“Una mistica comunitaria”. Questo il titolo della trasmissione di questa sera sul canale YouTube di Città Nuova per la presentazione del libro Paradiso’49. Per la verità non si è parlato tanto di mistica comunitaria quando piuttosto, come doveroso, del libro in sé. Alba Sgariglia e io siamo stati intervistati dal direttore dell’editrice, Luca Gentili. Il video potrà essere rivisto sul canale YouTube. Qui, in sintesi, i miei interventi.
Domanda: A te che sei stato anche responsabile della
Scuola Abbà viene naturale chiedere di spiegarci meglio quale rapporto ci sia
tra il Paradiso ’49 e appunto la Sapienza declinata secondo le diverse
discipline, propria della Scuola Abbà, nonché nel suo più complessivo
significato culturale.
Per Chiara il Paradiso ’49 non era soltanto una fonte
ispiratrice per la propria vita e per quella di tutta la sua Opera. Era
qualcosa di più. Vi vedeva racchiusa, in forma germinale, una dottrina che
avrebbe potuto ispirare tante discipline, a cominciare dalla teologia.
Ogni disciplina ha la sua epistemologia, che va rispettata. Nel Paradiso vi è comunque una visione di Dio, dell’uomo, del mondo, della storia che potrebbe gettare luce
sul pensiero e aprire la strada a nuovi intuizioni, a ulteriori approfondimenti.
Commentando un testo del 27 luglio 1949, Chiara scriveva in
proposito: «Ricordo che fin dall’inizio - eravamo ancora in piazza Cappuccini -
sentivo la necessità (…) di una politica nuova, di un'arte nuova. Vedevo, quasi
con gli occhi, tutto illuminato».
Questa stessa idea la riprende, in forma poetica,
nell’estate del 1950, quando, raccontando la «Favola fiorita lungo il sentiero
"Foco"», immagina la visione che le viene dall’Alto come una sorte di
luce che si distingue in tanti colori, come se l’umanità fosse
«illuminata dal carisma e perciò rinnovata, clarificata». Altre volte ha usato
l’immagine dell’acqua che irrora i fiori di un giardino: l’acqua ravviva i
fiori che tuttavia non perdono il loro colore, la loro natura. I vari dottorati
honoris causa che ha ricevuto negli ultimi anni della sua vita e nei campi più
diversi, stanno a indicare come davvero il suo carisma possa dare un contributo nel campo della cultura.
Domanda: Il Paradiso ’49 è un testo che – penso
sia corretto dirlo - riporta al senso più profondo dell’esperienza che Chiara
fa di Dio. In un tempo tanto lontano dalla scaturigine di quell’esperienza ci
puoi dire se il Paradiso ’49 sia ancora in grado di illuminare l’Opera, che Dio
ha fatto fondare a Chiara, sulla sua identità storica e attuale?
Sono convinto che se andiamo in profondità nella sua
comprensione e nel suo vissuto, questo testo aiuterà l’Opera di Maria a
scoprire sempre più la propria natura, la propria identità, il suo perché.
Ogni istituzione, anche la più carismatica, con il passare
degli anni corre il pericolo di un annacquamento, di un calo di tensione. Il
fuoco dell’intuizione iniziale domanda di essere sempre attizzato, alimentato
per non illanguidire o spegnersi. Il testo che abbiamo tra mani penso possa
aiutare a tenere viva la fiamma dell’Ideale, a infondere nuova luce, ad
accendere la creatività.
Infatti è proprio in questo periodo 1949-1951 – gli anni appunto del
“Paradiso” – che il Movimento nato a Trento nel 1943-1944 prende la sua
fisionomia e diventa un’Opera nella Chiesa. Qui si trova la risposta alla
domanda: chi siamo, perché Dio ha dato vita a quest’Opera nella Chiesa, qual è
la sua fisionomia, come si articola, come si vive al suo interno, qual è la sua
missione?
Lungo tutta la vita Chiara ha seguito le intuizioni di
quelli anni e vi ha trovato l’ispirazione per ogni proposta, per ogni
iniziativa. Adesso tutti possono attingere direttamente a quella sorgente.
Domanda: Non possiamo a questo punto non sfruttare le tue
competenze. Pertanto ti chiedo di aiutarci a capire la portata spirituale del Paradiso
’49, anche e proprio nel senso della ricerca di un significato più profondo
dell'esistenza e della sua connessione con qualcosa che va oltre la dimensione
materiale.
Questo testo è frutto di una esperienza di Dio e Chiara lo
ha scritto per condividere quell’esperienza e perché quell’esperienza possa essere nuovamente vissuta.
Il 25 luglio 1949, una decina di giorni appena dagli
inizi, scriveva: «Tutte queste carte che ho scritto - perché in 10 giorni ne aveva già scritte tante! - valgono nulla se l'anima
che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei». Questo ci aiuta a capire anche la metodologia, come va letto questo testo, se si vuole che produca gli effetti che esso vorrebbe produrre.
Io ho avuto la gioia di sentir leggere integralmente questo testo dalla stessa Chiara, più e più volte, a partire dal 6 febbraio 1995. Il 22 novembre 2003, una delle tante volte che avremmo dovuto rileggere da capo il Paradiso ’49, Chiara si introdusse con quanto aveva appena scritto sulla prima pagina del testo che aveva tra mano: «Questa volta lo leggiamo allo scopo di convertirci, traducendolo in vita. Dobbiamo far in modo che la S[cuola] A[bbà] diventi Paradiso. Fra il resto solo così si capiscono i contenuti di questi volumi…». Nell’intervallo fotografai quella pagina:
Per capire in profondità questo libro occorrerà dunque
tradurlo in vita, dobbiamo diventare quel “Paradiso” di cui parla il libro.
Mi piacerebbe concludere con almeno due citazioni. La prima
dice il valore di ogni singola persona. Leggo: “Oggi compresi che ognuno di noi
è insostituibile nel nostro posto. Fummo chiamati da Dio ad essere Lui (…): ad
essere quindi Parole di vita vive. (…) Siamo necessari a Dio di necessità
d'amore. Noi crediamo all'amore di Dio a tal punto da credere che Egli ha
bisogno di noi per il suo disegno d'amore”. Dal valore della persona nasce poi
il valore della relazionalità: “io sono stata creata in dono a chi mi sta
vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me”.
Infine la visione cosmica: “Le creature dell'universo sono
in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarsi”.


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