giovedì 29 ottobre 2026

Il mio terzo libro

 

Il mio terzo libro? In effetti non è proprio un libro, ma la pubblicazione di un estratto – 100 pagine – della rivista “Claretianum”: Fisionomia e natura della comunità oblata nel periodo di fondazione (1815-1818), “Claretianum” 16 (1976) 173-275. Si tratta della mia tesi di licenza.

Avevo frequentato il biennio di ecclesiologia al Laterano, ma non ero riuscito a scrivere la tesi perché mi ero dovuto occupare della preparazione della beatificazione del Fondatore. Avevo seguito un corso sul capitolo VI della Lumen gentium ed ero rimasto affascinato dal professore, che tra l’altro insegnava al Claretianum. Pensai così di proseguire lo studio di un anno e di prendere la licenza in teologia della vita consacrata seguendo quel professore al Claretianum.

Decisi di affidarmi al professore di storia, Mainka. Mi presentai a lui dicendogli che mi sarebbe piaciuto svolgere il tema della comunità oblata. Lui mi disse semplicemente: “In quanti volumi?”. Mi fece capire che per un tema di licenza occorreva delimitare molto il campo di ricerca. Così scelsi il periodo di fondazione (1815-1818). Mi fu proposto di pubblicare il lavoro sul periodico “Claretianum”, che pensò poi a tirare un centinaio di copie a parte. Quando lo vide il professore di storia del Laterano, Galuzzi, mi disse che il titolo adatto sarebbe stato: “La comunità delle origini”… Pazienza. Intanto cominciavo a farmi le ossa…

Nell’introduzione scrivevo:

(…) Questo studio dovrebbe abbracciare un arco di tempo compreso tra la nascita della comunità e la stesura definitiva della regola con la approvazione pontificia. Si tratterebbe di percorrere un periodo di dieci anni, dal 25 gennaio 1816, al 17 febbraio 1827. È in questo momento, infatti, che la comunità viene delineandosi nei suoi tratti principali, anche me poi si assiste ad un ulteriore e considerevole sviluppo, specialmente in seguito alle missioni estere. Ho creduto però opportuno limitare il presente lavoro, alla ricerca del progetto di comunità che de Mazenod si era proposto di realizzare con la creazione dei Missionari di Provenza, seguendone i primi sviluppi, determinati dalla traduzione in concreto di questo progetto. La trattazione prende quindi, in considerazione il breve periodo di tempo che intercorre tra la vigilia della fondazione e il primo capitolo del 1818 quando, con l’introduzione dei voti, il gruppo dei missionari acquista la caratteristica di istituto religioso. (…) Si trattava infatti di vedere se la comunità, come tale, fosse un elemento essenziale nel progetto apostolico di de Mazenod, oppure solo un elemento mar­ginale. Si trattava, ancora, di scoprire, qualora fosse risultata positiva questa prima ricerca, il volto della comunità.

(…) Anche in questo caso ho voluto limitare la ricerca principalmente agli scritti di de Mazenod, ideatore e anima della comunità. È stato detto che de Mazenod non era uno scrittore: «Uomo d’azione non aveva tempo per scrivere, non ne ha mai avuto l’intenzione, non si poneva nemmeno il problema». Sta di fatto che ci ha lasciato migliaia di scritti, quasi tutti inediti, comprendenti lettere, note di pietà, diario, documenti amministrativi, appunti per la predicazione, ecc. (…)


Nessun commento:

Posta un commento