1 marzo 2001. Sono passati 25
anni dalla morte di p. Marcello Zago. Per ricordarlo ecco alcune brevissime
note autobiografiche sull'inizio del suo interesse per il dialogo interreligioso
che lo porterà fino a diventare Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione
dei popoli e ad organizzare la giornata di preghiera interreligiosa ad Assisi.
Nel dicembre 1959, arrivando a
Singapore dopo tre settimane di nave, la mia mente di giovane missionario
destinato all’Asia riandò al passato quando, più di quattro secoli prima,
sbarcò in queste zone san Francesco Saverio, il patrono delle missioni, che
iniziò vie e metodi nuovi nel cuore dell’Asia… Quella sera stessa mi recai al
Santuario di Maria posto sulla collina sovrastante la città. E la sorpresa fu enorme
quando mi resi conto che tra i numerosi pellegrini c’erano non solo dei
cattolici, ma anche i protestanti, degli indù, dei buddhisti e dei musulmani.
Tutti andavano da Maria per confidarle una pena, per chiedere una grazia, per
dire una preghiera, per trovare un po’ di pace. Questo primo incontro con l’Asia
fu per me anche la scoperta che Maria è
Ricordo la mia esperienza di
giovane missionario. Si visitavano i villaggi animisti per annunciare
Fin dagli inizi, mi ponevo una
domanda, che condividevo spesso con i confratelli. Perché
Con l’appoggio dei Superiori,
cercai di conoscere e accostare il Buddhismo nelle sue varie espressioni. E
così fin dal secondo anno dedicai ogni giorno due o tre ore ai contatti con fedeli
buddhisti: monaci, devoti regolari e saltuari, gente ordinaria. Prendevo nota
di tutto. In cinque anni scrissi circa diecimila schede sul buddhismo vissuto
del paese.
Sotto la spinta del Vaticano II,
nell’approfondimento della missionologia e, soprattutto, nello studio
sistematico del buddhismo in generale e del buddhismo laotiano in particolare,
nell’esame della nostra presenza e dei nostri metodi missionari, scoprivo che un altro tipo di
missione era necessario in ambiente buddhista. La nostra presenza doveva essere
diversa nelle sue modalità e nei suoi obiettivi: bisognava stare con loro per
imparare da loro, per incarnarci nella loro cultura e nei loro valori, per
essere un lievito nella pasta e far progredire dall’interno. In questa
prospettiva, iniziavo il Centro di ricerca e di dialogo con i buddhisti per
conto della Conferenza Episcopale di Laos e Cambogia.


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