lunedì 5 aprile 2010

Corona: uso improprio n. 4

Ciao, padre! Chissà se l'uso che ne faccio io della corona del rosario è altrettanto "improprio", ma mi hai fatto venire voglia di raccontartelo.
Ormai da 20 anni circa, partendo dall'idea che il rosario mariano è un modo per contemplare la vita di Gesù, utilizzo i momenti di "mente libera" per contemplare a brani il vangelo del giorno o le varie fasi della vita di Gesù. Un esempio - in questa settimana santa ho fatto così: 1°, Gesù entra a Gerusalemme acclamato dalle folle che poi ne chiederanno la morte; 2°, Gesù è accolto in casa di Marta e Maria che gli unge i piedi con nardo profumato; 3°, Gesù è tradito da Giuda e venduto per 30 denari ai suoi nemici; 4°, Gesù celebra la Pasqua con i discepoli e istituisce l'Eucaristia; 5° Gesù agonizza al Getsemani ecc., meditando passo passo i vari momenti del racconto della passione. La stessa cosa si può fare, praticamente, con tutte le pagine del vangelo e le diverse fasi della vita di Gesù, di Maria e della prima Chiesa!
Alcuni si scandalizzano di questo modo poco tradizionale di indicare i misteri, ma poi ... piace e fa bene allo spirito! Buona Pasqua, padre!

domenica 4 aprile 2010

La prova della risurrezione

Il suo messaggio pasquale mi ha trasportato a una Comunità Ecclesiale di Base, dal lontano Brasile, perché proprio nel periodo pasquale ci siamo riuniti intorno alla Parola di Dio Lc 24, e chiedevamo quale sarebbe oggi il segno visibile e tangibile della risurrezione di Gesù. Una donna anziana, umile di condizione sociale si è alzata per dire: la prova più concreta della risurrezione di Gesù siamo noi, una comunità di fede, che siamo qui riuniti nel suo Nome. (Cecilia Tada)

la comunione che si sprigiona dalla vita di questo Evento

E' stupenda questa riflessione! e grazie per tutto quello che condividi su questo blog: è la comunione che si sprigiona dalla vita di questo Evento che oggi ricordiamo. Elio e Letizia, Mari e Giova, Buona Pasqua!!

Pasqua - La grande Notizia: è risorto!


La grande notizia: è risorto! è ancora attuale? Non è relegata nella notte dei tempi e tritamente ripetuta d'anno in anno, senza più mordente? È a tutti nota o per i più è soltanto un mito, quindi una non notizia?
Eppure quell'annuncio, la prima volta che si diffuse, sconvolse Gerusalemme. Fu subito messo a tacere e il costo dell'operazione si rivelò ben più alto dei 30 denari pagati per il tradimento. Inutile. A partire da quella cittadina di periferia la notizia raggiunse i confini dell'impero. Si cercò allora di soffocarla nel sangue. Inutile. La notizia aveva oramai innescato un processo inarrestabile dando vita ad un popolo nuovo del quale vennero a far parte uomini e donne d'ogni popolo e lingua. Di secolo in secolo si ripeterono i tentativi per silenziare la notizia: confutazioni razionali, dileggio, indifferenza, intimidazioni e di nuovo sangue. E per quella notizia si continuò a morire, ostinatamente, in Cina, in Corea, in Giappone, in Uganda, in Messico, in Spagna, in Russia… Quale nazione potremmo non nominare? Anche oggi si continua a morire e a vivere! Sì, perché questa è una notizia che fa vivere e per la quale, quindi, vale la pena morire.
L'evento che sta dietro la notizia è quello di Gesù di Nazareth, profeta in Israele, ucciso con la più infamante e crudele delle esecuzioni capitali, la crocifissione; sepolto e risuscitato il terzo giorno dal Padre suo, da Dio, perché Egli è il Figlio di Dio.
Con la sua risurrezione è possibile ogni risurrezione. Non è più vero che "non c'è niente di nuovo sotto il sole". È accaduto una cosa nuova, mai udita prima: la morte è stata vinta, assieme a tutto ciò che alla morte assomiglia. L'ineluttabile fato non è più tale. La resurrezione e la vita hanno rotto il ciclo della consumazione, sono penetrate nella storia, l'hanno aperta ad un futuro di novità. Per sua natura non è un evento relegato al passato. Se Egli è il Vivente lo è nell'attualità d'ogni presente, ora, qui.
La speranza si riaccende in questo nostro oggi, in mezzo alla precarietà del lavoro, agli orrori della guerra, al dilagare dell'ingiustizia, al pantano della stupidità, alla incertezza del futuro.
È una notizia che sorprende chi crede e chi non crede. "È risorto veramente?", si domanda il primo. Perché se è veramente risorto… "E se fosse vero?", può domandarsi il secondo. Perché se fosse veramente risorto… Basterebbe anche soltanto l'ipotesi, l'utopia di una risurrezione.
C'è forse un modo perché la notizia torni ad essere tale: mostrarne la straordinaria potenzialità negli effetti sociali, civili, cosmici di cui essa è capace. Gesù è morto da solo, come un chicco di grano caduto in terra (così aveva profetato) e risorge come spiga: moltiplicato, chiesa. È questa la forza e l'attualità della Risurrezione, un evento che continua a generare un popolo che è il suo corpo: Lui vivente e operante nella storia.
Mi viene da pensare all'atomo, impossibile da "fotografare" eppure "visibile" nell'energia che sprigiona. Impossibile "mostrare" il Risorto, eppure lo si può cogliere, come riflesso, sul volto e negli atti della comunità nella quale Egli vive, per sempre. Vedi la spiga e pensi al seme che l'ha generata.

giovedì 1 aprile 2010

Giovedì santo: fino alla fine

Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine (Gv 13,2). Con queste parole del Vangelo si apre il racconto dell’evento pasquale di morte e risurrezione di Gesù. Esse danno il senso a questo triduo santo. Anche i precedenti misteri della vita di Gesù erano stati espressione del suo amore: aveva già amato i suoi che erano nel mondo. Ma oggi l’amore raggiunge l’estremo: li amò sino alla fine.
Oggi Gesù ci dona il comandamento dell’amore reciproco: è tutto suo e tutto nuovo. Ma come potremmo comprenderlo e viverlo se non ci fosse quella chiave di lettura: li amò sino alla fine? L’amore reciproco ha come modello e misura l’amore di Gesù: amatevi come io ho vi ho amato; e può essere attuato soltanto perché lui ci ha amato: amatevi perché io vi ho amato (così si può tradurre quel come). Amare quindi fino a dare la vita gli uni per gli altri, come e perché Gesù ha dato la vita. Questa sera rinnoviamo così il patto dell’amore reciproco.
Oggi Gesù ci dona l’Eucaristia. Non è anch’essa espressione del suo amare sino alla fine? Sino alla fine: corpo, sangue, anima, divinità. Qui l’amore è totalmente donato, quasi materializzato, fino a farsi “cosa”, per poter essere visto, toccato ed essere con noi, in noi, noi. Questa sera ci nutriamo ancora una volta dell’Eucaristia per accogliere il suo amore estremo ed essere trasformati a nostra volta in amore.
Oggi Gesù ci dona il sacerdozio di cui, lavando i piedi ai discepoli, mostra il senso profondo: un servizio d’amore. La vita stessa di Gesù è riassunta ed espressa in quel gesto, lui che è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita per molti. E questo è il sacerdozio, servire - donando il vangelo, il perdono, l’Eucaristia -, servire fino a dare la vi-ta: è amare sino alla fine.
Oggi Gesù prega per l’unità: il frutto consumato del suo amore. Perché il suo amore sino alla fine se non per farci uno tra noi e con Dio? Questa sera, forti della preghiera di Gesù, dopo aver rinnovato il patto dell’amore reciproco e dopo esserci lasciarti trasformare da Gesù eucaristia in Gesù, lasceremo che sia lui stesso a rinnovare il patto d’unità. Allora l’Eucaristia raggiungerà il suo pieno effetto di «sacramento dell’unità della Chiesa» (San Tommaso, Super Ev. Ioannis, c. 6, lect VI), e per essa, come insegna il Concilio, avremo «accesso a Dio Padre» ed entreremo «in comunione con la Santissima Trinità» (UR 15).
Quel li amò sino alla fine continuerà ad accompagnarci anche nei prossimi giorni. Il grido dell’abbandono che ascolteremo domani cos’altro è se non l’amore estremo, completamente dispiegato? Sì, lì Gesù ha amato veramente sino alla fine. «È l’amore che fa queste pazzie», come ha scritto Chiara.
E il sepolcro sigillato e il silenzio del Sabato santo non sono ancora quel suo amare sino alla fine, sino a condividere con noi il limite estremo della morte, ratificato dalla sepoltura, quando sembra spegnersi ogni speranza? Quella speranza che soltanto Maria tiene accesa.
Anche la risurrezione sarà il frutto dell’amore sino alla fine, quello stesso amore che a Pentecoste farà piovere il fuoco dello Spirito d’Amore. E nascerà un popolo unito, un cuore solo e un’anima sola, spiga piena nata dal chicco di grano caduto in terra per amore.
Ma amò sino alla fine, ci spiegano gli esegeti, significa non soltanto che Gesù ha amato in maniera estrema, pazzamente; significa anche che amò fino in fondo, fino all’ultimo momento. E qui si spalanca davanti a noi la fedeltà dell’amore di Dio sempre presente, che ci accompagna fino in fondo, fino all’ultimo, e che domanda altrettanta fedeltà.