in qualche chiesetta campestre per
esser più vicino al malato. Appena terminata la Messa vi tornava subito, forse
digiuno, e riprendeva la sua vigile attesa. Anche agli ammalati non in pericolo
egli dedicava tempo e cure che si possono definire materne; e forse
anche questa stessa parola non è adeguata».
«Nel tempo dei bombardamenti che
hanno martoriato Marino mettendo in pericolo la vita di tutti - testimonia il
parroco Mons. Grassi -, p. Messuri non conosceva precauzioni e celebrava in
luoghi chiusi, all'aperto, in città, in campagna, ovunque si manifestasse il
bene delle anime. Gli altri sgomenti, lui sempre ilare, come se si reputasse
invulnerabile e forse era come preparato alla morte».
Due missionari che hanno dato amato la propria gente e hanno dato la vita per la propria gente.




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