giovedì 10 settembre 2026

Ecco tua Madre

Sono stato invitato a parlare a più di 80 vescovi, provenienti un po’ da tutto il mondo, su “Andare alla radice del ministero episcopale”. Ho scelto tre parole del Vangelo di Giovanni.

La prima: «Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé». (Gv 19, 26-27).

Sono molte le interpretazioni di queste parole di Gesù, a cominciare da quella che vede la sua preoccupazione filiale verso la madre che, dopo la sua morte, sarebbe rimasta sola. Così Atanasio, Epifanio, Ilario…

Senza negare l’amore di Gesù per la madre, le frasi “Ecco tuo figlio” e “Ecco tua madre”, indicano comunque qualcosa di più profondo. Sono una formula rivelatrice del mistero della missione salvifica affidata al discepolo amato e alla madre. Origene nel discepolo vede simboleggiato il cristiano perfetto: «Chiunque diventa perfetto, non vive più la sua vita, ma Cristo vive in lui. E poiché Cristo vive in lui, a Maria fu detto di lui: “Ecco il tuo figlio, Cristo”».

Più complesso interpretare il significato simbolico della madre di Gesù. Già nel IV secolo Maria ai piedi della croce è considerata come figura della Chiesa. A questa interpretazione, già dal II secolo, si affianca quella che vede Maria come la nuova Eva, così che la Chiesa ha l’estensione di tutta l’umanità.

Vi è poi – molti secoli più tardi – l’interpretazione della maternità spirituale di Maria nei confronti di ogni cristiano: Gesù fece di Maria la madre non solo di Giovanni, ma di tutti gli altri discepoli.

A me, in una lettura libera come ci hanno insegnato i Padri della Chiesa, piace pensare che questa scena attorno alla croce segni un momento fondamentale della missione del vescovo. Vedo nel discepolo amato la figura del vescovo. Il suo affidamento alla Madre lo rende perfetto come il Figlio, un altro Gesù. Ora, fatto Gesù, egli ha la missione di prendere con sé la Madre, nella quale si rispecchia la Chiesa, come pure l’intera umanità (la Nuova Eva).

Il discepolo l’accolse con sé, la prese con sé, nella sua casa, fra le cose più care. Sappiamo quanto è ricca e complessa l’espressione del Vangelo: εἰς τὰ ἴδια. A me “la prese con sé” evoca Gesù che si commuove davanti alle folle, che gli appaiono sbandate, senza una guida, e si fa loro pastore, curando le malattie, cacciando i demoni, moltiplicando i pani, perdonando i peccati, rivolgendo loro parole di vita… Gesù ha compassione, entra nel cuore della sua gente, la comprende, si immedesima con quanti il Padre gli ha affidato. Prima della sua parola c’è il silenzio, l’ascolto, la condivisione…

Le parole: “Ecco tuo figlio” sono aperte – come ho accennato – a molte altre interpretazioni. Accenno a quella proposta da Chiara Lubich il 2 ottobre 1949, perché mi sembra offra un’ulteriore suggestione per la missione del vescovo: «Quando Gesù dice: "Donna, ecco tuo Figlio" Maria non è più Madre sua. È il momento in cui Maria dona a Dio la Maternità divina che Le aveva partecipato. È un "fiat" diverso dal primo: col primo rinunciava alla verginità (apparentemente); col secondo rinuncia alla Maternità - e pure apparentemente -. Solo così è Madre di tutti. Acquista la Maternità divina di infinite anime rinunciando alla Maternità divina del Primo Figlio. (…) Bella la Desolata in questo rivolgerSi verso l’umanità per raccogliere il frutto della morte del Figlio: veramente corredentrice in questa collaborazione nel riscatto di tutti. La vedo con Lui correre verso l’uomo divenuto loro Dio [Loro ideale, loro scopo, loro fine] per amore di Dio! Pronti ambedue a lasciar tutto per noi. Così noi - come Loro - dobbiamo lasciar Dio per gli uomini, lasciar l’Unità per i Gesù Abbandonati sparsi nel mondo. Far dell’Unità la pedana di lancio verso l’umanità. Venir, vivere per i peccatori e non per i giusti: come Lui, come Lei».

Non può essere di ispirazione anche per un vescovo questo rivolgersi di Maria verso l’umanità, questo correre verso gli uomini?

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