«Restare concentrati sul presente, avere la mente protesa a
fare una sola cosa alla volta». «Essere grati per le cose che accadono, anche
se non sono quelle ti saresti aspettato». Parole brevi, pronunciare col sorriso
sulle labbra. Così Phra Pittaya, il monaco buddista tailandese che incontro a
Loppiano, al centro di spiritualità Claritas. Da 26 anni vive in monastero, dopo aver lavorato come direttore di un
supermercato.
Da qualche anno ha lasciato il grande tempio e il monastero - di cui continua comunque a fare parte - e si è riturato nella foresta, in mezzo a una etnia tradizionale, per vivere con maggior purezza e povertà l'ideale monastico buddista. «Volevo diventare un monaco bravo - confida - ma non ci sono riuscito. Ho vissuto tanti anni con questo dolore. Poi ho incominciato ad accettare me stesso, a sanare le mie ferite, a curare il mio respiro e ad accogliere le differenze che sono attorno a mе».
Alla Claritas di Loppiano: «Mi trovo bene, tutti i religiosi sono simpatici. Si
sono preparati con cura per non fare quello che è sconsigliato verso di me, ad
incominciare dagli abbracci… Stare insieme non vuol dire che ci capiamo sempre.
Siamo diversi e quando ci sono difficoltà non cerco mai una risposta fuori, ma dentro
di me. I problemi nascono dal cuore, da dentro, perché non abbiamo un cuore
abbastanza grande». E aggiunge: «Si può crescere insieme e fiorire insieme,
donando la bellezza di ciascuno. La sofferenza è il concime per far fiorire il
fiore che è dentro il cuore».
Anche questa mattina ha partecipato con me alla Messa alla Theotokos. «Vengo
per essere vuoto del mio essere buddista e accettare di essere cristiano dentro
di me. Desidero cogliere l'amore di Dio e di tutti per farlo entrare dentro di
me».

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