Dal fuoco distruttore iconoclastico di qualche anno fa, ho
salvato anche la prima biografia di de Mazenod, scritta da
Hippolyte Barbier e pubblicata nel 1842, quando era ancora vivente. È un
piccolo gioiello, un’opera ben informata. L’ho regalata al mio successore nell’atto
del passaggio.
Verso la fine del libretto si legge:
Mons. de Mazenod è un uomo secondo il cuore di Dio, che si
impegna nel mondo solo per la conversione dei peccatori o per il soccorso
materiale dei poveri. Il lusso e le sfarzose formalità dei salotti lo annoiano;
predilige naturalmente la semplicità e una solitudine attiva. È il padre e il fratello
dei suoi sacerdoti, mite e indulgente nella dignità, severo nella moderazione e
nella clemenza; raramente fa sentire la superiorità della sua posizione, se non
attraverso la squisita affabilità dei suoi modi e la sua profonda saggezza nel
consiglio. Quando la necessità lo conduce dalle persone più in vista della sua
diocesi, fa sì che apprezzino il suo spirito di persuasione e la sua esigente
carità; coloro che hanno fame e sete lo notano subito, egli si avvicina a loro
come ai suoi figli prediletti e porta loro con entusiasmo la gioia
dell'elemosina e della felicità. Vi è un aiuto distribuito in giorni
prestabiliti: quattrocento poveri, a lui lasciati in eredità dallo zio,
ricevono piccole pensioni mensili dalla segreteria.
Amministra la cresima ogni anno in tutte le parrocchie della diocesi e predica! Predica, questo vescovo!!! Se si trova in campagna, predica in provenzale, e lo parla magnificamente. Nelle città come in campagna, in provenzale come in francese, improvvisa e, senza perdere nulla di quella nobile semplicità che tanto apprezza e che è l'epitome della bellezza, talvolta si eleva alle più pure espressioni di eloquenza cristiana.
Questo vale anche per le sue Lettere pastorali: lo stile è
elegante e disinvolto, il metodo eccellente; il più delle volte, è la grazia e l’unzione
a distinguerle. (…) Mons. de Mazenod si dedica a studi rigorosi e lavora con
tutte le sue forze per promuovere opere di bene in ambito teologico. Fu uno dei
primi a introdurre la teologia di Liguori in Francia; in precedenza, l’aveva
fatta adottare dai suoi missionari, che a un certo punto pubblicarono una vita
di questo santo vescovo. Fu anche, insieme a suo zio, uno dei primi a istituire
la sua festa in Francia, quando ancora deteneva solo il titolo di Beato.
Ho letto le sue Lettere pastorali con desiderio di leggerle
ancora. Là si vede un uomo eccellente, un missionario eccellente e coraggioso,
un abile scrittore, un modello di vescovo…



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