lunedì 7 novembre 2016
domenica 6 novembre 2016
Parola di vita di novembre 2016 letta da Redi
Si ascolta sempre con gioia la lettura che Redi fa della
Parola di vita:https://www.youtube.com/watch?
Intanto mi
arrivano ulteriori messaggi:
- Volevo dirti grazie per la nuova versione della paginetta della Parola di vita che dal mese di giugno è cambiata. Molto più bella, semplice, dove viene ricordata "Chiara" che tutti conoscono da anni. Prima era più difficile. Grazie
- La Parola di Vita ha un linguaggio che si capisce. Sono felice che come persona laica posso seguirla e metterla in pratica. È elaborata così bene ed ha qualcosa da fare con la vita. Si sente che non e scritto da un giornalista.
- Leggo e rileggo la Parola di Vita di questo mese di novembre non solo per la meditazione ma anche durante il giorno ed ogni volta mi è di luce, incoraggiamento e sprone. Ogni parola, successione dei paragrafi e la scelta del pensiero di Chiara mi sembra facciano da bellissimo sfondo a questa frase del Vangelo che ho scoperto veramente nuova. Un grande GRAZIE a lei e a tutto il team per questo importantissimo lavoro che ci aiuta ad incarnare "l'eredità" per eccellenza di Chiara.
sabato 5 novembre 2016
La ghianda e la quercia
Ascoltando il Vangelo mi è venuta in mente la ghianda germogliata
sull’albero davanti alla mia finestra. Se la metti sotto terra, a primavera non
spunta una ghianda, ma un fusticino che presto diverrà quercia, così diversa
dalla ghianda, eppure da essa germinata.
Così il nostro corpo che, con la morte, seminiamo nella
terra.
Rimane lì per un lungo inverno e quando alla fine dei tempi
risorgerà sarà tanto diverso da come lo abbiamo seminato, anche se sarà sempre
lo stesso.
Se a una ghianda fosse possibile vedere il suo frutto
rimarrebbe sorpresa, incantata davanti alla maestosità della quercia, ne
gioirebbe orgogliosa. Così noi se ci vedessimo risorti, in paradiso.
Là non ci si sposerà né ci si mariterà perché lo scopo del
matrimonio è già raggiunto e posseduto nella sua realtà più profonda.
Saremo nell’amore, senza bisogno dei mezzi per raggiungerlo e
sarà la pienezza dell’amore, come mai sarà possibile quaggiù. Avremo la vita in
abbondanza nella sua definitiva pienezza, senza bisogno della generazione che
la continui nel tempo.
Saremo intimi gli uni gli altri nella piena trasparenza e ognuno
intingerà il proprio essere parola di Dio, il suo vero sé, nella parola
dell’altro, fino a farla propria, fino a diventare l’altro e l’altro farà lo
stesso nella reciprocità del dono e dell’accoglienza.
Saremo come gli angeli del cielo, compenetrati di luce,
della tua luce, figli e figlie in te, Figlio, uniti attorno al Padre, avvolti
dall’abbraccio dello Spirito, fatti nuova vera famiglia.
La nostra, in paradiso, non sarà una vita che continua, sarà
risurrezione!
Non quella di Lazzaro, della figlia di Giairo, del figlio della
donna di Nain, che poi hanno visto di nuovo la morte, ma la tua risurrezione,
per una vita nuova e senza fine: la vita del Dio della vita.
Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il
Dio dei nostri padri, sarà il nostro Dio, la nostra vita, come mai lo è stata
sulla terra.
venerdì 4 novembre 2016
Non di solo pane
Fra una settimana, l’11 novembre, inizieranno “I venerdì
di San Nicola ai Prefetti”. Per l’occasione ho preparato un libro nel quale,
tra l’altro racconto qualcosa del mio rapporto con la Parola di Dio. Ecco un
primo stralcio.
Il giorno dell’Epifania
del 1962 mio padre mi regalò il libro dei Vangeli, «Per esserti oasi di pace e di
ristoro alla tua formazione evangelica», come scrisse nella dedica. Avevo tredici
anni. Quel libro segnò una tappa nuova del mio viaggio nella Sacra Scrittura.
Venticinque anni più
tardi, ormai diacono, iniziai ad annunciare la Parola di Dio nella parrocchia dei
santi Pietro e Paolo all’EUR. Ogni domenica, in Quaresima, parlavo del vangelo con
una gioia mai provata prima d’allora. Alla fine della messa lasciavo alle persone
un foglio con alcune note su come accogliere e vivere la Parola di Dio. La domenica
di Pasqua annotai: «Mai come oggi tante persone davanti a me. Mai le parole mi sono
uscite con tanta abbondanza e convinzione. Mi sembra d’essere un profeta! Penetrano
le mie parole, come pioggia di primavera. Vedo la gente rinverdire, pervasa da una
gioia soave e profonda, la stessa che mi canta in cuore. Il sole di Pasqua illumina
di nuova luce. Parlo a duemila persone, anzi ad una sola persona: tutte fuse dall’amore.
Come un profeta annuncio il Cristo Risorto vivo e presente. È bello parlare di Lui».
Vent’anni più tardi quei foglietti distribuiti all’EUR divennero la presentazione
del Vangelo e Atti degli Apostoli di Città
Nuova, un piccolo libro tascabile che, dal 1997, continua ad essere ristampato in
numerose edizioni.
L’anno precedente,
1996, avevo iniziato a pubblicare sulla rivista “Nuova Umanità” quattro fortunati
articoli, frutto della frequentazione della Scuola Abbà, cenacolo di vita e di studio
attorno a Chiara Lubich, che ha forgiato la mia vita e il mio pensiero: Ogni Parola di Dio contiene il Verbo, Vivere la Parola per essere la Parola, Lampada per i miei passi è la tua parola,
I carismi parole di Dio vive.
È del 2003 il libro
Fuoco è la tua Parola. Come vivere il Vangelo,
che contiene le meditazioni offerte durante gli esercizi spirituali alla conferenza
episcopale della Repubblica Ceca, cui fa seguito Luce è la tua Parola (2005), con altre meditazioni del medesimo ritiro.
Il sottotitolo di questo secondo libro – Dialogo
interreligioso e annuncio del Vangelo – non era adeguato, sarebbe dovuto essere:
La Bibbia nella vita della Chiesa.
Sono seguiti altri
articoli, riguardanti soprattutto la Parola di Dio e la vita consacrata, fino all’ultimo
libro in materia: Carismi, Vangelo che si
fa storia (2011).
Nel frattempo erano
nati altri libri riguardanti la Bibbia, legati a momenti e circostanze particolari.
Parlaci di Lui. I racconti di Cafarnao (2007) è l’eco del
mio primo viaggio in Terra Santa nel giugno 1977. «Tutto mi parla – scrivevo allora
–, da Nazaret al Tabor, da Gerusalemme a Gerico. Tocco il Dio fatto carne. Non l’Assoluto
incomunicabile, non l’Ente inaccessibile, non il mistico Uno, non il Motore immoto,
ma un Dio capace di percorrere le nostre strade, di condividere la nostra debolezza
e fragilità, di stancarsi e di aver sete e fame, di addolorarsi e di piangere, di
provare turbamento e commozione: un Dio dal cuore di carne». Ne è nata una piccola
pièce teatrale e, in Brasile, un audiolibro, che accompagna il volume tradotto in
portoghese (2010). Il libro è stato tradotto anche in coreano.
Essere Tua Parola,
del 2008, è una serie di testi scelti di Chiara Lubich, piccolo omaggio in occasione
della sua morte.
Nel 2010 appare La storia di Dio e la mia. La Bibbia fonte di
ispirazione per l’uomo, nato a Cuba, all’Avana, nell’Aula Bortolomeo de Las
Casas. «Per tre sere consecutive – ho scritto nell’introduzione –, mi sono trovato
con un pubblico vivace ed eterogeneo: non credenti, militanti del Partito, agnostici,
credenti cattolici, greco-ortodossi, protestanti... Insieme abbiamo letto testi
di poeti, contemplato immagini di grandi artisti, ascoltato brani musicali, visto
frammenti di film, tutti ispirati alla Bibbia. Abbiamo ascoltato la Bibbia stessa
con le sue sorprendenti descrizioni della natura, della bellezza dell’uomo e della
donna, con l’espressione dei sentimenti e dei valori umani. Per chiederci infine
se questo grande codice culturale non fosse anche una comune fonte di ispirazione
per la vita di credenti e non credenti, o almeno il punto di partenza per un confronto
critico per affinare il cuore e ricercare le motivazioni più profonde del vivere».
Nel 2009 pubblico Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Facciamo
festa con il Vangelo di Luca (2007), seguito da In cerca di perle preziose. Facciamo
festa con il Vangelo di Matteo (2010) e
Il seme germoglia e cresce. Facciamo festa con il Vangelo di Marco (2014).
Non si tratta dei classici commenti ai vangeli festivi, ma del frutto di una singola
esperienza, come ho raccontato nel secondo volume: «“Quando vado in chiesa la domenica
spero sempre di tornare a casa piena di gioia, di luce, di speranza, così da poter
affrontare la settimana con una nuova carica di vita divina. Invece qualche volta,
alla fine della messa, mi ritrovo avvilita e triste per le parole ascoltate nell’omelia”.
Anziana, non vedente, sola anche se attorniata da figlie e nipoti, mia mamma mi
aveva confidato questo suo patire. “Ogni domenica condividerò con te la mia lettura
del Vangelo e la mia preghiera”, le risposi con slancio. Così è stato. Domenica
dopo domenica, per tre anni, sono rimasto fedele alla promessa inviando, via e-mail
a chi poteva leggerglielo, il mio piccolo colloquio con il Signore. Così è nato
questo libro. A sera la mamma mi telefonava, felice». I miei scritti avevano già
raggiunto il loro scopo.
Nel 2012, infine,
collaborai con Città Nuova alla nascita del periodico Il Vangelo del giorno, per il cui primo numero di dicembre, scrissi
appunto i commenti ai vangeli del giorno.
[1] Rispettivamente in “Nuova Umanità” 18 (1996) 517-533;
18 (1996) 645-659; 19 (1997) 31-51; 19 (1997) 387-407.
giovedì 3 novembre 2016
Si legge come un romanzo… (lo è!)
![]() |
| Nené, la sorella di Eugenio |
“Ho letto con un grande piacere il Racconto di una vocazione. Si legge come
un romanzo ma è la realtà, conosciuta grazie alla corrispondenza abbondante del
Fondatore. Peccato che questo libro non sia tradotto in francese e in inglese”.
Intanto
possiamo leggere la presentazione:
Ho raccontato di un ventenne pieno di vita e di sogni, alla
ricerca sofferta e tenace di un’identità, di un prestigio sociale, di una
carriera, di una moglie e che si trova ferocemente contraddetto da avversità
familiari, politiche, finanziarie, che lo portano alla delusione, alla noia,
all’insoddisfazione, fino a precipitarlo nella depressione. Il racconto di un
ventenne costretto a vivere con la mamma perché non ha né arte né parte, mentre
il padre è lontano, divorziato. Sono voluto entrare nel dramma di tanti giovani
di oggi, anche se quello di cui ho scritto è ambientato agli inizi
dell’Ottocento, nel sud di una Francia sconvolta dall’ascesa di Napoleone, la
prigionia di Pio VII, la crisi della Chiesa cattolica.
Non ho scritto la biografia di un uomo che pure ha vissuto a
lungo, ma i suoi anni critici, e per questo creativi, che l’hanno condotto per
un cammino che mai avrebbe immaginato, fino alla scoperta della sua vocazione,
nell’inaspettato incontro con Cristo che, a 21 anni, lo sconvolge e gli
spalanca orizzonti nuovi, finalmente appaganti, anche se l’inquietudine mai lo
lascerà, portandolo prima al sacerdozio, poi alla fondazione di una grande
Società di missionari, gli Oblati di Maria Immacolata. Un racconto che lo segue
per quindici anni. Dopo di che lo lascio, perché la sua via è ormai segnata.
Rigorosamente storico, l’ho scritto con la libertà, la
creatività e la passione di un romanzo. Posso permettermi questa libertà, anche
a costo di fraintendimenti?
Luigi vede il dattiloscritto sul mio tavolo e comincia a
leggerlo. Dopo la prima pagina — la lettera iniziale che Eugenio, appena
tornato in Francia dall’esilio, scrive al padre rimasto a Palermo - lo sento
esclamare: «Ma come teatrale questo Eugenio! Non lo conoscevo così». «L’ho
scritto proprio per farlo conoscere nella sua umanità schietta».
Marco, dopo aver letto la medesima lettera, mi chiede
l’originale francese perché ha dei dubbi sulla mia traduzione. «Mi fai cadere
le braccia! Non c’è un originale francese, l’ho scritta io...».
Punica cosa che mi sono permesso di inventare - così dico tutto
- è il nome della ragazza che muore tra le braccia di Eugenio. L’ho chiamata
Luisa perché i documenti lo tacciono. («Una ragazza che muore tra le sue
braccia?», mi sento dire da un altro scandalizzato...).
Ho creato carteggi e dialoghi cercando di entrare nell’animo del
personaggio e nell’ambiente dell’Ottocento, conservandone il sapore anche nel
linguaggio, per non creare disarmonia con i testi originali che introduco nella
narrazione e che, contrariamente a ogni sana operazione letteraria, ho voluto
citare in corsivo, per lasciare un rapporto diretto con Eugenio de Mazenod.
Spero di essere riuscito a rendere viva e coinvolgente l’esperienza
di questa persona, a me particolarmente cara.
mercoledì 2 novembre 2016
I venerdì di s. Nicola ai prefetti sulla Parola di vita
I dialoghi di Sant’Eustachio continuano in nuova veste
e diventano “I venerdì di S. Nicola ai Prefetti”
ed hanno come tema la “Parola di vita”.
Ecco quanto hanno scritto i nostri di San Nicola:
Amoris Laetitia, come ben sapete, è la naturale continuazione di Evangelii
Gaudium, la precedente esortazione apostolica di Papa Francesco: dalla
gioia nell’annunciare il Vangelo al mondo, alla gioia dell’amore nella famiglia
che mai come in questi tempi è chiamata ad amare, a leggere, a confrontarsi con
la Parola di Dio, per renderla viva e interpellante nella propria vita.
Per vivere
la qualità dell’amore di Dio, occorre avere confidenza e dimestichezza con la
Parola dove questo amore è racchiuso e
svelato e da dove Dio emette una forza per saper amare con quella gratuità e
radicalità con cui egli ama; ciò perché è facile costruirsi un Dio a nostra
immagine e somiglianza e senza un rapporto con la Parola è facile cadere in una
fede arbitraria e soggettiva.
Cogliendo l’invito di Papa Francesco e per dare a
tutti coloro che lo desiderano la possibilità di “vivere” la Parola, vi
comunico che la Comunità OMI di Via dei Prefetti dal prossimo venerdì
11 novembre fino a maggio 2017 dà vita, nella Sala del Giogo
presso la Chiesa di San Nicola ai Prefetti, ad una serie di
incontri “I VENERDÌ DI S. NICOLA AI PREFETTI” sulla Parola di Vita. Gli incontri,
“NON DI SOLO PANE”, sono aperti a tutti e saranno guidati da p.
Fabio Ciardi, omi con il coinvolgimento attivo dei partecipanti e la
condivisione delle esperienze suscitate dalla Parola vissuta.
I dettagli degli incontri nel dépliant e nella
locandina che vi allego per l’eventuale diffusione dell’iniziativa.
Per memoria, la Sala del Giogo è la sala per
ascolto, dialogo e formazione dell’Associazione Centro La Famiglia: Un’oasi
per le famiglie, «un nido caldo» con una chiesa dove poter pregare e una tavola
dove riunirsi aperta nella casa dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, in
via dei Prefetti 34, con il desiderio di creare un punto di riferimento, un
luogo di pace e di confronto per tutti coloro che ne hanno bisogno nonché per
le coppie di sposi, che desiderano riscoprire la bellezza del matrimonio, per
le persone che vivono situazioni difficili di separazione e per le loro famiglie
in cerca di consolazione e di un aiuto a risolvere questi traumi.
martedì 1 novembre 2016
Parola di vita novembre 2016
Ci sono momenti nei quali ci sentiamo contenti, pieni di
forze e tutto sembra facile e leggero. Altre volte siamo assaliti da difficoltà
che amareggiano le nostre giornate. Possono essere i piccoli fallimenti
nell’amare le persone che ci sono accanto, l’incapacità di condividere con
altri il nostro ideale di vita. Oppure sopraggiungono malattie, ristrettezze
economiche, delusioni familiari, dubbi e tribolazioni interiori, perdita di
lavoro, situazioni di guerra, che ci schiacciano e appaiono senza via di
uscita. Ciò che pesa maggiormente in queste circostanze è sentirci costretti ad
affrontare da soli le prove della vita, senza il sostegno di qualcuno capace di
darci un aiuto decisivo.
Poche persone come l’apostolo Paolo hanno vissuto con tanta
intensità gioie e dolori, successi e incomprensioni. Eppure egli ha saputo
perseguire con coraggio la sua missione, senza cedere allo scoraggiamento. Era
un supereroe? No, si sentiva debole, fragile, inadeguato, ma possedeva un
segreto, che confida ai suoi amici di Filippi: “Tutto posso in colui che mi dà
la forza”. Aveva scoperto nella propria vita la presenza costante di Gesù.
Anche quando tutti lo avevano abbandonato, Paolo non si è mai sentito solo:
Gesù gli è rimasto vicino. Era lui che gli dava sicurezza e lo spingeva ad
andare avanti, ad affrontare ogni avversità. Era entrato pienamente nella sua
vita divenendo la sua forza.
Quello di Paolo può essere anche il nostro segreto. Tutto
posso quando anche in un dolore riconosco e accolgo la vicinanza misteriosa di
Gesù che quasi si identifica e prende su di sé quel dolore. Tutto posso quando
vivo in comunione d’amore con altri, perché allora Egli viene in mezzo a noi,
come ha promesso, e sono sostenuto dalla forza dell’unità. Tutto posso quando
accolgo e metto in pratica le parole del Vangelo: mi fanno scorgere la strada
che sono chiamato a percorrere giorno dopo giorno, mi insegnano come vivere, mi
danno fiducia.
Avrò la forza per affrontare non soltanto le mie prove
personali, o della mia famiglia, ma anche quelle del mondo attorno a me. Può
sembrare un’ingenuità, un’utopia, tanto immani sono i problemi della società e
delle nazioni. Eppure “tutto” possiamo con la presenza dell’Onnipotente;
“tutto” e solo il bene che Egli, nel suo amore misericordioso, ha pensato per
me e per gli altri attraverso di me. E se non si attualizza subito, possiamo
continuare a credere e sperare nel progetto d’amore di Dio che abbraccia
l’eternità e si compirà comunque.
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