Josè Damián Gaitán mi scrive: «Padre Giovanni Soddu... L'ho
conosciuto a Marino, quando era al Centro Giovanile e poi al Noviziato. Sempre
accogliente. Nonostante le sue limitazioni fisiche. Ringraziamo il Signore per
la sua vita».
Antonietta: «Ricordo Giovanni al tempo che stava allo
scolasticato, una persona gentile, sempre sorridente ed accogliente».
Rosaria: «Mi ricordo di quando il babbo e la mamma andarono
a casa sua in Sardegna di come tornarono contenti. Oggi in cielo anche loro lo
avranno accolto con festa». Si riferisce agli anni nei quali facevamo in modo
che le famiglie dei giovani Oblati si conoscessero per formare davvero un’unica
famiglia.
E Giovanni, cosa dice di sé?
«Sono contento di essere Oblato di Maria Immacolata, dopo
che fin da piccolo ho sentito la vocazione a diventare sacerdote. Infatti
all'età di 11 anni sono entrato nel seminario di Oristano, mia Diocesi di
origine, in Sardegna. Quando avevo 18 anni, tramite la Comunità di Marino, ho
incontrato gli Oblati e il carisma della vita consacrata e missionaria di
Sant'Eugenio. Ho svolto il ministero sempre in Parrocchia, ma il carisma del
Fondatore mi fa essere missionario nel contesto locale, con un animo
universale, sentendomi profondamente partecipe dell'ansia missionaria della
Congregazione. Esprimo al Signore la volontà di continuare a vivere da
sacerdote in Cristo Sacerdote, nella comunione della Congregazione e in
particolare nella Provincia OMI». Così nel 2005, nel 25° della sua ordinazione
sacerdotale.
Missionario e sacerdote "nella comunione della Congregazione". Sì, perché come ha scritto: «Uno degli aspetti più belli che io trovo nella nostra Congregazione è che siamo tutti una grande famiglia e che ci impegniamo perché i rapporti tra noi manifestino il nostro essere. Così ci ha fatti il nostro Padre, il Beato Eugenio. Penso che questa sia la più grande testimonianza che noi possiamo dare nella Chiesa al mondo. Ed io voglio impegnare tutte le mie forze perché non manchi mai alla Chiesa e al mondo la nostra vita di unità».
P. Giovanni aveva appreso da sant’Eugenio e dagli Oblati questo stretto legame tra missione e vita di unità all’interno della comunità, lo testimonia il libretto che ha scritto sulla paternità del Fondatore.Esso è stato approfondito anche grazie al suo rapporto con
il Movimento dei Focolari, che ha segnato tanti della nostra generazione. Alla
fondatrice, Chiara Lubich, aveva chiesto una “parola di vita” che lo guidasse
nel suo cammino missionario. E lei l’aveva scelta dal Vangelo di Giovanni, là
dove Gesù afferma: “Le parole che vi ho detto sono spirito e vita” (Gv 6, 63).
È così che p. Giovanni è stato un autentico missionario e – come gli scriveva p. Zago – ha «irradiato positivamente tra i confratelli e tra la gente». Le parole del Vangelo che annunciava erano diventate in lui spirito e vita.
Il funerale si è concluso con alcuni dei parenti che cantano l’Ave Maria in sardo...




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