martedì 12 novembre 2019

Il giorno in cui Signora Aria partì


“Non scrivere mai se non hai qualcosa da dire. Cioè, non scrivere per gioco. La scrittura è una cosa seria”.
“Lo scrittore non fantastica, sogna”.
La lettura serve “ad andare a spasso nel tempo e nella storia. È un buon sistema per viversi più vite possibili, o per avere nostalgia di momenti e luoghi che non si è mai vissuto”.
“Le fantasia di cui nessuno saprà mai nulla – le fantasia inedite – sono molto, molto di più di quelle pubblicate. Ci sono personaggi che non vivranno mai sulla carta di un libro; personaggi che vivranno nella memoria di chi li ha inventati giusto il tempo di un’esistenza, prima di tornare a far parte dell’immaginazione del mondo”.

Quando inizi a leggere un libro non sai mai dove ti porterà. A volte l’incipit ti prende e ti invoglia subito a proseguire nella lettura. Altre volte l’inizio è stentato e non sai se vale la pena continuare. Poi, se sai leggere, ti trovi comunque in un mondo inaspettato e scopri paesaggi inediti. Così questa volta, dopo un po’ di rullio incerto sulla pista, il decollo spicca in alto e ti lasci portare dentro le storie.

Il titolo di quest’ultima lettura non dice molto: Il giorno in cui Signora Aria partì. Sa di commedia. La copertina, con due nuvolette, tre libri che volano come uccelli ad ali spiegate, un’Ape rossa, ha un che d’infantile e promette una scrittura allegra e leggera.
L’attesa non è delusa. Mi ritrovo in una storia che lascia a bocca aperta, che coinvolge, che fa ridere e piangere. Sembra così vera che un poco ti ci ritrovi, come in tutte le storie vere.

Le frasi che ho ripreso all’inizio dicono che si tratta d’un racconto di iniziazione letteraria di un ragazzino simpatico con un padre ancora più simpatico e una mamma problematica, che alla fine si rivela buona come il pane.
È anche la storia di una famiglia sgangherata, con colpi di scena tutto sommato prevedibili, ma non per questo meno sinceri.
I personaggi appaiono uno dopo l’altro ben stagliati, si fanno amare, e ognuno comunica qualcosa di sé, perché ognuno ha un suo segreto da donare, basta soltanto trovare l’occasione, il momento giusto e dargli tempo. 

Ma che bei libri continua a proporci Città Nuova! Grazie

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