
«Siamo al Bondone, nel Trentino, a fine Agosto 1967. Un
piccolo gruppo di religiosi si ritrovano insieme per un periodo di convivenza,
“uniti nel nome di Gesù”, e per approfondire la spiritualità dell’Opera di
Maria. Seguendo un impulso interiore, due padri Oblati, presenti a tale
incontro, a un certo punto si ritrovano e formulano una preghiera. È l’amore
alla Famiglia Religiosa e la sofferenza che li spinge a farlo: “Ti chiediamo,
Signore, uniti nel tuo nome, che nasca, se è tua volontà, una comunità in cui
Tu sei costantemente presente tra i suoi membri e che realizzi oggi il
testamento del Fondatore – “Tra voi la carità, la carità, la carità... e fuori
lo zelo per le anime” – per concorrere anche noi, secondo il tuo disegno, a che
tutti siano uno”». Avevano davanti agli occhi il dettato della Regola oblata
che recita: «Testimonieranno davanti agli uomini che Gesù vive in mezzo a loro
e fa la loro unità per inviarli ad annunciare il Regno».
Quante volte abbiamo sentito questo racconto! I “due padri” sono
naturalmente p. Santino Bisignano e p. Marcello Fidelibus.
Con la partenza per il Cielo di p. Marcello, oggi mi sembra si chiuda la parabola dell’esperienza di Marino, che tanti frutti ha portato alla Chiesa e agli Oblati.
Tutto era iniziato con l'esperienza avviata da P. Marcello Fidelibus con un gruppo di giovani a Monte Mario, quartiere popolare di Roma. Erano giovani studenti incontrati per strada davanti la loro scuola. Si sentivano soli ed erano privi di una cultura religiosa, lontani dai sacramenti, immersi in un ambiente lontano dalla Chiesa, ma sensibili al richiamo dei grandi valori della vita. "Per quattro mesi – racconta P. Marcello – non ho parlato di Dio, li ho amati. L'amore era ascolto, sorriso, interesse ai loro interessi lasciandoli completamente liberi". I giovani si sentivano amati e incominciarono ad aspettarlo dopo che usciva dal suo ufficio. «Si trattava di essere uno di loro. Quando stavo con loro erano contenti, pur stando così, senza far niente di particolare. Per loro era la pace. Sì, tutto si può contestare, e tutto in effetti veniva contestato. Non si può contestare l’amore. Tutti infatti hanno bisogno di essere amati. Questi ragazzi hanno sentito che in fondo volevo loro bene. Era l’amore ad attirare questi giovani. La carità è tutto». Iniziano a leggere il Vangelo, ne sono affascinati… vorrebbero fare un’esperienza di vita insieme, ma come, dove? Ed ecco il seguito della storia: Marino!
Una suora della S. Famiglia di Bordeaux parlò a P. Marcello
di una casa disabitata da quattro anni a Marino. Andò a chiedere la casa ad
una anziana signora che abitava a Roma. "La circostanza che decise la
benefattrice ad acconsentire alla poche parole di richiesta, fu che andammo da
lei il giorno del Corpus Domini, proprio il giorno in cui tanti anni prima era
stato ucciso, mentre compiva un atto di carità, un Oblato che l'aveva tanto aiutata
spiritualmente: P. Armando Messuri". Fu questa circostanza che spinse la signor
Solina a mettere a disposizione la sua casa di Marino. Sarà la sede del Centro
giovanile e poi del noviziato…
Poi la storia di p. Marcello è continuata da grande
missionario nel mondo intero, dall’America Latina all’India, dando vita a tante
iniziative…
L’ultima volta l’ho incontrato una settimana fa. Mi ha
accolto col solito sorriso…


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