Sono stato invitato a parlare a più di 80 vescovi, provenienti un po’ da tutto il mondo, su “Andare alla radice del ministero episcopale”. Ho scelto tre parole del Vangelo di Giovanni.
La prima: «Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi
disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse
con sé». (Gv 19, 26-27).
Sono molte le interpretazioni di queste parole di Gesù, a
cominciare da quella che vede la sua preoccupazione filiale verso la madre che,
dopo la sua morte, sarebbe rimasta sola. Così Atanasio, Epifanio, Ilario…
Senza negare l’amore di Gesù per la madre, le frasi “Ecco
tuo figlio” e “Ecco tua madre”, indicano comunque qualcosa di più profondo.
Sono una formula rivelatrice del mistero della missione salvifica affidata al
discepolo amato e alla madre. Origene nel discepolo vede simboleggiato il
cristiano perfetto: «Chiunque diventa perfetto, non vive più la sua vita, ma
Cristo vive in lui. E poiché Cristo vive in lui, a Maria fu detto di lui: “Ecco
il tuo figlio, Cristo”».
Più complesso interpretare il significato simbolico della
madre di Gesù. Già nel IV secolo Maria ai piedi della croce è considerata come
figura della Chiesa. A questa interpretazione, già dal II secolo, si affianca
quella che vede Maria come la nuova Eva, così che la Chiesa ha l’estensione di
tutta l’umanità.
Vi è poi – molti secoli più tardi – l’interpretazione della maternità
spirituale di Maria nei confronti di ogni cristiano: Gesù fece di Maria la madre
non solo di Giovanni, ma di tutti gli altri discepoli.
A me, in una lettura libera come ci hanno insegnato i Padri
della Chiesa, piace pensare che questa scena attorno alla croce segni un
momento fondamentale della missione del vescovo. Vedo nel discepolo amato la
figura del vescovo. Il suo affidamento alla Madre lo rende perfetto come il
Figlio, un altro Gesù. Ora, fatto Gesù, egli ha la missione di prendere con sé
la Madre, nella quale si rispecchia la Chiesa, come pure l’intera umanità (la
Nuova Eva).
Il discepolo l’accolse con sé, la prese con sé, nella sua
casa, fra le cose più care. Sappiamo quanto è ricca e complessa l’espressione
del Vangelo: εἰς τὰ ἴδια. A me “la prese con sé” evoca Gesù che si
commuove davanti alle folle, che gli appaiono sbandate, senza una guida, e si
fa loro pastore, curando le malattie, cacciando i demoni, moltiplicando i pani,
perdonando i peccati, rivolgendo loro parole di vita… Gesù ha compassione, entra
nel cuore della sua gente, la comprende, si immedesima con quanti il Padre gli
ha affidato. Prima della sua parola c’è il silenzio, l’ascolto, la
condivisione…
Le parole: “Ecco tuo figlio” sono aperte – come ho accennato
– a molte altre interpretazioni. Accenno a quella proposta da Chiara Lubich il 2
ottobre 1949, perché mi sembra offra un’ulteriore suggestione per la missione
del vescovo: «Quando Gesù dice: "Donna, ecco tuo Figlio" Maria non è
più Madre sua. È il momento in cui Maria dona a Dio la Maternità divina che Le
aveva partecipato. È un "fiat" diverso dal primo: col primo
rinunciava alla verginità (apparentemente); col secondo rinuncia alla Maternità
- e pure apparentemente -. Solo così è Madre di tutti. Acquista la Maternità
divina di infinite anime rinunciando alla Maternità divina del Primo Figlio. (…)
Bella la Desolata in questo rivolgerSi verso l’umanità per raccogliere il
frutto della morte del Figlio: veramente corredentrice in questa collaborazione
nel riscatto di tutti. La vedo con Lui correre verso l’uomo divenuto loro Dio
[Loro ideale, loro scopo, loro fine] per amore di Dio! Pronti ambedue a lasciar
tutto per noi. Così noi - come Loro - dobbiamo lasciar Dio per gli uomini,
lasciar l’Unità per i Gesù Abbandonati sparsi nel mondo. Far dell’Unità la
pedana di lancio verso l’umanità. Venir, vivere per i peccatori e non per i
giusti: come Lui, come Lei».
Non può essere di ispirazione anche per un vescovo questo
rivolgersi di Maria verso l’umanità, questo correre verso gli uomini?



Nessun commento:
Posta un commento