Ottavo giorno della novena di Pentecoste
Duecento
anni fa Manzoni dava alle stampe (50 copie!) l’ultimo dei suoi Inni Sacri: La Pentecoste.
Nell’anniversario dei 150
dalla sua morte lasciamo che sia lui a dettarci un pensiero per questa novena di
Pentecoste.
Nell’Inno rievoca innanzitutto la nascita, le vicende e le glorie della Chiesa. Basta una sola strofa:
Come la luce rapida
piove di cosa in cosa,
piove di cosa in cosa,
e i color vari uscita
dovunque si riposa;
tal risonò molteplice la voce dello Spiro:
l'Arabo, il Parto, il Siro
in suo sermon l'udì
in suo sermon l'udì
Mostra poi i tempi e gli
effetti della prima evangelizzazione: il ritorno del mondo al vero Dio, l’uguaglianza
dei liberi e degli schiavi per il dolore del Salvatore di tutti, la nuova
libertà dello spirito umano riconciliato con Dio, gli eroismi della fede e
della carità. È la vera rivoluzione cristiana che cambia il mondo e tutti
affratella.
Infine una preghiera che invoca dallo Spirito la
conservazione e la fecondità dei suoi doni nelle varie condizioni delle anime e
nei vari stati di vita. Anche di quest’ultima grande preghiera, una strofa
soltanto, che può essere la nostra preghiera:
noi T'imploriam! placabile
spirto discendi ancora,
a' tuoi cultor propizio,
propizio a chi T'ignora;
scendi e ricrea; rianima
i cor nel dubbio estinti;
e sia divina ai vinti
mercede il vincitor.
Comunque, trovandomi ad Aix, oltre che a Manzoni offro la parola al primo dei giovani che hanno seguito sant’Eugenio nella sua avventura e quello che gli è succeduto come superiore in questa prima casa degli Oblati quando il Fondatore ha lasciato Aix per andare a Marsiglia: Ippolito Courtès. Nel diario scrive:
“Se non si prega il cuore si secca… Lo Spirito Santo è la luce. È lui che dona ai sensi il gusto del divino. Occorre dunque ritirarsi nel nostro cuore per amare e per pregare. Là ascolteremo la voce di Dio e, sotto questa ispirazione, le nostre azioni saranno più sante, il nostro influsso sui fratelli più decisivo”.
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