mercoledì 18 febbraio 2026

Le solite cose, ma sempre belle

Breve corso a un gruppetto di suore della Famiglia Paolina. Come "manuale" il mio libro Ci aspetta in Galilea. Ho iniziato le lezioni così:

«Circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento». La Lettera agli Ebrei ci ricorda che nella nostra corsa, come in quella nello stadio, tre cose sono indispensabili se vogliamo raggiungere la meta.

Anzitutto liberarsi da ogni bagaglio inutile, non soltanto dai legami del peccato, ma anche da tanta zavorra, che ingombra e ingolfa il cuore, così da correre spediti.

In secondo luogo occorre la perseveranza, la resistenza, la capacita di tenuta, che nasce dalla convinzione che Dio e con noi con la sua grazia, e dalla decisione di voler giungere alla meta ad ogni costo.

Ma la cosa più importante e aver ben chiaro il punto di arrivo! L’atleta, prima ancora di spiccare la corsa, fissa bene la meta e unicamente ad essa mira quando e in pista. Anche noi siamo invitati a tenere lo sguardo ben fisso su Gesù che ci ha preceduti. Siamo protesi verso rincontro con lui, per conquistarlo, noi che siamo già stati conquistati da lui. Così ci guida verso la meta ultima, il Paradiso, il Padre.

 Spesso ci si chiede come sarà la vita consacrata in questo nuovo millennio appena iniziato. Se avessero rivolto una domanda analoga ai monaci dell’anno Mille, non avrebbero certo previsto la novità epocale che di lì a poco avrebbero operato gli ordini mendicanti lasciando i luoghi solitari, deserti e montagne, per andare a vivere in citta, rinunciando alla stabilita per l’itineranza, alle grandi strutture per delle agili fraternita... I monaci che venivano dal primo millennio non potevano prevedere le nuove forme di vita religiosa che sarebbero sorte nel secondo millennio, ma lo Spirito Santo sì!

Chissà che anche per il terzo millennio lo Spirito Santo non stia disegnando qualcosa di nuovo per la vita consacrata. Lungo la storia della Chiesa ha mostrato di saperlo fare con molta creatività. E in gioco uno dei più grandi doni che egli ha comunicato alla Chiesa. Se è stato lui a suscitare la vita consacrata quale vita carismatica per eccellenza, chi altri se non lui potrà vivificarla e spalancarle nuovi orizzonti? Più che i nostri progetti e i nostri sforzi occorrerà la piena disponibilità e docilità alla sua azione. Non è certo un invito alla passività e alla rassegnazione. È piuttosto la richiesta di una vigile attenzione alle indicazioni che rivolge oggi alla sua Chiesa. Parlare di futuro della vita consacrata è un azzardo: chi se non lo Spirito Santo ha in mano il futuro della Chiesa e in essa quello della vita consacrata? Forse, più semplicemente, possiamo interrogarci su come oggi siamo chiamati a vivere i valori fondamentali che sono all’origine della nostra vita, in modo da affrontare le sfide del presente e del futuro, e cercare di cogliere alcuni indizi che ci lasciano intravedere le piste che potremo percorrere

Ed è quello che ho cercato di fare mostrando le grandi componenti della vita consacrata: cristologica ed evangelica, teologale, apostolica, pneumatica... Mi trovo a parlare sempre delle solite cose, ma sono sempre belle! 

Ed è 

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