Grazie al dono della bilocazione oggi ho continuato il ritiro
alle suore vicine di casa e ho partecipato all’incontro dei monaci e monache
della Comunità di Betlemme, a Gubbio.
Quest’ultimo è
stato un incontro particolarmente profondo, nel quale tra l’altro ho ricordato
come il carisma è dunque affidato ad ogni singolo membro della comunità e ognuno
se ne deve sentire responsabile, mettendo a suo servizio le doti, senza
rassegnazioni o pigrizie, ma con audacia e creatività.
Nello stesso tempo occorre evitare le fughe solitarie e le
digressioni che potrebbero snaturare la natura dell’Istituto, garantendo l’unità
della famiglia carismatica e agendo “nella coesione della comunità”.
L’icona più adeguata dell’esegesi e dell’approfondimento del
carisma è quella dei due discepoli di Emmaus. Il Risorto – leggiamo nel Vangelo
di Luca – accompagnandosi ai discepoli, dierméneusen,
ossia spiegò, interpretò la Scrittura. Vi è, in questo accompagnamento, un
grande insegnamento ermeneutico. Quell’unirsi del Risorto al viaggio che i
discepoli stavano compiendo indica come la vita della Chiesa, e in essa di ogni
carisma collettivo, è un viaggio, e Cristo continua a essere il viaggiatore che
ancora vi si accompagna. La comprensione del carisma sarà
allora un viaggio, un crescere che acquista le dimensioni del tempo e della
storia, verso una ininterrotta, progressiva e sempre più profonda comprensione
del mistero, sorretta e guidata dal Risorto stesso in mezzo a noi, datore dello
Spirito.
È il cammino che ogni comunità è chiamata a percorrere: «Con
l’amore di Dio diffuso nel cuore per mezzo dello Spirito Santo – afferma Perfectae caritatis, 15 – la comunità
come famiglia unita nel nome del Signore gode della Sua presenza». “Gode”
indica la stabilità di questa presenza che accompagna il cammino della comunità…

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