L’aurora dalla mia finestra è sempre un quadro d’autore. La vedo
apparire dietro la cupola di san Pietro. Oggi volevo vederla con davanti Castel
Sant’Angelo.
Sono partito che era ancora buio. Costeggio le mura
Vaticane. Non c’è anima viva. Neppure davanti ai Musei, sempre assediati da
folle infinite. In quel silenzio e solitudine le cose parlano, anche solo con
un bisbiglio. Così, d’un tratto, m’accorgo che lungo il viale di Porta sant’Anna,
proprio sulla fiancata della chiesa, c’è un affresco che mai in tanti anni avevo
notato. È ancora buio e lo distinguo appena, ma il cellulare ho occhi più
penetranti dei miei e pur nell’oscurità riesce a captare l’immagine e mi
fotografa sant’Anna che abbraccia la figlia che a sua volta abbraccia suo
figlio: c’è tutta l’umanità.
I senza tetto di stanza lungo il Colonnato e sotto i
Propilei iniziano a svegliarsi e lentamente sistemano cartoni, tende, coperte…
I primi ambulanti, rigorosamente asiatici e mediorientali, montano i banchi con
i souvenir. Gli africani hanno soltanto una borsa sulle spalle, in cerca di uno
spazio dove stendere per terra le poche mercanzie. Questa povera ricca umanità
comincia a riprendere vita.
Sono finalmente in via della Conciliazione e lontano il
cielo già inizia a colorarsi leggermente di rosa. Quando giungo a Castel Sant’Angelo
il capolavoro è ormai dipinto. Va colto subito, perché cangiante passa in un
soffio.
Scendo lungo il Tevere, ormai una pozzanghera immobile: la
luce dell’alba lo mobilita comunque, assieme ai rilessi dei monumenti antichi, al
vigore della vegetazione, al silenzio del primo mattino.
Quando sono di nuovo in piazza San Pietro il sole è già
spuntato, rosso come il fuoco.
“Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et
ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta
significatione”.
È festa di san Francesco!




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