giovedì 12 febbraio 2026

E venne a Roma... 200 anni fa

Duecento anni fa, qui a Roma, si svolse un momento di grazia, che avrebbe plasmato la vita e la missione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata per i secoli a venire.

Quando Eugenio de Mazenod partì per Roma, portava con sé la Regola che aveva scritto lentamente, per 10 anni. Soprattutto portava le speranze di una giovane famiglia missionaria, fragile ma piena di vita.

Come sempre quando nasce qualcosa di nuovo le incomprensioni e le opposizioni non mancano. C’era il pericolo che il piccolo gruppo di missionari venisse cancellato. “Perché continui a vivere e cresce, si disse Eugenio, occorrerebbe l’approvazione del Papa. Ma come mi presento a Roma? Posso mai dire: Sono il fondatore di una nuova famiglia religiosa?”. Aveva un po’ di timore. Fu padre Albini che, prendendolo per le spalle, lo spinse con forza: “Vai, vai con fiducia!”. Ed egli venne…

Roma lo accolse con i suoi antichi monumenti e la sua Chiesa viva. Ma l'approvazione non era garantita. Il processo sarebbe stato lungo, impegnativo e a tratti scoraggiante. Eppure Eugenio camminava su quelle strade con sicurezza. Credeva che in quel piccolo gruppo di missionari la Chiesa avrebbe riconosciuto l'opera dello Spirito. Roma, la città dei martiri, dei santi, lo avrebbe aiutato. Portava con sé la Regola, un tesoro prezioso, che custodiva il segreto della santità e della missione.

Ogni giorno visitava chiese, pregava... Questi luoghi divennero testimoni silenziosi della sua perseveranza. Ogni mattina partiva da San Silvestro al Quirinale dove abitava, per andare a pregare nelle chiese e affidarsi ai santi che avevano vissuto a Roma: sant’Ignazio, san Filippo Neri, san Giuseppe Calasanzio…

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