domenica 18 gennaio 2026

“La politica è una via alla santità”

 

“La politica è una via alla santità”. Così affermava Domenico Mangano. Ancora una parola su di lui.

Mi piaceva la rubrica che curava su “Città Nuova”: “La giusta mercede”. Rispondeva in maniera tecnica a domande che i lettori gli ponevano su questioni fiscali, contrattuali, pensionistiche… Niente di mistico! O forse sì! Sono l’attestazione di un amore concreto verso le persone che si dibattevano nelle più complesse situazioni burocratiche. Era il frutto del suo lavoro competente e paziente vissuto negli uffici pensionistici e nell’amministrazione del comune di Viterbo, e nello stesso tempo frutto di uno sguardo di fede che sapeva riconoscere Gesù in ogni persona bisognosa di un consiglio…

I brevi articoli che apparivano sui giornali locali presentavano una visione evangelica della politica. “L’essenza del fare politica è servire la società” e chiede di “restituire all’elettorato la dignità di essere protagonista”, di “riscoprire la dignità di ogni singolo cittadino”, il “ripudio a gestire il potere per il potere, ripudio alle lotte personali, ripudio agli arrivismi, ripudio ad usare il bene comune come un bene proprio”. Costante è l’invito ai partiti a ritrovare la propria idealità e a lavorare insieme per i progetti comuni, invocando uno “spirito di unità”, che non è spartizione di potere ma “un ricominciare a far politica insieme, maggioranza e minoranza, tentando di far prevalere i contenuti sulla tattica”.

Nel suo ultimo articolo su “Città Nuova” (1996, n. 6), scriveva: «Una schiera di donne e uomini “del dialogo”: di questo oggi c’è bisogno (…) Di politici “del dialogo”, certamente. Ma anche e soprattutto di comuni cittadini, giovani, adulti e anziani che smessi i panni dei guelfi e ghibellini, sappiano indossare l’abito della tolleranza per riuscire ad ascoltare le ragioni dell’altro pur nella convinzione delle proprie idee. In questa schiera di cittadini anonimi, i cristiani dovrebbero essere in prima fila. (…) Credere nella democrazia, e lavorare, tutti insieme, perché essa diventi più compiuta; adoperarsi per favorire il bene comune, gli interessi generali, il senso dello stato; avere nel governo della cosa pubblica, a livello locale, nazionale e internazionale un occhio “preferenziale” per i poveri, i meno abbienti…: questi valori non sono né di destra né di sinistra, sono valori e basta e sono valori profondamente cristiani e profondamente laici. Richiedono di essere ricompresi e rivissuti da tutti i cittadini con più forte volontà e, forse, con un supplemento d’anima. Prima ancor di far valere le ragioni delle proprie scelte partitiche, c’è bisogno oggi di una numerosa schiera di semplici cittadini, comuni, proiettati verso un’autentica, lunga stagione di dialogo, nel proprio e nell’opposto schieramento, per immettervi germi di tolleranza: ne siamo sicuri, anche i “politici” saranno contagiati”».

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