mercoledì 24 giugno 2026

Caro padre Palmiro

Caro padre Palmiro, quante cose avresti ancora da raccontarci… Girano già su internet i tuoi video e le testimonianze sul tuo ministero a Lourdes, nelle missioni al popolo, con la preghiera alla Madonna dei nodi… Io ricordo in particolare il tuo ministero di guida ai luoghi santi, dove hai accompagnato anche i miei genitori assieme a me…

Guardando le tue foto di una volta si vede che anche tu… sei stato giovane e pieno di ideali!

Quando un Oblato parte per il cielo mi piace andare a leggere le sue prime lettere indirizzate ai superiori, specialmente quelle nelle quali chiedeva chiedeva la prima “obbedienza”, ossia la prima destinazione missionaria. Ma tu ne hai scritte molte di lettere tra il 1961 e il 1962, al superiore generale, al suo assistente per le missioni, al superiore provinciale… Innanzitutto eri dispiaciuto nel vedere ritardato il tuo sacerdozio. I tuoi compagni del seminario di Brescia erano già tutti preti e tu invece… Dovevi aspettare che passassero tre anni dai primi voti, così erano le regole una volta. I tuoi genitori erano preoccupati, soprattutto la mamma anziana… E allora pazienza. Intanto era l’occasione per cominciare già a chiedere la missione all’estero, prima il Laos poi il Canada.

Ecco qualche riga appena della lunga lettera a p. Drouart, assistente del superiore generale:

«29 luglio 1961. … Sono entrato in Congregazione soprattutto per questo [essere mandato all’estero]: le missioni sono state il motivo determinante che mi ha spinto a lasciare la casa, la famiglia, il Seminario, un apostolato diocesano ormai vicinissimo, per farmi Missionario Oblato di Maria Immacolata. Ho fatto il voto di ubbidienza, e quindi sono pronto a tutto, anche a sacrificare questo mio ideale per il bene superiore della Congregazione e della Chiesa. Sono però certo che i miei Superiori Maggiori terranno conto di questa tendenza fortissima che mi orienta verso le terre di missione. Ho tanto pensato al Laos, amatissimo Padre: non avevo altro in cuore che quello. Ma le tristi condizioni in cui versa attualmente questa nostra missione, fa pensare che per ora i nostri Superiori non manderanno laggiù altro personale. Le obbedienze di quest'anno, del resto, confermano questa supposizione. Me ne spiace tanto, perché al Laos ho, tra l'altro, i miei migliori amici: P. Albini, P. Verzeletti, P. Bonometti, miei cari compagni di Seminario, coloro che mi hanno attirato in Congregazione. D'altra parte se il Signore ha permesso questa situazione vuol dire che bisogna orientarsi altrove. Da quando è tornato P. Costa, ho incominciato ad interessarmi delle Missioni del Nord Canadese. Circolava qualche pregiudizio a loro riguardo: si diceva che ormai lassù il ministero era diventato parrocchiale, che non erano più vere missioni. P. Costa, tornato dal Grouard, ci ha convinto del contrario. Da allora ho incominciato ad innamorarmi del Gran Nord, e ora ne sono entusiasta… sono prontissimo a partire anche quest'anno, anche subito, al minimo cenno dei Superiori…».

Altrettanto bella la risposta di p. Drouart, dove ti spiega tra l’altro la legislazione che per il momento ti impedisce di essere ordinato:

«Carissimo fratello… Il Rev.mo Padre Generale… mi chiede di rispondere a nome suo alla vostra bellissima lettera del 29 luglio... La vostra lettera così filiale ha recato grande gioia al Rev.mo Padre Generale, che si è rallegrato molto dei bei sentimenti di ardente zelo missionario e di profonda obbedienza religiosa che l'hanno ispirata. Sono proprio questi sentimenti che debbano caratterizzare il Missionario Oblato di Marta Immacolata: ardente zelo pronto ad affrontare tutto per la gloria di Dio, l'utilità della Chiesa e la salvezza delle anime, specialmente le più povere ed abbandonate e nello stesso tempo obbedienza profonda, pronto a rinunciare ai propri desideri anche i più legittimi, per accettare il lavoro che ci viene assegnato dalla Volontà del Signore, attraverso i Superiori, all'esempio della Madonna "Ecce ancilla Dominis fiat mihi secuntun verbum tuum", all'esempio soprattutto del nostro Divin Salvatore, il quale ha salvato il mondo con la sua obbedienza "Non mea sed tua fiat Voluntas", come ce lo ricorda la nostra Croce di Oblazione.

Il Rev.mo Padre Generale si è puro rallegrato dei sentimenti soprannaturali con i quali avete accettato il sacrificio di vedere la vostra ordinazione sacerdotale rimandata all'anno prossimo. A questo proposito vorrei fare una piccole mossa al punto. È semplicemente l'applicazione di un principio generale… Per l'ammissione agli Ordini Maggiori, un religioso deve avere i voti perpetui, dopo, normalmente per noi, tre anni di voti annui».

Infine arriva il momento della richiesta ufficiale al superiore generale. Ma prima, meglio confidarsi, ancora una volta, con Padre Drouart. Così gli scrivi il 6 marzo 1962:

«Reverendo ed amato Padre Drouart. Questa probabilmente è l'ultima lettera che Le scrivo prima dell'Ubbidienza. Non è la lettera ufficiale; so che quella va indirizzata al Rev.mo P. Generale: e devo attendere il suo ritorno dall'America. Non avendo carattere ufficiale, questa mia è più spontanea, ispirata a quella confidenza che la Sua bontà autorizza anche da parte di un semplice scolastico.

Vorrei per l'ultima volta manifestarle quelli che sono i miei sentimenti in vista dell'ubbidienza. Il sentimento che per ora chiamo umano (l'ubbidienza mi dira se è anche soprannaturale) è il desiderio delle missioni estere, in vista delle quali ho lasciato la mia Diocesi. Questo sentimento è stato ispirato da molti motivi: il primo, quello che mi ha orientato anche nella scelta dell'istituto, quello di andare alle anime più abbandonate, alle anime di cui nessuno si prende cura, che sono dimenticate e povere. Vengo da una diocesi che è tra le più fiorenti d'Italia, e tra le più ricche di clero: Brescia. Il ministero sacerdotale è organizzatissimo e vanta tradizioni cospicue Se fossi rimasto in Diocesi avrei avuto il mio piccolo angolo in cui lavorare. Ho detto di no a questa prospettiva. Tanti altri avrebbero potuto occupare quel posto, mentre altrove c'era una folla di dimenticati, senza sacerdoti, senza fede, senza Dio. Qualcuno per la cui salvezza valeva la pena lasciare famiglia e patria. Sono andato a Ripa, cercando tra gli O.M.I. un terreno fertile in cui sviluppare il germe della mia vocazione missionaria. Questo è il sentimento che per ora chiamo "umano".

L'altro sentimento, che è senz'altro soprannaturale, è quello ispiratomi dal voto di ubbidienza. Sono certo, per fede, che i Superiori rappresentano Dio; e l'Ubbidienza sarà esattamente l'espressione della volontà di Dio a mio riguardo. Questo sentimento soprannaturale non annulla l'umano, anzi gli dà fondamento più solido. Se l'Ubbidienza sarà per l'estero, avrò la conferma della legittimità della mia aspirazione. Se sarà per l'Italia, cercherò in Italia i poveri, e mi sforzerò di portarmi ad essi con lo stesso spirito e la stessa dedizione con cui mi sarei donato altrove. La stessa incertezza nell'orizzonte delle nostre missioni (Laos) in qualche modo aiuta a rimanere non dico indifferenti, ma sereni e "disponibili". Le confesso che non è una cosa tanto facile, perché l'umano è ancora troppo forte: ma sono certo che con l'aiuto della sua caritatevole preghiera riuscirò ad ottenere dal Signore quelle disposizioni che sono indispensabili per comportarsi secondo l'autentico spirito oblato».

Bastano queste poche righe per fare intravedere il tuo futuro di missionario...


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