giovedì 14 gennaio 2021

L'Oblato? Tutto a tutti

 


L’Oblato? “… capace di essere tutto a tutti. È chiamato a rendersi presente ad ogni bisogno dell’umanità e dei suoi fratelli, gli uomini. Poiché ama i poveri e vede in essi Nostro Signore, l’Oblato è capace di abbracciare col suo amore tutti gli uomini. Egli sente di essere fratello di tutti. Si fa costruttore di pace, di concordia, di intesa, di perdono, come diceva una volta il giovane sacerdote de Mazenod: “C’è solo amore nel mio cuore”. […]

Ed è ancora questo amore che rende l’Oblato perfettamente evangelico, perfettamente apostolico. Il Vangelo è il libro di vita, di amore per l’Oblato. Poiché amiamo Cristo, normalmente, noi l’amiamo ugualmente in tutto ciò che Egli ci chiede nel Vangelo. L’Oblato, come S. Paolo, è un consacrato di Dio per la predicazione del Vangelo.

Spiritualmente non lavora mai da solo. La sua vita è essenzialmente comunitaria. Può vivere solo e nello stesso tempo estremamente e intimamente unito alla sua comunità locale, provinciale, comunitaria. Non si capisce l’Oblato senza questa vita comunitaria. Anche se per il ministero occorre sacrificare la vita comunitaria fisica o materiale, come per esempio nelle missioni la comunità oblata, secondo la mistica mazenodiana, è l’anticamera del cielo, è il focolare immediato dell’amore di Dio e del prossimo”.

Così scriveva p. Léo Deschâtelets il 15 marzo 1973 ai novizi di Marino. Da pochi mesi aveva lasciato Roma per tornare in Canada, dopo essere stato superiore generale per 25 anni.

Piccole perle che estraggo dai nostri tesori durante le mie lezioni sugli studi riguardanti la spiritualità oblata: oggi l’elaborazione dottrinale durante gli anni Cinquanta e Sessanta…

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