Recidivo! Di nuovo a Tonadico a esercitare il mio mestiere di guida, o se vogliamo, in maniera più alta, di accompagnatore spirituale. Anche con i seminaristi ho lasciato che fossero i luoghi a parlare di Paradiso.
Ma nella Baita
Paradiso ho raccontato anche la vita di ogni giorno, cominciando dalle parole: «Nel
frattempo non si smetteva di vivere,
vivere con intensità, in mezzo ai nostri lavoretti di casa, quella realtà che
eravamo, vivendo la Parola di Vita».
Tutte
le mattine la messa e alle sei di sera in chiesa, davanti all’altare
della Madonna, la meditazione. Per il resto della giornata, con i grembiuli da
lavoro, facevano il bucato alla fontana pubblica nella piazza del paesino,
sbrigavano le faccende di casa, poi via per boschi e prati, in lunghe gite in
montagna. «Andavamo insieme – racconta Aletta – e, lungo il cammino,
conversavamo… Se sostavamo per un pic-nic, o se ci accomodavamo all’ombra di un
albero o in un prato, [Chiara] cominciava a parlare e noi le stavamo sedute
tutt’attorno. Ci riposavamo e costruivamo l’unità tra noi, cioè ci amavamo in
modo soprannaturale. Eravamo sempre in Dio, con semplicità. Si cominciava dal
naturale, perché siamo su questa terra. Ma il soprannaturale da solo non
esisteva, perché tutto era naturale e tutto era soprannaturale. Natura e
sopra-natura erano un tutt’uno per noi. Il paradiso non era qualcosa “in su”.
Era qui in terra ed era reale come
Gesù, che è venuto ad abitare tra noi, e il cielo l’ha portato quaggiù!
Parlavamo di “realtà” o di “paradiso” concependoli non come cose dell’altro
mondo, ma da vivere quaggiù».
Igino Giordani, col suo stile poetico, scriveva: «Tra
gioghi, all’ombra delle conifere, sotto rocce, possibilmente presso icone o
santuari, ella parlava di Dio, della Vergine, della vita soprannaturale: la
sopra-natura era la sua natura… E allora quelle foreste si trasfiguravano in
cattedrali, quelle cime parevano picchi di città sante, fiori ed erbe si
coloravano della presenza di angeli e di santi: tutto si animava di Dio.
Cadevano le barriere della carne. Si apriva il Paradiso».




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