Come l’incontro con l’uomo riconosciuto fratello porta Francesco alla scoperta di Cristo fratello, così Cristo, Figlio di Dio, lo porta alla scoperta di Dio Padre. Francesco infatti, come scrive nella prima Ammonizione, sente dire da Gesù, nel Vangelo di Giovanni, «Chi vede me, vede anche il Padre mio» (1, 1-7).
Per lui Dio è un Padre e come tale lo chiama amabile, innocente, puro, mite, pacifico, retto, così come dolcezza, fortezza, umiltà, mitezza, pazienza, quiete, gioia, refrigerio, speranza, ogni nostra ricchezza… Soprattutto Dio è «la santa carità» (Regola non bollata, 22, 26): «Tu sei amore e carità» (Lodi di Dio Altissimo, 4).
Questa paternità divina è così forte e immensa che al suo confronto quella umana non ha più alcun peso. «Finora – dice rivolto al proprio padre Pietro di Bernardone il giorno in cui si spoglia delle proprie vesti per essere libero da tutto - ho chiamato te, mio padre sulla terra: d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: “Padre nostro che sei nei cieli”, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza» (Leggenda maggiore, 2, 4).
Francesco è ormai entrato in rapporto con il Padre del cielo espresso in risposta d’amore all’amore, ed in questo stesso rapporto vuole introdurre tutti: «Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e le volontà il Signore Iddio» (Regola non bollata, 23, 8).
Nel suo infinito amore Dio gli si rivela anche come l’Altissimo. È un Dio vicino, Padre,
quello che Francesco sperimenta, ma nello stesso tempo è un Dio trascendente, a
cui va rivolta l’adorazione, la lode, il ringraziamento: è, come leggiamo nei
suoi scritti, creatore, eccelso, immutabile, onnipotente, inenarrabile, incomprensibile, ininvestigabile,
invisibile, sommo…
Perché Dio è l’Altissimo non potremo mai capirlo e penetrare
per quello che lui è veramente. Egli soltanto, nella sua accondiscendenza,
potrà rivelarsi a noi. «Altissimo, glorioso Dio – prega Francesco –, illumina
le tenebre de lo core mio» (Preghiera
davanti al Crocifisso, 1). E Dio lo illumina come egli attesta più volte
nei suoi scritti: «lo stesso Altissimo mi rivelò» (Testamento, 17); «lo stesso Altissimo manifesterà» (Ammonizioni, 28, 2).
Anche la comprensione della trascendenza dell’Altissimo si
traduce in atteggiamento di vita: Francesco riconosce la propria piccolezza:
«Chi sei tu…, chi sono io», si domanda (Considerazioni
sulle Stimmate, 3). Senza fermarsi a considerare il proprio nulla egli
lascia che il proprio nulla sia riempito dal tutto di Dio: «Mio Dio e tutto» (Fioretti 2). Un tutto che implica, da
parte nostra, un nulla voluto, che nella sua Regola esprime con tre decisi
“niente”: «Niente
dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga» (Regola non bollata, 23, 10).
Davanti all’opera di Dio, accolta in un cuore puro e libero,
Francesco scioglie un canto di lode, ringraziamento e adorazione che vorrebbe
fosse condiviso da tutti: «E ovunque noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni
giorno e ininterrottamente crediamo veracemente e umilmente e teniamo nel cuore
e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed
esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’altissimo e sommo eterno Dio,
Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e
Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in Lui e amano Lui, che è senza
inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile,
incomprensibile, ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso,
sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra
tutte le cose desiderabile nei secoli» (Regola non bollata, 23, 11).
PS: questi tre brevi testi su san Francesco che ho pubblicati qui sul blog li ho scritti per gli indù e li ho letti a loro.

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