Un’altra presentazione del libro Paradiso ’49? Ebbene
sì, lo merita visto che in un mese siamo già alla quinta ristampa. Ma questa volta
avevo un pubblico scelto: una quindicina di bambini! Troppo bello.
Ecco alcuni dei loro disegni
Un’altra presentazione del libro Paradiso ’49? Ebbene
sì, lo merita visto che in un mese siamo già alla quinta ristampa. Ma questa volta
avevo un pubblico scelto: una quindicina di bambini! Troppo bello.
Ecco alcuni dei loro disegni
Il tour per la presentazione del
libro “Lacrime e stelle” è all’ultima tappa. Dopo Roma, Pescara, Taranto, Matera,
Firenze, Siena, Reggio Calabria, Cosenza, Vasto, eccomi adesso a L’Aquila.
Riprenderemo dopo l’estate con Napoli…
La presentazione del libro è avvenuta nell'ambito delle manifestazioni di "L'Aquila capitale della cultura 2026".
La giornalista Sabrina Giangrande l'aveva annunciato così sul "L'Aquila Blog:
UN VIAGGIO NELLA VITA E NEL
CARISMA DI CHIARA LUBICH
L’AQUILA – Nella Sala
Rinascimentale di Palazzo Alfieri, in via Fortebraccio 54, presso le Suore
Micarelli, venerdì 19 giugno 2026, alle ore 17, sarà presentato il volume
“Lacrime e Stelle. Per una autobiografia di Chiara Lubich. Gli
inizi”, scritto da Padre Fabio Ciardi e pubblicato da Città
Nuova. Un viaggio nella vita e nel carisma di Chiara Lubich.
L’iniziativa, patrocinata
gratuitamente dal Comune dell’Aquila, offrirà l’occasione per approfondire la
figura di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari e
tra le personalità spirituali più significative del Novecento. A dialogare con
il pubblico sarà lo stesso autore, Padre Fabio Ciardi, professore emerito
presso l’Istituto di Teologia della Vita Consacrata “Claretianum” di Roma e
direttore del Centro Studi dei Missionari Oblati di Maria Immacolata.
L’incontro sarà arricchito
dall’intervento di S.E.R. Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo
dell’Aquila.
Sul retro di copertina del volume
compare una delle riflessioni più intense di Chiara Lubich: «Quando si parla
d’amore, Signore, forse gli uomini pensano a una cosa sempre uguale. Infatti si
dicono infinite cose con un verbo. Lo sapevo che Dio è amore, ma non lo credevo
così». Una frase che racchiude il cuore della sua esperienza spirituale e della
sua testimonianza umana.
Nata a Trento nel 1920, Chiara
Lubich comprese, nel pieno delle devastazioni della seconda guerra mondiale,
che il Vangelo poteva rappresentare una risposta concreta alle sofferenze e
alle divisioni del mondo. Da questa intuizione nacque nel 1943 il Movimento dei
Focolari, fondato sull’amore reciproco, sulla fraternità universale e sulla
condivisione dei beni, ispirata alla vita delle prime comunità cristiane.
Presentazione del libro “Un magnifico giardino”. Non si è
trattato della presentazione classica, ma di un’occasione per
riflettere insieme sulla dimensione carismatica della Chiesa; riflessione
condotta magistralmente da sr. Mary Melone, attuale superiora generale delle
Suore Francescane Angeline, già rettore dell’Università Antonianum.
A proposito del libro: José Damián Gaitán ha scritto una
bella e lunga recensione su “Revista de Espiritualidads”. Parlando del mio
ultimo capitolo, conclude dicendo che esso «risponde a domande come: Cosa ha
attratto alcuni religiosi al carisma di Chiara Lubich? Cosa hanno ricevuto da
questo carisma, all'epoca, nuovo nella Chiesa? Qual è stato il contributo dei
religiosi alla sua comprensione e al suo sviluppo storico? Secondo l'autore di
questo capitolo, il contributo dei religiosi al carisma di Chiara è stato
importante per la visione che si stava delineando in lei riguardo alla teologia
dei carismi. In armonia, naturalmente, con le sue intuizioni iniziali.
Confermate, inoltre, dall'evoluzione della teologia e del Magistero della
Chiesa, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, sulla necessaria comunione
tra i carismi e le diverse realtà ecclesiali».
Ma anche perché ciascuno di noi è in certo qual modo
espressione viva di un carisma che lungo i secoli lo Spirito ha fatto alla
Chiesa sua sposa. Guardandovi, da qui, posso scorgere tra voi il “volto” di
Agostino, di Benedetto, di Francesco, di Antonio Maria Claret, di Giovanna
Antida, di Eugenio de Mazenod, di Annibale Maria di Francia, di Giuseppe
Calasanzio, di Madre Oliva Bonaldo, di Madre Crocifissa, di Chiara Lubich, di
Madre Chiara Ricci… e chissà quanti altri».
In effetti eravamo una bella assemblea… carismatica.
“Una mistica comunitaria”. Questo il titolo della trasmissione di questa sera sul canale YouTube di Città Nuova per la presentazione del libro Paradiso’49. Per la verità non si è parlato tanto di mistica comunitaria quando piuttosto, come doveroso, del libro in sé. Alba Sgariglia e io siamo stati intervistati dal direttore dell’editrice, Luca Gentili. Il video potrà essere rivisto sul canale YouTube. Qui, in sintesi, i miei interventi.
Domanda: A te che sei stato anche responsabile della
Scuola Abbà viene naturale chiedere di spiegarci meglio quale rapporto ci sia
tra il Paradiso ’49 e appunto la Sapienza declinata secondo le diverse
discipline, propria della Scuola Abbà, nonché nel suo più complessivo
significato culturale.
Per Chiara il Paradiso ’49 non era soltanto una fonte
ispiratrice per la propria vita e per quella di tutta la sua Opera. Era
qualcosa di più. Vi vedeva racchiusa, in forma germinale, una dottrina che
avrebbe potuto ispirare tante discipline, a cominciare dalla teologia.
Ogni disciplina ha la sua epistemologia, che va rispettata. Nel Paradiso vi è comunque una visione di Dio, dell’uomo, del mondo, della storia che potrebbe gettare luce
sul pensiero e aprire la strada a nuovi intuizioni, a ulteriori approfondimenti.
Commentando un testo del 27 luglio 1949, Chiara scriveva in
proposito: «Ricordo che fin dall’inizio - eravamo ancora in piazza Cappuccini -
sentivo la necessità (…) di una politica nuova, di un'arte nuova. Vedevo, quasi
con gli occhi, tutto illuminato».
Questa stessa idea la riprende, in forma poetica,
nell’estate del 1950, quando, raccontando la «Favola fiorita lungo il sentiero
"Foco"», immagina la visione che le viene dall’Alto come una sorte di
luce che si distingue in tanti colori, come se l’umanità fosse
«illuminata dal carisma e perciò rinnovata, clarificata». Altre volte ha usato
l’immagine dell’acqua che irrora i fiori di un giardino: l’acqua ravviva i
fiori che tuttavia non perdono il loro colore, la loro natura. I vari dottorati
honoris causa che ha ricevuto negli ultimi anni della sua vita e nei campi più
diversi, stanno a indicare come davvero il suo carisma possa dare un contributo nel campo della cultura.
Domanda: Il Paradiso ’49 è un testo che – penso
sia corretto dirlo - riporta al senso più profondo dell’esperienza che Chiara
fa di Dio. In un tempo tanto lontano dalla scaturigine di quell’esperienza ci
puoi dire se il Paradiso ’49 sia ancora in grado di illuminare l’Opera, che Dio
ha fatto fondare a Chiara, sulla sua identità storica e attuale?
Sono convinto che se andiamo in profondità nella sua
comprensione e nel suo vissuto, questo testo aiuterà l’Opera di Maria a
scoprire sempre più la propria natura, la propria identità, il suo perché.
Ogni istituzione, anche la più carismatica, con il passare
degli anni corre il pericolo di un annacquamento, di un calo di tensione. Il
fuoco dell’intuizione iniziale domanda di essere sempre attizzato, alimentato
per non illanguidire o spegnersi. Il testo che abbiamo tra mani penso possa
aiutare a tenere viva la fiamma dell’Ideale, a infondere nuova luce, ad
accendere la creatività.
Infatti è proprio in questo periodo 1949-1951 – gli anni appunto del
“Paradiso” – che il Movimento nato a Trento nel 1943-1944 prende la sua
fisionomia e diventa un’Opera nella Chiesa. Qui si trova la risposta alla
domanda: chi siamo, perché Dio ha dato vita a quest’Opera nella Chiesa, qual è
la sua fisionomia, come si articola, come si vive al suo interno, qual è la sua
missione?
Lungo tutta la vita Chiara ha seguito le intuizioni di
quelli anni e vi ha trovato l’ispirazione per ogni proposta, per ogni
iniziativa. Adesso tutti possono attingere direttamente a quella sorgente.
Domanda: Non possiamo a questo punto non sfruttare le tue
competenze. Pertanto ti chiedo di aiutarci a capire la portata spirituale del Paradiso
’49, anche e proprio nel senso della ricerca di un significato più profondo
dell'esistenza e della sua connessione con qualcosa che va oltre la dimensione
materiale.
Questo testo è frutto di una esperienza di Dio e Chiara lo
ha scritto per condividere quell’esperienza e perché quell’esperienza possa essere nuovamente vissuta.
Il 25 luglio 1949, una decina di giorni appena dagli
inizi, scriveva: «Tutte queste carte che ho scritto - perché in 10 giorni ne aveva già scritte tante! - valgono nulla se l'anima
che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei». Questo ci aiuta a capire anche la metodologia, come va letto questo testo, se si vuole che produca gli effetti che esso vorrebbe produrre.
Io ho avuto la gioia di sentir leggere integralmente questo testo dalla stessa Chiara, più e più volte, a partire dal 6 febbraio 1995. Il 22 novembre 2003, una delle tante volte che avremmo dovuto rileggere da capo il Paradiso ’49, Chiara si introdusse con quanto aveva appena scritto sulla prima pagina del testo che aveva tra mano: «Questa volta lo leggiamo allo scopo di convertirci, traducendolo in vita. Dobbiamo far in modo che la S[cuola] A[bbà] diventi Paradiso. Fra il resto solo così si capiscono i contenuti di questi volumi…». Nell’intervallo fotografai quella pagina:
Per capire in profondità questo libro occorrerà dunque
tradurlo in vita, dobbiamo diventare quel “Paradiso” di cui parla il libro.
Mi piacerebbe concludere con almeno due citazioni. La prima
dice il valore di ogni singola persona. Leggo: “Oggi compresi che ognuno di noi
è insostituibile nel nostro posto. Fummo chiamati da Dio ad essere Lui (…): ad
essere quindi Parole di vita vive. (…) Siamo necessari a Dio di necessità
d'amore. Noi crediamo all'amore di Dio a tal punto da credere che Egli ha
bisogno di noi per il suo disegno d'amore”. Dal valore della persona nasce poi
il valore della relazionalità: “io sono stata creata in dono a chi mi sta
vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me”.
Infine la visione cosmica: “Le creature dell'universo sono
in marcia verso l'Unità, verso Dio, per indiarsi”.
Visto che non ho idee mie, ho
chiesto a Teresa di Gesù Bambino di darmene una lei. Meravigliosa!
Al Cuore divino che trabocca di
tenerezza
Io ho dato tutto e corro leggera...
Non ho più nulla, la mia sola ricchezza:
Vivere d'amore.
Vivere d'amore è bandire ogni paura,
ogni ricordo dei passati errori.
Nemmeno la traccia vedo dei miei peccati,
in un istante l'amore ha tutto bruciato.
del tuo focolare faccio la mia casa.
Certo che ha corso un bel
rischio, Maria di Nazaret, nel dire di sì alla proposta dell’angelo di
diventare la madre di Gesù. Cosa avrebbero detto gli altri? Come spiegare? Ha
preso il coraggio a due mani e ha detto di sì. Aveva certamente una assicurazione di ferro:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con
la sua ombra”. Il rischio però rimaneva e ci voleva coraggio. Eppure ha fiducia: c’è
lo Spirito con lei, la potenza dell’Altissimo. Lo stesso quando fu spinta ad
andare da Elisabetta: Che le avrebbe detto? Eppure accetta il rischio, con
coraggio… e con fiducia.
Lo stesso per il sì che ha detto
Gesù al Padre che lo mandava sulla terra. Cosa lo avrebbe aspettato? Come
sarebbe andata a finire? Rischio, coraggio, fiducia.
Tre parole che posso andare bene
anche in certi momenti della nostra vita, quando ci viene richiesto qualcosa di
imprevisto, incerto, che sembra andare al di là delle nostre forze e che ci
blocca. C'è sempre un rischio, che richiede coraggio, e soprattutto tanta fiducia nello
Spirito Santo e nella potenza dell’Altissimo.
Per settembre avevo previsto
da tempo un cammino a piedi che mi avrebbe portato da Nazaret a Betlemme… Ma
con i tempi che corrono. In compenso mi è capitato tra mano (si fa per dire… più
propriamente sullo schermo del computer) una mia pagina di 20 anni fa,
esattamente del 29 settembre 2006:
Scorro gli scaffali della
biblioteca ad uno ad uno, con calma, alla ricerca di un libro. Non ho
preferenze. Cerco soltanto un libro che mi faccia da compagno nel mio giorno di
riposo. Un libro a caso. L’occhio cade su “Gesù nella sua terra”, di Vittore
Dalla Libera. Mi attirano i libri su Gesù storico, sulla sua terra, sui suoi
tempi. Ma sono esigente. Li voglio scritti da specialisti in materia. E Vittore
Dalla libera non era né biblista né storico. Era soltanto un giornalista. O
meglio, era molto di più, era il direttore di Missioni OMI, dal 1959 al 1992, quando trovò la morte in un
incidente stradale.
Deciso! Prendo il libro, più per
incontrare padre Vittore e stare un po’ con lui, che non per incontrare Gesù
nella sua terra.
Confesso che non avevo letto il
libro, pubblicato quindici anni fa, l’ultimo di una lunga serie. Al pregiudizio
che l’autore non fosse uno specialista si aggiungeva il fastidio di vedere su
ogni numero della rivista – quando egli era direttore – l’immancabile foto che
lo ritraeva con uno dei gruppi di pellegrini che regolarmente accompagnava nei
viaggi in Terra Santa. Lo scenario della foto era quasi sempre lo stesso: la
scalinata fuori della chiesa del Calvario (si presta bene alla foto di
gruppo!). Perché mai, in una rivista missionaria come la nostra, sempre
Inizio la lettura del libro.
Sorpresa! Scrive come scrivo io. Oh!, scusate la presunzione… Forse sono io che
scrivo un po’ come lui (magari sapessi scrivere come lui!). Come previsto il
libro non è “scientifico”. Su alcune interpretazioni storiche ed esegetiche
forse si possono avere opinioni diverse. Eppure rimango affascinato dal genere
letterario. Padre Vittore racconta il suo viaggio in Terra Santa, il “suo”, e
ci fa vedere con i suoi occhi – occhi di vero bambino evangelico – i luoghi di
Gesù, ne racconta la storia come lui la legge nei Vangeli, con l’incanto e la
meraviglia di chi si affaccia sul divino. Sa fare rivivere per noi, proprio
come rivivono in lui, Maria, Giuseppe, gli Apostoli, Gesù stesso, nella loro
semplice e straordinaria quotidianità.
“Un giorno ormai lontano – scrive
lui stesso – sono andato a scoprire Gesù nella sua terra; l’ho cercato per
monti e per valli, per pianure e deserti, su fiumi e su laghi. Ovunque Egli è
passato… L’ho cercato in città e villaggi… E dopo cinque lustri di esperienze
ho scoperto una figura di Gesù che ti affascina. È un Gesù semplice, vivo,
caloroso, umano, divino, che ti apre le braccia e il cuore e che ti stringe al
petto, per lasciarti più. Egli si manifesta veramente l’Alfa e l’Omega della
storia umana…”
Era dunque questo il modo con cui
accompagnava i pellegrini in Terra Santa! Li introduceva nell’ambiente di Gesù
e lì rendeva attuale il Vangelo, le persone, i fatti di allora… Sicuramente i
pellegrini, forse senza neppure rendersene conto, si ritrovano dentro il
mistero, così come avviene per il lettore del libro.
Riscopro il mio predecessore come
un grande missionario. I missionari sono partiti dalla Palestina per portare a
tutti la testimonianza di Gesù. Sono giunti perfino a Cuba, come si potrà
leggere in questo numero della rivista. Padre Vittore – e oggi altri Oblati che
continuano felicemente la sua esperienza – percorreva il cammino inverso e
conduceva la gente in Palestina.
Il metodo missionario può essere
il più vario. L’importante è che porti all’incontro con Gesù, fosse anche
proprio nella sua terra!
Mi piacerebbe continuare il
lavoro di p. Vittore…