domenica 3 gennaio 2021

Le parole di papa Francesco: Periferie



“Chiesa in uscita”. Sì, ma verso dove? La direzione indicata da papa Francesco è chiara: verso le periferie. Quali?

La sera del 13 marzo 2013, affacciandosi su piazza San Pietro gremita di folle, si presentò come una persona di “periferia”: «mi hanno preso alla fine del mondo». Ci sono Paesi “periferici”, dal punto di vista sociologico, geopolitico, economico, che dipendono da Paesi ricchi ed egemonici. Non è un caso se il Papa va in Albania, Sri Lanka, Bosnia ed Erzegovina, Equador, Kenya…, o se il primo viaggio in Italia lo porta a Lampedusa.

Ci sono poi le periferie urbane, quelle che Bergoglio ha scoperto nella sua Buenos Aires, megalopoli con quartieri marginali, privi di servizi, abbandonati all’incuria e al caos, dove regna la violenza e la paura, dove la criminalità impone legge e “ordine”. È lì che andava da vescovo per una Chiesa che “avviasse processi” di umanizzazione.

Ci sono infine quelle che egli chiama “periferie esistenziali”, non più geografiche, ma presenti ovunque, anche in centro città o al cuore dei Paesi industrializzati, e sono fatte di solitudini, smarrimento, mancanza di valori, dove vivono persone anziane abbandonate a se stesse, giovani senza riferimenti, famiglie drogate dal consumismo…

Andare nelle periferie è un invito reale e insieme metafora dell’uscire da sé stessi, verso l’altro, il più debole, il più bisognoso, il più solo, nel suo ambiente di vita, per far sentire vicinanza, prossimità e creare un’autentica comunità umana, solidale, cristiana.

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