martedì 29 settembre 2026

Quel 29 settembre di 56 anni fa

Quel 29 settembre 1970 non c’era il fotografo! Né tanto meno il cellulare… Non ho una foto dei miei primi voti. Eppure sono avvenuti! E la storia continua dopo 56 anni.

Il noviziato aveva segnato la scoperta di Eugenio de Mazenod, allora non ancora proclamato beato. Leggere la sua vita e i suoi scritti fu una autentica rivelazione. Trovavo con lui una particolare consonanza, mi sentivo espresso da lui. A mano a mano che leggevo i suoi testi trascrivevo e traducevo i passi che più mi colpivano, fino a comporre una piccola antologia. Quando questa raccolta cadde sotto gli occhi del provinciale la fece subito pubblicare. Fu così che, ancora novizio, curai il mio primo scritto su Eugenio. Anche la vocazione oblata mi apparse in tutta la sua bellezza: ricordo l’impressione profonda e indelebile che mi fece una conversazione di p. Marcello Zago sulla missione tipica della Congregazione.

E venne quale 29 settembre quando, essendo  numerosi (per allora!) dovemmo celebrare nel salotto della Signora Solina. 

Così ricorda il diario del noviziato:

Alle 16.30 si è svolta la liturgia della nostra professione religiosa. La celebrazione è stata presieduta dal rev.mo Padre Generale. All’omelia, p. Contiguglia ha rievocato le vie della Provvidenza sulla opera di Marino, cominciando dal sacrificio di P. Armando Messuri a cui si è ispirata la generosità della nostra benefattrice [Caterina Solina]. Si è soffermato pure sul significato della consacrazione, dicendo che essa è: “La più perfetta risposta di amore alla più grande esigenza di amore”.

Tra i presenti c’erano il R.P. Provinciale e diversi Padri e Fratelli, la sorella di P. Mario Borzaga: Lucia, i fratelli di P. Messuri e un gran numero di Suore della S. Famiglia con le Superiore, riunite a Marino per il loro C.P.A. e anche Luciano.

Le parole che il Rev.mo P. Generale ha rivolto alla fine della Messa sono state espressione di gioia e di incoraggiamento. Il P. Generale si è pure fermato con noi a cena in un clima di fraterna semplicità. Gli abbiamo presentato alcune sue foto-cartoline da firmare per ognuno di noi e a ciascuno ha trascritto una frase delle vecchie Regole, espressioni molto indovinate per le persone alle quali erano dirette. Ne ha data una anche ai Padri, alle suore, a Caterina e a Luciano il quale si è commosso e come ringraziamento ha cantato due delle sue canzoni.

A me il padre generale, Leo Dechâtelets, diede questa frase: Ut proferetur regnum Christi! 

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