giovedì 17 settembre 2026

Frate Jacopa, che donna!

Sabato prossimo la parrocchia di san Frumentoso di Roma va in pellegrinaggio ad Assisi. Stasera mi incontro con le persone per preparare il viaggio. Qualcuno parla di Francesco, naturalmente. Io parlo di Jacopa!

Suo marito è un Frangipane, una delle nobili famiglie romane. Si aggiunge il nome di Settesoli perché la famiglia abita nel palazzo Settizonio, al limite del Circo Massimo. Era ciò che restava del palazzo di sette piani dell’imperatore Settimio Severo, il primo edificio che si vedeva giungendo a Roma attraverso la via Appia. Al tempo di Jacopa il palazzo era legato alla Torre della Moletta, con la quale costituiva un solo complesso. La Torre della Moletta la vediamo ancora sugli antichi spalti del Circo Massimo, dalla parte della Passeggiata Archeologica. I Frangipane avevano tanti possedimenti, tra cui le torri di Marino e di Lanuvio.

Jacopa nasce attorno al 1190. Sposa Graziano Frangipane, ha due figli. Presto vedova, sa gestire con fermezza i possedimenti.

Conosce Francesco quando, nel 1209, viene a Roma con i suoi penitenti d’Assisi. Jacopa li aiutò a trovare alloggio presso l’ospedale di San Biagio dei Benedettini a Ripa Grande in Trastevere e ad ottenere udienza dal pontefice Innocenzo III. Il suo palazzo diventa presto la prima casa dei frati a Roma.

Jacopa guida Francesco per le vie della città come se fosse un figlio. Potremmo forse immaginare che lo conduce per mano. È una donna che conosce la vita, gli ambienti civili ed ecclesiastici della città. È grazie a lei e al cardinale Ugolino che, nel 1223, Papa Onozio II riceve Francesco assieme ai suoi frati. Per suo interessamento i Benedettini di S. Cosimato in Trastevere cedono l’ospedale di San Biagio, che divenne il primo luogo romano dei Minori. Perché non andare in pellegrinaggio a san Francesco a Ripa, dove è conservata la cella del santo? Jacopa diviene così la più valida collaboratrice del neonato movimento francescano a Roma.

Affascinata dall’ideale e dall’esempio di Francesco, ne diventa una fedele seguace. Sarebbe bello seguire lei e i suoi figli nel loro modo “francescano” di amministrare i beni e di rapportarsi con i contadini dei suoi possedimenti. Marino, in quegli anni conosce un grande sviluppo: cresce la popolazione, il benessere… e proprio grazie alla riforma sociale dei Frangipane che mettono a disposizione della gente i propri beni. Forse è proprio guardando a lei, che in Francesco nasce l’idea del Terz’Ordine, quello dei laici, accanto al primo ordine dei frati e al secondo ordine delle clarisse.

Jacopa rimane vicino a Francesco fino alla fine. L’ultimo scritto del santo è una lettera indirizzata a lei, nella quale le chiede una stoffa e dei ceri per la sepoltura e quei dolci che lei gli preparava e che tanto gli erano piaciuti:

A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo.

Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino   per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma.

Appena i frati hanno finito di scrivere la lettera, bussano alla porta: è donna Jacopa che giunge da Roma, con tutte le cose da lui richieste E Francesco esclama: “Benedetto Dio, che ha condotto a noi donna Giacoma, fratello nostro! Aprite la porte, esclama, e fatela entrare, perché per frate Giacoma non c’è da seguire il decreto della clausura relativo alle donne!”.

Frate Jacopa fu l’unica donna ad assistere alla morte di Francesco nella chiesetta della Porziuncola il 3 ottobre 1226. Ne deterge il volto morente mediante un velo di lino, il suo velo nuziale, sul quale erano ricamate con seta e oro le lettere: ”A.M.A.”.

Dopo la morte, mentre Chiara lo saluta da lontano, in lacrime e con la preghiera, dal coro di San Damiano, Jacopa si occupa di comporne la salma e poi, insieme ad altre donne, si occupa della sepoltura del santo; lava il corpo e lo unge con essenze, lo stende sul drappo di bigello che lei stessa aveva portato assieme ai profumi, posando delicatamente il capo del suo amico più caro su un cuscino di lana rivestito di seta rossa, su cui sono tutti ricamati in oro i leoni araldici - stemma della famiglia Frangipane - e le aquile imperiali.

(Non riesco a trovare la foto di un dipinto che ritrae Jacopa accanto a Francesco che muore. Nell’iconografia classica egli è circondato solo da frati. Per il funerale viene ritratta santa Chiara – Nella copertina del libro di Licia Tancredi, Jacopa dei Settesoli, la ricca amica di Francesco, c’è l'immagine del funerale di Francesco, ma ad abbracciarlo è santa Chiara e non Jacopa! È difficile accettare che una donna è per di più laica fosse lì in quell’ultimo momento?)

Dopo il funerale, le cui spese vengono in gran parte sostenute da lei, torna a Roma, dove vive altri tredici anni, riprendendo le normali attività, gli affari di casa, le opere pie, la cura dei figli, desiderando abbracciare appieno la vita religiosa. Partecipa probabilmente alla canonizzazione dell'amico, celebrata da Gregorio IX il 28 luglio 1228. Negli anni successivi visse ad Assisi, come terziaria francescana. Morì probabilmente nel 1239 e fu sepolta nella Basilica inferiore di San Francesco fino al 1937.

Oggi le sue spoglie riposano, proprio di fronte alla tomba di Francesco. Una volta che avremo visitato la tomba di Francesco, risalendo le scale non dimentichiamo di fermarci davanti alla tomba di “frate” Jacopa, mobile Frangipane de’ Settesoli.

Potremo infine vedere il suo bel ritratto nella basilica inferiore, nel transetto a destra. Quel bellissimo affresco non ritrae santa Chiara, come si pensa abitualmente, ma una donna “laica”, una signora, ben vestita… con attorno al capo sette soli! È proprio lei, frate Jacopa de’ Settesoli.

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