mercoledì 14 ottobre 2026

Le scarpe di sant'Eugenio

 

Abitualmente noi Oblati quando pensiamo a sant'Eugenio de Mazenod lo ricordiamo come il nostro fondatore, meno come vescovo di Marsiglia. Eppure anche come Vescovo ha tanto da insegnarci. E oggi, 14 ottobre, ricordiamo proprio la sua ordinazione episcopale qui a Roma nel 1832.

Rimase missionario anche da vescovo, costantemente disponibile per la gente. Passava quattro ore difilate d’udienza, dalle dieci alle quattordici. Bastava presentarsi e lui riceveva chiunque, senza bisogno di farsi annunciare. Poi gli impegni pastorali: le prime comunioni, le cresime, i matrimoni, le visite pastorali, le missioni, le riunioni d’ogni genere, le cerimonie civili a cui doveva partecipare...

Continuò a predicare per tutta la vita, in francese o più spesso in provenzale per farsi capire da tutti, parlando al cuore della gente, senza mai spaventare nessuno, infondendo in tutti la consolazione della misericordia di Dio, la certezza dell’amore di Gesù. Esercitava sulle persone un fascino tutto particolare.

A messa ho ricordato tre episodi soltanto.

D’inverno, vestito da semplice prete, incontra per la città un povero. Un sacerdote, senza farsi notare, lo vide togliersi le scarpe, obbligare quello a calzarle, prendere frettoloso la via del vescovado, cercando di coprirsi i piedi con la veste.

Al termine della cerimonia di chiusura di una missione, nelle campagne, una donna viene dietro di lui, ancora rivestito con il piviale e gli abiti pontificali, batte sulla sua spalla per farlo voltare e gli dice in provenzale: “Allora, Monsignore, tornate subito a Marsiglia?”. “Certo mia buona donna, dove volete che vada”. “Dunque, non la fareste una commissione per questa povera vecchia?”. “Certo, perché no”. Già il vicario generale e il parroco si erano avvicinati per convincere la donna importuna a tornare in un altro momento. Ma Monsignore insiste: “Lasciatela stare. Dì pure la tua commissione, mia cara figlia, e non ti curare di loro”. “Laggiù a Marsiglia mio figlio è in ospedale, e non mi dà notizie di sé e le strade sono difficili per andare a vederlo. Non potreste prendervi il tempo per farmi sapere come sta?”. “Ve lo prometto, cara donna; mi incarico io stesso di andare a prendere notizie di suo figlio”. È quello che fece appena tornato. Nelle visite pastorali si accollava volentieri le commissioni delle buone massaie per i figli soldati a Marsiglia.

Un vecchio, Gérangier, al processo di beatificazione ricordava: «Avevo undici anni e coi compagni del quartiere andavo a giocare in piazza. Spesso quando usciva dal vescovado il vescovo veniva verso di noi, ci dava le caramelle, e con una tenerezza tutta paterna, ci parlava in dialetto. Ci sembrava di vedere Gesù che si avvicinava ai bambini dicendo: Lasciate che vengano a me”».

Quante cose avremmo da imparare dal vescovo de Mazenod…

Nessun commento:

Posta un commento