Giornata
bellissima, piena di sole. Lascio la borsa dagli Oblati e mi inoltro
immediatamente nella città vecchia, solo per fare due passi, dopo essere stato
a lungo seduto in treno. So che è una città fantasma, sono stato qui lo scorso
anno. Mi addentro ugualmente in alcune strade antiche, affascinato dai palazzi che,
pur nell’abbandono e nel degrado, ricordano i fasti di un passato lontano.
Frontoni
e portali di pietra finemente scolpiti fanno ancora bella mostra di sé e saloni
affrescati e gli stucchi si lasciano intravedere dalle finestre sventrate.
Non c’è
anima viva, una città apparentemente disabitata, eppure i panni distesi qua e
là dicono che qualcuno deve pur esserci, nascosto in stanze dove i tetti non
sono ancora sprofondati. In effetti vi sono stanziati profughi, zingari e
persone che non possono sperare in una casa vera e propria.
Il grande
corso che l’attraversa – museo all’aperto con grandi opere di Modigliani,
Carrà, De Chirico… – è affollatissimo. È una tutta un’altra città.
Tra
le due città, quasi a fare da collante, si posiziona, proprio sulla riva del
fiume, la comunità degli Oblati con la monumentale chiesa di san Domenico. Più
che una chiesa è un autentico complesso, a partire dalla cappella ottagonale
dei Templari del XII secolo, alla chiesa del XIII secolo, a quella del XV
secolo, fino alla cappella d’oro del Settecento.
Ieri
sera, dopo la desolazione della città vecchia, entrando in casa trovo un vivacissimo
gruppo di giovani che condivide spiritualità e missione con gli Oblati.
Oggi
pomeriggio un gruppo ancora più bello: un centinaio di persone, stipate nella
sala a pianterreno, decise a iniziare una settimana di esercizi spiritualità
nel quotidiano, altre se ne aggiungeranno domani.
Alla
messa, nella chiesa, il gruppo si è più che duplicato.
Mi sembra
d’essere in un altro mondo, nel quale mi trovo come un pesce nell’acqua: posso
donare Vangelo a piene mani, una gioia indicibile.
La chiesa è gremita e le persone sono così tante che devono seguire la messa stando nella piazza antistante. Ma Celso è un missionario vero! Che bello avere dei compagni così! Da esserne davvero orgogliosi.
Ciao, Padre Fabio! buona permanenza nella nostra Calabria!
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