lunedì 11 gennaio 2021

Padre Santino uomo di comunità


 

P. Santino Bisignano è stato un uomo di comunità e della comunità aveva una visione “mistica”. Così appare anche da una pagina di diario scritta il 28 luglio 1973, ad un mese appena dalla nascita della comunità di Vermicino:

Mi domando quale sia la ragione intrinseca e la più profonda della vita di comunità nella vita religiosa. Molte ragioni addotte, specie quelle legate alla dimensione apostolica e all’efficacia operativa o anche alla “mutua edificazione” mi paiono più conseguenze e motivi che stanno alla base della necessità e della validità della vita comunitaria.

Da quale angolatura bisogna partire per penetrare nel “mistero” della vita comunitaria? Dalla vita della Trinità, dal perenne mutuo dono di sé tra le persone della Santissima Trinità che sono l’“imago” secondo cui il mondo è stato creato e il termine della vita dell’uomo chiamato, in Cristo, a partecipare della vita della famiglia divina in cui Maria è la prima creatura ad essere pienamente partecipe.

La vita religiosa, in mezzo all’umanità e in seno alla Chiesa, è segno ed immagine incarnata di quella realtà. Anzi, per la natura del dono della vita religiosa, forse un vivere già su questa terra, nella condizione umana, la realtà del regno dei cieli come sarà alla consumazione dei tempi.

Per questo mi viene da pensare che la vita di comunità - con Dio e con i fratelli per vocazioni - sia carità consumata e che nell’ordine dell’incarnazione si possa dire della comunità religiosa quello che Paolo dice della carità nel capitolo XIII della prima ai Corinti. Per cui se non c’è questa carità consumata tutte le realtà che costituiscono o scaturiscono dalla vita religiosa sono o possono essere cembalo risonante, anche i voti (l’aver dato tutto ai poveri...).

La comunione è una realtà di tutto il popolo di Dio. Ma nella vita religiosa c’è anche l’aspetto di “segno” nel realizzare la sequela di Cristo, un segno all’interno del popolo di Dio e, in quanto carisma, per il bene di tutto il popolo di Dio. Un segno della sua realtà futura, quando Dio è tutto in tutti e Cristo Signore ha riconsegnato al Padre l’universo, quando l’unità, che Gesù ha chiesto al Padre, sarà realtà piena nella comunione con le persone divine.

Tutto questo va approfondito, ma per quel poco che si può intuire - è qui le parole sono del tutto inadeguate a quanto si sente e si vede dentro - la vita religiosa acquista una luce e un “sapore” nuovo e tutto in lei una logica divina nata non dalla intelligenza dell’uomo, ma dallo Spirito.

I voti ad esempio: la loro stessa dimensione ascetica, come l’aver l’amore come sorgente e fine, ti “piantano” in quel modo di essere che è la vita nei cieli nuovi e nelle terre nuove, perché ti fanno possessore del regno dei cieli, perché povero e quindi signore come lui e con lui dell’universo: “possessore” ma come sposa del Verbo per seguire il quale tutto hai lasciato ed hai voluto amare lui solo – castità - e la cui volontà ti è nutrimento e legge, ristoro e luce – l’obbedienza -.

E allora la Chiesa, Maria, ogni aspetto della vita del popolo di Dio e dell’uomo acquisterà un significato come se li gustassi e li conoscessi dal di dentro, non realtà e persone che appartengono ad un altro mondo, ma tu sei della loro casa.

Siccome noi siamo umanità, parte dell’umanità ma solidali con tutti gli uomini, un atto di bontà, un atto di giustizia che compio fa crescere - di poco sia pure - tutta l’umanità, le fa fare un passetto avanti.

Ringrazio il Signore di avermi chiamato alla vita religiosa ed affido a Maria ogni cosa perché mi sia madre e maestra e mi conceda di riviverla per essere anch’io come lei parola di Dio vissuta e trasparenza del Figlio.

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