Il secondo schema sul tema del carisma e la regola, sempre in attesa di riscontri da parte degli studenti.
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venerdì 30 aprile 2010
giovedì 29 aprile 2010
Mangiare il Vangelo: aforisma di M. Delbrel
Il vangelo «non è fatto per essere letto, ma per essere ricevuto dentro di noi. Ciascuna delle sue parole – agili e libere – non attendono altro che l’avidità della nostra anima per fondersi con essa. In ogni frase di Gesù come pure nei suoi gesti si trova una forza folgorante che guarisce, purifica, risuscita» (M. Delbrel, La joie de croire, Seuil, Paris 1968, 144-145).
martedì 27 aprile 2010
Il carisma e la regola / 1 - Il Vangelo Regola suprema
Inizio a mettere sul blog alcuni appunti su Carisma e Regola. clicca qui.
Spero che gli studenti interagiscano con osservazioni, suggerimenti, apporti significativi a partire dall’esperienza dei proprio Istituti. Naturalmente il campo è aperto a tutti (sia sul blog stesso come “commenti”, sia via e-mail).
Comincia Luigi Vitulano, che risponde al blog del 22 aprile:
"Sono curioso di leggere quanto scriverai per noi sul blog su corso che hai iniziato a Claretianum su le regole e il carisma degli istituti religiosi. Già su quanto hai scritto ti sottopongo alcune provocazioni. Già leggendo il titolo del vecchio libro di Colin, Il “culto” della regola, ho sentito disagio: “il culto”. Gli istituti non sono andati soggetti a una millenaria tentazione che li ha portati forse ad un immobilismo e alla poca creatività? Lo Spirito soffia, muove, crea. Gesù non ha detto al diavolo: “solo a Dio renderai culto”?
E poi l’altra parola: “stampo”. Una parola che mi dà l’impressione di religiosi fatti in serie, senza vita e senza apporto. Non dicono le Mutuae relationes che il carisma è un’esperienza dello Spirito in perenne crescita… (non ho sottomano tutta la citazione)? Sono solo delle provocazioni e sono desideroso di conoscere di più.
Spero che gli studenti interagiscano con osservazioni, suggerimenti, apporti significativi a partire dall’esperienza dei proprio Istituti. Naturalmente il campo è aperto a tutti (sia sul blog stesso come “commenti”, sia via e-mail).
Comincia Luigi Vitulano, che risponde al blog del 22 aprile:
"Sono curioso di leggere quanto scriverai per noi sul blog su corso che hai iniziato a Claretianum su le regole e il carisma degli istituti religiosi. Già su quanto hai scritto ti sottopongo alcune provocazioni. Già leggendo il titolo del vecchio libro di Colin, Il “culto” della regola, ho sentito disagio: “il culto”. Gli istituti non sono andati soggetti a una millenaria tentazione che li ha portati forse ad un immobilismo e alla poca creatività? Lo Spirito soffia, muove, crea. Gesù non ha detto al diavolo: “solo a Dio renderai culto”?
E poi l’altra parola: “stampo”. Una parola che mi dà l’impressione di religiosi fatti in serie, senza vita e senza apporto. Non dicono le Mutuae relationes che il carisma è un’esperienza dello Spirito in perenne crescita… (non ho sottomano tutta la citazione)? Sono solo delle provocazioni e sono desideroso di conoscere di più.
lunedì 26 aprile 2010
Le quattro posizioni delle mani di Dio / 2
Un aneddoto che mi scrive Luigi Vitulano riguardo al testo "Le quattro posizioni delle mani di Dio": Un’insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui si sentissero di ringraziare il Signore. Sapeva che avrebbero disegnato panettoni, tavole imbandite, qualcuno forse un po’ di natura o i genitori. Fu però stupita dal disegno di Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. L’insegnante domandò di chi fosse la mano. “È la tua mano, maestra” mormorò il bambino. Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino che era il più piccolo e lo accompagnava all’uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani?
Spiritualità di comunione / 2
Come promesso ecco la seconda parte del testo di Giovanni Crisostomo sulla carità vissuta insieme:
Gran bene è l'assemblea (liturgica), che rende più calda la carità, da cui derivano tutti i beni; infatti non c'è opera buona che non nasca dalla carità. Perciò rendiamola più salda reciprocamente. "Infatti pienezza della legge è la carità". Non avremo da faticare, né da sudare, se ci vorremo bene gli uni gli altri; questa è una via che di per sé porta alla virtù. Come in una strada maestra, basta che uno l'imbocchi, essa lo conduce e non c'è più bisogno d'una guida; lo stesso è per la carità: purché uno incominci a praticarla, provvede essa a condurlo per la via giusta. "La carità è paziente, è benigna, non pensa male". Bisogna che uno guardi se stesso, quali sentimenti ha verso di sé, e poi li applichi tali e quali al suo prossimo. Nessuno è invidioso di se stesso, ognuno desidera a sé tutti i beni, stima se stesso più di tutti gli altri, fa tutto a proprio vantaggio. Se queste disposizioni le avremo per gli altri, scompariranno tutti i mali, non ci saranno più inimicizie, non ci sarà avarizia” (Giovanni Crisostomo, Omelie sull’Epistola agli Ebrei, 19,1. Versione, introduzione e note a cura di Bonifacio Borghini, Edizioni Paoline, Alba 1967, p. 289-90.
Gran bene è l'assemblea (liturgica), che rende più calda la carità, da cui derivano tutti i beni; infatti non c'è opera buona che non nasca dalla carità. Perciò rendiamola più salda reciprocamente. "Infatti pienezza della legge è la carità". Non avremo da faticare, né da sudare, se ci vorremo bene gli uni gli altri; questa è una via che di per sé porta alla virtù. Come in una strada maestra, basta che uno l'imbocchi, essa lo conduce e non c'è più bisogno d'una guida; lo stesso è per la carità: purché uno incominci a praticarla, provvede essa a condurlo per la via giusta. "La carità è paziente, è benigna, non pensa male". Bisogna che uno guardi se stesso, quali sentimenti ha verso di sé, e poi li applichi tali e quali al suo prossimo. Nessuno è invidioso di se stesso, ognuno desidera a sé tutti i beni, stima se stesso più di tutti gli altri, fa tutto a proprio vantaggio. Se queste disposizioni le avremo per gli altri, scompariranno tutti i mali, non ci saranno più inimicizie, non ci sarà avarizia” (Giovanni Crisostomo, Omelie sull’Epistola agli Ebrei, 19,1. Versione, introduzione e note a cura di Bonifacio Borghini, Edizioni Paoline, Alba 1967, p. 289-90.
domenica 25 aprile 2010
Le quattro posizioni delle mani di Dio
Il vangelo di oggi ci dice che siamo nelle mani di Dio. Ma come tiene le mani Dio? Penso almeno in quatto posizioni.
1. Tiene la mano sinistra poggiata sulla destra. Sulla sinistra ha scritto il nome di ognuno di noi, in maniera da averci sempre sotto gli occhi, sempre presenti nel suo amore: “Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani” (Isaia 49, 16).
2. Tiene la mano destra poggiata sopra sulla mano sinistra, a protezione. Ognuno di noi è custodito nell’incavo della mano, proprio come nella scultura del 1902 di Auguste Rodin che mostra una grande mano che trattiene un blocco informe dal quale emergono due figure umane assopite. Isaia ci dice che Dio ha nascosto il suo popolo sotto l'ombra della sua mano (51, 16), in modo che sia tranquillo, al sicuro, senza temere pericolo alcuno. “La mia mano è il suo sostegno – dicesti di Davide – il mio braccio è la sua forza” (Salmo 89, 22).
3. La terza posizione è quella del vasaio: ci tiene tra le sue mani per lavoraci e plasmarci costantemente: “Come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele” (Geremia 18, 6).
3. Tiene nella mano destra la nostra mano sinistra, come fa un padre col suo bambino, per guidarci con sicurezza: “Se prendo le ali dell'aurora per abitare all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra” (Salmo 39, 9-10); “Io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra” (Salmo 73, 23).
Sì, siamo nelle mani di Dio. Siamo al sicuro.
1. Tiene la mano sinistra poggiata sulla destra. Sulla sinistra ha scritto il nome di ognuno di noi, in maniera da averci sempre sotto gli occhi, sempre presenti nel suo amore: “Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani” (Isaia 49, 16).
2. Tiene la mano destra poggiata sopra sulla mano sinistra, a protezione. Ognuno di noi è custodito nell’incavo della mano, proprio come nella scultura del 1902 di Auguste Rodin che mostra una grande mano che trattiene un blocco informe dal quale emergono due figure umane assopite. Isaia ci dice che Dio ha nascosto il suo popolo sotto l'ombra della sua mano (51, 16), in modo che sia tranquillo, al sicuro, senza temere pericolo alcuno. “La mia mano è il suo sostegno – dicesti di Davide – il mio braccio è la sua forza” (Salmo 89, 22).
3. La terza posizione è quella del vasaio: ci tiene tra le sue mani per lavoraci e plasmarci costantemente: “Come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele” (Geremia 18, 6).
3. Tiene nella mano destra la nostra mano sinistra, come fa un padre col suo bambino, per guidarci con sicurezza: “Se prendo le ali dell'aurora per abitare all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra” (Salmo 39, 9-10); “Io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra” (Salmo 73, 23).
Sì, siamo nelle mani di Dio. Siamo al sicuro.
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