«Perché una ragazza bella, alta, occhi azzurri, con i suoi capelli lunghi annodati con le trecce, vivace, simpatica così la ricordano a Barletta dove era nata l'11 novembre 1909, che sa conquistarsi le amiche e i bambini, decide un giorno di andare a chiudersi in un monastero? Sarà stata la lettura della Storia di un'anima, l'autobiografia di Teresa di Gesù Bambino appena canonizzata da Pio XI? Sarà stato il clima di fervore della Barletta di inizio secolo, da cui partirono una quarantina di giovani e ragazze per consacrarsi a Dio? Saranno stati i colloqui silenziosi e prolungati con Gesù eucaristia nella chiesa della parrocchia? Forse tutto questo, ma ogni vocazione rimane sempre un mistero della grazia di Dio, che sceglie come vuole e indirizza dove vuole».
Inizia così un libriccino che ho scritto anni fa, nel 1999: La “perfetta letizia” di Maria Chiara Damato. Ho dovuto rileggerlo perché stanno provvedendo a una ristampa.
Precedentemente avevo scritto la biografia di questa “serva
di Dio Maria”: Il fascino del chiostro. Maria Chiara Damato, Città
Nuova, Roma 1998.
https://fabiociardi.blogspot.com/2018/04/santita-nascosta-maria-chiara-damato.html
Rileggere questo opuscolo - La “perfetta letizia” di Maria Chiara Damato - è stato un sobbalzo di gioia: che testimonianza bella, quella di suor Maria Chiara! Ma anche che testimonianza bella quella delle Clarisse di Albano. Il libretto si conclude infatti con il racconto che scrivono della loro vocazione: «Oggi noi sperimentiamo la vita in clausura, come un modo privilegiato dell'incontro e dell'ascolto della Parola di Dio. La clausura esprime infatti il bisogno di ritirarsi in disparte per parlare con il Padre, rispondendo all'invito di Gesù: “Quando vuoi pregare, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che sta nel segreto...”. Essa è anche il ricordo vivo di Gesù che di notte si ritirava in disparte in preghiera. Nello stesso tempo la vita in clausura spalanca la nostra vita su orizzonti impensati perché ci consente di leggere e di interpretare con maggiore oggettività, proprio alla luce della preghiera, la realtà dell'umanità e della vita contemporanea. Questo ci aiuta a far diventare l'intera nostra esistenza un'intercessione per il mondo presso il Padre. «La vostra vocazione è l'Amore – ci ha detto Giovanni Paolo II una volta che è venuto a trovarci nel nostro monastero di Albano –; non un amore che imprigiona nelle strette mura della clausura, ma che allarga il cuore sino ai confini del mondo...».


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