Apa Pafnunzio avrebbe voluto stare in silenzio, ad ascoltare
l’anziano ammalato, perché se avesse saputo ascoltarlo e accoglierlo
in sé, l’altro avrebbe trovato da solo quello che cercava. Restò a lungo in
silenzio, ma l’altro era ancora nel buio. Apa Pafnunzio avrebbe voluto…, ma era
incapace di quel vuoto profondo che fa rinascere l’altro. Non sapeva accompagnare le persone. Allora si affidò alla
sua povera parola, nella speranza che fosse quella che l’altro attendeva:
“Forse basta stare alla presenza di Dio. Stare alla presenza
di Dio vuol dire essere consapevoli che noi siamo presenti a lui. Si pensa a
lui perché lui pensa a noi. Sono pensato da Dio, da lui amato. E lui mi pensa anche
quando io non penso a lui. Lui c’è, è lì, con me, in me, attorno a me, e io
sono in lui.
Stare alla sua presenza è saperlo riconoscere nelle persone,
nelle cose, negli avvenimenti attorno a noi.
Stare alla sua presenza è parlare con lui, confidarsi,
ascoltarlo, stare con lui in silenzio, senza parlare, stare soltanto.
Quando sparisce, non lo sentiamo, ci sentiamo soli, allora
possiamo lamentarci, arrabbiarci con lui, gridare… è sempre un modo per essere
in rapporto con lui.
Forse basta questo per continuare a sperare”.
Non era quello che l’altro attendeva. Ripartì senza risposta.
Ne fu triste apa Pafnunzio. Scoprì che erano le parole che il Signore aveva detto a lui. Riprese a parlare con lui.

Nessun commento:
Posta un commento