martedì 8 giugno 2010

IL SÌ DI MARIA / TERRA SANTA 3

a Grotta dell’Annunciazione domina la prima nostra giornata in Terra Santa. È il luogo d’inizio della nostra storia. La Galilea, terra di confine, considerata paganeggiante. Nazareth, un villaggio di periferia, che non è degno di essere nominato neppure una volta nell’Antico Testamento (“Cosa può venire di buono da Nazareth”). Una casa come tante, addossata ad una delle tante grotte. Una ragazza comune, col più comune dei nomi, Miriam. Ed è l’inizio della più grande storia: Dio che si fa uomo (discreto e gentile, che chiede il permesso di entrare) per fare l’uomo dio. Tutto appeso a “un “sì” di una donna.

La mattina inizia con la salita al Monte Tabor, l’“alto monte” sul quale Gesù aveva portato Pietro Giacomo e Giovanni mostrando loro la sua gloria. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, gli annunciano l’esodo doloroso che lo avrebbe condotto alla morte per condurre noi dalla morte alla vita. Quell’esodo avverrà in una tenebra capace di oscurare la presenza di Dio, di far smarrire la strada, di metter paura, una “paura da morire”, che farà sudare sangue a Gesù, “con forti grida e lacrime”. Ma proprio mentre, di notte, ne parla con Mosè ed Elia, egli si accende di luce e fa splendere la notte: annuncio di risurrezione, di esodo compiuto. Il cammino verso Gerusalemme sarà un cammino verso la luce, culminante nell’abbraccio del Padre. Non è questo anche il nostro cammino? Anche questo nostro corpo, quanto abbiamo seminato nella vita, il lavoro, le opere, gli affetti… tutto sarà trasfigurato. Al di là dell’inevitabile morte e del disfacimento, anche su di noi risuona la parola del Padre: “Sei il Figlio mio, l'eletto”.
In luogo appartato, al riparo dai raggi del sole, abbiamo modo di ascoltare con calma spiegazioni storiche e bibliche, esprimerci, porre domande, in un dialogo che tutti ci coinvolge. Siamo attratti e interrogati soprattutto dall’umanità di Gesù.
Viaggiamo con due pullman, accompagnati da due guide d’eccezione, p. Massimo frate minore e p. Fabio frate minore cappuccino, dello studio biblico francescano. Siamo coccolati dai due agenti di viaggio, Anna e Luca, mamma e figlio, e da Alessandra, una focolarina del luogo, dalle inconfondibile fattezze arabe, ma che appena apre bocca si rivela brasiliana.
Dall’alto del monte abbracciamo in un ampio orizzonte piana e colline di Galilea, anche quella su cui sale la città di Nazareth. La terra di Galilea, “una terra buona – come leggiamo nelle Scritture –, terra di torrenti, fonti e abissi, che sgorgano nelle valli e nelle montagne”. La buona terra dove scorre latte e miele. Non c’è un fazzoletto di terra, non una zolla che non sia coltivata, lavorata. Terrazze a viti, ulivi, fichi e cereali. Qui sono nati i detti di Gesù: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina”. Ancora: “Quando viene la sera dite: Sarà bel tempo, poiché il cielo rosseggia; e la mattina: Oggi ci sarà burrasca, poiché il cielo è rosso cupo”. Qui egli ha visto i gigli del campo, la cui vita è così breve, ma che il Signore veste di splendore, come mai fu rivestito il re Salomone con tutto il suo fasto; qui ha contemplato il volo degli uccelli, anche dei passeri, di poco valore, ma liberi e lieti.

Dal Tabor a Cana di Galilea, il villaggio di Natanaele, luogo del primo dei segni di Gesù, l’acqua cambiata in vino, simbolo di un miracolo ben più grande, il pane e il vino cambiati in corpo e sangue di Cristo, via ad un miracolo più grandi ancora: noi cambiati in Cristo stesso, fatti suo corpo. Anche qui Maria è protagonista accanto a Gesù, attenta a cogliere la più piccola necessità e a intercedere presso il Figlio.
Le nostre coppie rinnovano le promesse matrimoniali. Delia e Franco celebrano il 40° di matrimonio come Sandro e Titti; oggi è anche il compleanno di lui e domani di lei. Per Maria Adele e Giorgio sono 30 anni di matrimonio…

Torniamo a Nazareth dove abbiamo passato la notte. Cana-Nazareth è ormai un’unica città, le due periferie si confondono. Ci tuffiamo nell’antico mondo di Maria e Giuseppe: la fontana della Vergine, la casa della Sacra Famiglia, le grotte dell’antico villaggio, la grotta dell’annunciazione. Vangeli canonici, vangeli apocrifi, scavi archeologici, testimonianze storiche, tutto concorre a ricreare la storia straordinaria delle nostre origini. La messa nella basilica, davanti alla grotta di Maria corona la giornata in una atmosfera altissima.

Testo e contesto

Siamo in attese delle due navi con aiuti umanitari a Gaza che invierà la Mezzaluna Rossa iraniana. Le Guardie della Rivoluzione islamica iraniana hanno fatto sapere di essere disposte a scortare nuove missioni navali verso Gaza. Israele per ora minimizza la minaccia. Il portavoce del ministero degli Esteri Yigal Palmor dichiara che il governo Netanyahu non crede che l'Iran sia davvero pronto a inviare navi verso la Striscia di Gaza ma giudica ugualmente grave, una "provocazione", l'annuncio arrivato oggi dalla Mezzaluna Rossa di Teheran.
Per Frattini la decisione iraniana "è stata presa innanzitutto contro Hamas". "Per la prima volta la comunità internazionale ha avuto il chiaro segnale che l'Iran vuole prendere il controllo della Striscia di Gaza", ha dichiarato il titolare della Farnesina. Secondo il capo della diplomazia italiana bisogna "trovare una soluzione al più presto possibile, anche con la collaborazione del Quartetto, per garantire l'aiuto degli aiuti e allo stesso tempo la sicurezza", ossia "che a Gaza non entrino armi e terroristi". Intanto, a largo di Gaza, gli israeliani hanno ucciso 4 palestinesi che, secondo i responsabili dell'esercito, facevano parte di un commando di uomini rana armati e pronti a compiere un attentato.

Il contesto oggi, a fine giornata, ce l’ha descritto con una passione unica il vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale in Israele, che ci ha ricevuti nella sua sede qui a Nazareth. Da 50 anni in Terra Santa ha un amore straordinario per il popolo palestinese (e lo ha comunicato anche a noi), il popolo nato dalla fusione degli antichi popoli non ebraici di cui ci parla la Bibbia, da sempre presenti in queste terre, che oggi rivendicano il sacrosanto diritto di avere il loro stato nella loro terra.
La Terra Santa comprende quattro Paesi: Israele, Territori Palestinesi, Giordania, Cipro, da sempre legati al Patriarcato di Gerusalemme. Oggi i cristiani palestinesi di questi quattro Paesi, ancora unica diocesi di Gerusalemme, sono appena 445.000, il 2% della popolazione. 300 gli ebrei cristiani. Questa piccola minoranza vive schiacciata e minacciata tra musulmani ed ebrei.
Il vescovo ha parlato con entusiasmo della letteratura arabo-cristiana che giace ancora manoscritta, al 94%, nelle varie biblioteche del mondo, e della necessità di renderla accessibile per il suo grande valore; del promettente dialogo con gli ebrei e i musulmani; della necessità di sostenere i cristiani di Terra Santa tentati di abbandonare i loro Paesi per trovare sicurezza e pace.

Personal box

Una delle nostre “pellegrine” mi avvicina commossa; questa notte qui a Nazareth, ha sognato la mamma, morta un anno fa; era avvolta dalla luce!
La “certa età” di Sara e Elia è rispettivamente di 6 e 4 anni. Simpaticissimi, sono con la mamma e la nonna. “Elia profeta”, dico al bambino. “No, non sono un profeta, sono un bambino”.
Alla messa ho rischiato di commuovermi. Troppo bello.

lunedì 7 giugno 2010

CON ELIA SUL MONTE CARMELO / TERRA SANTA 2



“Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola” (Siracide 48, 1).

Il nostro viaggio in Terra Santa inizia sul Monte Carmelo, dove Elia fece trucidare 450 sacerdoti del dio Baal per affermare l’unicità di JHWH, il Dio d’Israele. Un appello, anche per noi, ad una scelta seria di Dio.
Ma il bene non si impone con la forza. Dio sa difendersi da solo, ha i suoi tempi e impiega la forza della misericordia e del perdono. Ed ecco allora Elia in pellegrinaggio all’Oreb, dove Dio si era manifestato per la prima volta a Mosè e al suo popolo. Là Dio lo attendeva per manifestarsi non nel vento, nel terremoto e nel fuoco – i segni classici della teofania – ma in modo nuovo, in una brezza leggera. Sì, Dio si era già manifestato a Mosè, e proprio nel terremoto e nel fuoco, eppure egli è sempre nuovo, imprevisto. Ognuno è chiamato ad una conoscenza personale di Dio, ad incontrarsi con lui a tu per tu, in una esperienza unica, irrepetibile.
Elia peregrinò fino all’Oreb, attraverso il deserto, alla riscoperta di Dio, per ritrovare le origini e la freschezza della fede. Noi, lettori di “Città Nuova”, siamo in pellegrinaggio in Terra Santa per ritrovare le nostre origini cristiane, per riscoprire le tracce di Gesù, i suoi luoghi, le strade che lo hanno visto camminare tra noi. Lo conosciamo già, si è già manifestato a noi come alle generazioni passate, ma può manifestarsi ancora in modo nuovo, come fece con Elia. Vorremmo incontrarlo personalmente, nella sua terra, così come egli vorrà manifestarsi a noi.

Siamo 74, da tutta Italia, da Palermo ad Aosta, partiti con due voli distinti, da Roma e da Milano. Per tanti è la realizzazione del sogno di una vita.
L’atterraggio a Tel Aviv registra la prima emozione. Non è qui che sorgeva Lidda dove Pietro risuscitò Thabità “che aveva compiuto tante opere buone e fatto molte elemosine”? Non è qui, a Giaffa, che Pietro ebbe la visione che gli consentirà di aprire il cristianesimo al di là dei confini del popolo ebraico? Se oggi noi siamo nella Chiesa è grazie a quella visione di Pietro a Giaffa.
Da Tel Aviv, la “città che si diverte”, la traversata di quasi tutta Israele, fino a Haifa, la “città che lavora”, e da lì sul Carmelo che domina la città, in attesa di giungere a Gerusalemme, la “città che prega”.
Lasciamo la grotta di Elia, su cui è costruito il santuario di Maria Stella Maris, mentre il sole tramonta dietro il monte Carmelo punteggiando il cielo di nuvolette dorate, antico ricordo di quelle invocate dal Profeta.

Testo e contesto

Il nostro viaggio inizia proprio all’indomani del viaggio del papa a Cipro. Senza mezze parole Benedetto XVI ha messo il mondo di fronte alla reale possibilità di un “bagno di sangue” se non si intraprendono serie trattative per la pace. «Il mediterraneo orientale – a detto nell’omelia allo stadio a Nicosia – non è estraneo al conflitto e allo spargimento di sangue, come abbiamo tragicamente visto negli ultimi giorni». Il riferimento al blitz israeliano contro la neve dei pacifisti diretta a Gaza è evidente, così come all’assassinio di mons. Luigi Padovese. Il monito è rivolto anche alle persone religiose: «Abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini è premessa per entrare nella vita divina alla quale siamo chiamati». Col nostro pellegrinaggio entriamo nell’occhio del ciclone.

In questi giorni in Israele sono in visita anche 40 ragazzi di due scuole superiori della provincia di Latina, vincitori del concorso “Il percorso dei giusti”, accompagnati da Renata Polverini, presidente della Regione Lazio e da Riccardo Di segni, rabbino capo e presidente della Comunità Ebraica di Roma. Se il dialogo e la mutua comprensione cominciano dalle scuole c’è speranza!

Personal box

Il viaggio si preannuncia “gratificante” per me. Quasi tutti i partecipanti al pellegrinaggio sono di “una certa età” (anch’io sono ormai di una certa età, ma quella dei compagni di viaggio è un’età più “certa”) e quando hanno saputo che sono p. Fabio hanno tirato un sospiro di sollievo: mi conoscono attraverso Città Nuova, i libri, gli incontri al Centro Mariapoli… insomma sembra che dia sicurezza!

La prima volta venni in Terra Santa 13 anni fa. Non avevo mai voluto visitarla prima, rifiutando inviti ed offerte. Perché, mi ripetevo, andare alla ricerca di un Gesù che non c’è più, lui che ora è vivo e ovunque presente? Venni per un semplice atto d’amore: accompagnare i miei genitori pellegrini in Terra Santa per il 50° del loro matrimonio. Per un dono così piccolo ricevetti il centuplo.
«Tutto mi parla – scrissi allora –, da Nazaret al Tabor, da Gerusalemme a Gerico. Tocco il Dio fatto carne. Non l’Assoluto incomunicabile, non l’Ente inaccessibile, non il mistico Uno, non il Motore immoto, ma un Dio capace di percorrere le nostre strade, di condividere la nostra debolezza e fragilità, di stancarsi e di aver sete e fame, di addolorarsi e di piangere, di provare turbamento e commozione: un Dio dal cuore di carne. Ha condiviso in tutto la mia vita. Perché non posso condividere la sua?»

domenica 6 giugno 2010

Gerusalemme città chiamata all’unità / Terra Santa 1

“L’anno prossimo a Gerusalemme”. Questo l’augurio che ogni anno, per secoli, gli Ebrei si sono rivolti al termine della celebrazione della Pasqua. Era il sogno che li ha sostenuti nella diaspora, aiutandoli a superare quel senso di isolamento e di diffidenza, quando non di persecuzione, che spesso ha accompagnato la loro storia tormentata. Non so se anche oggi si ripete quell’antico augurio. Gli Ebrei, da qualsiasi parte del mondo, possono andare a Gerusalemme quanto vogliono, anzi l’hanno eletta a capitale dello stato di Israele. Città santa per le tre religioni monoteiste, Gerusalemme vive il travaglio di una convivenza multietnica e multireligiosa che sembra impossibile. Lo testimonia il muro innalzato intorno alla città per difenderla dai Palestinesi, che poi si snoda lungo attorno allo stato di Israele. E pensare che sulla croce, come spiega l’apostolo Paolo, Gesù aveva distrutto il “muro di separazione” fra gli ebrei e gli altri popoli… Attorno alla tomba di Rachele il muro è più alto che altrove. Una donna palestinese, a cui esprimo il mio sconcerto per non poter accedere alla tomba, mi risponde mestamente: “Rachele si nasconde per non mostrarsi ancora in pianto per i suoi figli… Anche questo muro crollerà, come è crollato quello di Berlino”.

Così inizia la mia meditazione su “Gerusalemme città chiamata all’unità” (vedi qui), alla vigilia della partenza per la Terra Santa. Domani, con 70-80 lettori della rivista “Città Nuova” partirò in volo per Tel Aviv. Spero di raccontare, giorno per giorno, il pellegrinaggio.

sabato 5 giugno 2010

Tre giardini per un incontro

“Lungo la pista, mentre salgo a Nkongle ritto sul pianale del camioncino, gli alberi dei rami mi frustano il volto. Si aprono sprazzi di cielo in alto e squarci di dirupi in basso, con l’orizzonte che si allarga gradatamente a spazi sconfinati…”.
Appunti di più di vent’anni fa che rileggo tornando nelle foreste del Cameroun. Oggi come allora, percorrendo le piste di terra rossa, tra il verde di una natura d’incanto, mi si dilata l’anima e mi pervade un senso di libertà e di beatitudine. Forse il primo uomo sulla terra, quando si guardò attorno, avrà provato gli stessi sentimenti. Come lui mi pare d’essere in un paradiso terrestre.
“Sicuramente l’Eden Dio l’ha piantato qui, in terra d’Africa: se ne scorgono ancora le vestigia”, esordisco nella conferenza al Meeting sulle religioni tradizionali africane. Dalla platea – composta in gran parte da africani di differenti Paesi del continente nei colorati festosi costumi tradizionali – si alza un applauso sentito; ma non ho detto queste parole per accattivarmi il pubblico, sono io piuttosto conquistato da questa terra.

Così inizia il mio racconto appena pubblicato su “Missioni OMI”: vedi qui

venerdì 4 giugno 2010

Luigi Padovese un martire per la pace

L’ultima volta l’ho incontrato ad Antiochia di Siria, in Turchia, il 26 agosto 2008. Sembra impossibile che gli uomini buoni possano essere uccisi. Morto come Andrea Santoro per mano di un ultranazionalista. Eravamo coetanei.
A un anno dall'uccisione di don Santoro, era il 2007, il vescovo aveva detto ad Avvenire che «la Turchia deve accettare di misurarsi con la sfida della libertà religiosa: è un passaggio necessario per continuare il cammino verso l'Europa. Episodi come l'assassinio di don Santoro o del giornalista Dink testimoniano - erano state le sue parole - che c'è chi si oppone al processo di avvicinamento all'Unione Europea in nome di una malintesa difesa dell'identità turco-islamica della nazione. Noi riteniamo che la Ue debba essere esigente ma non chiusa rispetto all'ingresso di Ankara. Gli aspetti economici delle trattative in corso non sono tutto. Devono arrivare segnali più forti nel campo dei diritti umani e della libertà religiosa e di pensiero. Insomma, credo che ci voglia un "sì" con molti "ma"».
Un nuovo martire per la Chiesa in Turchia sempre più indifesa, sempre più perseguitata; una nuova speranza di riconciliazione e di pace.

giovedì 3 giugno 2010

A Firenze con i monaci buddhisti

2 giugno: Giornata buddhista! Il monaco Bon Chuay, rettore dell’università buddhista di Chiang Mai in Thailandia, assieme ad altri due monaci professori e due signore impiegate dell’università, hanno visitato Loppiano. O meglio, come hanno tenuto a precisare, sono tornati nella loro casa a Loppiano, perché considerano veramente la Claritas, il centro internazionale di spiritualità dei religiosi, casa loro.

La visita alla chiesa della Theotokos è stata una lunga e profonda catechesi, terminata con il canto delle loro preghiere sulla tomba di Renata. E’ seguita la festa nel salone sottostante la chiesa, dove erano presenti numerosi visitatori di tante parti d’Italia. Tema: l’arte di amare, svolto con canti, esperienze, momenti artistici in un’armonia di cielo.

Visita all’università Sophia, con la guida Judith vece rettore, Sergio Rondinara bibliotecario e una studentessa birmana. Uno dei monaci vuole venire ad approfondire la sua formazione alla Claritas e a Sophia.

Pomeriggio visita a Firenze, sotto una pioggia battente, fin quando, sul ponte vecchio il cielo si è rasserenato regalandoci un sole splendente, con la gioia anche dei turisti in fila per farsi fotografare con i monaci. Credo non avessero mai visto - e neppure io - i severi monaci buddhisti passeggiare col gelato!

Una giornata che ha rinsaldato i vincili di amicizia e la comunione, profezia di unità tra tutti i popoli e le religioni.

martedì 1 giugno 2010

Impronte digitali


Questa mattina in questura mi hanno preso le impronte digitali per il passaporto: tre volte l’indice della mano destra, tre volte quello della sinistra.

Certamente da qualche parte è registrato anche il mio DNA. Una volta nella banche dati c’erano gli estremi anagrafici. Ora c’è anche il gruppo sanguigno. E chissà quante migliaia di filmati mi hanno ripreso per le strade, nei negozi, e sono archiviati da qualche parte. Grazie alla scheda del supermercato conoscono i miei gusti alimentari. Andando su internet ho trovato scritti miei che non ricordavo di avere scritto. Insomma sanno tutto di me. Ossia, quasi tutto.

Chi sa tutto di me se tu, come mi rassicura il salmo:
"Signore, tu mi scruti e mi conosci…
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza…
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra…
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre…
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Non mi conosci né per fini criminali, né pubblicitari, né per interessi di sicurezza nazionale. Mi conosci soltanto perché ti interessi veramente di me e mi vuoi bene davvero. Mi guardi con la premura con la quale una mamma guarda il suo bambino

“Tu sai tutto, Signore. Tu lo sai che ci voglio bene”.