«Nella preghiera silenziosa e prolungata di ogni giorno,
si lasciano plasmare dal Signore e trovano in lui l’ispirazione per il loro
comportamento. Secondo la loro tradizione, consacrano un’ora al giorno
all’orazione e vivono insieme una parte di questo tempo alla presenza del SS.
Sacramento».
Così la Regola degli Oblati. Oggi ho trovato un manoscritto
del 1859, ancora del tempo del Fondatore, che spiega come vivere questo tempo di preghiera silenziosa davanti all’Eucaristia.
Eccone qualche passaggio soltanto:
«Durante questa mezz’ora che trascorriamo davanti al SS. Sacramento,
è bene conversare familiarmente con N.S., stabilire tra Lui e noi un colloquio affettuoso…
con grande semplicità di linguaggio: “Ecco davanti a voi, mio Dio, la vostra piccola
creatura…, il vostro povero vermiciattolo… a cui volete dare comunque il titolo
di bambino… che voi amate… nel quale provate le vostre delizie… io, mio Dio, mi
sembra di desiderare di vivere le virtù che contemplo in voi… ma ho così tanta
difficoltà…”
Non abbiamo paura di entrare nei dettagli delle nostre
piccole miserie, diciamo tutto a nostro Signore, che si fa così piccolo in
questo sacramento perché vuole che ci avvicinavamo a lui senza paura, con cuore
libero, ci vuole aiutare, ci vuole confortare, ma vuole la nostra fiducia,
esige che gli diciamo tutto ciò che accade dentro di noi. Senza dubbio è Dio, e
sa tutto; ma dobbiamo dirgli ciò che diremmo a un amico, cioè tutta la nostra
gioia, la nostra contentezza, le nostre paure, i nostri insuccessi, le nostre
preoccupazioni. Se non facciamo così, anche se sa tutto, è come se non le
conoscesse… Questo è sufficiente per farti capire cosa fare nell’orazione;
andiamoci con questa semplicità e questa franchezza, e senza dubbio trarremo
immenso beneficio da questo santo esercizio, ne usciremo sempre sollevati e
rafforzati, perché il Signore si è impegnato: “venite a me tutti voi che siete stanchi,
voi tutti che siete oppressi, e io vi ristorerò”».


Grazie! Ho ripreso un testo del beato Alberione: "" Gesù Cristo è Via e Verità e Vita nell’Eucaristia, in cui è presente in Corpo, Sangue, Anima, Divinità. Dimora nel Tabernacolo e ci chiama a sé. Egli vuole illuminare, istruire, riscaldare, confortare, sollevare incoraggiare tutti: «Venite a me, dice, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi darò riposo» (Mt 11,28). Scrive sant’Alfonso de’ Liguori: «Sappiate che forse guadagnate più in un quarto d’ora di orazione innanzi al SS. Sacramento, che in tutti gli altri santi esercizi del giorno. È vero, in ogni luogo Dio esaudisce chi prega, ma è anche vero che Gesù, a chi lo adora nel SS. Sacramento, dispensa più facilmente le sue grazie».
RispondiEliminaLa fedeltà all’adorazione eucaristica assicura e completa il frutto della meditazione e della celebrazione eucaristica. È necessario però che durante l’adorazione l’anima nostra si metta in comunicazione intima con Gesù Cristo, Maestro divino.
La vita paolina è nata dal Tabernacolo; così dovrà viversi; così da consumarsi.
Dal Tabernacolo tutto, senza il Tabernacolo nulla.
La Visita è: un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù.
È la creatura che s’incontra con il Creatore.
È il discepolo presso il divino Maestro.
È l’infermo con il Medico delle anime.
È il povero che ricorre al Ricco.
È l’assetato che beve alla Fonte.
È il debole che si presenta all’Onnipotente.
È il tentato che cerca il Rifugio sicuro.
È il cieco che cerca la Luce.
È l’amico che va al vero Amico.
È la pecorella smarrita cercata dal divino Pastore.
È il cuore disorientato che trova la Via.
È lo stolto che trova la Saggezza.
È la sposa che trova lo Sposo dell’anima.
È il nulla che trova il Tutto.
È l’afflitto che trova il Consolatore.
È il giovane che trova orientamento per la vita.
I pastori al presepio, la Maddalena al convito di Simone, Nicodemo che arriva nella notte.
Le sante conversazioni della Samaritana, di Zaccheo, di Filippo e di tutti gli Apostoli con Gesù; specialmente nell’ultima settimana della sua vita terrena e dopo la risurrezione.
Si va a Gesù come Mediatore tra Dio e l’uomo; come Sacerdote del Padre; come Vittima di espiazione; come il Messia venuto; come Verbo di Dio; come buon Pastore; come Via, Verità e Vita; come Salvatore del mondo.
La Visita è la pratica che più orienta ed influenza tutta la vita e tutto l’apostolato.
Raccoglie in sé i frutti, e li conduce a maturità, di tutte le altre pratiche.
È il gran mezzo per vivere tutto Gesù Cristo.
È il gran mezzo per superare la pubertà e formare la personalità in Cristo.
È il segreto per la trasformazione nostra in Cristo: «vivit vero in me Christus».
È sentire le relazioni di Gesù col Padre e con l’umanità.
È la garanzia di perseveranza.
La Visita vera è un’anima che pervade tutte le ore, le occupazioni, i pensieri, le relazioni, ecc. È una linfa o corrente vitale, che su tutto influisce, comunica lo spirito anche alle cose più comuni. Forma una spiritualità che si vive e comunica. Forma lo spirito di orazione che, coltivato, trasforma ogni lavoro in preghiera.
(UPS II, 101-111""