Caro padre Palmiro, quante cose
avresti ancora da raccontarci… Girano già su internet i tuoi video e le
testimonianze sul tuo ministero a Lourdes, nelle missioni al popolo, con la preghiera
alla Madonna dei nodi… Io ricordo in particolare il tuo ministero di guida ai
luoghi santi, dove hai accompagnato anche i miei genitori assieme a me…
Guardando le tue foto di una
volta si vede che anche tu… sei stato giovane e pieno di ideali!
Quando un Oblato parte per il
cielo mi piace andare a leggere le sue prime lettere indirizzate ai superiori,
specialmente quelle nelle quali chiedeva chiedeva la prima “obbedienza”, ossia
la prima destinazione missionaria. Ma tu ne hai scritte molte di lettere tra il 1961 e il
1962, al superiore generale, al suo assistente per le missioni, al superiore
provinciale… Innanzitutto eri dispiaciuto nel vedere ritardato il tuo sacerdozio.
I tuoi compagni del seminario di Brescia erano già tutti preti e tu invece…
Dovevi aspettare che passassero tre anni dai primi voti, così erano le regole
una volta. I tuoi genitori erano preoccupati, soprattutto la mamma anziana… E
allora pazienza. Intanto era l’occasione per cominciare già a chiedere la
missione all’estero, prima il Laos poi il Canada.
«29 luglio 1961. … Sono entrato in Congregazione soprattutto
per questo [essere mandato all’estero]: le missioni sono state il motivo determinante
che mi ha spinto a lasciare la casa, la famiglia, il Seminario, un apostolato
diocesano ormai vicinissimo, per farmi Missionario Oblato di Maria Immacolata.
Ho fatto il voto di ubbidienza, e quindi sono pronto a tutto, anche a
sacrificare questo mio ideale per il bene superiore della Congregazione e della
Chiesa. Sono però certo che i miei Superiori Maggiori terranno conto di questa
tendenza fortissima che mi orienta verso le terre di missione. Ho tanto pensato
al Laos, amatissimo Padre: non avevo altro in cuore che quello. Ma le tristi
condizioni in cui versa attualmente questa nostra missione, fa pensare che per
ora i nostri Superiori non manderanno laggiù altro personale. Le obbedienze di
quest'anno, del resto, confermano questa supposizione. Me ne spiace tanto, perché
al Laos ho, tra l'altro, i miei migliori amici: P. Albini, P. Verzeletti, P.
Bonometti, miei cari compagni di Seminario, coloro che mi hanno attirato in
Congregazione. D'altra parte se il Signore ha permesso questa situazione vuol
dire che bisogna orientarsi altrove. Da quando è tornato P. Costa, ho
incominciato ad interessarmi delle Missioni del Nord Canadese. Circolava
qualche pregiudizio a loro riguardo: si diceva che ormai lassù il ministero era
diventato parrocchiale, che non erano più vere missioni. P. Costa, tornato dal
Grouard, ci ha convinto del contrario. Da allora ho incominciato ad innamorarmi
del Gran Nord, e ora ne sono entusiasta… sono prontissimo a partire anche
quest'anno, anche subito, al minimo cenno dei Superiori…».
Altrettanto bella la risposta di p. Drouart, dove ti spiega tra l’altro la legislazione che per il momento ti impedisce di essere ordinato:
«Carissimo fratello… Il Rev.mo Padre Generale… mi chiede di
rispondere a nome suo alla vostra bellissima lettera del 29 luglio... La vostra
lettera così filiale ha recato grande gioia al Rev.mo Padre Generale, che si è
rallegrato molto dei bei sentimenti di ardente zelo missionario e di profonda
obbedienza religiosa che l'hanno ispirata. Sono proprio questi sentimenti che
debbano caratterizzare il Missionario Oblato di Marta Immacolata: ardente
zelo pronto ad affrontare tutto per la gloria di Dio, l'utilità della Chiesa e
la salvezza delle anime, specialmente le più povere ed abbandonate e nello
stesso tempo obbedienza profonda, pronto a rinunciare ai propri desideri anche
i più legittimi, per accettare il lavoro che ci viene assegnato dalla Volontà
del Signore, attraverso i Superiori, all'esempio della Madonna "Ecce
ancilla Dominis fiat mihi secuntun verbum tuum", all'esempio soprattutto
del nostro Divin Salvatore, il quale ha salvato il mondo con la sua obbedienza
"Non mea sed tua fiat Voluntas", come ce lo ricorda la nostra Croce
di Oblazione.
Il Rev.mo Padre Generale si è puro rallegrato dei sentimenti
soprannaturali con i quali avete accettato il sacrificio di vedere la vostra
ordinazione sacerdotale rimandata all'anno prossimo. A questo proposito vorrei
fare una piccole mossa al punto. È semplicemente l'applicazione di un principio
generale… Per l'ammissione agli Ordini Maggiori, un religioso deve avere i voti
perpetui, dopo, normalmente per noi, tre anni di voti annui».
Infine arriva il momento della richiesta ufficiale al
superiore generale. Ma prima, meglio confidarsi, ancora una volta, con Padre
Drouart. Così gli scrivi il 6 marzo 1962:
«Reverendo ed amato Padre Drouart. Questa probabilmente è
l'ultima lettera che Le scrivo prima dell'Ubbidienza. Non è la lettera
ufficiale; so che quella va indirizzata al Rev.mo P. Generale: e devo attendere
il suo ritorno dall'America. Non avendo carattere ufficiale, questa mia è più
spontanea, ispirata a quella confidenza che la Sua bontà autorizza anche da
parte di un semplice scolastico.
Vorrei per l'ultima volta manifestarle quelli che sono i
miei sentimenti in vista dell'ubbidienza. Il sentimento che per ora chiamo
umano (l'ubbidienza mi dira se è anche soprannaturale) è il desiderio delle
missioni estere, in vista delle quali ho lasciato la mia Diocesi. Questo
sentimento è stato ispirato da molti motivi: il primo, quello che mi ha
orientato anche nella scelta dell'istituto, quello di andare alle anime più
abbandonate, alle anime di cui nessuno si prende cura, che sono dimenticate e
povere. Vengo da una diocesi che è tra le più fiorenti d'Italia, e tra le più
ricche di clero: Brescia. Il ministero sacerdotale è organizzatissimo e vanta tradizioni
cospicue Se fossi rimasto in Diocesi avrei avuto il mio piccolo angolo in cui
lavorare. Ho detto di no a questa prospettiva. Tanti altri avrebbero potuto
occupare quel posto, mentre altrove c'era una folla di dimenticati, senza sacerdoti,
senza fede, senza Dio. Qualcuno per la cui salvezza valeva la pena lasciare
famiglia e patria. Sono andato a Ripa, cercando tra gli O.M.I. un terreno
fertile in cui sviluppare il germe della mia vocazione missionaria. Questo è il
sentimento che per ora chiamo "umano".
L'altro sentimento, che è senz'altro soprannaturale, è
quello ispiratomi dal voto di ubbidienza. Sono certo, per fede, che i Superiori
rappresentano Dio; e l'Ubbidienza sarà esattamente l'espressione della volontà
di Dio a mio riguardo. Questo sentimento soprannaturale non annulla l'umano,
anzi gli dà fondamento più solido. Se l'Ubbidienza sarà per l'estero, avrò la
conferma della legittimità della mia aspirazione. Se sarà per l'Italia,
cercherò in Italia i poveri, e mi sforzerò di portarmi ad essi con lo stesso
spirito e la stessa dedizione con cui mi sarei donato altrove. La stessa
incertezza nell'orizzonte delle nostre missioni (Laos) in qualche modo aiuta a
rimanere non dico indifferenti, ma sereni e "disponibili". Le
confesso che non è una cosa tanto facile, perché l'umano è ancora troppo forte:
ma sono certo che con l'aiuto della sua caritatevole preghiera riuscirò ad
ottenere dal Signore quelle disposizioni che sono indispensabili per
comportarsi secondo l'autentico spirito oblato».
Bastano queste poche righe per fare intravedere il tuo futuro di missionario...




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