lunedì 16 febbraio 2026

In nome di Dio, siamo santi

Secondo giorno di celebrazioni dei 200 anni. Oggi tappa a san Silvestro al Quirinale, dimora romana di sant’Eugenio. Messa solenne presieduta da mons. Steckling, vescovo in Uruguay, già nostro superiore generale…

Qui sant’Eugenio pregò, attese, sperò, si mosse per incontrare continuamente persone che potessero favorire l’approvazione della sua Regola…

Finalmente, a febbraio, in un freddo giorno d’inverno, la notizia tanto attesa: Papa Leone XII aveva approvato le Costituzioni e le Regole degli Oblati Missionari di Maria Immacolata. Era il 17 febbraio 1826.

Due giorni prima – ci siamo stati ieri –, nella chiesa di Santa Maria Campitelli, aveva atteso tutta la mattina che i cardinali, riuniti nell'edificio di fronte a dove risiedeva il cardinale Pacca, prendessero la decisione che avrebbe determinato il futuro della sua Congregazione. Partecipò a nove Messe consecutive, in preghiera continua. Quando se ne andò, i cardinali avevano già detto al papa che erano favorevoli all'approvazione. Il giorno dopo scrisse: "Zitto! caro Tempier, te lo dico a bassa voce, ma abbastanza forte da farti sentire. Ieri, la Congregazione dei Cardinali ha approvato all'unanimità le Regole di Eccellenza... la condotta della Divina Provvidenza in questa questione è stata ammirevole." "Possiamo capire cosa siamo! (…) Non vi sembra forse che sia segno di predestinazione portare il nome degli Oblati di Maria, cioè consacrati a Dio sotto l'egida di Maria, il cui nome porta la Congregazione, come cognome a lei comune con la Santissima e Immacolata Madre di Dio?"

Fu un momento di profonda gioia, non solo per Eugenio, ma per ogni missionario che un giorno avrebbe camminato sulle sue orme. La Chiesa aveva abbracciato la loro missione. Il loro carisma era ora sigillato, riconosciuto e affidato al mondo.

Due secoli dopo, questa approvazione continua a dare frutti in ogni angolo del mondo.

Il 18 febbraio 1826, Eugenio scriveva a p. Tempier e a tutti gli Oblati: «Mio caro amico, miei cari fratelli, il 17 febbraio 1826, ieri sera, il Sovrano Pontefice Leone XII ... ha approto l'Istituto, le Regole e le Costituzioni degli Oblati Missionari della Santissima e Immacolata Vergine Maria (...). Le regole sono state approvate dalla Chiesa, dopo il più attento esame. Sono state giudicate sante e perfettamente adatte a guidare coloro che le hanno accolti verso la loro fine... Nel nome di Dio, siamo santi».

L’approvazione ci ricorda che la nostra missione non è nostra. È la missione affidataci dalla Chiesa, plasmata dal Vangelo, guidata dallo Spirito.

Questo anniversario ci invita alla gratitudine... ma anche al rinnovamento, a riscoprire il fuoco che ardeva nel cuore del nostro Fondatore.

Ciò che Eugenio ricevette a Roma non fu una ricompensa, ma una responsabilità, una missione verso i poveri, gli abbandonati, i dimenticati. Oggi ereditiamo la stessa responsabilità. Vivere le Costituzioni e le Regole non come un libro, ma come uno stile di vita, nella fiducia che Dio continui a guidare la nostra Congregazione.

San Eugenio diceva: sono "il mio vade mecum, il mio tesoro", mostrano "il prototipo del vero Oblato di Maria". Sono lo strumento con cui il Fondatore trasmette il carisma. Ancora oggi, come molti anni fa, ci ripete: "Leggete, meditate e osservate le vostre Regole e diventerete veri santi, edificherete la Chiesa".

Duecento anni fa, una firma a Roma cambiò il corso della nostra storia. Oggi celebriamo non solo un evento... ma una grazia. Che questo anniversario rinnovi i nostri cuori, rafforzi la nostra missione e ci ispiri a camminare con coraggio nel prossimo secolo di vita oblata.


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