sabato 27 febbraio 2010

I 20 anni di Renata

Oggi, venti anni fa, partiva per il cielo Renata Borlone. L’avevo vista qualche volta, l’avevo sentita parlare una volta sola, ma l’ho conosciuta soltanto adesso, leggendo i suoi scritti. La sua Autobiografia mi è sembrata così affascinante che, d’intesa con la postulatrice della causa di beatificazione, abbiamo deciso di pubblicarla. E oggi, la presidente del Movimento dei focolari, alla quale avevamo mandato il libro per un suo parere circa la pubblicazione (Renata è una focolarina) ci ha telefonato dicendosi contentissima.
Come avrà fatto questa ragazza semplice a farsi santa? Uno dei suoi segreti era “ricominciare” sempre, senza lasciarsi scoraggiare dai propri limiti, e vivere con intensità la volontà di Dio nel momento presente: “… non ho voluto guardarmi indietro, ma puntare sul ricominciare, con purezza di cuore”; “Dio... mi fa vedere almeno un po’ tutte le mie mancanze e quanto sono lontana dalla meta. Voglio però sempre ricominciare….”; “… non devo scoraggiarmi, mai cedere. Mi inchiodo allora nell’attimo presente…”.
Il suo straordinario cammino spirituale si comprende soltanto alla luce della pura grazia (“non io dovevo diventare perfetta, ma Dio in me sarebbe stato la mia perfezione, la mia bellezza”) e dalla piena corrispondenza ad essa, a sua volta dono di grazia (“Quanto avevo ricevuto per pura grazia dovevo conquistarlo con la mia collaborazione al lavoro di Dio”).

venerdì 26 febbraio 2010

Morale della favola

Non è mai troppo tardi, a 60 anni suonati ho finalmente letto Il mago di Oz, la meravigliosa favola scritta nel 1900 da L. Frank Baum. Per la verità non l’ho letto: l’ho ascoltato scaricando le registrazioni di Radio 3, in una ottima interpretazione e con deliziose musiche americane. Più che una favola sono tante favole in una favola. Naturalmente c’è anche la morale, altrimenti che favola sarebbe: Prima di portare a compimento i tuoi desideri, fai in modo che gli altri possano esaudirsi i loro desideri. Così vissero tutti felici e contenti.

giovedì 25 febbraio 2010

La solitudine e l’abbandono via di santità

Sono indietro di un anno: soltanto oggi ho visto il bellissimo documentario “Un illustre sconosciuto”, sul Cardinal Massaja, in occasione dei 200 anni della sua nascita (1809). Mi ha colpito soprattutto la sua prova interiore: la più totale solitudine derivante dall'isolamento geografico in cui è destinato a vivere e dalle incomprensioni e accuse, come attesta una drammatica lettera indirizzata a Pio IX: «… sono stato assalito parecchie volte da una terribile malinconia, e fui tentato persino di lasciar tutto e andarmene al mio convento; il timore unico di trasgredire la volontà di Dio espressa nell'oracolo della Santità vostra mi ha trattenuto fra questo martirio di apostolato, dove l'uomo evangelico che teme Dio, si trova continuamente oppresso da miserie e tribolazioni di ogni genere tanto nello spirito che nel corpo,senza nessun sollievo e consolazione di sorta…». Si sente abbandonato anche da Roma: «Qualche volta ai piedi del Crocifisso sfogando le mie malinconie: diceva fra me stesso: “che tutto il mondo mi dimentichi, ed anche mi calpesti è poco, perché l'uomo evangelico dovendo urtare la corrente del mondo… ma che Roma la sposa vivente del Crocifisso, la nostra madre comune per cui tanto ci affatichiamo, ella ci dimentichi, ella ci disprezzi... Se la mia condotta è degna di rimprovero, allora come figlio ho diritto di sentire la voce della mia madre che mi grida e che mi castiga; se poi la mia condotta non è degna di rimprovero, ho diritto di essere sentito nei miei bisogni, ed anche aiutato e consolato nelle mie afflizioni ... Questo silenzio assoluto, questo vedersi gettato come un arnese inutile in un angolo della casa senza nessun segno di pensiero per noi...”». Poi aggiunge: «mentre scrivo tengo il S. Crocifisso nelle mani raccomandando a Lui ogni parola che scrivo». Mi è sembrato di ascoltare un’eco del grido di abbandono di Gesù sulla croce.

mercoledì 24 febbraio 2010

AMARE

Che cosa rimarrà di noi?
Soltanto quanto abbiamo amato.

(Da "Parole per sopra-vivere" / 5)

martedì 23 febbraio 2010

libertà va’ cercando

Alla fine del sondaggio, tra Dante e la Pausini, ha avuto la meglio la Pausini. Sarebbe lei l'italiano (l'italiana) più rappresentativo di tutta la nostra storia millenaria. Chissà se tra sei secoli ci si ricorderà ancora di lei. Io dopo sei secoli leggo ancora Dante. In questi mesi la sera ho letto tutto l'Inferno. Ieri ho cominciato il Purgatorio. Di colpo mi sono ritrovato in una natura incontaminata, un cielo purissimo: "Dolce color d'oriental zaffiro"; "lo bel pianeta" di Venere che "faceva tutto rider l'oriente"; la luce della speranza che dirada ogni tenebra: "L'alba vinceva l'ora mattutina / che fuggìa innanzi, si che di lontano / conobbi il tremolar della marina". E nel mezzo del canto l'anelito alla più intima redenzione di Dante, dell'intera umanità: "libertà va' cercando, ch'è sì cara".

lunedì 22 febbraio 2010

Complimenti padre Gennaro!


Gennaro Cicchese colpisce ancora… nel segno! con il suo ultimo libro, dove insegna a dialogare fino a giungere alla comunione. L'editore si è dimenticato di scrivere che p. Gennaro è un Oblato di Maria Immacolata: noi ne siamo orgogliosi!