sabato 20 febbraio 2021

Scacciato nel deserto, nel deserto rimase


 

Nella lettura liturgica anche questa domenica il vangelo inizia con il laconico “In quel tempo…”, privando così il testo della parola originaria con la quale inizia la frase: “E subito…”. Non è un tempo generico, “in quel tempo…”, ma un momento ben preciso, proprio quello successivo alla proclamazione da parte del Padre: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. “E subito lo Spirito lo spinse nel deserto”. A Gesù non è dato neppure un momento per godere di quello che si è appena sentito dire dal Padre, che “subito…”.

Anche l’azione dello Spirito che “sospinse” (quanta dolcezza nel verbo di questa traduzione) nel deserto Gesù tradisce l’originale greco, dove viene usata la stessa terribile parola che descrive l’azione che Gesù compie nei confronti del diavolo: “scacciare”. Gesù è “scacciato” dallo Spirito Santo nel deserto, buttato quasi in braccia al diavolo. 

Lo Spirito Santo da una parte, il diavolo dall'altra. E in mezzo Gesù, solo, nel deserto. Occorre scegliere da che parte stare: seguire i suggerimenti dello Spirito o quelli di Satana, pensare come Dio e fare la volontà del Padre che prevede un messianismo di servizio e di morte o lasciarsi andare ad una vita più facile a cui arride il successo.

Anche noi così: lo Spirito da una parte il diavolo dall'altra. Chi ascoltare? Quale voce seguire?

La parola “deserto”, nel racconto d’una sola frase, ricorre ben due volte: “scacciato nel deserto e nel deserto rimase”. Gesù non fugge, accetta fino in fondo la situazione del deserto.

Il deserto: luogo di tentazione. Gesù vi rimane quaranta giorni, quasi a ripercorre il cammino di una vita, il cammino di Adamo, il cammino del popolo di Dio. Si sottopone alla prova, come ricorda anche la Lettera agli ebrei (2, 18; 4, 15), e a differenza di Adamo e del popolo di Dio ne esce vincitore. La frase inizia con lo Spirito che scaraventa Gesù nel deserto e termina con Satana che lo tenta. È la grande battaglia tra il bene e il male: l’umanità perde, Gesù, umanità nuova, vince. Lo Spirito è più forte di Satana. Gesù è tutto noi e in lui – lui in noi – possiamo gridare vittoria.

Il deserto: luogo dell’intimità con Dio. “La sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”, dice Dio al suo popolo-sposa (Osea 2, 16). Il deserto, grazie alla presenza di Gesù, che “rimase” in esso, condividendo fino in fondo le nostre prove, diventa un paradiso terrestre: egli sta tranquillamente con le bestie che non sono più feroci e con gli angeli che lo servono. Il giardino dell’Eden, grazie al peccato di Adamo, si trasformò in deserto; adesso il deserto torna ad essere un giardino. Gesù, superando la prova, inaugura i cieli nuova e la terra nuova: è la nuova creazione.

Chissà che questo Vangelo non getti un po’ di luce nella situazione tragica creatasi con la pandemia. Non so se è proprio lo Spirito che ci ha condotti in questo “deserto”, certo che anche in questo ci sarà una Provvidenza, la presenza di Colui che sa trarre il bene dal male. Forse anche noi, se sappiamo “rimanere” in questo deserto e vincere la logica di Satana entrando nel pensiero di Dio e cogliendo in tutto il suo disegno d’amore, potremo ritrovare un rapporto nuovo con la natura (le bestie selvatiche) e con la sopra natura (gli angeli), aprendoci a un mondo più giusto e più vero.

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