lunedì 21 ottobre 2019

Come gli uccelli dell'aria e gli steli dei campi





Di Grazia Deledda avevo letto soltanto – nella notte dei tempi – Canne al vento.
Ecco adesso con un altro suo romanzo, semplice, che rievoca antichi mondi contadini, a forti tinte e passioni: Il Dio dei viventi.
Era tempi – un centinaio d’anni fa – quando la fede (poco importa se intrisa di superstizione) era dentro l’orizzonte della vita, la impregnava, la inquietava.
Anche quando volevi scartarla rimaneva comunque presente e costringeva alla verità.

Per Deledda – per i suoi personaggi – la vita non è mai indifferente, banale. Tutto è vissuto con pienezza e passione. E quindi tutto è sofferto, fino a quando non giunge la liberazione interiore dal rancore, dal calcolo, dai soldi.

Altrimenti tutto ci è nemico, perché – ed è l’Autrice che si rivolge a Zebedeo, il principale personaggio del libro – “Il nemico è dentro di te mentre lo credi dietro la siepe; e tutto questo perché ti sei dimenticato che Dio vuole si viva giorno per giorno come gli uccelli dell’aria e gli steli dei campi”.

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