Questa mattina, assieme a p. Mauro Concardi, sono stato al
funerale di p. Marcello Fidelibus, presieduto dal vescovo del settore.
Non oso entrare nella mole immensa di documenti che p. Marcello ha lasciato e nei suoi numerosi libri. La prima cosa che cerco, quando muore un Oblato, è la lettera che ha scritto al Superiore generale al termine degli studi per chiedere la destinazione, la “prima obbedienza”. Si scopre sempre l’animo giovanile con le sue idealità e i suoi sogni. Ecco la lettera di p. Marcello:
5 marzo 1959
Rev. mo Padre, (…)
La considero come mio Padre amatissimo, anima e centro
vitale dell'istituto, fonte di immensi tesori di vita spirituale, che per mezzo
di Lei e delle Santo Regole ci vengono da Gesù Redentore e da Maria Immacolata:
questo Le spiega la mia commozione nell'indirizzarle questa lettera.
Le sono grato per la possibilità che mi accorda così benignamente
di aprirle filialmente il mio animo, specie in una circostanza che mi permetto
di farla partecipe della mia profonda esultanza per l'ordinazione sacerdotale,
che da qualche settimana mi ha reso un "altro Gesù". In questi giorni
durante la meditazione e la nostra orazione serale medito lungamento sulla
predilezione di Maria Immacolata, Madre nostra dolcissima, che mi ha come
guidato con mano materna alla meta della vita religiosa, sacerdotale e apostolica
tra tanti ostacoli e difficoltà: le ripeto continuamente il mio grazie
riconoscente.
Ma dopo la Madonna vorrei dire a Lei e alla Congregazione,
di cui è la guida e il pastore, la mia gratitudine per i begli anni passati
nelle nostre case di formazione: ho avuto ogni tanto l'occasione di vederla
accanto a noi nelle nostre case apostoliche, a Ripa, a S. Giorgio, e conservo
un ricordo indimenticabile di Lei, del suo cuore ardente in cui si ripercuotono
tutti i problemi, le gioie e le difficoltà della congregazione e della Chiesa (…).
Con tutto ciò devo dirle con sincerità di aver approfittato
solo in parte delle loro cure paterne [dei formatori] e di sentirmi tanto
povero e piccolo, impari ai compiti sublimi che stanno per essermi affidati
nella vigna del Signore; tuttavia Dio mi ha donato (…) con generosità, quindi
da parte mia è un dovere rigoroso di giustizia tener fede agl'impegni solenni,
totalitari e illimitati da me presi nella mia oblazione religiosa. È dunque
appoggiato sulla protezione di Maria, fiducioso nell’aiuto di tanti confratelli
che come me si sono donati alla Chiesa e alle anime, vedendo nei Superiori gli
immediati rappresentanti di Dio e la via diretta che si apre dinanzi alla mia
anima per giungere a Dio, che mi metto totalmente nelle sue mani perché faccia
di queste suo umile figlio quello che più le piace per la gloria di Dio e la
salvezza delle anime.
Lei sa, amatissimo Padre, che ho avuto molto a soffrire a
causa dell'opposizione della famiglia alla mia vocazione: anche ora mamma à
sola con due fratelli per nulla docili e ha tanto bisogno di aiuto materiale e
morale, ma creda che ciò non è minimamente di ostacolo alla disponibilità con
cui attendo l'ubbidienza: la famiglia e i suoi problemi li ho rimessi con l'oblazione
perpetua e l'ordinazione sacerdotale nel Cuore Sacratissimo di Gesù: Lui mi ha
voluto oblato e sacerdote e Lui provvederà per loro.
Ché se desidera saper quali siano le mie preferenze Le dirò
che dallo studio e della meditazione di ogni giorno mi è nato nell'anima un
profondo desiderio di realizzare in me e intorno a me l'"Ut omnes unum
sint" del Vangelo: l'unità delle anime nella carità, caratteristica
principale del nostro Istituto. Il Corpo Mistico di Cristo è l'idea spirituale
che domina il nostro tempo come contrapposta all'unità organizzata di Satana
del comunismo che minaccia il mondo intero. Con viva gioia ho ascoltato il
Rev.mo P. Drouart che ha molto insistito allo scolasticato e in provincia nei
suoi atti di visita su questa idea che, se attuata alla luce delle S. Regole e
del Vangelo, diventa fonte di fervore soprannaturale all'interno della comunità
e di irresistibile irradiazione spirituale e apostolico per i fedeli. Spesso
vengono allo scolasticato i missionari del Laos, il Rev.mo P. Drouart ce ne ha
parlato lungamente: non posso fare a meno di desiderare la missione del Laos
dove dilatare il mistico Corpo di Cristo nelle anime di tante povere
popolazioni, minacciate dal comunismo e in preda alle superstizioni nefaste del
paganesimo. Sono pronto, Rev.mo Padre, a donare tutto me stesso al vicariato
del Laos.
Così pure attraverso le riviste e i contatti coi nostri
missionari in Italia sento tutta l'angoscia della corruzione materialistica che
imperversa sulle nostre popolazioni, ogni italiano su quattro oggi ha rinnegato
la Chiesa ed è iscritto a un partito ateo; e quanti gaudenti, indifferenti,
tiepidi; tra i buoni, forse anche tra i sacerdoti, quanti pentiti,
scoraggiati...
Desidererei darmi a uno di questi due ministeri a cui mi son
preparato studiando, pregando, meditando: l'ultima scelta la lascerei a Lei e
al Signore.
Il giorno della mia prima Messa mi son detto che all'altare
son giunto perché il Signore ha voluto così e anch'io contro tutte le
circostanze e difficoltà liberamente lo ho voluto; ora da sacerdote voglio far
parte del "battaglione perduto" del buon Dio, che ha dato tutto,
anima e corpo per la santità e la Chiesa; questo programma sarà per me un
dovere di soldato a cui l'Immacolata mi aiuterà a tener fede.
Ecco, Rev.mo Padre, che interamente e come a un vero Padre
Le ho aperto l'anima: attendo ora pregando e studiando la sua volontà su di me
e nella mia anima io la comincio a vivere, offrendo fin da ora tutto per le
anime che mi verranno affidate.
Ogni giorno La ricordo con tutta l'amministrazione generale
con le loro intenzioni, nel Santo sacrificio della Messa. Mi benedica,
in Gesù e Maria Immacolata,
l'ultimo e più umile dei suoi figli,
P. Marcello Fidelibus o.m.i.





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