mercoledì 23 settembre 2026

Perché tante religioni?

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Ormai le migrazioni e la mobilità umana hanno portato in casa nostra uomini e donne di tutte le religioni con le quale dobbiamo confrontarci ogni giorno.  E non si tratta soltanto di rapporti personali. Il tema delle religioni investe l’intera società, a cominciare dalla pace. Ricordiamo le famose parole di Gandhi: «Non ci sarà pace tra le nazioni senza pace tra le religioni, e non ci sarà pace tra le religioni se non c’è dialogo tra le religioni». Siamo a 60 anni dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate sul dialogo interreligioso e proprio in questo giorni è uscito un documento della Santa Sede che ricorda l’importanza di questo dialogo. 

Ecco che per questo nuovo podcast mi si chiede: Perché tante religioni? Tutte portano a Dio? Risponderei con tre punti fermi… e uno mobile!

Il primo punto fermo è che Dio è Padre, ama la sua creazione, ama ogni persona. Egli vuole che tutti gli uomini siano salvi, vuole il bene di ogni essere umano. Quando vedo un musulmano, un buddista, un indù, il primo pensiero deve essere: è un figlio di Dio come me, è amato da Dio come me e Dio gli è Padre come lo è per me.

La domanda è: come fa Dio a raggiungere ogni persona, come fa a salvarla? Tutte le religioni portano a Dio? La salvezza raggiunge ogni uomo, perché Dio è Amore, ma come lo raggiunge? Dio solo lo sa. Il Concilio Vaticano II, afferma chiaramente che Dio dà la salvezza a quanti appartengono alle religioni non cristiane «attraverso vie a lui note» (Ad gentes, 7). Dio ha le sue strade che noi non conosciamo. È libero di amare come vuole e di trovare le sue strade per raggiungere ogni persona. Il Concilio afferma ancora: «Nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti (…); perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale» (Gaudium et spes, 22). Lo Spirito Santo sparge i semi del Verbo in maniera misteriosa, e noi crediamo che essi maturano in pienezza in Gesù.

Ed ecco il secondo punto fermo. Dio si fa presente in mille modi, attraverso tutte le religioni, ma a un dato momento della storia viene di persona in mezzo a noi: «Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, è diventato egli stesso carne, per operare, lui l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale» (Gaudium et spes, 45). In lui abita «corporalmente la pienezza della divinità». Nel cristianesimo Dio si fa conoscere e si comunica in pienezza. Non ci sono soltanto “semi del Verbo”, ma il Verbo stesso fatto uomo: c’è la «pienezza della rivelazione tutta intera» (Dei Verbum, 2).

È in Gesù che tutti gli uomini sono salvi. Anche se i membri delle varie religioni non lo sanno, chi dona loro la grazia della salvezza è Gesù. Per questo, afferma ancora il Concilio, la Chiesa cattolica non rigetta nulla di quanto è vero e santo nelle religioni, riconoscendo che «non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose» (Nostra aetate, 2).

Ed eccoci al terzo punto fermo: la coscienza di ogni persona. Anche su questo punto il Concilio ha affermato con convinzione che ogni uomo deve cogliere e riconoscere la legge divina «attraverso la sua coscienza, che è tenuto a seguire fedelmente in ogni sua attività per raggiungere il suo fine che è Dio».

Va rispettato il cammino religioso sul quale ogni persona si è avviata, se essa è sincera e si pone in ascolto della “voce interiore”. Ogni uomo è un mistero e racchiude in sé un mistero. Il Card. Ratzinger, alla domanda di un giornalista: «Quante sono le strade che portano a Dio?», rispose: «Tante, quanti sono gli uomini!».  Quando mi trovo davanti una persona appartenente a una diversa tradizione religiosa, devo avere un grande rispetto: sta facendo esperienza del mio stesso Dio al quale si rivolge nella preghiera. Quanti indù, buddisti, musulmani sinceri ho incontrato nella mia vita! Persone con una profonda esperienza di Dio. Sono nati in una tradizione diversa dalla mia e lì hanno trovato la loro via per un rapporto vero e profondo con Dio.

Siamo così al quarto punto, che ho chiamato “mobile” perché ci pone in relazione con i seguaci delle diverse religioni, in dialogo. Comunque è un ulteriore importante punto fisso. È importante conoscersi, lavorare insieme per progetti comuni, condividere le nostre esperienza di preghiera, la nostra visione del mondo… È il dialogo «nel quale i cristiani incontrano i seguaci di altre tradizioni religiose per camminare insieme verso la verità e collaborare in opere di interesse comune» (Segretariato per i non cristiani, Dialogo e missione, n.13).

I teologi sono chiamati a lavorare al dialogo tra le religioni. Io, e tanta gente semplice come me, preferiamo dialogare tra persone di religiosi diverse: incontrarci, apprezzare le reciproche ricchezze, stupirci di quei “Semi del Verbo” che, espressi pienamente nel Vangelo, appaiono comunque nelle varie tradizioni religiose, nei loro scritti, nelle loro tradizioni.

In questo dialogo anche noi cristiani possiamo testimoniare Gesù, in parole e opere, con un annuncio concreto, esperienziale, come fu il primo annuncio del Signore Risorto, fatto da Maria Maddalena: non disse: “Il Signore è Risorto”, ma “Ho visto il Risorto”; non diede soltanto un annuncio di fede, ma una testimonianza di fede.

Così insieme ci arricchiamo e camminiamo uniti verso Dio e verso gli altri.

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