domenica 10 aprile 2022

La Passione secondo Luca

 

Domenica delle Palme. Quest’anno si legge il Vangelo secondo Luca. Gesù vi appare in tutta la sua profonda dignità, pieno di misericordia. Le sue parole infondono pace e speranza. È l’esempio del giusto sofferente, il modello del martire cristiano.

La preghiera è un tema centrale di questo Vangelo, a cominciare dal momento del battesimo al Giordano quando, «ricevuto da lui [Giovanni] il battesimo, [Gesù] stava in preghiera» (3, 21), fin sul monte degli Ulivi alla vigilia della passione, quando «cadde in ginocchio e pregava dicendo “Padre”» (22, 41). Gesù non poteva dunque terminare la vita se non con una preghiera, e rivolgendosi al Padre, come aveva fatto costantemente e come aveva insegnato a fare ai discepoli (11, 1-4): «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (23, 34); «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23, 46). Muore con sulle labbra la parola “Padre”. Era stata la prima parola che lo abbiamo sentito pronunciare: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (2, 49), ed è la sua ultima parola. Ogni sera ci addormentiamo con questa preghiera. Vorremmo che fosse anche l’ultima preghiera.

Il Vangelo di Luca è il Vangelo della misericordia e sulla croce Gesù, ancora una volta, non si smentisce: «In verità, oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23, 39-43). In verità: è una promessa solenne, nella quale Gesù si impegna in prima persona. Oggi: quanta fretta, nessuna dilazione, lo porterà in paradiso subito. Quanta premura! Con me: poteva promettere compagnia migliore? In paradiso: poteva esserci ricompensa più grande? Non per i crimini commessi, ma per la fede nella sua regalità e la fiducia nella sua misericordia.

 

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