Aveva
31 anni quando, nel 1953, fu eletto Deputato della Repubblica. “Distanziai di
molto gli altri candidati perché durante i comizi – allora non c’era la
televisione – la gente aveva capito che non mi presentavo in nome del popolo,
ma era uno del popolo”.
Così
mi ha raccontato questa mattina Tommaso Sorgi (allora lo chiamavano Tommasino),
che sono andato a trovare nella sua casa a Teramo. Ha ormai la sua bella età, ma
è ancora piacevole conversare con lui, rimasto sempre semplice, di grande
dirittura morale, schivo, senza pretese. Il suo conversare sereno e profondo,
assieme all’imperturbabile sorriso, infondono pace nell’anima.
Dopo essere
stato rieletto per la quarta Legislatura, decise di non presentarsi alle
elezioni del 1973 perché la corruzione era ormai dilagante e non si riconosceva
più in quel mondo.
Da
quando nel 1980 fu istituito il Centro Igino Giordani ne è stato il direttore,
e ha lavorato con passione per far conoscere questo altro grande testimone del XX
secolo. “Sorgi conosce Giordani meglio di quanto Giordani conoscesse se stesso”,
mi ha spesso ripetuto Basilio Petrà. Fra pochi giorni uscirà il suo ultimo lavoro,
la grande biografia: “Igino Giordano, l’uomo che divenne Foco”.
Sul
comodino, accanto al letto, la cartella con i fogli su cui Tommaso sta lavorando: “La
maternità di Dio”. “Mi colpirono le parole di Giovanni Paolo I – racconta – quando
disse che Dio, oltre ad essere Padre, è anche Madre. Da allora ci ho pensato spesso
ed ora scrivo su questa realtà di Dio”. Lasciandolo mi è sembrato di scorgere anche in lui un tocco della maternità divina.
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