sabato 3 dicembre 2022

La sapienza che viene dal cielo

“La sapienza che viene dal cielo ci guidi

È la preghiera della liturgia della seconda domenica di Avvento. Il testo di Isaia parla infatti della sapienza, intelligenza e conoscenza che lo Spirito del Signore donerà al Virgulto di Iesse - che poi la Chiesa identificherà con Gesù - e della conoscenza del Signore che riempirà la terra.

Tante volte, quando passeggio lungo il mare, mi tornano alla mente queste parole di Isaia: “la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”. Mi fermo a guardare il mare e penso alla nostra umanità, con le sue tragedie, le sue cattiverie; Isaia parla di iniquità e di saccheggi. Poi la vedo sommersa dalla “conoscenza del Signore”, ossia dall’esperienza profonda di Dio che si traduce in fedeltà alla sua parola. È l’inizio della trasformazione del mondo, il ritorno al paradiso terrestre. 

La terra è sommersa dalla conoscenza del Signore perché prima scende sul Virgulto e dalla sua pienezza trabocca sulla terra. Gesù ha la pienezza dello Spirito Santo e a noi lo dona. Egli è totalmente abbandonato al Padre, obbediente, ha la piena conoscenza del suo volere perché è una cosa solo con lui.

“La sapienza che viene dal cielo ci guidi…”. Come Gesù e grazie a Gesù possiamo anche noi metterci in ascolto della Parola di Dio, penetrarla, abitando in Dio, divenendo suoi “familiari”, lasciandoci guidare da essa. La sola via perché la terra si trasformi in paradiso.


venerdì 2 dicembre 2022

Sotto il vessillo di Maria Immacolata

 

Sant’Eugenio, Lettera pastorale, 8 luglio 1849:

La sua tenerezza veglia su di noi; nutre le nostre anime con le grazie divine di cui è, secondo i Santi Padri, la distributrice; dall’alto del cielo le spande a piene mani sui suoi figli dopo averle attinte per loro dal cuore del suo Figlio Nostro Salvatore. La nostra esistenza, anche quella temporale, è sotto lo sguardo del suo amore materno e gli Angeli, di cui è Regina sempre esaltata e sempre obbedita, sono mandati dai piedi del suo trono per guidarci nelle sue vie...

Sant’Eugenio ai novizi, 24 luglio 1858:

Quale fortuna vi è toccata di consacrarvi a Dio nella Congregazione che ha Maria per Madre… e militare sotto il vessillo di Maria Immacolata. È una grazia di predilezione per la terra e una garanzia di predestinazione per la vita eterna.

giovedì 1 dicembre 2022

Liberi di cadere liberi di volare

L’ho letto d’un soffio, dall’inizio alla fine, senza interruzione.

Mi sono immedesimato nel dramma di Alina, nel suo eroico coraggio di perdono e nel ritrovato immenso amore materno.

Mi sono immedesimato in Ariel, nella sua disperazione e nella sua forza di redenzione.

Mi sono immedesimato in Veronica, nella sua dedizione sincera e fattiva al mondo degli ultimi.

Mi sono immedesimato nello stupore discreto e silenzioso di Marie.

Mi sono immedesimato soprattutto in padre Angel, nella sua capacità di vicinanza ai poveri, nella sua limpida vita evangelica, nel suo stare in silenziosa preghiera alla finestrella che immette sulla chiesa.

Che bel racconto ci ha dato Fernando Muraca, che narrazione limpida e sentita!

Un libro da leggere d’un soffio, dall’inizio alla fine, senza interruzione.

mercoledì 30 novembre 2022

Sulla opportunità della proclamazione del dogma dell'Immacolata

Sant'Eugenio è il primo a sinistra

Pio IX chiese ai vescovi un parere sull’opportunità della definizione del dogma dell’Immacolata concezione. Sant’Eugenio gli rispose il 28 aprile 1849:

Quanto al parere mio personale che come vescovo della Chiesa di Dio sono chiamato felicemente ad esprimere sulla questione proposta, con l’ausilio dello Spirito santo e la protezione della Madre dell’eterna Luce, affermo senza ombra di dubbio quanto segue:

profondamente radicato nella tradizione della Chiesa a me affidata, nell’opinione dei teologi più autorevoli e delle persone più virtuose e più sante dei nostri tempi e nelle motivazioni teologiche che richiedono per l’onore della Madre di Dio e del suo divin Figliuolo l’assenza totale di peccato in questa eccellentissima e dilettissima Madre di Dio,

io affermo che è da tenere e da definire come dogma di fede cattolica che la Beatissima Vergine Maria sia stata concepita senza peccato.

Desidero pertanto ardentissimamente che questo mio sentire sia fatto proprio dalla Santità Vostra e insegnato infallibilmente a tutta la Chiesa di Dio con l’autorità suprema da Cristo concessa in terra a Pietro.

martedì 29 novembre 2022

Presto è Natale

Venerdì scorso mi sono svegliato con un pensiero di una ovvietà lapalissiana: fra un mese è Natale. E ho pensato di dare a tanti il grande annuncio: “Fra un mese è Natale”. Sono fioccate le risposte:

Mistero d’amore!

Allora che i preparativi comincino! E Maria la mamma di casa ci fa da guida insieme a Giovanni Battista e a Isaia.

Sì, lo attendiamo con gioia, ma tanti nostri fratelli non potranno festeggiare perché sono sotto le bombe. Questo mi mette tanta angoscia. Chiediamo insieme la grazia della pace a Gesù Bambino.

Questa è la bella notizia!

Grande opportunità di “far nascere” Gesù in noi e in mezzo a noi.

Che bella notizia!

Ci voleva una buona notizia

Che bello!  Maranatha! Ci prepariamo.

Il messaggio più bello di questa mattina.

lunedì 28 novembre 2022

Regalo di compleanno

Per il mio compleanno mi sono regalato un libro. Me lo sono scritto! In breve tempo, ma è stato un tempo molto intenso. L’ho scritto sotto dettatura. In genere lei me lo dettava di notte e di giorno dovevo scriverlo. Qua e là a qualcuno ho letto un capitolo o l’altro. Non l’ho letto ancora a nessuno per intero. Chissà se sarà mai pubblicato perché, come diceva Italo Svevo, scrivere bisogna, pubblicare non importa. Comunque ogni volta che troverò un ascoltatore, continuerò a leggerne qualche capitolo. Intanto me lo sono letto io. Qui posso trascrivere l’ultima pagina: "Ringraziamento".

 

Grazie Simonetta per avermi raccontato e reso partecipe della tua storia. A brevi linee, a partire degli ultimi intensissimi momenti, anche se è molto più ricca. Me l’hai raccontata con poche parole, soprattutto senza parole, perché non potevi più parlare. È passato tutto da cuore a cuore. Mi hai coinvolto, anche emotivamente. Ho scritto con un genere che fa pensare a un romanzo, un romanzo breve. O più semplicemente una meditazione. Ma è tutto vero. Ho cambiato soltanto alcuni nomi. Quanto ho riportato in corsivo sono testi che hai scritto tu direttamente.

Ti sei raccontata sempre insieme ad altri, gli amici, i colleghi, i pazienti, le focolarine: una storia condivisa.

Assieme a te la tua storia me l’hanno raccontata in tanti, a cominciare da tua sorella, i sacerdoti della tua parrocchia di Lavinio, le tue amiche, le tue compagne di viaggio sui Castelli Romani, Ascoli Piceno, Roma, il personale dell’Istituto don Guanella… Soprattutto i membri del focolare dove si è compiuta l’ultima tappa del tuo viaggio e quanti in quel periodo si sono presi cura di te. Li ringrazio, ognuno personalmente, anche se per vari motivi non sempre riporto i loro nomi. Mi scuseranno se ha conservato soltanto poche cose delle tante che mi hanno narrato.

Hai appena iniziato a raccontare la tua storia, Simonetta. Continuerai a raccontarla ancora, ad altri, e altri ancora la raccoglieranno e continueranno a raccontarla, perché è troppo vera, è troppo bella.

domenica 27 novembre 2022

Attesa

“At-tendere”: rivolgersi verso, protendersi in una direzione precisa. È più di un semplice aspettare – “aspicere” – che indica un atteggiamento piuttosto passivo, fermi a guardare verso la persona o la cosa che deve arrivare. Si aspetta che spiova, non possiamo farci niente. Si aspetta che passi… Si aspetta Godot, come nel dramma di Beckett, ma aspetta aspetta non viene mai… Nell’attesa c’è invece partecipazione, un dedicarsi, una “tensione”. Non si sta lì con le mani in mano, si vorrebbe quasi anticipare, con impazienza, la venuta dell’evento o della persona che si attende. È quasi un andargli incontro, per accorciare tempi e distanze. Niente a che fare con una immobilità rassegnata. L’attesa domanda un atteggiamento attivo, un andare verso, nella speranza di essere appagati da quell’arrivo desiderato.

Tante altre parole sono ad essa correlate, a testimonianza di quanto l’attesa sia dinamica e partecipata: attenzione, tensione, intendere, pretendere, attenzionare... Vi sono anche parole che non hanno un rapporto etimologico con l’attesa e che indicano piuttosto sentimenti ad essa legati: trepidazione, delusione, speranza. L’attesa non è neutra, è passionale, coinvolge mente e cuore, è anche un po’ un patire, soprattutto quando si protrae, i tempi si allungano a dismisura, compare la stanchezza, il dubbio...

È esigente l’attesa, non consente alcuna distrazione, ossia essere attratti altrove. Come non ricordare la pagina evangelica delle vergini saggie e delle vergini stolte? Queste ultime all’arrivo dello sposo sono altrove, sono a comprare l’olio per le lampade, e letteralmente “dis-attendono” l’appuntamento… L’attesa richiede dedizione. Quante volte Gesù invita a vigilare, ad essere pronti, svegli, perché egli arriverà all’improvviso e vuole trovare persone protese ad accoglierlo. La sposa del Cantico dei Cantici confida che anche quando dorme il suo cuore è sveglio e al minimo rumore riconosce il bussare discreto del suo diletto (cf. 5. 2). L’amore veglia, l’amore è sempre in attesa. «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni”!... “Sì, vengo presto!”» (Apocalisse, 22, 17, 20). È il senso dell’Avvento e del Natale.