giovedì 22 maggio 2025

Ancora una volta a Roma per fondatori...

Questa mattina ho concluso il corso di storia della vita consacrata portando novizi e novizie dei Castelli Romani, 56, sui luoghi di san Filippo Neri e san Giuseppe Calasanzio. Al termine l’indirizzo di saluto:

«Da parte di tutte le novizie e i novizi della SIC, vogliamo ringraziarti Padre Fabio per il corso di Storia della Vita Consacrata che hai tenuto per noi dal primo giorno fino a oggi. Grazie per il tempo, e il tuo impegno, la tua capacità e tutto quello che ci hai donato per il nostro cammino, e per la nostra vita e vocazione.

Ci hai aiutato in diversi modi a vedere la bellezza e l’importanza della vita consacrata. Prima di tutto il valore della vita consacrata nella storia del mondo e la sua importanza nella Chiesa. Ci hai anche aiutato a imparare dal passato come vivere nel presente e nella realtà di oggi nelle nostre vita e comunità. Papa Francesco ha detto: "Dove ci sono i religiosi c'è gioia”.

Siamo contenti e molto grati nel ringraziare il Signore per il dono di tutti i consacrati, del passato e del presente. Perché ci fanno vedere la presenza di Dio nella vita che hanno vissuto e che stanno vivendo.

Grazie una volta ancora e ti ricordiamo nelle nostre preghiere perché il Signore ti dia la grazia di continuare la sua Missione.

Ti chiediamo anche di ricordarti di noi nelle tue preghiere.

Grazie mille per tutto e ti auguriamo ogni bene nel tuo cammino».



mercoledì 21 maggio 2025

Glicerio Landriani: di scoperta in scoperta...

Glicerio Landriani. Nome raro: Glicerio! Sono state tante volte nella chiesa di Pantaleo a Roma, dove è sepolto questo “venerabile”, ma non ci avevo mai fatto caso. Anche domani sarò lì con tutto il gruppo dei novizi e novizie dei castelli, per terminare il corso sulla storia della vita consacrata, e questa volta narrerò di lui, uno dei primi compagno di Giuseppe Calasanzio. Muore a soli 30 anni, dopo essere stato per 10 anni accanto al santo fondatore.

Ieri la sua figura è stata presentata nientemeno che nella biblioteca del Senato, nella sala capitolare, un luogo prestigioso, ricco di storia. Una giornata di studio dove hanno parlato professori di grande calibro collocandolo nel contesto della Roma di inizio 1600.

Quanta ricchezza in questa nostra Chiesa!






martedì 20 maggio 2025

Ultimo Papa, ultima occasione!

 


Questa mattina mentre pregavo per il Papa mi sono reso conto che per la prima volta il Papa è più giovane di me! Questo è il mio ultimo Papa!!!

Allora devo amarlo in modo particolare… è l'ultima occasione.


lunedì 19 maggio 2025

Ridotte a niente, sostengono il mondo

Eccomi di nuovo nella casa delle anziane, a parlare ancora con ognuna di loro. Quanta vita, quante storie, quanto vissuto… Ogni volta è la scoperta di un mondo nuovo. Si apre davanti l’ultima tappa della vita, spesso la più difficile.

Una di loro mi ricorda che un paio di anni fa le avevo parlato della vecchiaia come di un tempo di contemplazione e di preghiera: “Mi è stato tanto utile… ma adesso è un altro tempo…”. Non sa che tempo è quello che sta vivendo, ma a mano a mano che me lo racconta ravviso l’ultima tappa della vita di Gesù, quando sulla croce diventa altare, sacerdote, offerta. Insieme ci mettiamo davanti agli ultimi momenti di Gesù, quando si vede abbandonato da tutti, ogni membro del suo corpo è dolorante, la mente si perde, le parole gli mancano, avverte solo la sete, la preghiera gli si fa difficile… Eccolo, Gesù; non poteva scendere più in basso, eppure è il suo momento più alto: niente parole di sapienza, niente miracoli… è il tempo dell’offerta silenziosa, dolorosa, il tempo dell’opera più grande, della redenzione del mondo.

Com’è grande Gesù in questa sua piccolezza, ridotto a nulla. Come sono belle queste donne rifinite, ridotte a niente, spesso immobilizzate: sostengono il mondo…

domenica 18 maggio 2025

Festa per me in Piazza San Pietro

Piazza San Pietro. Troppo bello! Tutto bello! La gente, il Papa… Quanti volontari, che organizzazione, che servizio d’ordine… Soprattutto un profondo clima soprannaturale: si sente vivissima la presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

Papa Leone non sa che io celebro l’anniversario della mia ordinazione sacerdotale il giorno di Pentecoste, perché il 18 maggio 1975 era appunto la festa di Pentecoste. Comunque sapendo che oggi sono 50 anni dalla mia ordinazione ha organizzato questa festa meravigliosa! Grazie Santo Padre! Sì, la festa era tutta per me, ma poi mi sono perso nell’unità di tutta la Chiesa.

Quando dicevo che mi sarebbe piaciuto che il nuovo papa prendesse il nome di Agostino non sono andato molto lontano, non soltanto perché il Papa è agostiniano, ma anche perché da subito trasmette il carisma di Agostino: amore e unità. Con queste due parola sintetizza anche il proprio ministero apostolico: «Amore e unità: queste sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù». Agostino è citato esplicitamente all’inizio e alla fine della sua omelia, ma è più presente delle citazioni esplicite. Ad esempio quando il Papa termina con: «camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi», non fa un riferimento all’inizio della Regola di Agostino? (Ma c’è anche un tocco di Oblato: specchiandosi in Pietro ha affermato che il suo ministero è contrassegnato proprio da un “amore oblativo”! E ha parlato più volte di “spirito missionario” e di missione...)


Al termine della Messa ha confidato che durante la celebrazione ha avvertito la presenza di papa Francesco. Ne continua anche il programma: il cammino sinodale – anche se Leone non usa la parola “sinodo” – è riaffermato con forza e dolcezza: «vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia».

Ancora: «pascere il gregge senza cedere mai alla tentazione di essere un condottiero solitario o un capo posto al di sopra degli altri, facendosi padrone delle persone affidate; al contrario, è richiesto di servire la fede dei fratelli, camminando insieme a loro: tutti, infatti, siamo costituiti “pietre vive”, chiamati col nostro Battesimo a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità. Come afferma Sant’Agostino: “La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo”. Questo, fratelli e sorelle, vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato».

Infine: «siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo. Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo… costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità, (…) diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno».

Ma c’è qualcosa che mi ha toccato in maniera più personale. Nella lunga attesa, prima che cominciasse la celebrazione, ho scritto sul mio tablet: 

«Piazza San Pietro, 18 maggio 2025. La Messa nel 50°della mia ordinazione:
- Per papa Leone che inizia il suo ministero pastorale, 
- Perché il Signore mi usi misericordia, 
- In ringraziamento per avermi chiamato a seguirlo e per tutto l’amore con cui mi ha amato e continua ad amarmi,
- Per tutte le persone che mi hanno accompagnato nel mio sacerdozio.
Ancora una volta, dopo tanti anni, Gesù mi chiede se lo amo: “Fabio di Leonello, mi ami tu?”. Me lo domanda più volte, perché più volte l’ho rinnegato. “Mi ami tu?”… “Mi ami davvero?”. Com’è bello sentirsi ripetere tante volte la stessa domanda: “Mi ami?”. Mi provoca a dichiararmi di nuovo, a dimenticare il passato, a non preoccuparmi del futuro. È l’adesso che conta, la domanda è per adesso e la risposta di adesso: “Tu sai tutto, to sai che ti amo”.
E che gioia sentirmi ancora una volta ripetere: “Seguimi”, e di nuovo, in maniera ancora più personale: “Tu, seguimi”. Ha ancora fiducia in me, mi chiama nuovamente. Questo è davvero, da parte sua, amore vero!
E da parte mia? Mi tornano alla mente le parole della nostra Regola: Gli Oblati “si impegnano a conoscerlo più intimamente, a immedesimarsi con lui, a lasciarlo vivere in loro”. Tre tappe esistenziali che trasformano in Gesù e in Chiesa: quella terza tappa - lasciarlo vivere in loro – è lasciare vivere in noi il corpo mistico di Gesù, il Cristo totale, la Chiesa con l’umanità che egli ricapitola in sé. In definitiva devo lasciare che sia Gesù ad amare in me».

Questo quanto ho scritto aspettando l’inizio della celebrazione. Ed ecco che il Vangelo della Messa, a cui non avevo pensato, è proprio quello della triplice richiesta di Gesù. L’omelia è stata stupenda, pronunciata proprio per me! Il Papa ricorda che l’amore con il quale Pietro deve amare è quello che nasce dall’aver conosciuto e sperimentato l’amore di Dio per lui: «si tratta sempre e solo di amare come ha fatto Gesù»: conoscerlo più intimamente, a immedesimarsi con lui, a lasciarlo vivere in loro”.

Sì, «costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità. Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi».

Il mio sacerdozio riparte con questo orizzonte senza fine, in unità con Pietro e tutta la Chiesa.



sabato 17 maggio 2025

La storia bella di Marino

Questa mattina, come ogni anno, un gruppo di studenti dell’Università Salesiana che seguono il corso per i formatori della vita religiosa, sono stati in visita alla comunità di Marino per conoscere la storia e il lavoro di pastorale giovanile che si fa tuttora. Ho dato anche la mia piccola testimonianza…

Dare vita a una “Scuola apostolica” era stato il sogno di p. Armando Messuri, «occupazione e desiderio dei miei primissimi anni di lavoro», come scrisse il 23 ottobre 1941. P. Armando muore e il sogno con lui. O forse no… Rimane a lungo sotto terra, occorre aspettare più di vent’anni, ma infine nasce qualcosa di nuovo.

Tutto inizia con p. Marcello Fidelibus, un Oblato agli antipodi di p. Armando, come fisionomia, come carattere… ma con la stessa passione per i giovani. Si trova a Monte Mario, un quartiere popolare di Roma. Davanti alla loro scuola incontra tanti ragazzi che si sen­tono un po’ soli, un po’ sbandati. Privi di cultura religio­sa, lontani dai sacramenti, immersi in un ambiente pie­namente secolarizzato, ma sensibili al richiamo dei grandi valori della vita.

«Per quattro mesi – racconta il padre – non ho parlato di Dio, ho cercato di voler loro bene. L’amore era ascolto, interesse ai loro interessi, rispettando la loro li­bertà». Cerca di vivere con loro, parla di sport, del più e del meno, come si suole fare. L’importante è stare con loro. «Si trattava di essere uno di loro. Quando stavo con loro erano contenti, pur stando così, senza far niente di particolare. Per loro era la pace». Sta con loro cercando di amare in Dio.

I giovani si sentono attratti dall’amore che l’Oblato ha per loro e incominciano ad aspettarlo e a in­teressarsi, a loro volta, della sua vita e dei suoi ideali. Sono i tempi nei quai sta per iniziare la contestazione giovane, il famoso Sessantotto. «Sì, tutto si può contestare, e tutto in effetti veniva contestato. Non si può contestare l’amore. Tutti infatti hanno bisogno di essere amati. Questi ragazzi hanno sentito che in fondo volevo loro bene. Era l’amore ad attirare questi giovani. La carità è tutto».

Nel frattempo p. Marcello prende contatto con altri giovani del Centro Italia. Cominciano a leggere insieme il Vangelo… Alla fine del 1967 matura il desiderio di comunità per appro­fondire la nuova esperienza che avevano incominciato.

Su consiglio di p. Marino Merlo, allora superiore nella casa di formazione a Firenze, p. Marcello inizia a cercare una abitazione per rendere stabile il cammino formativo dei giovani incontrati a Roma. I giovani, dopo una Messa celebrata assieme, chiedono a Dio una casa: «L’abbiamo chiesta a Chi ne aveva tante: in sostanza eravamo squattrinati, ma pieni di fede. Gli abbiamo detto: Noi ti facciamo una casa “spirituale”, tra noi. Tu ce la fai di “mattoni”? Ci ha preso in parola, qualche giorno dopo la casa c’era». Sì, ma dov’era la casa che l’Eterno Padre aveva preparato? A Marino!

Le suore della Santa Famiglia, quelle di cui p. Armando era stato cappellano, saputo che quell’Oblato cercava una casa per i suoi giovani, gli dicono che lì vicino c’è una signora che vive da sola, che ha una casa libera… P. Marcello si presenta, le racconta quanto sta facendo con i giovani… La signora l’ascolta e poi gli dice: “La manda p. Messuri”. Lì per lì p. Marcello non capisce bene… “Sì, p. Messuri aveva in cuore i giovani, avrebbe voluto dare vita a una comunità così. La manda p. Messuno: oggi è l’anniversario della sua morte…”. P. Armando aveva risollevato dalla profonda depressione quella signora, Caterina Solina, e ne custodiva i beni quando fu ucciso.

A fine agosto 1967 arrivano a Marino 11 giovani, altri due si aggiungeranno più tardi. Ma l’abitazione messa a disposizione dalla signora Solina è disabitata da quattro anni. Mancano i dormitori, i servizi, il riscaldamento. P. Marino chiede alle Suore della Santa Famiglia ospitalità per lui e per tutti i giovani. Le suore, generosissime, mettono a disposizione un settore della loro casa per dormire e per studiare: il diavolo in convento!

Finalmente la nuova casa è adattata alla meglio, grazie al lavoro di Fr. Giuseppe Bigliami, e il 14 ottobre 1967 inizia il Centro Giovanile di Marino. Da allora centinaia e centinaia di giovani hanno trovato qui la loro vocazione. Molti di loro sono divenuti Missionari Oblati.

Due anni più tardi si apre il noviziato e nel 1973, a Vermicino, presso Frascati, lo scolasticato. L’intero complesso delle case di formazione è oggi intestato a p. Armando Messuri “in ricordo della sua luminosa carità”.





venerdì 16 maggio 2025

La "pochezza" di p. Armando Messuri

Antonello, diacono di Marino, ha una grande tipografia. Oggi ha consegnato le copie del libro di p. Messuri. Ci sono anche le foto! Le foto di cento anni fa erano ad una definizione molto più alta di quelle di oggi. Nel nostro archivio ho trovato alcune foto di gruppo a San Giorgio Canavese del giorno dell’ordinazione – 8 luglio 1928 –, con il superiore generale, il vescovo Dontanwille. Da essa ho potuto estrarre il particolare di p. Armando.

Più tardi p. Messuri scrisse: «Sono veramente lieto di sentirmi alla fine dello scolasticato, di essere finalmente Sacerdote Missionario Oblato, e di poter cominciare, per quanto posso, a contraccambiare agli altri il bene che fino ad oggi ho ricevuto. Vorrei avere tutte le più belle qualità che rendono perfetto un missionario, per moltiplicarmi nel far del bene... Ma di tutto ciò credo di aver solo la buona volontà, che, spero, supplirà alla mia pochezza».

La “pochezza”, come sappiamo, lo caratterizza, e ne è ben consapevole. Eppure è proprio su questa pochezza che si costruirà la sua santità.