lunedì 7 agosto 2017

L'accompagnamento di Antonio Petrone




Giorni fa ho scritto un breve post su “Antonio Petrone, un grande”. Ha già ricevuto 1050 visite. Tra l’altro mi è arrivato il seguente commento:

Sì, un grande! Nella mia vita padre Antonio ha avuto un ruolo molto impegnativo: quello di guidarmi a diventare timoniere delle scelte quotidiane. Ricordo con affetto e determinazione di aver pensato in alcuni momenti difficili: “Non so se Dio ha un volto, ma sicuramente avrà il volto di quest'uomo che me lo ha fatto incontrare”.
Con le sue parole dolci e il suo sostegno mi ha allargato gli orizzonti, mi ha fatto capire che Dio riesce a scrivere dritto sulle righe storte e che dalle brutture realizza dei capolavori.
In uno dei tanti colloqui personali mi diceva, “Se trovi degli attriti e vuoi attribuirli agli altri senza risoluzione se non il giudizio, risolvi tu quella disunione, sii tu quell'accoglienza, sii tu quella mano tesa, sii tu Maria in quel contesto... Io mi fido di te”.
In tutto ciò, oltre all'accompagnamento, non c'è stato mai l'ombra di un giudizio per una colpa...
Ripeteva sempre: “Siamo umani, con le nostre caducità e peccati. Lo sappiamo che siamo "munnezza", di che ci meravigliamo? Buttiamoci ad amare e continuiamo a lasciare vivere Gesù in mezzo a noi...”.


domenica 6 agosto 2017

Trasfigurazione sui Monti Lessini


La Trasfigurazione non è un evento passato, avvenuto lassù sul monte Tabor, a cui hanno partecipato tre fortunati apostoli. È una realtà presente e viva. Chissà oggi quanti hanno sperimentato la gioia di stare con il Signore che continua a manifestarsi in tutta la sua bellezza.
Anche tra noi, a Roveré, abbiamo vissuto un momento di anticipazione di Paradiso. Non siamo sul Tabor ma sui Monti Lessini. Non siamo in tre ma in 65, religiosi di 31 famiglie religiose, provenienti da quattro continenti. Anche una simbolica presenza femminile. Oggi sono arrivati anche tre missionari Saveriani, (Matteo, Martino e Carlo) che stanno partecipando al Capitolo Generale del loro Istituto e che hanno approfittato della pausa del week-end per venire a trovarci. Vengono rispettivamente dall’Indonesia, dalla Cina e dalla Sierra Leone. Altri vengono dall’Uruguay, dall’Argentina, dal Brasile, dalle Filippine, dal Camerun, dalla Guinea Bissau, oltre che da molti paesi europei.

Ogni mattina ho il compito di introdurre la meditazione, su realtà di Paradiso, e di guidare la comunione tra tutti. È strano parlare di cose di Paradiso? Ma se veniamo dal Paradiso e siamo diretti in Paradiso!
Dio ci ha pensati da tutta l’eternità e generando in sé il Verbo in lui ha pronunciato anche il nostro nome. La realtà più vera di noi è quindi da tutta l’eternità in Paradiso. Qualche anno e saremo in Paradiso per tutta l’eternità. La nostra vita è come una linea che va dall’infinito all’infinito, ed è tutta vissuto nell’eternità, nel Cielo; un segmento soltanto, infinitesimale, lo passiamo nel tempo, sulla terra, un attimo tra due eternità.


sabato 5 agosto 2017

Il Tabor e il Golgota

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro. (Mt 17,1-9)

Pietro, Giacomo, Giovanni. Gesù li porterà con sé nell’orto degli ulivi. Saranno i testimoni del suo pianto, della debolezza, dell’implorazione che egli rivolgerà al Padre perché allontani da lui il calice amaro dei patimenti e della morte. Si mostrerà loro tremante, impaurito, angosciato, triste da morire.
Sono gli stessi tre che oggi Gesù porti con sé sul monte alto, in mezzo alla piana distesa e ridente di Galilea. Prima di far conoscere le tenebre del Getsemani mostra loro lo splendore del Tabor. Prima di mostrare la sua fragile umanità vuoi far loro vedere la sua radiosa divinità.
Aveva appena detto ai suoi discepoli che sarebbe andato a morire e che per essere suoi discepoli veri occorre condividere la sua croce. Erano un annuncio e una pretesa troppo crudeli. Non per niente Pietro si era ribellato e per amore di Gesù s’era frapposto tra lui e Gerusalemme, il luogo del suo destino.

Come poteva comprendere, Pietro? Forse noi capiamo, quando viviamo il dolore e la prova? Perché seguire Gesù in questa assurda via della croce? Perché?
La risposta è una sola: Vieni a vedere cosa c’è al di là del dolore, vieni a vedere la gloria della risurrezione. Sul monte alto tutto è luce, bellezza, gaudio infinito. Vorrebbero eternare l’attimo: “Facciamo tre capanne!”.

Soltanto dopo averci incantato e averci fatto gustare un anticipo di cielo, soltanto dopo averci mostrato la luce e fatto intravedere la bellezza del suo volto, Gesù può chiederci di seguirlo. Soltanto allora può domandarci tutto, anche di prendere la croce assieme a lui, anche il martirio, quello di spada e quello a colpi di spillo, centellinato giorno per giorno, fatto di ansietà, incertezze, piccoli e grandi dolori, preoccupazioni, solitudine…
Quando si è innamorati si possono fare tutte le pazzie e si possono sopportare tutti i patimenti. Gesù stesso ha avuto bisogno che il Padre gli facesse sapere che era il Figlio amato!
Senza aver visto il volto di Gesù splendente di luce non lo si può riconoscere nel volto coperto di sputi e di sangue. Senza il Tabor non è possibile affrontare il Golgota.
Il cammino della nostra vita ha un approdo di luce. Sull’altra sponda ci attendi Gesù e lo splendore del Paradiso.


venerdì 4 agosto 2017

L’immancabile appuntamento


Da tre giorni eccomi di nuovo sui Monti Lessini, a 25 chilometri da Verona. Caldo come nel resto d’Italia, nonostante gli 800 metri d’altezza, ma chi ci fa caso, presi dalla festa del nostro ritrovarci insieme.
L’annuale incontro dei religiosi è ormai nel pieno del suo svolgimento.
Sono quasi 50 anni che ogni estate partecipo a questo appuntamento, prima nell’Alto Adige, poi nel Bellunese, nel Trentino, in Svizzera, in Slovenia… e da quattro anni in questo paesino silenzioso e senza pretese, tra un gran verde.
Cosa ci porta insieme da tutta Europa e da vari Paesi del mondo? Lo stesso Ideale di Chiara Lubich, che invita alla comunione tra i nostri carismi e che concretamente si esprime nella comunione tra di noi, amici di vecchia data, con sempre nuovi giovani che si aggiungono di anno in anno rinnovando il gruppo. Poche persone, una sessantina, ma rappresentanti di tanti altri religiosi che poi ognuno di noi incontrerà nelle varie parti del mondo da cui proviene, per portare la vita che fiorisce tra noi.

Accanto ai nuovi volti, qualcuno manca all’appello, come Antonio Petrone e Costanzo Donegana.
Costanzo ci ha lasciato venti giorni fa. Ci manca il suo sorriso, la presenza sempre festosa, la creatività, la curiosità del giornalista professionale, l’anticonformismo, assieme al fuoco del suo Brasile, dove con generosità ha speso gli anni più belli della sua vita.
Ho in mano uno dei suoi ultimi libretti, La notizia nuda, dove leggo:
Che peccato aver ridotto il Vangelo a un libro! A parole, pur belle.
Vangelo è Buona Notizia… è carne e ossa, persona viva. Non messaggio divino, ma Dio fatto uomo: “La Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (v 1, 14).
Notizia fatta corpo, sentimento, intelligenza, volontà, pianto, riso, rapporto, amore. Molto più di un libro…


Il complebattesimo



3 agosto
Nel blog di ieri ricordavo le parole di un anno fa di Papa Francesco. Proprio ieri, all’udienza generale ha nuovamente affermato:
“L’esortazione più bella che possiamo rivolgerci a vicenda è quella di ricordarci sempre del nostro battesimo. Quanti di voi si ricordano la data del proprio battesimo? Oggi, compiti da fare a casa: vai dal papà, dallo zio… e domandagli: qual è la data del mio battesimo? E non dimenticarla più. È la data della rinascita, della luce, nella quale siamo stati contaminati dalla Luce di Cristo”.

Ieri riportavo anche le preghiere che recitava sant’Eugenio nell’anniversario del suo battesimo. Ed ecco il commento che mi giunge oggi da un lettore:
Che belle preghiere! le farò mie.
Il Papa ha ragione. Ti dirò che non solo 'festeggio' il mio battesimo, ma anche quello dei miei figli. Anche se non vivono più in casa, ogni anno non manco di inviare loro gli auguri di 'complebattesimo'! 


mercoledì 2 agosto 2017

2 agosto 1782: Battesimo di sant’Eugenio

  
Fonte battesimanle dell'antica chiesa della Maddalena
dove fu battezzato sant'Eugenio
“Vi faccio una domanda? Chi di voi conosce la data del suo battesimo?”. Così papa Francesco all’Angelus il 10 gennaio 2016. “Sicuramente non tutti - continuava. Perciò vi invito a cercare la data chiedendo per esempio ai vostri genitori ai vostri nonni ai vostri padrini o andando in parrocchia. È molto importante conoscerla, perché è una data da festeggiare, è la data della nostra rinascita come figli di Dio”.

Sant’Eugenio la ricordava e la festeggiava. Così scriveva nel diario il 2 agosto 1837:
“Anniversario del mio battesimo. Prima di partire da St Martin per tornare a Marsiglia, alla messa, con un profondo sentimento di riconoscenza, di pentimento e di fiducia unito, per quello che oso credere, a una sincera buona volontà, ho detto queste belle preghiere del messale di Vienna:

Dio benedetto, tu che nella tua grande misericordia ci hai fatto rinascere per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, accordaci sempre di desiderare, come bambini appena nati, il puro latte della tua parola, perché attraverso di essa possiamo crescere nella salvezza (1 Pt 1, 24; 2, 2).
Dio, grazie al tuo amore inestimabile, siamo chiamati tuoi figli e lo siamo realmente (1 Gv 3,1), accorda, per la forza di questo sacrificio, a noi che abbiamo ricevuto nel battesimo lo Spirito di adozione di figli, di ottenere in eredità la benedizione promessa.
La fede che ti abbiamo professato nel nostro battesimo, Signore, la rinnoviamo adesso al tuo altare, rinunciando a Satana e decidendo di compiere la legge di Cristo; accorda, a noi che abbiamo ricevuto il pegno della via immortale che ci hai promesso, di crescere continuamente nella vita senza macchia per la quale ci siamo impegnati”.



martedì 1 agosto 2017

Otranto e i suoi martiri, un romanzo credibile


Nell’unica simpaticissima libreria di Otranto, “Jonathas”, ho chiesto alla libraia un libro che mi aiutasse a vivere la città. Mi ha consigliato L’ora di tutti, di Maria Corti, una letterata e critica d’arte che ha alle sue spalle pubblicazioni su Dante, edizioni delle opere di autori del Novecento. La copia che ho comprato è della 24 edizione, una buona garanzia. Ma la garanzia migliore rimane il consiglio della libraia. Ho così letto un grande romanzo, epopea di pescatori d’Otranto, gente semplice e intera, per la quale arriva la grande “ora”, il momento di mostrare che si può essere degli eroi, una possibilità che prima o poi può capitare a tutti nella vita.

È l’epopea della resistenza all’assalto turco alla città nel 1400 e del martirio di 800 otrantini, decapitati per aver rifiutato di passare alla religiosa musulmana. La grande pagina storica è pretesto per entrare nella Puglia, “terra rossa, uliveti dalle foglie peste, raggrinzite, coperte di polvere bianca, lunghe pietraie, fatte da Dio appositamente per le cicale (…). Al tramonto pareva vi fosse una lotta per qualche mezz’ora fra l’ultimo canto delle cicale e il silenzio; simile lotta proseguiva più tardi fra la pace dell’estremo tramonto e il cuore dei contadini, da cui si levavano nell’aria nenie di una tristezza sena limite… (…) Muretti a secco, che facevano da confine fra le proprietà; al grigio degli ulivi si alternava nelle vicinanze delle masserie il verde stanco dei fichi d’india, piante perennemente immobili”.
Soprattutto voci che raccontano storie personali, tra terra e mare, sentimenti, brevi gioie, saggezza, duro lavoro, amori forti e teneri. Volti di gente comune, capace di riscatto, come Mazzapinta che si inalbera d’orgoglio: Uno viene e ti dice: Adesso botta via tutte le tue idee. Eh no, perdio, tu rispondi, io le mie idee non le butto via, e così muori. Questo non è morire da stupidi”.
Non sono eroi consumati né eroi improvvisati. Non è un’epopea dei grandi avvenimenti, ma del lavoro quotidiano, della più comune vita familiare. Chi parla e si muove sono persone come tutti, con paure e incertezze, per questo martiri credibili.
Nella cattedrale sono raccolte le loro ossa.